Archive for febbraio, 2013

febbraio 25th, 2013

Shirin Chehayed, Il mercato della lib€rtà: storia del pareggio di bilancio

by gabriella

approvato pareggio di bilancioTraggo dal blog di Mauro Poggi il montaggio che Shirin Chehayed ha realizzato sulla mesta colonna sonora di Eric Satie.

Ai tempi del fascismo non sapevo di vivere ai tempi del fascismo

Hans Magnus Enzensberger

Il mercato della lib€rtà: storia del pareggio di bilancio

febbraio 24th, 2013

Affidabilità e strumentalità dei sondaggi elettorali

by gabriella

sondaggiIl periodico livornese SenzaSoste si è interrogato sull’affidabilità dei sondaggi elettorali, chiedendosi non solo quanto siano capaci di registrare gli effettivi spostamenti del consenso, ma anche in quale misura la loro evidente “riflessività” ne faccia strumenti di manipolazione dell’opinione a più livelli.

Quanto sono affidabili i sondaggi che hanno indirizzato il dibattito politico? Ce lo siamo chiesti in queste settimane. Con particolare attenzione al fatto che i sondaggi non influenzano solo il dibattito politico nazionale ma anche le posizioni di investimento e di speculazione, a breve e a medio termine, di banche, hedge fund, assicurazioni e anche della stessa Bce. Abbiamo rivolto così 5 domande ad una esperta, a livello internazionale, di valutazione di questo tipo di metodologie. 

L’intervista

1) Ovunque agenzie di sondaggi, con i loro prodotti, monopolizzano ormai il dibattito politico tutto l’anno. A tuo avviso cosa è veramente affidabile dei sondaggi pre-elettorali sia a medio che a breve termine?

Per rispondere a questa domanda parto da una premessa. Qualsiasi ricercatore sociale sa che, durante lo svolgimento di un’indagine, deve monitorare attentamente la cosiddetta ’attualità’, in quanto qualsiasi avvenimento, notizia, evento, potrebbe influenzare l’esito dell’indagine, soprattutto se questo coinvolge le opinioni. Questa preoccupazione è stata re-interpretata, soprattutto nell’utilizzo dei sondaggi, come opportunità per sondare / influenzare l’opinione pubblica. In altre parole, i sondaggi sono entrati a far parte integrante del complesso meccanismo chiamato “fabbrica dl consenso” (Chomsky?). Ciò è successo in due direzioni:
– il personaggio politico di turno diffonde una particolare idea, affermazione, proposta e “tasta” immediatamente l’umore della gente;
– si diffondono i risultati dei sondaggi perché in qualche modo possano influenzare gli orientamenti delle persone.
Ecco perché a chi mi chiede l’affidabilità dei sondaggi pre-elettorali, ricordo che è molto importante verificare chi fa i sondaggi e il loro legame con la macchina del consenso per poter capire la loro affidabilità.

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febbraio 24th, 2013

Breve storia del denaro

by gabriella
rete

rete

Nel 2013, Passioni di Radiorai3, ha dedicato dieci puntate alla storia del denaro e all’evoluzione della finanza. Nel post le puntate e qualche approfondimento per un prossimo utilizzo didattico.

Quand balayez-vous tout ça, d’un coup de pied?
À quoi bon? vous vous démolissez bien vous-mêmes.

Quando spazzerete via tutto?
A quale scopo? Vi distruggerete da soli.

Émile Zola, L’argent [frammento del colloquio tra il banchiere Saccard e il rivoluzionario “pantofolaio” Sigismond]

wall streetIl programma è iniziato con una citazione dal romanzo di Émile Zola, Il denaro [L’argent], storia di una grande speculazione nella Parigi di fine 800, che per la sua modernità si presta a spiegare il funzionamento dell’economia e delle sue disfunzioni ieri e oggi.

Sempre nella prima puntata, il film del 76′, Quinto potere di Sidney Lumet racconta il dominio del mondo della finanza sulla politica e sull’economia tradizionale.

Nelle puntate successive sono stati citati altri film, da Wall street a The bank, il nemico pubblico n.1, che già nel 2001 affrontava il tema dei derivati; e romanzi, da Furore di John Steinbek a Libertà di Jonathan Franzen, per raccontare l’economia americana fino nella crisi dei mutui subprime.

