Archive for marzo, 2014

marzo 26th, 2014

Diminuiscono i lettori: il commento di Gino Roncaglia

by gabriella

L’ultima rilevazione ISTAT evidenzia una crisi generalizzata della lettura (-3%) che, nell’età scolare, ha avuto una diminuzione inquietante. Tra i bambini della scuola primaria i lettori (è considerato “lettore”: chi ha letto almeno un libro nell’ultimo anno) sono scesi in un anno del 4%, tra i ragazzi della secondaria inferiore del 3,6%, nella fascia d’età della secondaria superiore addirittura del 9,2%.

 

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marzo 24th, 2014

L’attacco di Via Rasella e il massacro delle Fosse Ardeatine

by gabriella

Nel settantesimo anniversario della strage delle Fosse Ardeatine.

 

il rastrellamento

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marzo 22nd, 2014

Felice Cimatti, L’individuo è l’essere sociale. Marx e Vygotskij

by gabriella
Karl Marx (1818 - 1883)

Karl Marx (1818 – 1883)

Questo bel saggio di Felice Cimatti – incluso nel testo collettaneo Il transindividuale, appena uscito per Mimesis (pp. 253-271) – è dedicato a una teoria della mente che si avvale degli strumenti messi a punto da Marx e Vygotskij per mettere a fuoco i limiti e le aporie dell’individualismo cognitivo e del biologicismo delle neuroscienze.

Se per Marx, l’individuo è «l’insieme dei rapporti sociali», per Vygotskij

«la mente individuale è il punto di arrivo di un processo di emancipazione dalle condizioni naturali, ma anche da tutte le relazioni storico-sociali che si presentano di fronte all’individuo come se fossero naturali».

L’individuo non è dunque la premessa della relazione, ma il suo effetto.

 

1. «La coscienza è un rapporto sociale»

L’animale non umano, per Marx,

«è immediatamente una cosa sola con la sua attività vitale. Non si distingue da essa. È quella stessa [attività vitale]» Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844.

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marzo 19th, 2014

Carlo Augusto Viano, Storia della critica della religione

by gabriella

oca pro nobisNell’introduzione ad Oca pro nobis – opera di «critica, satira e sberleffo» di Carlo Cornaglia, Filippo d’Ambrogi, Walter Peruzzi e Maria Turchetto, appena uscita per Odradek – Carlo Augusto Viano traccia una breve storia della critica della religione, dell’ateismo e dell’anticlericalismo. La tesi di Viano è che la cultura contemporanea ha perso, in relazione ai credo, quegli anticorpi critici ben presenti invece dalla tradizione greca alla modernità.

Mentre condivido lo sconforto che pervade la sua ricognizione del reincantamento contemporaneo, mi convince meno l’idea che la filosofia contemporanea abbia dato un contributo di minore incisività rispetto alle letture di Pomponazzi e Machiavelli. Basti pensare, per citare i soli giganti, a Feuerbach, per il quale la religione è essenzialmente proiezione mentale – un disturbo psichico di gravità variabile – a Marx, che fin da ragazzo si riprometteva di detronizzare tutti gli dèi, celesti e terrestri – si può vedere cosa scrive, ad esempio, nell’Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico – a Schopenhauer, che proprio dedicandolo alla memoria di Giordano Bruno e Giulio Cesare Vanini, scrisse O si pensa o si crede, fino ad arrivare a Nietzsche, il cui Zarathustra rappresenta appunto l’invocazione ai contemporanei perché «restino fedeli alla terra» e dissetino qui il proprio desiderio di giustizia.

Nella cultura contemporanea manca una critica significativa della religione in generale e delle singole religioni. Si tratta di un aspetto importante della nostra storia intellettuale, presente nella cultura antica, a opera di letterati e filosofi, perfino dei filosofi che poi pretendevano di formulare una loro religione o proponevano pratiche religiose elaborate autonomamente. Il pluralismo religioso del mondo greco-romano favoriva un confronto tra le religioni, in cui era possibile criticare, anche aspramente, credenze e pratiche di questa o quella religione.

