Archive for luglio, 2011

luglio 25th, 2011

‘Na bbira e ‘n calippo: la Treccani e il “restricted code” delle coatte di Ostia

by gabriella

Lo spot della Treccani gioca argutamente con il codice limitato delle coatte di Ostia con risultato spassoso.

Il contrasto tra codici (socio)linguistici è messo in risalto in modo ancora più esplicito dalla troupe di SkyTg24 con la sottotitolazione in italiano standard (codice esteso) del restricted code di Deborah e Romina, più note come le “coatte di Ostia”, cioè le ragazze de “‘n calippo e ‘na bbira” (per approfondire si veda la parte dedicata a Basil Bernstein de La parola ci fa uguali 2):

Il codice esteso

luglio 25th, 2011

Gianni Rodari, Una scuola grande come il mondo

by gabriella

C’è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri e professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, i temporali, le stelle.
Ci sono lezioni facili
e lezioni difficili,
brutte, belle e così così…
Si impara a parlare, a giocare,
a dormire, a svegliarsi,
a voler bene e perfino
ad arrabbiarsi.

read more »

Tags:
luglio 25th, 2011

La parola ci fa uguali 2. Basil Bernstein e William Labov

by gabriella
Basil Bernstein (1924-2000)

Basil Bernstein (1924-2000)

Tratto dalla lezione di Maria Giuseppa LoDuca, La parola ci fa uguali (2).

Mentre si compivano le esperienze educative di cui abbiamo scritto, che ribaltavano le pratiche della pedagogia linguistica tradizionale, il mondo della linguistica italiana era in fermento. Si era infatti venuta formando una nuova generazione di studiosi del linguaggio, attenti alle suggestioni provenienti dall’estero e insieme sensibili alle peculiarità linguistiche della società italiana, di cui cominciarono ad osservare, spesso a denunciare, le gravi carenze scolastiche in fatto di educazione linguistica. Uno dei primi atti pubblici di questa nuova linguistica italiana fu la costituzione della Società di Linguistica Italiana (SLI), il cui anno di nascita (1967) coincide, forse non del tutto casualmente, con l’anno di pubblicazione della Lettera a una professoressa.

 

2. Suggestioni esterne

William Labov

William Labov

Prima di addentrarci nel dibattito italiano su questi temi, dobbiamo presentare, sia pure sommariamente, la posizione di alcuni linguisti e sociologi dell’educazione di area anglosassone, i quali influirono non poco sul quel dibattito interno. Pensiamo soprattutto a Basil Bernstein e a William Labov.

Il nome di Basil Bernstein è legato alla teoria della cosiddetta ‘deprivazione verbale’, elaborata e resa nota in Italia nel periodo a cavallo tra gli ultimi anni ’60 e i primi anni ’70. Secondo questa teoria le differenze socioeconomiche influiscono in modo determinante sul linguaggio e quindi sul rendimento scolastico. Attraverso la tecnica dell’intervista e l’applicazione di una serie di test a gruppi distinti di ragazzi, Bernstein trovò infatti che

«il successo scolastico dipende in larga misura dalla capacità verbale, a sua volta correlata positivamente con lo status sociale medio e alto».

read more »

luglio 25th, 2011

La parola ci fa uguali

by gabriella

I problemi dell’unificazione linguistica degli italiani dialettofoni e quelli degli anni ’60 dopo l’unificazione della scuola media e l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 14 anni, con le esperienze di don Milani, Mario Lodi e don Roberto Sardelli. Tratto da una lezione di Maria Giuseppa LoDuca.

non tacereFinché ci sarà uno che conosce 2000 parole e un altro che ne conosce 200,
questi sarà oppresso dal primo. La parola ci fa uguali.

Gli allievi di don Roberto Sardelli

1. Inquadramento storico

Il primo dato storico e sociologico da avere ben chiaro è che l’idioma chiamato, a partire dal Cinquecento, «italiano» (formatosi attraverso la stilizzazione del dialetto fiorentino trecentesco, arricchito di latinismi e depurato di tratti locali), questo idioma è rimasto per secoli appannaggio nemmeno delle classi dirigenti, ma (fuori di Firenze, delle maggiori città toscane e di Roma) appannaggio quasi esclusivo della gente di lettereA metà Ottocento, da Torino a Napoli, da Milano a Venezia, sappiamo che la grande borghesia urbana e le residue aristocrazie conoscevano, come lingua di cultura, assai meglio il francese che non l’italiano… Fuori della Toscana e di Roma, l’italiano era una lingua puramente libresca, nota, come tale, soltanto a una minoranza esigua della popolazione: lo 0’8%. L’italiano era una lingua straniera in patria. Negli Stati regionali preunitari, e nelle varie regioni dell’Italia unita, classi borghesi e popolari si incontravano e intendevano grazie all’uso dei dialetti e di altri idiomi, le lingue minoritarie (De Mauro, 1977b, 96-97).

