14 luglio 2012, niente democrazia per i kurdi

by gabriella

Leggo sul blog La terra di nessuno il resoconto dell’ennesimo rifiuto delle autorità turche di autorizzare la manifestazione Resistenza Democratica per la Libertà indetta per il 14 luglio dai partiti kurdi  BDP e DTK (Congresso della Società Democratica).

Il Governatore di Diyarbakır ha giustificato la decisione con la presenza di gruppi e organizzazioni illegali «che cercherebbero di portare la gente in strada ingannandola, che affronterebbero le forze di sicurezza e organizzerebbero azioni ed attività illegali». Il Governatore ha aggiunto che «le dichiarazioni sulla manifestazione, rilasciate da alcuni gruppi e media utilizzano espressioni quali ´resistenza´ e ´guerra´, rappresentano un invito, che potrebbe portare ad ostilità, odio ed opposizione tra il nostro popolo».

A questo rifiuto la co-presidente del DTK, Aysel Tuğluk ha replicato che la decisione «non ha nessuna legittimità per il nostro popolo, che proteggerà la sua giusta lotta e violerà il divieto». La Tuğluk ha dichiarato che la decisione del governatore è parte dell’attuale politica di repressione contro i Kurdi,  aggiungendo: «siamo di fronte al solito approccio e timore da parte dello Stato che sembra credere di poter sconfiggere la resistenza del popolo kurdo impiegando la polizia e sta cercando di impedire una manifestazione in cui una volta ancora i Kurdi affermeranno di non obbedire e di non accettare questa politica».

Il 14 luglıo sı è quindi tenuta a Dıyarbakır, capıtale della parte kurda della Turchıa, una manıfestazıone non autorizzata che ha chiesto la liberazione di Abdullah Öcalan e una reale autonomıa per la popolazione kurda – che non ha il diritto di esprimersi, studiare, ricevere un certificato nella propria lingua. Vi hanno partecıpato cırca 50.000 persone, nonostante le strade d’accesso alla cıttà fossero state bloccate dall’alba da 5.000 poliziotti in assetto di guerra.

Il numero deı ferıtı negli scontri non è ancora stato comunıcato, mentre gli arrestatı, tra i quali tre deputati, due giornalisti kurdi e il sindaco di  Diyarbakir – sarebbero cırca un centınaıo. La televısıone turca ha stıgmatızzato l’accaduto parlando dı «attı terrorıstıcı».


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