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marzo 19th, 2014

Locke e l’educazione del gentleman

by gabriella
John Locke (1632 - 1704)

John Locke (1632 – 1704)

Dal punto di vista pedagogico, il XVIII secolo si caratterizza per l’opera di grandi riformatori di sistemi scolastici e per la riflessione di tre grandi filosofi e teorici dell’educazione: Locke, Rousseau e Kant. Il ruolo di apripista è esercitato da John Locke, i cui Pensieri sull’educazione sono uno dei testi pedagogici più letti e dibattuti tra ‘700 e ‘800. In questo testo, nato dalla richiesta dell’aristocratico Edward Clarke of Chipley di consigli per l’educazione di suo figlio, Locke delinea – in 217 lettere – il nuovo modello formativo della classe dirigente sulla base delle necessità sociali dell’élite dell’epoca. E’ il manifesto dell’individualismo liberale e dell’educazione borghese.

La vita di John Locke si intreccia con uno dei momenti più tumultuosi e importanti dell’Inghilterra moderna. Ha appena otto anni quando vede suo padre, fervente puritano e sostenitore del Parlamento, partecipare alla guerra civile tra Parlamento e Corona come capitano di cavalleria.

1649, Esecuzione di Carlo I

1649, Esecuzione di Carlo I

Seguendo le orme di Giacomo I, Carlo I Stuart, salito al trono nel 1625, aveva continuato a rafforzare le prerogative reali in un disegno di rafforzamento dell’assolutismo monarchico assoluta, ma nel 1640, costretto a convocare il Parlamento per finanziare la guerra contro la Scozia, rivellatasi per motivi religiosi, deve sottoscrivere il Petition Rights, quindi dopo una lunga e sanguinosa guerra civile, è condotto al patibolo per alto tradimento (1649): è la prima testa reale a cadere per volontà popolare.

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marzo 16th, 2014

La comunicazione animale

by gabriella

Le strategie sonore, gestuali e olfattive degli animali per comunicare al fine di predare senza essere predati e massimizzare le possibilità di riprodursi.

Gioco, ironia, divertimento animale

 

Simone Valesini, La cooperazione con l’uomo dell’Indicatore golanera

una femmina di Indicatore

una femmina di Indicatore con un raccoglitore Yao

L’uccello indicatore capisce l’uomo: così le specie comunicano da millenni. Gli indicatori golanera sono piccoli volatili africani che da millenni collaborano con le popolazioni nella ricerca del miele. I richiami utilizzati per dare inizio alla caccia, svela uno studio, sono la prima forma di scambio informativo scoperta tra uomini e animali selvatici.

DA MILLENNI, le tribù che abitano la savana del Mozambico hanno una tecnica infallibile per scovare del miele. Da quelle parti infatti basta affidarsi all’indicatore golanera, o indicator indicator, un piccolo uccello che ha la curiosa abitudine di guidare l’uomo (e altri animali) verso gli alveari, per mangiarne cera e larve che da solo non potrebbe procurarsi, e lasciare il miele al compagno di avventura. Per dare inizio alla caccia, gli abitanti del luogo utilizzano uno specifico richiamo: un caratteristico trillo seguito da una sorta di grugnito. Un segnale che viene tramandato di padre in figlio da tempo immemore, e che l’uccello sembra capire perfettamente. In effetti, dimostra uno studio appena pubblicato su Science, si tratterebbe di un’autentica forma di comunicazione, la prima mai scoperta tra esseri umani e animali selvatici.

La collaborazione tra uomo e gli indicatori, di per sé, è già un fenomeno estremamente raro: una forma di mutualismo (cioè una simbiosi vantaggiosa per entrambe le parti) di cui, almeno per la nostra specie, esistono pochissimi altri esempi in natura. Ma l’esistenza di un’autentica forma di comunicazione tra esseri umani e animali selvatici (e quindi non addestrati) è qualcosa di ancora diverso e, almeno fino a oggi, quasi impensabile. Eppure per i cacciatori di miele di etnia Yao che abitano nel nord del Mozambico è assolutamente normale: il loro strano richiamo, giurano, viene capito perfettamente dagli indicatori, che udito il segnale accorrono immediatamente per dare inizio alla ricerca di un alveare.

Incuriositi dalla faccenda, gli autori dello studio hanno deciso di verificare quanto ci fosse di vero nel racconto degli Yao. E in particolare, se gli indicatori fossero realmente attratti dal richiamo, o se non fosse invece la semplice presenza di un essere umano a predisporre gli uccelli alla ricerca del miele. Per iniziare, hanno seguito un gruppo di indigeni nelle loro spedizioni, constatando così che oltre il 75 percento di queste va a buon fine quando vengono utilizzati i richiami tradizionali.

