Archive for maggio, 2013

maggio 31st, 2013

Eva Cantarella, La curiosità di Erodoto

by gabriella

ErodotoLa lezione di Eva Cantarella, La curiosità di Erodoto, tenuta sabato 25 maggio 2013 al Festival di Antropologia di Pistoia.

Qui i libri I-VII de Le storie. Libro I. La Lidia e la Persia. A cura di David Asheri, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2005; Libro II. L’Egitto. A cura di Alan B. Lloyd. Traduzione di Augusto Fraschetti, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2010; Libro III. La Persia. A cura di David Asheri e Silvio M. Medaglia. Traduzione di Augusto Fraschetti, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2005; Libro IV. La Scizia e la Libia. A cura di Aldo Corcella e Silvio M. Medaglia. Traduzione di Augusto Fraschetti, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2007; Libro V. La rivolta della Ionia. A cura di Giuseppe Nenci, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2006; Libro VI. La battaglia di Maratona. A cura di Giuseppe Nenci, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2007; Libro VIII. La vittoria di Temistocle. A cura di David Asheri e Aldo Corcella. Traduzione di Augusto Fraschetti, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2010; Libro IX. La battaglia di Platea.

maggio 29th, 2013

Gilles Deleuze, P comme professeur

by gabriella

Insegnare ed essere professore per Gilles Deleuze, in un frammento dell’intervista nota come L’Abécédaire de Gilles Deleuze, messa in onda da Arte dopo la sua morte (4 novembre 1995). La versione sottostante è sottotitolata in spagnolo.

 

Parnet: Oggi hai 64 anni e durante gli ultimi quaranta sei stato professore. Prima al Liceo, poi all’Università. Dunque quest’anno è il primo in cui le tue settimane sono senza lezioni. Ti mancano? Anche perché tu dicevi di aver tenuto con passione i tuoi corsi. Ti manca oggi, non tenere corsi?

Deleuze: No, per niente, per niente. E’ vero che ciò è stato la mia vita, una parte della mia vita molto importante. Ho amato profondamente fare lezione, però quanto sono andato in pensione sono stato felice perché avevo meno voglia di insegnare. E’ molto semplice la questione dell’insegnamento. Io credo che tenere lezioni sia .. ha il suo equivalente in altri campi .. ma credo che un corso sia qualcosa che si prepara moltissimo e questa è forse la ricetta di molte attività, se si vogliono cinque, dieci minuti o più di ispirazione, allora bisogna prepararsi molto, moltissimo, per avere questo momento. Allora io mi rendevo conto che più andavo avanti, più lo facevo, e amavo farlo, dovevo prepararmi molto per avere questi momenti d’ispirazione. E più andavo avanti e più dovevo prepararmi a lungo per avere un’ispirazione sempre più modesta. Quindi era ora (ride) e non mi è piaciuto affatto, perché fare lezione è qualcosa che ho amato più di altre cose di cui avevo meno bisogno. Allora ciò che mi resta è scrivere, non pone problemi, ma non mi piace affatto. Però ho amato profondamente fare lezione, si.

Parnet: E per esempio, quando dici “prepararsi molto”, quanto tempo ti prendeva prepararti?

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maggio 28th, 2013

Masaniello

by gabriella

Aniello Falcone, Ritratto di MasanielloAmice miei, popolo mio, gente: vuie ve credite ca io sò pazzo e forze avite raggione vuie: io sò pazze overamente. Ma nunn’è colpa da mea, so state lloro che m’hanno fatto’ascì afforza n’fantasia! Io ve vulevo sulamente bbene e forze sarrà chesta ‘a pazzaria ca tengo ‘ncapa.

Vuie primme eravate munnezza e mò site libbere. Io v’aggio fatto libbere. Ma quanto pò durà sta libbertà? Nu juorno?! Duie juorne?! E già pecché po’ ve vene ‘o suonno e ve jate tutte quante ‘a cuccà. E facite bbuone: nun se pò campà tutta a vita cu na scuppetta ‘mmano. Facite comm’a Masaniello: ascite pazze, redite e vuttateve ‘nterra, ca site pat’ ‘e figlie. Ma si ve vulite tenere ‘a libbertà, nun v’addurmite! Nun pusate ll’arme! ‘O vedite?

