Archive for luglio, 2011

luglio 25th, 2011

‘Na bbira e ‘n calippo: la Treccani e il “restricted code” delle coatte di Ostia

by gabriella

Lo spot della Treccani gioca argutamente con il codice limitato delle coatte di Ostia con risultato spassoso.

Il contrasto tra codici (socio)linguistici è messo in risalto in modo ancora più esplicito dalla troupe di SkyTg24 con la sottotitolazione in italiano standard (codice esteso) del restricted code di Deborah e Romina, più note come le “coatte di Ostia”, cioè le ragazze de “‘n calippo e ‘na bbira” (per approfondire si veda la parte dedicata a Basil Bernstein de La parola ci fa uguali 2):

Il codice esteso

luglio 24th, 2011

Sull’immigrazione

by gabriella

Tre spunti di riflessione sulla condizione migrante: lo stereotipo antiitaliano in America [gli italiani emigrati sono oggi più di quattro milioni, nel 2013 il numero degli espatriati per lavoro è aumentato del 3%], un testo sul conflitto tra laters e newcomers e il terzo rapporto annuale [2013] sul lavoro migrante.

Lo stereotipo antiitaliano in America

Il test di intelligenza somministrato agli immigrati italiani: scena tratta dal film di Emanuele Crialese, The Golden Door (Nuovo mondo) (2006).

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luglio 24th, 2011

Berliner Mauer

by gabriella

Alcune foto e graffiti del Muro eretto dalla DDR nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961. La costruzione, alta tre metri, circondava e di fatto isolava i quartieri occupati dagli alleati, Berlino Ovest, dividendo la città in due.

famiglie divise

 

Check Point Charlie – lato americano

 

 

Il muro in costruzione

 

Check Point lato sovietico

 

Soldato in fuga dalla DDR

 

Honecker-Bresnev

 

 

 

 

Il famoso bacio tra Bresnev (segretario del PCUS) e Honecker (segretario del Partito Comunista della DDR; a destra di chi guarda). L’effetto orrido è ottenuto dall’artista mediante la rappresentazione di un gesto comune tra i russi (il bacio tra uomini come espressione di cordialità) portato fuori contesto, cioè imposto a un tedesco (popolo in cui questa prassi è inesistente).

luglio 23rd, 2011

Giovanni Passannante: l’attentato, la condanna, la morte

by gabriella

TreccaniChannel pubblica oggi su youtube un video dedicato a Giovanni Passannante, l’anarchico lucano che attentò alla vita di Umberto I di Savoia e fu condannato al carcere a vita in condizioni disumane.

Nato da una poverissima famiglia di braccianti, presto orfano, Giovanni non potè frequentare la scuola e sarebbe rimasto analfabeta come sua madre se uno zio che viveva a Salerno non gli avesse insegnato a leggere e scrivere sulla bibbia e sui discorsi di Mazzini. La storia narra che acquistò il temperino con cui intendeva compiere il suo gesto dimostrativo, definito dal proprietario del negozio che gliel’aveva venduto “buono solo per sbucciare le mele”, barattandolo con la sua giacca.

Torre della Linguella - Portoferraio

Torre della Linguella – Portoferraio

Il gesto di Passannante suscitò scalpore e profonda commozione per chi leggeva nel tentativo di regicidio la ribellione degli affamati in cerca di giustizia. Giovanni Pascoli, intervenendo a Bologna in una riunione di aderenti ad ambienti socialisti diede pubblica lettura di una sua Ode a Passannante che si afffrettò poi a distruggere. Dell’ode non si conosce nulla, se non il contenuto dei versi conclusivi di cui è stata tramandata la parafrasi: «Con la berretta d’un cuoco faremo una bandiera». Passannante era infatti diventato cuoco a Napoli.

