Archive for novembre, 2012

novembre 30th, 2012

Quando gli studenti prendono la parola

by gabriella

Adele

«Prima volta che succede», balbetta  il Rettore dell’Università di Parma (alla fine del video) “e forse è anche un bene. L’Università è fatta così” – dopo l’intervento pronunciato con ammirevole fermezza da una studentessa dell’Ateneo al termine dell’inaugurazione dell’anno accademico. In realtà, Rettore, é la democrazia che è fatta così ed è un bene senz’altro, soprattutto a scuola e quando serve a dire la verità.

Di seguito la ricostruzione dell’intervento dell’Associazione Libre.

«Caro ministro Clini, caro magnifico rettore: oggi state celebrando un funerale, non l’inaugurazione della nostra università». Scena surreale, a Parma, alla cerimonia di apertura dell’anno accademico: a scuotere l’aula è una ragazza, Adele Marri, portavoce del collettivo studentesco “Anomalia Parma”. Una requisitoria memorabile. La ragazza parla per cinque, interminabili minuti: parole durissime, scolpite nell’aria. Una denuncia drammatica, che ha la fermezza composta e terribile di un testamento. E’ la vigilia di una morte annunciata: fine della scuola, della libertà, della democrazia. Fine dello Stato di diritto. E fine del futuro, per decreto dell’infame Europa del rigore. Lo scenario: crimini contro l’umanità di domani, quella dei giovani. Sentenza senza appello. E senza neppure la dignità di un commento: ammantati di ermellini, gli emeriti membri del senato accademico restano ammutoliti, dietro al clamoroso imbarazzo del “magnifico rettore”.

«Prima, il rettore ha detto che l’università è un luogo libero», esordisce Adele, che protesta: lezioni sospese per permettere a tutti di partecipare alla cerimonia inaugurale, «e invece quello che abbiamo trovato è stata un’università blindata da cordoni di polizia e carabinieri con scudi e manganelli».

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novembre 29th, 2012

E’ la scuola ad abbattere lo spread

by gabriella

spreadQuesta è la lettera che gli insegnanti della scuola in cui lavoro hanno inviato ai genitori dei propri studenti per invitarli a sostenere la battaglia della scuola in difesa dell’istruzione pubblica.

Caro genitore,

il motivo per cui abbiamo deciso di metterci in agitazione è che vogliamo lottare contro lo spread. Anzi contro gli spread. Lo spread più famoso in Italia è la differenza tra il rendimento dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi, cioè quelli più virtuosi d’Europa, ed è espresso in punti base (ogni punto percentuale vale cento punti base). Quello che a 450 punti cadono i governi.

Ecco gli spread contro i quali noi vorremmo combattere (mentre il governo sembra non volerlo fare).

Primo spread: la dispersione scolastica (cioè quanti tra i 24 e i 64 anni hanno come massimo titolo di studio la licenza media). 3720 punti. Questa è la differenza tra il paese più virtuoso d’Europa, la Lituania, e l’Italia. In Italia il 45,2% delle persone tra 24 e 64 anni ha soltanto la terza media, in Lituania l’8%. Ovviamente “bassi livelli di istruzione espongono le persone adulte a una minore inclusione nel mercato del lavoro e riducono le probabilità di accesso ai programmi di formazione continua nel corso della vita”, come dice il rapporto ISTAT del 2012. Cioè in parole povere fanno guadagnare di meno nel corso della vita.

Problema

Per contrastare la dispersione scolastica è meglio assegnare più classi agli insegnanti (e farli lavorare di meno per ogni singolo studente), oppure meno classi (e farli lavorare di più per ogni singolo studente, in particolare, per esempio, per quelli a rischio dispersione)?

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novembre 28th, 2012

Domenico Moro, Disoccupazione e rigidità salariale

by gabriella

Stralcio la parte relativa a disoccupazione e riforme di un articolo più ampio di Domenico Moro consultabile su Economia e Politica.

La Bce di Mario Draghi ritiene che la principale causa della disoccupazione strutturale non sia la crisi ma l’eccessiva rigidità salariale. La soluzione, quindi, sarebbe garantire maggiore flessibilità salariale proseguendo con le “riforme del mercato del lavoro”, come quelle che si stanno portando avanti in Italia (riforma Fornero), Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna.

