Archive for novembre, 2015

novembre 30th, 2015

Carlo Rovelli, La curiosità può regalarci un Universo

by gabriella

Dal Corriere della Sera del 30 novembre 2015.

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novembre 26th, 2015

L’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore

by gabriella

Il racconto di Chiara Valentini su Wikiradio.

novembre 25th, 2015

La teoria dei colori

by gabriella

Gli oggetti e gli ambienti che ci circondano sono in gran parte colorati. Ciò dipende dal fatto che la luce si diffonde attraverso onde di diversa lunghezza alle quali corrisponde un colore. Tratto, con qualche modifica, da fc.retecivicamilano.

Il nostro occhio percepisce solo una piccola parte delle onde luminose esistenti in natura; a questa corrisponde uno spettro di sette colori: il rosso, l’arancio, il giallo, il verde, l’azzurro, l’índaco e il violetto.

col_ruotaIl fisico inglese Isaac Newton dimostrò, nel 1672, che la luce, che vediamo bianca, è in realtà composta dai sette colori dello spettro solare. Nel suo esperimento Newton fece passare un raggio di luce attraverso un prisma di cristallo. Il raggio si scompose così nei sette colori dello spettro solare, dimostrando che il bianco è la luce riflessa di tutti quei colori.

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novembre 25th, 2015

Maria Laura Agnello, Semiotica del colore

by gabriella

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Tratto, con qualche modifica, da Panorama.

Jonathan è un noto pittore newyorchese. In seguito a un brutto incidente automobilistico subisce un trauma celebrale e da quel momento in poi il suo cervello perde la capacità di percepire i colori: la realtà diventa per lui una scala di grigi. Inaspettatamente la sua vita comincia ad andare a rotoli: il cibo lo disgusta, il mondo gli appare un posto orribile, dipingere i suoi quadri astratti diventa un’impresa impossibile e quando prova lo stile figurativo va anche peggio.

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novembre 24th, 2015

Aristotele e la scelta di Sophie

by gabriella
novembre 20th, 2015

Dal limite del pensiero al pensiero del limite: il dibattito post-kantiano sulla cosa in sé e la nascita dell’idealismo

by gabriella
Immanuel Kant (1724-1804)

Immanuel Kant (1724-1804)

Negli ultimi anni della vita di Kant (che muore nel 1804), emergono importanti critiche al suo sistema dualistico e, particolarmente, alla distinzione tra fenomeno e noumeno. Secondo i suoi critici, il sistema kantiano soffrirebbe di una contraddizione di base che consiste nell’aver dichiarato esistente e al tempo stesso inconoscibile, la cosa in sé (Ding an sich).

Già Jacobi, nel suo saggio Sull’idealismo trascendentale (1787) aveva insinuato che se il criticismo é vero si deve ricondurre tutto al soggetto e abolire la cosa in sé, mentre, se è falso, si deve ammettere la cosa in sé tornando al realismo. Osservando che la cosa in sé non é pensabile, né rappresentabile, Maimon (Salomon ben Joshua) ne aveva invece concluso che il noumeno é un concetto impossibile.

Friedrich Heinrich Jacobi (1743 – 1819)

Al di là delle specifiche posizioni, i critici immediati di Kant si chiedono: se ogni realtà di cui facciamo esperienza esiste come rappresentazione della coscienza, come può venire ammessa l’esistenza di una cosa in sé, cioè di una realtà non pensata e non pensabile, non rappresentata e non rappresentabile? (il noumeno é infatti un concetto limite, esprimibile solo in negativo, per opposizione al fenomeno).

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novembre 19th, 2015

Luca Guidetti, Giovanni Matteucci, Essere pensiero e linguaggio. Parmenide e la tesi dell’isomorfismo pensiero/realtà

by gabriella

Guidetti e Matteucci, ricercatori dell’Università di Bologna, illustrano la genesi dell’ontologia eleatica e il senso dell’identità essere/pensiero, fondamento e presupposto della filosofia greca.

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novembre 17th, 2015

La guerra asimmetrica e l’attentato di Parigi

by gabriella

Tratto da Senzasoste.it.

parigi militare

“Ci accingiamo a condurre una guerra che sarà spietata”. Dal discorso in diretta tv alla nazione del presidente francese Hollande, tarda serata di ieri.