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febbraio 24th, 2013

Primo Levi, Se questo é un uomo

by gabriella

LeviDal Centro Internazionale di studi Primo Levi, la pagina dedicata al testo dell’impossibile racconto.

Se questo è un uomo è il primo libro pubblicato da Primo Levi, che lo scrisse dopo essere sopravvissuto al Lager di sterminio di Auschwitz e dopo aver attraversato l’Europa intera in un viaggio di ritorno durato più di otto mesi. Alla fine del testo l’autore indica due luoghi e due date, «Avigliana-Torino, dicembre 1945 – gennaio 1947»: ad Avigliana c’era la sede della fabbrica dove lo avevano appena assunto come chimico, a Torino la casa dov’era nato e dove avrebbe abitato per tutta la sua vita. Levi andò scrivendo quel suo primo libro in qualsiasi ritaglio di tempo disponibile, e quando non scriveva raccontava a voce la propria esperienza a chiunque incontrasse: il raccontare era per lui un bisogno primario come il cibo.

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febbraio 24th, 2013

Anton Cechov, La malinconia

by gabriella

vetturino russo davanti al suo calesse  - 1880Uno straziante racconto di Anton Cechov, ripreso da Uomini e profeti.

A chi mai canterò la mia tristezza?…
Crepuscolo della sera. La grossa, umida neve tùrbina fiaccamente intorno ai fanali or ora accesi e si posa in uno strato sottile e morbido sui tetti, sul dorso dei cavalli, sulle spalle, sui berretti di pelo. Il vetturino Jona Potàpov è tutto bianco, come un fantasma. Si è curvato quanto è possibile curvarsi a un corpo vivo, siede a cassetta e non si muove. Se anche lo coprisse un cumulo di neve, egli non sentirebbe il bisogno di scuoterselo di dosso… Anche la sua cavallina è bianca e immobile. Per la sua immobilità e angolosità di forme e le sue gambe rigide come bastoni è, anche da vicino, simile a uno di quei cavallucci di pane che i fornai vendono per una copeca. Con tutta probabilità essa è immersa ne’ suoi pensieri. Chi, uomo o bestia, è stato strappato all’aratro, ai paesaggi noti e grigi, per esser gettato qui, in questo baratro, pieno di luci mostruose, di incessante frastuono e di uomini in corsa, non può non pensare.

Jona e la sua cavallina non si muovono da quel posto da un pezzo. Sono usciti dalla rimessa ancor prima del pranzo e quanto a clienti niente e poi niente. Ma ecco sulla città discendono le ombre della sera. Il pallore della luce dei fanali cede a un color vivo, e l’andirivieni della via si fa più rumoroso.
“ Vetturino, via Viborg!” ode Jona. “Vetturino!”.
Jona sussulta e attraverso le ciglia incollate di neve vede un militare in cappotto col cappuccio.
“ Via Viborg!” ripete il militare. “O che, dormi? Via Viborg!”.
In segno di assenso Jona tira le redini, e a questo atto dal dorso della cavalla e dalle sue spalle casca la neve a strati… Il militare si siede nella slitta. Il vetturino fa schioccare la lingua, allunga il collo come un cigno, si solleva e, più per abitudine che per necessità, agita la frusta. Anche la cavallina allunga il collo, piega le gambe ch’eran simili a bastoni e si mette in moto indecisa.
“ Dove vai, demonio?” grida una voce a Jona, appena si è mosso, dalla folla oscura che cammina davanti e dietro a lui. “Dove diavolo vai a finire? Tieni la destra!”
“ Tu non sai guidare! Tieni la destra!” dice irritato il militare.
Un cocchiere dalla cassetta d’una carrozza lo rimbrotta, un passante che attraversa la strada e che ha sfiorato con la spalla il muso della cavallina, lo guarda con rabbia e scuote dalle maniche la neve. Jona siede a cassetta come sugli aghi, spinge i gomiti dai lati e si guarda intorno, come asfissiato, quasi che non capisca dove si trovi e perché.
“ Come son tutti furfanti!” dice argutamente il militare. “Spiano l’occasione per scontrarsi apposta con te o cascare sotto il cavallo. Certo si sono messi d’accordo”.
Jona dà uno sguardo al passeggero e muove le labbra… Vuole evidentemente dire qualche cosa, ma dalla gola non esce niente altro che un mugolio.
“ Cosa?” domanda il militare.
Jona torce le labbra ad un sorriso, sforza la gola e dice rauco: “Un figlio, signore… mi è morto questa settimana.”