read more »

luglio 24th, 2011

Sull’immigrazione

by gabriella

Tre spunti di riflessione sulla condizione migrante: lo stereotipo antiitaliano in America [gli italiani emigrati sono oggi più di quattro milioni, nel 2013 il numero degli espatriati per lavoro è aumentato del 3%], un testo sul conflitto tra laters e newcomers e il terzo rapporto annuale [2013] sul lavoro migrante.

Lo stereotipo antiitaliano in America

Il test di intelligenza somministrato agli immigrati italiani: scena tratta dal film di Emanuele Crialese, The Golden Door (Nuovo mondo) (2006).

read more »

luglio 24th, 2011

Berliner Mauer

by gabriella

Alcune foto e graffiti del Muro eretto dalla DDR nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961. La costruzione, alta tre metri, circondava e di fatto isolava i quartieri occupati dagli alleati, Berlino Ovest, dividendo la città in due.

famiglie divise

 

Check Point Charlie – lato americano

 

 

Il muro in costruzione

 

Check Point lato sovietico

 

Soldato in fuga dalla DDR

 

Honecker-Bresnev

 

 

 

 

Il famoso bacio tra Bresnev (segretario del PCUS) e Honecker (segretario del Partito Comunista della DDR; a destra di chi guarda). L’effetto orrido è ottenuto dall’artista mediante la rappresentazione di un gesto comune tra i russi (il bacio tra uomini come espressione di cordialità) portato fuori contesto, cioè imposto a un tedesco (popolo in cui questa prassi è inesistente).

luglio 23rd, 2011

Giovanni Passannante: l’attentato, la condanna, la morte

by gabriella

TreccaniChannel pubblica oggi su youtube un video dedicato a Giovanni Passannante, l’anarchico lucano che attentò alla vita di Umberto I di Savoia e fu condannato al carcere a vita in condizioni disumane.

Nato da una poverissima famiglia di braccianti, presto orfano, Giovanni non potè frequentare la scuola e sarebbe rimasto analfabeta come sua madre se uno zio che viveva a Salerno non gli avesse insegnato a leggere e scrivere sulla bibbia e sui discorsi di Mazzini. La storia narra che acquistò il temperino con cui intendeva compiere il suo gesto dimostrativo, definito dal proprietario del negozio che gliel’aveva venduto “buono solo per sbucciare le mele”, barattandolo con la sua giacca.

Torre della Linguella - Portoferraio

Torre della Linguella – Portoferraio

Il gesto di Passannante suscitò scalpore e profonda commozione per chi leggeva nel tentativo di regicidio la ribellione degli affamati in cerca di giustizia. Giovanni Pascoli, intervenendo a Bologna in una riunione di aderenti ad ambienti socialisti diede pubblica lettura di una sua Ode a Passannante che si afffrettò poi a distruggere. Dell’ode non si conosce nulla, se non il contenuto dei versi conclusivi di cui è stata tramandata la parafrasi: «Con la berretta d’un cuoco faremo una bandiera». Passannante era infatti diventato cuoco a Napoli.

Le condizioni disumane della sua detenzione a Portoferraio in una cella alta 1,40 sotto il livello del mare sono forse l’aspetto più memorabile del dramma di Passannante (da Wikipedia):

Passannante ritratto in manicomio

Passannante ritratto in manicomio

Passannante è rimasto seppellito vivo, nella più completa oscurità, in una fetida cella situata al di sotto del livello dell’acqua, e lì, sotto l’azione combinata dell’umidità e delle tenebre, il suo corpo perdette tutti i peli, si scolorì e gonfiò […] il guardiano che lo vigilava a vista aveva avuto l’ordine categorico di non rispondere mai alle sue domande, fossero state anche le più indispensabili e pressanti. Il signor Bertani […] poté scorgere quest’uomo, esile, ridotto pelle e ossa, gonfio, scolorito come la creta, costretto immobile sopra un lurido giaciglio, che emetteva rantoli e sollevava con le mani una grossa catena di 18 chili che non poteva più oltre sopportare a causa della debolezza estrema dei suoi reni. Il disgraziato emetteva di tanto in tanto un grido lacerante che i marinai dell’isola udivano e di cui rimanevano inorriditi.