Le condizioni disumane della sua detenzione a Portoferraio in una cella alta 1,40 sotto il livello del mare sono forse l’aspetto più memorabile del dramma di Passannante (da Wikipedia):

Passannante ritratto in manicomio

Passannante ritratto in manicomio

Passannante è rimasto seppellito vivo, nella più completa oscurità, in una fetida cella situata al di sotto del livello dell’acqua, e lì, sotto l’azione combinata dell’umidità e delle tenebre, il suo corpo perdette tutti i peli, si scolorì e gonfiò […] il guardiano che lo vigilava a vista aveva avuto l’ordine categorico di non rispondere mai alle sue domande, fossero state anche le più indispensabili e pressanti. Il signor Bertani […] poté scorgere quest’uomo, esile, ridotto pelle e ossa, gonfio, scolorito come la creta, costretto immobile sopra un lurido giaciglio, che emetteva rantoli e sollevava con le mani una grossa catena di 18 chili che non poteva più oltre sopportare a causa della debolezza estrema dei suoi reni. Il disgraziato emetteva di tanto in tanto un grido lacerante che i marinai dell’isola udivano e di cui rimanevano inorriditi.

Sua madre e i suoi fratelli rimasti a Salvia di Lucania furono rastrellati e condotti in manicomio criminale, dove rimasero fino alla morte. Al suo paese fu imposto il nome di “Savoia” di Lucania.

Ecco il ricordo di Ulderico Pesce che si è battutto perchè il cranio e il cervello di Passannante conservati al manicomio criminale di Roma (in ossequio alla fisiognomica criminale e alle teorie sociobiologiche di Cesare Lombroso) fossero sepolti, come è avvenuto finalmente nel 2007:

luglio 22nd, 2011

La Commune de Paris, 1871

by gabriella

Visto che non ce la farete mai
a procurarci un salario decente
ci mettiamo noi a dirigere le fabbriche
visto che, fatti fuori voi, sarà sufficiente.

Visto che allora ci minaccerete
coi fucile e coi cannoni
abbiamo deciso che una vita infame
la temeremo d’ora in poi più della morte.

Bertold Brecht, Resolution

[La Comune di Parigi] è stata un governo della classe operaia, risultato della lotta delle classi produttrici contro le classi possidenti, la forma politica finalmente scoperta con la quale si sarebbe potuto lavorare all’emancipazione economica del lavoro […] Parigi operaia, con la sua Comune, sarà celebrata in eterno, come l’araldo glorioso di una nuova società. I suoi martiri hanno per urna il grande cuore della classe operaia. I suoi sterminatori, la storia li ha già inchiodati a quella gogna eterna dalla quale non riusciranno a riscattarli tutte le preghiere dei loro preti.

Karl Marx, La guerra civile in Francia

Federati e comunardi difendono Parigi

Federati e comunardi difendono Parigi

I proletari della capitale, in mezzo alle disfatte, all’incapacità e ai tradimenti delle classi che governano, hanno compreso che era arrivata l’ora di salvare la situazione prendendo in mano la direzione dei pubblici affari.

18 marzo 1871, Comune insurrezionale di Parigi

1871-2011: nel 140ennale della Comune di Parigi la municipalità parigina dedica alla ricorrenza una mostra all’Hôtel de Ville (la sede del municipio). In coda al post il video di presentazione (in francese) e i canti della Comune sottotitolati in italiano e con testo originale sottostante.

Après la proclamation de la IIIe république et la signature d’un armistice avec l’armée prussienne, des élections ont lieu afin de former une Assemblée nationale. De ces élections, qui se déroulent le 8 février 1871, sort une assemblée fortement conservatrice, et favorable à la paix. Réunie à Bordeaux, elle permet de former enfin, le 19 février 1871, un premier gouvernement, sous la direction d’Adolphe Thiers.

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luglio 22nd, 2011

Eric Fromm su Summerhill

by gabriella

L‘introduzione di Eric Fromm a Alexander Neill, Un’esperienza educativa rivoluzionaria, Milano, Rizzoli, 1972.