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febbraio 22nd, 2013

Sergio Cesaratto, Un post-mercantilismo einaudiano di serie B

by gabriella

sergio-cesarattoStralcio dal lungo articolo di Sergio Cesaratto, L’agenda rossa. Note sul programma del centro-sinistra, la parte introduttiva dedicata alle scelte di politica economica della cosiddetta classe dirigente italiana nel secondo dopoguerra.


Il disegno della borghesia italiana

Le classi dominanti italiane muovono dalla tradizionale constatazione che il paese è privo di materie prime e risorse naturali esportabili, è tecnologicamente di seconda linea e soffre di eccesso di manodopera (nonostante il calo demografico ampiamente compensato, peraltro, da un’ampia tolleranza verso i flussi migratori, altro cavallo di battaglia della sinistra nostrale). Se ne deduce che la crescita italiana dipende fondamentalmente dal generare un flusso di esportazioni sufficiente a finanziare le importazioni di energia, materie prime e tecnologia comprimendo salari e domanda interna. La disponibilità dei mercati internazionali in una condizione di disciplina sindacale, con la Fiom fuori dai cancelli tanto per capirci, avrebbe consentito al paese uno sviluppo di questo tipo, il miracolo economico a cavallo degli anni 1950 e ’60.

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febbraio 20th, 2013

Giacomo Fronzi, Bellezza e città. Osservazioni sul rapporto tra estetica ed etica negli spazi urbani

by gabriella

periferie

Dal Rasoio di Occam, una riflessione sul rapporto tra estetica ed etica, bellezza-comunità nella struttura della città.

In apertura di una conferenza intitolata La pratica della bellezza, James Hillman lamenta il fatto che generalmente parlare di “bello” e di “bellezza” in filosofia ha significato per troppo tempo, e in maniera piuttosto retorica, riferirsi a una dimensione ideale, elevata, così elevata da rendere la discussione su questi temi «noiosa, ottundente, narcotizzante». Molto più interessante potrebbe essere, quindi, parlare di bellezza come «pratica», soprattutto in un momento storico (eravamo all’inizio degli anni Novanta) in cui – sostiene Hillman – il represso non è ciò che abitualmente si immagina (la violenza, la misoginia, la sessualità, l’infanzia, le emozioni, i sentimenti, lo spirito), ma la bellezza[1]. Questa idea di repressione della bellezza sollecita l’esercizio della ricerca dei luoghi in cui tale repressione sembra essere più vistosa, più profonda, più radicale. Lo spettro è decisamente ampio, ma credo che uno dei contesti in cui la repressione della bellezza ha provocato conseguenze radicali sul piano pratico, della qualità della vita e, in definitiva, etico sia la città. Procedere in questo senso, tuttavia, comporta un ripensamento critico del profilo della città, delle sue modalità di sviluppo, delle sue profondità, della sua anima, partendo dall’idea che essa sia il prodotto visibile (la «parvenza sensibile», si direbbe hegelianamente) di un’idea architettonica e urbanistica. Ciò significa collocare tali due dimensioni tecnico-pratiche lungo la linea di confine tra l’estetica e l’etica, tra pratiche della bellezza e modalità d’esistenza, tra stili espressivi e stili di vita. In questo quadro, componenti estetiche, etiche, politiche, sociali e funzionali si intrecciano, acquistando un senso complessivo del tutto nuovo.