Parigi, se guardiamo agli ultimi trent’anni, è già stata colpita da diverse tipologie di attacchi. Nel 1986, ad esempio c’è una serie di attentati (bombe che colpiscono negozi di lusso e magazzini popolari) legati alla richiesta di liberazione di un militante di una importante fazione libanese. Poi ci sono gli attentati della metà degli anni ’90, legati alla vicenda dell’appoggio francese al colpo di stato algerino, che provocano diversi morti. Esplosioni di bombe rudimentali non certo con attacchi coordinati come quelli di venerdì 13.

Anche allora, come per Charlie Hebdo, la retorica della restrizione della sorveglianza, dello stanare i terroristi, della mano ferma che deve colpire anche all’estero se necessario ovviamente si è sprecata. Il punto è che, da almeno trent’anni, tutte le grandi criticità del medio oriente, in un modo o in un altro, hanno finito per manifestarsi sul suolo parigino. Da quelle rappresentate dagli sciiti del 1986 ai filo-sunniti della strage Charlie Hebdo. C’è solo da stupirsi del fatto, con la Francia in testa al bombardamento della Libia del 2011, non sia accaduto a Parigi qualcosa di direttamente proveniente dal paese nordafricano. Sugli attentati di venerdì 13, rispetto al passato anche recente, possiamo notare un salto di qualità. Stavolta la Francia rischia non tanto di importare attentati ma proprio una guerra in casa. E di esportarla in Europa.

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novembre 17th, 2015

Isis e Islam moderato

by gabriella

sceicco-saeed-al-maktoumIntervista a Laura Guazzone, docente di Storia contemporanea dei paesi arabi presso l’Istituto italiano di Studi Orientali all’università Sapienza di Roma. «Estremisti in ascesa, dopo che si è negata l’opzione dell’Islam moderato».  Tratto da Il Manifesto

 

Professoressa, partiamo dall’inizio: quando ci si riferisce all’Islam moderato, cosa si intende e come si pone di fronte a questi eventi?

Sull’espressione Islam moderato ci sono molti fraintendimenti, come capita di sovente in dibattiti complessi. A volte questi fraintendimenti sono ingenui, a volte sono manipolatori; bisogna partire dal chiarire un punto, ovvero: quando parliamo di Islam moderato andrebbe chiarito se si sta parlando in senso religioso o se parliamo di Islam moderato in senso politico. Le due espressioni possono coincidere ma non necessariamente. Se ragioniamo sulle forme di dialogo o di contenimento rispetto alle varie forme di Islam questi elementi vanno chiariti.

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novembre 15th, 2015

Carcere

by gabriella

poggiorealeLa dignità negata a Poggioreale documentata dal reportage fotografico di Valerio Bispuri. Il commento di Roberto Saviano.

“Non guardate queste foto pensando che chi ha sbagliato debba pagare. Non si paga in questo modo. Non si paga defecando e cucinando nello stesso metro quadrato. Non si paga vivendo senza acqua calda e riscaldamento. Non si paga perdendo dignità”.

Non guardate queste foto pensando che chi ha sbagliato debba pagare. Non si paga in questo modo. Non si paga defecando e cucinando nello stesso metro quadrato. Non si paga vivendo senza acqua calda e riscaldamento. Non si paga perdendo dignità. Il carcere è per i poveri? Sì, queste foto ci dicono che il carcere è per i poveri. Il carcere è per i disperati? Sì, queste foto ci dicono esattamente questo: il carcere è per i disperati. I tempi della giustizia sono drammaticamente vergognosi e spesso questo sistema inefficiente è usato come grimaldello per convincere i detenuti a collaborare con la giustizia. Ben venga, dirà qualcuno, senza comprendere che è una scorciatoia che non fa bene a nessuno. Non alle indagini, non alla riabilitazione.
I dati che riguardano le carceri italiane sono allarmanti, ma ormai allarmano solo gli addetti ai lavori e quei pochi che hanno voglia di prestarvi attenzione e che fanno ogni giorno tanto con poche risorse: sto parlando dell’Associazione Antigone e dei Radicali Italiani, unici nel tradurre in dati, parole e politica l’urlo di dolore che si leva dalle carceri italiane. Sono oltre 54mila i detenuti nei 205 istituti italiani. Tra il 2000 e il 2013 i morti in carcere sono stati 2.239, tra questi 801 i suicidi e non solo di detenuti ma anche cento agenti della polizia penitenziaria e un direttore. Nelle condizioni in cui versano le carceri italiane, lavorarci è tortura quasi quanto esservi recluso. Perdi umanità, perdi sonno, perdi aria. Perdi tutto.

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