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maggio 27th, 2013

Wu Ming, Bologna riparte da 50.000

by gabriella

ImageCinquantamila bolognesi (59%) hanno risposto alla chiamata dei referendari e hanno votato A, contro circa 35.000 che hanno votato B (41%).

In totale poco più del 28% degli elettori. Una percentuale che a botta calda consente ai sostenitori della B, il Partito Democratico in testa a tutti, di provare a sminuire la valenza del voto e di spingersi a dire che

“si è trattato di una battaglia ideologica che non interessa la gran parte dei cittadini. I bolognesi hanno capito che la sussidiarietà è la chiave di volta laddove lo Stato non riesce ad arrivare” (E. Patriarca).

Come a dire: non è successo niente, tireremo diritto.

Invece qualcosa è successo, per quanto possano fare i finti tonti. Il PD infatti non ha sostenuto la linea dell’astensione, ha fatto l’opposto, ha mosso le corazzate e l’artiglieria pesante per mandare la gente a votare B. Si è speso il Sindaco in prima persona (che ha mandato una lettera a casa dei bolognesi per invitarli a votare B, e ha fatto un tour propagandistico per tutti i quartieri), gli assessori, il partito locale, i parlamentari da Roma… Ai quali si è aggiunta la propaganda nelle parrocchie, quella del PdL, della Lega Nord, di Scelta Civica, della CISL, e gli endorsement di Bagnasco, di Prodi, di Renzi, di due ministri della repubblica, più le dichiarazioni di Ascom, Unindustria e CNA.

Questa santa alleanza contro i perfidi referendari ideologici è riuscita a muovere soltanto 35.000 persone (incluse le suore, le prime a presentarsi ai seggi ieri mattina). Significa che una buona parte dell’elettorato di quei partiti e dei fedeli cattolici ha disobbedito agli ordini di scuderia ed è rimasta a casa oppure ha votato A.

Invece un comitato di trenta volontari, appoggiato solo da un paio di partiti minori e qualche categoria sindacale, che ha raccolto l’appoggio di tutti gli ultimi intellettuali e artisti di sinistra rimasti in Italia, ha portato a votare quindicimila persone in più.

Questo dato politico è il più interessante e pesante.
Da un lato perché significa che il tema della riaffermazione del primato della scuola pubblica rompe gli schieramenti, i vincoli d’obbedienza, le usuratissime cinghie di trasmissione, e allude a una sinistra reale che potrebbe e dovrebbe ricostruirsi a partire da alcuni temi fondativi.

Dall’altro lato perché se con le percentuali si può giocare al ribasso o al rialzo, invece con i numeri assoluti c’è poco da fare, vanno presi come sono. E cinquantamila sono esattamente la metà dei voti che Virginio Merola ha preso nel 2011, quando è stato eletto sindaco. Se questa giunta e questa classe dirigente hanno intenzione di tirare diritto, come traspare dalle prime dichiarazioni, dovranno considerare l’eventualità concreta che la marcia, scandita a ogni passo dall’incertezza e dalla paura, termini con una disfatta. Le notizie che giungono dalla capitale non saranno di conforto per lorsignori: un altro mix micidiale di scarsa affluenza e sconfitta; disgusto per gli schieramenti politici e per qualcuno più che per altri.

La risposta a tutto questo è quella di Bologna: organizzazione dal basso e ingaggio della cittadinanza sui temi importanti, sulle scelte di indirizzo. La dimostrazione che “si può fare”.