Nel diciottesimo secolo i pensatori progressisti fecero circolare le idee di libertà, democrazia e autodeterminazione e, a cominciare dalla prima metà del novecento, queste idee cominciarono ad entrare in campo pedagogico. Il principio basilare sotteso al concetto di autodeterminazione è di sostituire la libertà all’autorità, di educare il fanciullo senza ricorrere alla forza facendo appello alla sua curiosità e ai suoi desideri istintivi interessandolo così al mondo che lo circonda. Questo atteggiamento segnò l’inizio dell’educazione progressista e fu un importante passo in avanti nello sviluppo della civiltà.

I risultati di questo nuovo metodo si rivelarono però deludenti. Nei confronti dell’educazione progressista, negli ultimi anni ha preso corpo un crescente processo di reazione. Oggi molte persone ritengono che la teoria stessa sia sbagliata e da togliere di mezzo. Sta così prendendo piede un movimento molto forte che sostiene la necessità di un’accentuazione della disciplina, e al limite, la reintroduzione delle punizioni corporali nell’ambito delle scuole di stato. Forse il fattore più importante che ha reso possibile questo processo di reazione, è il notevole successo conseguito dai metodi educativi in uso nell’Unione Sovietica. Qui i vecchi metodi vengono applicati in pieno; e i risultati, per quanto riguarda la quantità di nozioni apprese, sembrano indicare il vantaggio di un ritorno ai vecchi metodi disciplinari a spese delle libertà del fanciullo.

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luglio 21st, 2011

Il bullismo

by gabriella

Il bullismo è un fenomeno sociale che solo di recente ha attirato l’attenzione dei ricercatori. In particolare, nelle scuole inglesi il fenomeno è monitorato dagli anni ’80. Con il termine bullismo, dall’inglese bullying (prepotenza, vessazione) si identificano tutti quegli atti che mirano deliberatamente a far male o a danneggiare un coetaneo e che si ripetono nel tempo, protraendosi per settimane, talvolta mesi o anni [attenzione: l’audio di Fahrenheit si avvia automaticamente, disattivarlo manualmente]. 

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luglio 21st, 2011

Adriano sulla lingua e la cultura greca

by gabriella

Tratto da: M. Yourcenar, Memorie di Adriano, Torino, Einaudi, 2002, p. 34.

Fino alla fine dei miei giorni sarò grato a Scauro per avermi costretto a studiare il greco per tempo. Ero ancora bambino quando tentai per la prima volta di tracciare con lo stilo quei caratteri di un alfabeto a me ignoto: cominciava per me la grande migrazione, i lungi viaggi, e il senso di una scelta deliberata e involontaria quanto quella dell’amore.

Ho amato quella lingua per la sua flessibilità di corpo allenato, la ricchezza del vocabolario nel quale a ogni parola si afferma il contatto diretto e vario della realtà, l’ho amata perchè quasi tutto quello che gli uomini han detto di meglio è stato detto in greco. […]

Dai tiranni jonici ai demagoghi ateniesi, dalla pura austerità di Agesilao agli eccessi di Dionigi o di Demetrio, dal tradimento di Dimarate alla fedeltà di Filopemene,  tutto quel che ciascuno di noi può tentare per nuocere ai suoi simili o per giovar loro è già stato fatto da un greco.

Altettanto avviene delle nostre scelte interiori: dal cinismo all’idealismo, dallo scetticismo di Pirrone ai sogni sacri di Pitagora, i nostri rifiuti, i nostri consensi non facciamo che ripeterli; i nostri vizi, le nostre virtù hanno modelli greci.

La bellezza d’un iscrizione latina, votiva o funeraria non ha pari: quelle poche parole incise sulla pietra riassumono con maestà impersonale tutto quel che il mondo ha bisogno di sapere sul conto nostro. L’impero, l’ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto.

luglio 20th, 2011

Pablo Pineda e l’educabilità dei ragazzi disabili

by gabriella

Pablo Pineda

Pablo Pineda è nato a Malaga nel 1974

Pablo Pineda è un insegnante a attore spagnolo nato nel 1975 con la sindrome di Down. E’ stato il primo ragazzo europeo con Trisomia 21 a laurearsi (in Scienze della formazione).