Gli scienziati hanno quindi registrato i richiami degli Yao, e ne hanno verificato l’efficacia utilizzando due suoni completamente casuali come controllo. Accompagnati da esperti cacciatori di miele locali, hanno tentato di attrarre gli indicatori utilizzando i tre suoni registrati, e in questo modo è emersa chiaramente l’efficacia dei richiami, capaci di attirare un uccello e dare inizio alla caccia nel 66 percento dei casi, contro il 33 percento dei suoni di controllo. Ma non solo: una volta attratto un uccello, la spedizione ha tre volte più probabilità di andare a buon fine (di portare cioè alla scoperta di un alveare) se gli indicator vengono incitati lungo tutto il tragitto dal suono dei richiami degli Yao.

“I risultati – sottolinea Claire Spottiswoode, ricercatrice di Cambridge che ha coordinato la ricerca – dimostrano che esiste una forma di comunicazione tra esseri umani e animali selvatici che viene compresa perfettamente dagli animali”.

Il prossimo passo, racconta la ricercatrice, sarà ampliare lo studio ad altre comunità di raccoglitori di miele africani, per documentare le diverse varianti locali del richiamo utilizzato per attrarre gli indicatori. Una ricerca che andrà svolta con una certa urgenza, aggiunge Spottiswoode, perché sempre più comunità ormai hanno iniziato a comprare zucchero raffinato invece di affidarsi all’aiuto degli indicatori. E la loro connessione millenaria con questi uccelli potrebbe presto diventare un ricordo.

marzo 15th, 2014

Ian Tattersall, La seconda nascita di Homo sapiens

by gabriella
Ian Tattersall all'American Museum of Natural History di New York

Ian Tattersall all’American Museum of Natural History di New York

Il paleoantropologo inglese mostra come la transizione al modo di ragionare simbolico e al pensiero ipotetico che contraddistingue la specie Homo, si sia verificata sorprendentemente tardi nella storia evolutiva umana – i primi Homo, incluso il Neanderthal ne erano privi -, durante il periodo di diffusione della nostra specie. Questo radicale cambiamento deve per forza essere associato a un cambiamento culturale e non biologico, ma i meccanismi che l’hanno reso possibile sono del tutto ordinari e spiegati dalla teoria neodarwiniana. Tratto da Micromega, 1/2014, pp. 55-66.

Noi esseri umani siamo parte integrante del grande albero della vita che unisce tutti i viventi sul pianeta Terra. La nostra specie condivide con un’ampia cerchia di organismi le strutture fondamentali del corpo, gli organi, i tessuti, le cellule e il dna. Nonostante ciò, noi siamo diversi. Non è un segreto che qualcosa ci renda profondamente diversi da tutti gli altri organismi, compresi quelli che ci sono più vicini sul grande albero della vita. Ovviamente possediamo un numero notevole di peculiarità fisiche che ci rendono piuttosto insoliti, la maggior parte delle quali sono legate al nostro modo, davvero curioso, di camminare eretti, su due gambe. La cosa che però ci fa personalmente sentire tanto diversi, anche rispetto agli scimpanzé, i nostri parenti più stretti oggi, è di certo lo strano modo che abbiamo di elaborare l’informazione con il cervello.

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marzo 15th, 2014

Marc Augé, L’utopia nera dell’oligarchia planetaria

by gabriella
Marc Augé

Marc Augé

La crisi dell’educazione e l’utopia nera di un mondo per pochi in questa riflessione di Marc Augé pubblicata da Micromega.

Si potrebbe ipotizzare che il rifiuto di pensare come un tutt’uno il problema dell’economia e quello dell’educazione sia la causa profonda dei nostri fallimenti in entrambi i campi. Dissociarli significa infatti cedere alla grande tentazione postmoderna: rifiutare di porsi la questione delle finalità.

Nelle situazioni di povertà che viviamo oggi è inevitabile che la priorità venga data agli obiettivi a breve termine e ai modi di raggiungerli (aiuti d’emergenza, piani sociali, formazione professionale permanente). Ma nel contempo si passa sotto silenzio la questione del sapere in vista di cosa si lavora o si studia.