Dunque oggi si riparte da qui. Da quota cinquantamila. Avanti.

maggio 24th, 2013

Marco Boarelli, Il finanziamento alle scuole private e il neoliberismo

by gabriella
Milton Friedman (1912 - 2006)

Milton Friedman (1912 – 2006)

Traggo da Micromega questo articolo di Marco Boarelli sulle matrici ideologiche del finanziamento alla scuola privata/paritaria, sul suo senso, i suoi esiti, il suo evidente conflitto con lo spirito costituzionale. Quello del finanziamento alle scuole private è infatti, ha ricordato Rodotà, “un punto non negoziabile” per

“la necessità di rispettare la chiarissima lettera della norma costituzionale che parla di una scuola privata istituita «senza oneri per lo Stato» e dell’obbligo per lo Stato di istituire «scuole statali per tutti gli ordini e gradi». In tempi di crisi, questa norma dovrebbe almeno imporre che le scarse risorse disponibili siano in maniera assolutamente prioritaria destinate alla scuola pubblica in modo di garantirne la massima funzionalità possibile. Non a caso, Piero Calamandrei definì la scuola pubblica «organo costituzionale», individuando la linea dalla quale non può allontanarsi nessuna istituzione dello Stato. Il cardinale Bagnasco ha dichiarato che quel finanziamento permette allo Stato di risparmiare. Non comprende che non siamo di fronte a una questione contabile. Si tratta della qualità dell’azione pubblica, del modo in cui lo Stato adempie ai suoi doveri nei confronti dei cittadini.

 

Marco Boarelli, La scuola, il neoliberismo e il referendum di Bologna

A Bologna, alla fine di maggio, i cittadini saranno chiamati a votare per un referendum consultivo sulla scuola dell’infanzia. Dovranno esprimersi sul finanziamento di un milione di euro all’anno alle scuole private da parte del Comune, scegliendo tra il suo mantenimento o la sua abolizione.

Si tratta di una scadenza che non riguarda solo Bologna, e non riguarda solo la scuola dell’infanzia. Se ci allontaniamo per un momento dall’oggetto del referendum possiamo comprenderne meglio la portata.

Il finanziamento pubblico alla scuola privata ha il suo teorico più illustre nell’economista statunitense Milton Friedman, il principale esponente della “scuola di Chicago”, le cui strategie economiche liberiste hanno influenzato le politiche di Margaret Thatcher e Ronald Reagan (e anche di Pinochet).

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maggio 23rd, 2013

Wu Ming, Bologna: la scuola pubblica ha già vinto (ma il PD comunale legifera contro il voto dei bolognesi)

by gabriella

33 1Wu Ming ha pubblicato sul suo blog ospitato da Internazionale un bell’articolo dedicato al referendum bolognese sui finanziamenti alla scuole paritarie. Questo lo stralcio fondamentale:

non c’è una dichiarazione o una riga sottoscritta dai sostenitori laici o clericali dell’opzione B che ricordi questa semplice verità: a Bologna, 26 su 27 scuole d’infanzia paritarie private sono confessionali e aderiscono alla stessa struttura, cioè la Federazione italiana scuole materne (cattoliche), fondata su impulso della Cei nel 1973. L’omissione è cruciale, altrimenti la retorica sulla “libertà di scelta educativa delle famiglie” cadrebbe davanti a quello che è un semplice accordo bipolare stipulato nel 1995 e procrastinato per diciotto anni. In una società sempre più multietnica, multireligiosa e multiconfessionale, tenere in piedi un sistema integrato Peppone-Don Camillo è grottesco, almeno quanto lo sarebbe immaginare un sistema educativo a compartimenti stagni, in cui ogni confessione e ogni gruppo sociale si fa la propria scuola con i contributi pubblici.

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maggio 21st, 2013

Pensare il rapporto tra uomo e animale

by gabriella

uomo animaleUn bel saggio di Marco Maurizi, L’animale dialettico, sul rapporto uomo/natura, uomo/animale nella Scuola di Francoforte. Considerando la trattazione del passaggio dalle società di caccia e raccolta alle società stanziali e del prezzo che l’uomo paga in quella costruzione violenta de Sé chiamata educazione, questo articolo completa e spiega il precedente di Jared Diamond sulla sicurezza e socialità dei bambini delle società tradizionali.

L’affermazione del Sé è determinata dalla negazione dell’altro-da-sé e questo processo – che accompagna e sostiene, a un tempo, il processo di civilizzazione in senso ontogenetico e filogenetico – deve essere letto come trionfo e fallimento della cultura. Laddove questa infatti riesce ad estirpare ogni ricordo della natura da cui proviene, la cultura trionfa. Ma proprio in quanto rimuove – in senso psicoanalitico – il ricordo di ciò che essa, nonostante tutto, ancora è, fallisce il suo scopo: la costruzione di una società “umana”, laddove l’umano ha qui il senso di “civile”, cioè “non bestiale”.