Con il video Si podemos, girato con il gruppo di ragazzi down dell’Obra social di Madrid, la sua storia ha superato i confini della Spagna. Dall’età di sedici anni conduce trasmissioni televisive, rilascia interviste, gira film. La sua interpretazione in Yo tambien, una storia d’amore tra un ragazzo down e una ragazza normodotata, è stata premiata al Festival internazionale del film di San Sebastiàn. [Sottotitoli miei, traduzione di Greta Dormentoni. Attivarli cliccando sull’icona ]

In questa intervista, pubblicata da El Pais, il 12 dicembre 2003 e tradotta in italiano dal blog di Gigi Cortesi, Pablo Pineda ricostruisce la propria infanzia e la propria educazione. Il sevillano, ora trentanovenne, noto per essere stato il primo portatore di sindrome di Down a laurearsi, vi descrive la sua lotta per l’abbattimento del pregiudizio e dell’esclusione verso i ragazzi down, combattuta con il coraggio e l’abnegazione di chi ha qualcosa di più importante di se stesso a cui pensare [per approfondire, L’intelligenza].

La prima notizia che la mia era la sindrome di Down la ebbi a sei o sette anni. Un professore universitario che portava avanti il Progetto Roma¹, don Miguel Garcia Meleto, nell’ufficio del rettore mi domandò: ‘sai che cos’è la sindrome di Down?’. Io, innocentemente, gli dissi di si, anche se non ne avevo idea. Lui lo notò e si mise a spiegarmi che cosa fosse, anche se non era un genetista, ma un pedagogista. E io, siccome sono puntiglioso e ho una certa acutezza mentale, gli chiesi: ‘don Miguel, sono stupido?’ .

D.  Perché glielo domandò?

Non so. E’ difficile saperlo. Chissà, se a sei anni ti associano ad una sindrome, tu lo associ al fatto di essere stupido o no. Lui mi disse che non ero stupido, e io gli domandai: “potrò continuare a studiare?”. Lui mi disse: “Si, certo”. Poi cominciò il processo della strada ; i bambini cominciarono a dirmi: “Poverino è malato”. E io mi infuriavo, perché non ero malato.

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luglio 18th, 2011

Liberazione animale

by gabriella

Una megattera intrappolata in una rete è stata soccorsa da un gruppo di ricercatori che l’hanno vista dalla loro barca e sono scesi in mare a liberarla vincendo il timore di essere travolti dall’animale sfinito. Nel video girato dai protagonisti del salvataggio si può osservare la straordinaria espressività della balena che per un’ora intrattiene i salvatori (come si sente dire nel video) con “una danza di pura gioia, se non di esplicito ringraziamento”.  Infine, accenna ad un saluto con la coda e se ne va. In coda, da Asinus novus, una poesia in romanesco sulla liberazione animale.

 

A tutti quelli che non siamo riusciti a salvare

‘Na mattina
Un pettirosso ancora mezzo addormentato
Sentì n’amico suo che stornellava,
cantava e strillava a perdifiato
“Quarcosa de strano avrà magnato…
‘Na bacca, n’erba strana
Oppure un fungo avvelenato…”
Pensò l’ucelletto stupefatto
Ner vedè er tordo che volava come un matto.

“Che t’è successo amico mio?
Te senti male?
Si c’hai bisogno, una che conosco io
Te porta in frett’e furia all’ospedale.”
“Ma quale male!?” disse er tordo
“Quale malee!?Anzi!
D’esse stato così bene in vita mia numme ricordo.
E’ inutile pure
Che te racconto quer che m’è accaduto,
Tanto numme credi
E passo pè cornuto”

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