Sua madre e i suoi fratelli rimasti a Salvia di Lucania furono rastrellati e condotti in manicomio criminale, dove rimasero fino alla morte. Al suo paese fu imposto il nome di “Savoia” di Lucania.

Ecco il ricordo di Ulderico Pesce che si è battutto perchè il cranio e il cervello di Passannante conservati al manicomio criminale di Roma (in ossequio alla fisiognomica criminale e alle teorie sociobiologiche di Cesare Lombroso) fossero sepolti, come è avvenuto finalmente nel 2007:

luglio 22nd, 2011

La Commune de Paris, 1871

by gabriella

Visto che non ce la farete mai
a procurarci un salario decente
ci mettiamo noi a dirigere le fabbriche
visto che, fatti fuori voi, sarà sufficiente.

Visto che allora ci minaccerete
coi fucile e coi cannoni
abbiamo deciso che una vita infame
la temeremo d’ora in poi più della morte.

Bertold Brecht, Resolution

[La Comune di Parigi] è stata un governo della classe operaia, risultato della lotta delle classi produttrici contro le classi possidenti, la forma politica finalmente scoperta con la quale si sarebbe potuto lavorare all’emancipazione economica del lavoro […] Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno, come l’araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti.

Karl Marx, La guerra civile in Francia

Federati e comunardi difendono Parigi

Federati e comunardi difendono Parigi

I proletari della capitale, in mezzo alle disfatte, all’incapacità e ai tradimenti delle classi che governano, hanno compreso che era arrivata l’ora di salvare la situazione prendendo in mano la direzione dei pubblici affari.

18 marzo 1871, Comune insurrezionale di Parigi

1871-2011: nel 140ennale della Comune di Parigi la municipalità parigina dedica alla ricorrenza una mostra all’Hôtel de Ville (la sede del municipio). In coda al post il video di presentazione (in francese) e i canti della Comune sottotitolati in italiano e con testo originale sottostante.

Après la proclamation de la IIIe république et la signature d’un armistice avec l’armée prussienne, des élections ont lieu afin de former une Assemblée nationale. De ces élections, qui se déroulent le 8 février 1871, sort une assemblée fortement conservatrice, et favorable à la paix. Réunie à Bordeaux, elle permet de former enfin, le 19 février 1871, un premier gouvernement, sous la direction d’Adolphe Thiers.

read more »

luglio 22nd, 2011

Eric Fromm su Summerhill

by gabriella

L‘introduzione di Eric Fromm a Alexander Neill, Un’esperienza educativa rivoluzionaria, Milano, Rizzoli, 1972.

Nel diciottesimo secolo i pensatori progressisti fecero circolare le idee di libertà, democrazia e autodeterminazione e, a cominciare dalla prima metà del novecento, queste idee cominciarono ad entrare in campo pedagogico. Il principio basilare sotteso al concetto di autodeterminazione è di sostituire la libertà all’autorità, di educare il fanciullo senza ricorrere alla forza facendo appello alla sua curiosità e ai suoi desideri istintivi interessandolo così al mondo che lo circonda. Questo atteggiamento segnò l’inizio dell’educazione progressista e fu un importante passo in avanti nello sviluppo della civiltà.

I risultati di questo nuovo metodo si rivelarono però deludenti. Nei confronti dell’educazione progressista, negli ultimi anni ha preso corpo un crescente processo di reazione. Oggi molte persone ritengono che la teoria stessa sia sbagliata e da togliere di mezzo. Sta così prendendo piede un movimento molto forte che sostiene la necessità di un’accentuazione della disciplina, e al limite, la reintroduzione delle punizioni corporali nell’ambito delle scuole di stato. Forse il fattore più importante che ha reso possibile questo processo di reazione, è il notevole successo conseguito dai metodi educativi in uso nell’Unione Sovietica. Qui i vecchi metodi vengono applicati in pieno; e i risultati, per quanto riguarda la quantità di nozioni apprese, sembrano indicare il vantaggio di un ritorno ai vecchi metodi disciplinari a spese delle libertà del fanciullo.

read more »

luglio 21st, 2011

Il bullismo

by gabriella

Il bullismo è un fenomeno sociale che solo di recente ha attirato l’attenzione dei ricercatori. In particolare, nelle scuole inglesi il fenomeno è monitorato dagli anni ’80. Con il termine bullismo, dall’inglese bullying (prepotenza, vessazione) si identificano tutti quegli atti che mirano deliberatamente a far male o a danneggiare un coetaneo e che si ripetono nel tempo, protraendosi per settimane, talvolta mesi o anni [attenzione: l’audio di Fahrenheit si avvia automaticamente, disattivarlo manualmente]. 

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: