Archive for febbraio, 2016

febbraio 25th, 2016

Fighting (the fear of) the test

by gabriella

Nella prima settimana di scuola, contando sulla presenza di un nuovo proiettore in classe, ho proposto questo test Kahoot a risposta chiusa a una quinta classe di filosofia che non aveva mai fatto un test a crocette (almeno in filosofia). Le loro reazioni di divertimento e paura, il mio commento e la mia proposta didattica tra resistenza e teaching to test.


testNon credo alla tv, vende la gente lesa,

io leggo libri, leggo solo per autodifesa, sapere più degli altri è la chiave per non farti comandare
e io non voglio comandarti.

Woody Allen

Cari ragazzi,

il test a crocette svolto l’altro ieri con Kahoot ha creato un po’ di sconcerto (ma durante lo svolgimento anche di divertimento) in classe: alcuni tra voi hanno avuto infatti risultati molto inferiori al solito (altri migliori del solito).

Nel tentativo di rincuorare i delusi ho forse scoraggiato quelli che hanno ottenuto i risultati migliori. Non era certo mia intenzione, perciò colgo l’occasione per chiarirci insieme le idee su cosa sono e a cosa servono i test a risposta chiusa, cosa che mi permetterà anche di discutere con voi se dobbiamo temerli.

read more »

febbraio 19th, 2016

In morte di Umberto Eco

by gabriella

La verità è un fatto di giustizia, non solo di forma logica.

Michel Foucault

UmbertoEcoGrande studioso e raffinato scrittore, Umberto Eco ha lavorato sulla linea di confine del significato e della verità, incarnando il modello dell’intellettuale postmoderno, dimenticando che la verità è un compito, non solo una definizione.

L’Università e la scuola, che non difese, lo ricorderanno per la parte migliore del suo disincanto: l’ironia di Industria e repressione sessuale in una società padana, la decostruzione dell’Elogio di Franti. Nonostante la sua lontananza dall’impegno pubblico, si sente già la sua mancanza. Non lascia nessuno dietro di sé.

Leggo dal necrologio dedicatogli da Repubblica che in Numero zero, il suo ultimo giallo sulle falsificazioni giornalistiche, fa dire a uno dei protagonisti:

I giornali mentono, gli storici mentono, “la televisione oggi mente” e anche “la scienza mente”,

un banale slittamento (in cui inciampava il tipo di relativismo che si impose negli anni ’80 e che lui interpretò con intelligenza incomparabile) che gli impedì di comprendere che non la scienza, ma gli scienziati mentono quando scelgono il silenzio o la collaborazione.

Ne fu esempio il cameo incluso in uno dei suoi testi più belli e famosi: la spassosa Fenomenologia di Mike Bongiorno (in Diario minimo), mediocrità televisiva di culto alla quale non si sottrasse:

Leggo ancora dal necrologio dedicatogli da Repubblica:

Proprio in “Diario Minimo“, Eco affronta in un saggio la fenomenologia “Mike Bongiorno”, il famoso presentatore televisivo italoamericano che all’epoca aveva conquistato la televisione nazionale italiana. Il saggio uscì nel momento di massima popolarità del presentatore, in cui il semiologo lo consacrava al rango di fenomeno di massa. Mike Bongiorno

”non provoca complessi di inferiorità, pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello”,

scriveva infatti Eco all’inizio degli anni ’60, all’epoca in cui la gente si ritrovava ad affollare i bar la sera per seguire la prima grande trasmissione di culto della televisione, Lascia o raddoppia.

Il semiologo, non ancora autore di romanzi di successo, fece del popolarissimo presentatore, sulla scia dei ‘miti d’oggi’ di Roland Barthes, un’icona dell’Italia del boom, che

”convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità”.

Un ritratto che ovviamente non piacque a Bongiorno, il quale, teneva a ricordare che Eco era stato tra i collaboratori di Lascia o raddoppia:

“Arrivava anche lui il giovedì con la sua busta di domande… ma non lo dice mai: forse è un ragazzo un po’ timido’.

febbraio 19th, 2016

Umberto Eco, Industria e repressione sessuale in una società padana

by gabriella

Lo spassoso reportage antropologico di un ricercatore dell’Oceania sulle pratiche dei milanesi, in cui il migliore Eco smaschera l’etnocentrismo delle categorie disciplinari dall’apparenza più neutrale. Due dei quattro saggi, tratti da Diario Minimo, [Milano, Bompiani, 1992, pp. 81-92].

La presente inchiesta elegge come campo di indagine l’agglomerato di Milano alla propaggine nord della penisola italiana, un protettorato vaticano del Gruppo delle Mediterranee. Milano si trova circa a 45 gradi di latitudine nord dall’Arcipelago della Melanesia e a circa 35 gradi di latitudine sud dall’Arcipelago di Nansen nel Mar Glaciale Artico. Si trova quindi in una posizione pressoché mediana rispetto alle terre civili e se pure fosse più facilmente raggiungibile dalle popolazioni eschimesi tuttavia è rimasta al di fuori dei vari itinerari etnografici.

Debbo il consiglio di una indagine su Milano al Professor Korao Paliau dell’Anthropological Institute delle Isole dell’Ammiragliato e ho potuto condurre la mia inchiesta grazie al generoso aiuto della Aborigen Foundation of Tasmania che mi ha fornito un grant di ventiquattromila denti di cane per affrontare le spese di viaggio ed equipaggiamento. Non avrei peraltro potuto stendere queste note con la dovuta tranquillità, riesaminando il materiale raccolto al ritorno dal mio viaggio, se il Signore e la Signora Pokanau dell’Isola di Manus non mi avessero messo a disposizione una palafitta isolata dal consueto clangore dei pescatori di trepang e dei mercanti di copra che purtroppo hanno reso infrequentabili certe zone del nostro dolce arcipelago. Né avrei peraltro potuto correggere le bozze e riunire le note bibliografiche senza l’affettuosa assistenza di mia moglie Aloa che spesso ha saputo interrompere la confezione di collane di fiori del pua per correre all’arrivo del battello postale e trasportarmi alla palafitta [63] le enormi casse di documenti che via via richiedevo all’Anthropological Documentation Center di Samoa e che per me sarebbero state di troppo peso.

read more »

febbraio 19th, 2016

Umberto Eco, Prepararsi alla morte

by gabriella

Umberto-EcoL’inimitabile ironia delle Bustine di Minerva (12 giugno 1997) in questo testo sul distacco dalla vita, ripubblicato da Micromega.

Non sono sicuro di dire una cosa originale, ma uno dei massimi problemi dell’essere umano è come affrontare la morte. Pare che il problema sia difficile per i non credenti (come affrontare il Nulla che ci attende dopo?) ma le statistiche dicono che la questione imbarazza anche moltissimi credenti, i quali fermamente ritengono che ci sia una vita dopo la morte e tuttavia pensano che la vita della morte sia in se stessa talmente piacevole da ritenere sgradevole abbandonarla; per cui anelano, sì, a raggiungere il coro degli angeli, ma il più tardi possibile.

Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto:

“Maestro, come si può bene appressarsi alla morte?”

read more »

febbraio 19th, 2016

Thomas More, Enclosures e «pecore carnivore»

by gabriella
Thomas More

Thomas More

Nel primo libro di Utopia, il viaggiatore portoghese Raffaele Itlodeo, giunto ad Anversa, si intrattiene con alcuni inglesi ai quali propone il racconto dello straordinario incontro con gli abitanti di Utopia. Prima del racconto, e per contrasto con i suoi contenuti, Itlodeo ascolta la discussione che si apre tra lo stesso More, che figura tra i personaggi, e un avvocato, sulle misure penali assunte per punire i ladri.

“Li stiamo impiccando dappertutto” – diceva. “Ne ho visti fino a venti appesi ad uno stesso patibolo. Ma quello che non capisco è come mai, finendo la maggior parte di essi sulla forca, continuano ad esserci tanti furti”.