Marco Maurizi

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maggio 21st, 2013

Dialogo sull’antispecismo

by gabriella

Traggo da Asinus Novus il video della conferenza Antispecismi in discussione tenuta presso la Facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma e il Dialogo tra un antispecista politico e un antispecista debole di Marco Maurizi e Leonardo Caffo.

Antispecismo debole

Marco: Caro Leonardo, potresti spiegare in poche parole ai lettori quali sono le caratteristiche essenziali della tua proposta teorica? Cosa intendi per “antispecismo debole”?

Leonardo: Caro Marco qualche tempo fa, diciamo dopo la pubblicazione e lettura del tuo Al di là della Natura (Novalogos, 2011), mi è capitato di ragionare attentamente sull’antispecismo politico di cui tu sei, a mio avviso, il teorico più preciso (non solo in Italia). Non è una ruffianata di contesto, ma una constatazione legata ad un mio personale problema: mentre esistono formulazioni abbastanza precise delle teorie antispeciste, sole per dirne alcune, “utilitariste” (penso a Singer) o “giusnaturaliste” (penso a Regan), mancano invece descrizioni abbastanza meticolose del concetto di antispecismo politico (penso a Nibert, che può esserne considerato il padre ispiratore). Ora, so che il paragone regge fino a un certo punto: “antispecismo politico” è la denotazione di un approccio teorico, più che di una teoria in quanto tale; potremmo dire che è al suo interno che mancano definizioni delle diverse teorie che esprime, come ad esempio l’antispecismo marxista, quello anarchico, quello ecofemminista, ecc. Ma non sono del tutto d’accordo.

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maggio 21st, 2013

BES: Bisogna Eliminare il Sostegno

by gabriella

BESNel 2011, Fondazione Agnelli, Caritas e Associazione Treelle proponevano un radicale cambiamento nella filosofia del sostegno agli alunni portatori di bisogni educativi speciali (BES): tenerli in classe ad insegnare italiano e matematica ai ragazzi disabili era dispendioso e poco efficace – si sosteneva -, meglio creare una nuova entità burocratica, i Centri Risorse per l’Integrazione, sportelli unici dedicati ai bisogni educativi speciali anche al di fuori dell’orario scolastico.

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maggio 19th, 2013

Marco Dotti, Testa ben piena o ben fatta? Il terzo istruito di Michel Serres

by gabriella

Serres

L’agile ricognizione del pensiero educativo di Michel Serres tratteggiata da Marco Dotti in occasione della traduzione italiana di Non è un mondo per vecchi per Bollati Boringhieri.

Nel ventiseiesimo capitolo del primo libro dei Saggi, Michel de Montaigne scriveva:

«Non c’è ragazzo delle classi medie che non possa dirsi più sapiente di me, che non so nemmeno quanto basta a interrogarlo sulla sua prima lezione».Montaigne

Che cosa accadrebbe, si chiedeva Montaigne, se a quella lezione si fosse in qualche modo costretti? Non ci si troverebbe – «assai scioccamente», puntualizzava – vincolati a una costrizione ancora più grande? Non saremmo costretti a servirci di «qualche argomento di discorso più generale, in base al quale esaminare l’ingegno naturale dei ragazzi: lezione sconosciuta tanto a loro quanto a me»?

Il saggio che Montaigne pone al centro della sua idea di educazione è ricordato soprattutto per un’altra affermazione, che ha assunto il ruolo di massima e come ogni massima ha subito il non sempre fausto destino di essere più citata, che compresa. Montaigne affermava, infatti, che è meglio una testa ben fatta, che una testa ben piena.

Parlando di «tête bien faite» e contrapponendola alla «tête bien pleine» intendeva riferirsi prima di tutti al precettore, all’insegnante e, per estensione, anche al ragazzo che dovrebbe essere assecondato nel desiderio. Altrimenti, scrive, concludendo la propria dissertazione, «non si fanno che asini carichi di libri». Ma che cos’è un «asino carico di libri»?

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