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febbraio 20th, 2013

Giorgio Agamben, Crisi di legittimità e ipertrofia della legalità

by gabriella

AgambenLa decisione di Benedetto XVI deve essere considerata con estrema attenzione da chiunque abbia a cuore le sorti politiche dell’umanità. Compiendo il “gran rifiuto”, egli ha dato prova non di viltà, come Dante scrisse forse ingiustamente di Celestino V, ma di un coraggio, che acquista oggi un senso e un valore esemplari. Deve essere evidente per tutti, infatti, che le ragioni invocate dal pontefice per motivare la sua decisione, certamente in parte veritiere, non possono in alcun modo spiegare un gesto che nella storia della Chiesa ha un significato del tutto particolare. E questo gesto acquista tutto il suo peso, se si ricorda che il 4 luglio 2009, Benedetto XVI aveva deposto proprio sulla tomba di Celestino V a Sulmona il pallio che aveva ricevuto al momento dell’investitura, a prova che la decisione era stata meditata.

Perché questa decisione ci appare oggi esemplare? Perché essa richiama con forza l’attenzione sulla distinzione fra due principi essenziali della nostra tradizione etico-politica, di cui le nostre società sembrano aver perduto ogni consapevolezza: la legittimità e la legalità. Se la crisi che la nostra società sta attraversando è così profonda e grave, è perché essa non mette in questione soltanto la legalità delle istituzioni, ma anche la loro legittimità; non soltanto, come si ripete troppo spesso, le regole e le modalità dell’esercizio del potere, ma il principio stesso che lo fonda e legittima.

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febbraio 18th, 2013

Gunther Teubner, Ordinamenti frammentati e costituzioni sociali

by gabriella

TeubnerIl lavoro di Gunther Teubner rappresenta il tentativo di ripensare il costituzionalismo alla luce della teoria sistemica di Niklas Luhmann, così da permettere alla teoria dei diritti fondamentali di fronteggiare le sfide contemporanee della globalizzazione, della privatizzazione e della digitalizzazione [qui il suo testo, a mio avviso, fondamentale].

Nel discorso pronunciato in occasione del conferimento della laurea honoris causa dell’Università di Macerata [pubblicato nella «Rivista giuridica degli studenti dell’Università di Macerata», 0 (2010), pp. 45-57.] il giurista si è concentrato sulla capacità delle costituzioni e dei diritti fondamentali di vincolare gli stati che agiscono per mezzo di privati, e i privati che operano su un piano sempre più trasnazionale, sfuggendo al regime sanzionatorio degli stati nazione.

1. La nuova questione costituzionale

1.1 Gli effetti orizzontali dei diritti costituzionali
Durante la disastrosa epidemia di Aids in tutto il Sud Africa sono morte più persone di quante ne abbiano uccise le guerre civili degli anni ’90. I molteplici problemi sociali connessi al caso giudiziario Hazel Tau contro Glaxo e Boehringer sono stati tradotti in poche questioni di natura giuridica:

«La politica dei prezzi delle imprese farmaceutiche transnazionali ha violato i diritti umani fondamentali? Più in generale, i diritti fondamentali possono vincolare direttamente, non solo gli Stati, ma anche gli attori privati che agiscono in ambito transnazionale?».

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febbraio 18th, 2013

Giorgio Cremaschi, Lo schiavismo al tempo della globalizzazione

by gabriella

amazon

Accadono cose ogni tanto che, nella loro crudezza, hanno il merito di mostrarci la struttura, cioè la logica nascosta che le muove. E’ il senso del commento di Cremaschi alla notizia dell’alloggio-lager per lavoratori immigrati allestito da Amazon Germania e controllato da sorveglianti neonazisti.

La notizia ha fatto un certo scalpore anche nel mondo abituato a giustificare sempre la globalizzazione.

In Germania negli stabilimenti Amazon dove si smistano le merci per la vendita on line, migliaia di lavoratrici e lavoratori migranti, costretti a vergognose condizioni di sfruttamento, venivano sorvegliati da guardie giurate di una associazione neonazista.

È proprio questo aspetto che ha sollevato lo scandalo, sorveglianti neonazisti in Germania, via è sembrato un po’ troppo. Qualche manager desideroso di strafare è stato un po’ troppo precipitoso. Sarebbe bastato che si fosse rivolto a qualche più neutra agenzia di sorveglianza e lo scandalo non ci sarebbe stato. Perché nel mondo del capitalismo globalizzato si lavora così in tanti posti e, questa semmai è la novità, anche nella Europa più ricca.

Ovunque si sono diffuse imprese dove le condizioni di chi lavora sono di sostanziale schiavitù.

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