Peccato, che ad oggi, il potere d’acquisto dei lavoratori si sia ridotto senza che la disoccupazione abbia smesso di crescere. Il punto è che oggi in Europa, come negli Usa, si tende a ricostituire un ampio esercito industriale di riserva”, che consiste di lavoratori a tempo che possano essere agevolmente inseriti e dismessi a seconda dei cicli di una economia che è destinata a mantenersi per chissà quanto tempo a un bassissimo tasso di crescita e molto lontana dalla piena occupazione.

Visto che le riduzioni salariali e del costo del lavoro non hanno mai creato maggiore occupazione, l’obiettivo reale delle riforme del mercato del lavoro è quello di contrastare la sempre più agguerrita concorrenza mondiale comprimendo i salari di milioni di lavoratori a livelli di sussistenza o addirittura al di sotto di tale livello. Archiviata la società del benessere e dei consumi, con buona pace dei teorici della “decrescita felice”, fa ritorno sulla scena sociale la figura del working poor o “povero che lavora”, ricattabile e disposto ad accettare condizioni e ritmi di lavoro peggiori. Del resto, che importa se il salario reale cala? Non è il mercato interno che interessa alle grandi imprese multinazionali ma quello mondiale. È il modello tedesco ad affermarsi. Peccato che, se tutti fanno così, sarà il mercato mondiale a crollare, così come sta crollando quello dell’area euro. Uno scenario che potrebbe diventare presto realtà, specialmente se gli Usa, dopo le elezioni presidenziali, rinunciassero allo strumento dello stimolo fiscale per affrontare il fiscal cliff.

novembre 27th, 2012

Perugia: decisa una settimana di occupazione. Avv. Marco Barone, Norme e giurisprudenza sull’occupazione della scuola

by gabriella

Nel video di Umbria 24, la cronaca della manifestazione che ha aperto la settimana di occupazione e autogestioni nelle scuole cittadine. La notizia della defezione del ministro arriva al minuto 5:58.

In coda, l’articolo dell’avv. Marco Barone sulle norme che regolano, a vari livelli, l’occupazione delle scuole.

Avv. Marco Barone, Occupare la scuola non è reato

In tempo di crisi e problematiche sociali e politiche di varia natura, le scuole sono in pieno movimento.

Un movimento che spesso apre la porta all’occupazione del plesso scolastico, in altri casi alla semplice autogestione o cogestione.
Sorgono spontanei dei dubbi, ovvero le azioni di protesta, in particolar modo quella dell’occupazione della scuola, se non consentono il raggiungimento della soglia minima dei 200 giorni per lo svolgimento delle lezioni, come previsto dall’articolo 74 comma 3 del Testo Unico della Scuola, pongono a rischio la validità dell’anno scolastico? Ed il personale della scuola è tenuto a recuperare i giorni di attività lavorativa non pienamente prestati a causa dell’occupazione? Come è ben noto il diritto è interpretabile, a volte in modo restrittivo a volte in modo estensivo, non sempre ciò che è legale è legittimo, così come non sempre ciò che è legittimo è legale. Ma in realtà legalità e legittimità potrebbero coincidere.

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novembre 24th, 2012

Chris Hedges, Gaza è la nostra prossima distopia

by gabriella

chris-hedges-mr-fish-FlowerPower-320In questo articolo (Elites Will Make Gazans of Us All nell’originale inglese) Chris Hedges illustra il quadro drammatico di una nuova distopia, il cui modello è Gaza, caratterizzata dalla radicale separazione tra élites che governano col terrore e la manipolazione, e masse di diseredati sempre più superflue al mercato.

Va detto che la fenomenologia descritta da questo brillante giornalista americano coincide con la prognosi formulata da Jean-François Lyotard ne La condition postmoderne (1979), nella quale il filosofo chiamava, infatti, “terrore”, la condizione postmoderna quando non riesca ad opporre alla chiusura autoreferenziale di settori che si autonomizzano dalla società – ad esempio le élites finanziarie – una completa libertà informazionale e la piena agibilità del dissenso.

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novembre 24th, 2012

Jacques Sapir, Il costo del federalismo nell’Eurozona

by gabriella

In questo articolo, l’economista francese (École des hautes études en sciences sociales – EHEES) illustra l’impraticabilità economico-finanziaria delle retoriche del “più Europa”, evidenziando come le ipotesi di integrazione europea siano pura fantasia non appena si consideri l’entità dei flussi di trasferimento che sarebbero necessari a realizzarla. Non solo, ma l’analisi di Sapir mostra come le sole possibilità di sopravvivenza dei paesi del sud Europa siano nella svalutazione competitiva (uscita dall’euro) o in questi imponenti flussi di trasferimento in grado di ristabilire le condizioni di competività nell’eurozona. Solo per colmare il divario d’istruzione tra Italia e Germania in una singola fascia d’età, ad esempio tra i giovani diciottenni, l’Italia dovrebbe investire il 2% del PIL.