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marzo 14th, 2014

Rapporto della polizia prussiana sull’esilio londinese di Marx

by gabriella
Marx nel 1861

Marx nel 1861

Il rapporto redatto nel 1852-53 da un agente della polizia prussiana su Karl Marx e la sua famiglia.

Il capo di questo partito (dei comunisti) è Karl Marx; i sottocapi sono Friedrich Engels a Manchester, Freiligrath e Wolff (detto Lupus) a Londra, Heine a Parigi, Weydemeyer e Cluss in America; Burgers e Daniels lo erano a Colonia, Weerth ad Amburgo. Ma la mente attiva e creatrice, la vera anima del partito è Marx; perciò voglio informarla anche della sua personalità.

Marx è di media statura; ha trentaquattro anni; malgrado l’età, i suoi capelli sono già grigi; la sua corporatura è vigorosa; i tratti del volto ricordano notevolmente quelli di Szemere (Bertalan Szemere, poeta e nazionalista ungherese, primo ministro durante la rivoluzione del ’48 – ndr), a parte il colorito più scuro e i capelli e la barba nerissimi; porta la barba completa; i suoi occhi grandi, focosi e penetranti, hanno qualcosa di sinistro, di demoniaco. Tuttavia si nota in lui al primo sguardo l’uomo di genio e di energia. La sua superiorità intellettuale esercita un’influenza irresistibile su chi lo circonda.

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marzo 14th, 2014

Pierre Macherey, Le lettere di Marx a Ruge

by gabriella

Deutsch_Franz_JahrbücherTraggo da Consecutio temporum questa bella ricostruzione degli interessi che Marx e Ruge [e Feuerbach] condensarono intorno alla pubblicazione a Parigi del primo [ed unico] numero degli Annali franco-tedeschi, dedicati alla ricerca dei mezzi necessari alla realizzazione pratica della filosofia, il compito che Marx le darà nell’undicesima tesi su Feuerbach.

E così ho finito con il nostro compito comune, ossia l’analisi del filisteo e del suo Stato. Non dirà che ho troppa fiducia nel presente; e se tuttavia non dubito di esso è solo perché la sua situazione disperata mi riempie di speranza. Non parlo affatto dell’incapacità dei signori e dell’indolenza dei servi e dei sudditi, i quali lasciano che tutto vada come piace a Dio; anche se le due cose insieme basterebbero già a provocare una catastrofe. Richiamo la sua attenzione sul fatto che i nemici del filisteismo, ossia tutti coloro che pensano e soffrono, sono giunti a un’intesa per la quale in passato mancavano loro i mezzi; e che persino il sistema passivo di riproduzione degli antichi sudditi arruola ogni giorno nuove reclute al servizio della nuova umanità […] Da parte nostra dobbiamo portare completamente alla luce del giorno il vecchio mondo e creare positivamente il nuovo mondo. Quanto più a lungo gli eventi lasceranno all’umanità che pensa tempo per riflettere e all’umanità che soffre tempo per unirsi, tanto più perfetto verrà al mondo il frutto che il presente porta in grembo.

La riforma della coscienza consiste solo nel rendere il mondo consapevole di se stesso, nel ridestarlo dal suo ripiegamento trasognato, nello spiegargli le sue proprie azioni. Come per la critica della religione di Feuerbach, il nostro scopo non è altro che condurre alla forma umana autocosciente tutte le questioni religiose e politiche.

Karl Marx

Nel marzo 1844 apparve l’unico numero della rivista che Marx, allora deciso a prendere in teoria ed in pratica la massima distanza dalla Germania, aveva fondato a Parigi con Arnold Ruge. Questa pubblicazione comprendeva tre contributi firmati da Marx: uno scambio di lettere con Arnold Ruge, l’articolo su La questione Ebraica (in risposta ad un articolo pubblicato sotto lo stesso titolo da Bruno Bauer) e un’Introduzione alla critica della filosofia del diritto pubblico, redatta a partire del commentario dei passi della terza parte dei Lineamenti della filosofia del diritto di Hegel consacrati allo Stato costituzionale, commentario che Marx – che aveva senza dubbio intrapreso questo lavoro nel 1842 – aveva abbozzato a Kreuznach nel 1843, ma lasciato incompiuto.

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