Qui, le opinioni di Sapir e dell’Economist sulla prossima crisi dell’eurozona, quella francese.

Ora sull’ipotesi “Federale” si sprecano fiumi di inchiostro. E’ presentata come “la” soluzione alla crisi dell’euro, le alternative essendo o un drammatico impoverimento dei Paesi “del sud” dell’Euro o un crollo dell’euzona [1] .Alcuni non esitano ad aggiungere che quest’ipotesi era già implicita nelle imperfezioni oggi riconosciute della zona euro [2] . Tuttavia, non sembra che si abbia una reale comprensione di ciò che comporta la formazione di una “Federazione europea”,  in particolare dal punto di vista dei flussi di trasferimento.
Per contro, cominciamo a sentirne lo stress, e in particolare l’abbandono della sovranità fiscale. La volontà della Germania di sottoporre i bilanci a una decisione preventiva di Bruxelles, naturalmente, va in questo senso [3] .
novembre 23rd, 2012

Quale accordo?

by gabriella

Arrivano da ogni parte le notizie della spontanea reazione di disgusto che si è levata ieri pomeriggio, alla revoca dello sciopero di CISL, UIL, GILDA e SNALS, dagli insegnanti, studenti e genitori che (nelle scuole non occupate) erano riuniti nei consigli di classe.

Dall’interno dei palazzi romani era probabilmente difficile immaginare che una scuola al lavoro in squallidi androni senza riscaldamento, impegnata nel primo bilancio dell’attività annuale – consueto bollettino di guerra degli studenti che non ce la fanno, morti, feriti e dispersi della guerra mossa alla scuola -, avrebbe accolto la notizia come un insulto.

E invece è successo. Ci sono eventi infatti che innescano choc cognitivi capaci di riconnettere improvvisamente elementi fino ad allora tenuti separati. Quando questo accade, il solito loop della ricerca delle responsabilità, dei ragazzi che non studiano, degli insegnanti che non insegnano e dei genitori che non educano, si inceppa e diviene chiaro in pochi istanti cosa lega questi fatti.

E’ allora che la notizia che CISL, UIL, GILDA e SNALS avrebbero trovato l’accordo viene colta nel suo senso autentico e lascia emergere davanti a tutti il grottesco che contiene: accordo su che? Sugli “scatti”? Tagliando di un terzo il Fondo d’Istituto? Tagliando cioè, in uno, le già minime possibilità di recupero e rimotivazione degli studenti e il salario accessorio di chi entra in questo macello per milletrecento euro al mese?

Assumersi la responsabilità di questa decisione, in un momento come questo, mette automaticamente questi sedicenti sindacati fuori dalla scuola. Insegnanti e studenti sciopereranno senza di loro e non certo per fedeltà di sigla a CGIL o COBAS.

novembre 22nd, 2012

La scuola conferma lo sciopero

by gabriella

e dappertutto contesta i delegati CISL, UIL, GILDA e SNALS, le cui sigle in giornata hanno revocato l’adesione allo sciopero del 24, fingendo che la protesta degli insegnanti e degli studenti sia montata per l’adeguamento salariale e che i fondi reperiti all’ultimo momento non siano stati sottratti alle scuole stesse.

novembre 19th, 2012

Le pillole del sapere

by gabriella

I pregevoli contenuti che il MIUR ha acquistato per la futura didattica multimediale. Test INVALSI?, classi affollate? The best is yet to come.

L’intero spezzone dal sito Rai.

novembre 18th, 2012

17 novembre, diritto all’istruzione

by gabriella

Il diritto allo studio è il “diritto umano” n. 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. In dissolvimento nei paesi industrializzati – secondo l’OCSE l’Italia è al penultimo posto tra i paesi occidentali per la spesa nella scuola -, questo diritto non è mai stato conquistato nei paesi poveri nei quali, secondo il Rapporto Unesco 2012, restano oggi 775 milioni di analfabeti di cui 122 giovani, due terzi donne e bambine.


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