C’è poco da stupirsi, intervenni allora senza esitare ad esprimermi in tutta franchezza davanti al cardinale. Questo modo di punire i ladri è, oltre che ingiusto, socialmente inefficace. E’ una punizione spropositata rispetto al furto, e al tempo stesso insufficiente ad impedirlo. Non mi sembra che un semplice furto sia un tale delitto da meritare la condanna capitale, né credo che possa esservi una pena atta a dissuadere chi ruba per mangiare. Mi sembra che di fronte al furto ci si comporti, non soltanto in questo paese, come quei cattivi maestri che preferiscono picchiare gli allievi anziché educarli. Si applicano pene gravi, anzi tremende, contro chi ruba, mentre sarebbe bastato provvedere a che ciascuno avesse di che vivere anziché lasciarlo nell’aberrante condizione di dover prima rubare e poi morire.

read more »

febbraio 19th, 2016

Karl Marx, La cacciata dei contadini dalla terra

by gabriella
Karl Marx

Karl Marx

Dalle prime recinzioni descritte da Thomas More nel XVI secolo, alla massiccia espulsione dei contadini dalla terra del XVII e XVIII secolo. Marx fotografa questo momento fondativo del capitalismo che, nel primo libro del Capitale (sez. 24), chiama accumulazione originaria.

La sua tesi è che il modo di produzione capitalistico (cioè “moderno”, per usare il lessico attuale della sociologia), basato sullo sfruttamento del lavoro e l’accumulazione del profitto (capitale) si sviluppa sulla base di due condizioni: 1. la liberazione del lavoro salariato dalla servitù feudale (nella quale il contadino era legato alla terra) e la nascita del lavoro salariato (in cui il proletario diventa libero di vendere le sue braccia per un salario) e 2. l’espulsione dei contadini dalla terra (con la prima pauperizzazione delle classi popolari, espropriati della capacità autonoma di reddito, legata al lavoro servile e alle libertà comunali).  

«Fu così che i contadini, dapprima espropriati con la forza delle proprie terre, cacciati dalle proprie case, trasformati in vagabondi e poi frustati, marchiati, torturati in base a leggi grottescamente terribili, furono condotti alla disciplina necessaria per il sistema salariale»

Karl Marx, Il capitale, I, VII.

La struttura economica della società capitalistica è uscita dal grembo della struttura economica della società feudale. La dissoluzione di questa ha messo in libertà gli elementi di quella.

Il produttore immediato, o diretto, cioè l’operaio, poteva disporre della sua persona solo dopo aver cessato d’essere legato alla gleba, e servo di un’altra persona o infeudato ad essa. Per divenire libero venditore di forza lavoro, che porta la sua merce dovunque essa trovi un mercato, doveva inoltre sottrarsi al dominio delle corporazioni di mestiere, delle loro clausole sugli apprendisti e sui garzoni, dei vincoli delle loro prescrizioni sul lavoro.

read more »

febbraio 18th, 2016

Pablo Neruda, Non incolpare nessuno

by gabriella

Ieri, uscendo dalla 3F, mi sono imbattuta in un foglietto, attaccato da qualcuno sulla parete del corridoio. C’era scritto:

Pablo Neruda

(1904 – 1973)

Non incolpare nessuno,
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.

Accetta la difficoltà di costruire te stesso
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.

Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.

Non amareggiarti del tuo fallimento
né attribuirlo agli altri.
Accettati adesso
o continuerai a giustificarti come un bimbo.

read more »

febbraio 18th, 2016

La modernizzazione

by gabriella

Un cambiamento sociale globale

geografia della modernizzazione

Storia e geografia della modernizzazione

La modernizzazione è un processo di cambiamento che ha interessato i paesi occidentali per alcuni secoli ridefinendo completamente la fisionomia di queste società. Si tratta quindi un cambiamento sociale globale (investe tutti gli ambiti della vita individuale e sociale) che, come tale, può essere paragonato alla rivoluzione neolitica (passaggio dall’economia di caccia e raccolta), sebbene sia stato molto più rapido di questa. La consapevolezza che un cambiamento di questa portata interessava l’insieme dei rapporti sociali e la natura delle istituzioni economiche, politiche, culturali europee, cioè ciò che con un nuovo concetto venne chiamata società, fu una delle condizioni di sviluppo della nascente sociologia. I padri fondatori della sociologia cercarono infatti di capire e di dare un nome a ciò che gli uomini comuni avvertivano come un cambiamento irresistibile e profondo: i termini impiegati per descriverlo furono industrializzazione, capitalismo e modernizzazione.

 

La nozione di modernizzazione

In sociologia e nelle altre scienze sociali il termine “modernizzazione” si è imposto nella seconda metà del ’900, sostituendo le nozioni di “industrializzazione“ o “capitalismo“, dichiarate parziali o eccessivamente connotate in senso critico. L’industrializzazione è infatti uno dei cambiamenti che si registrano nella modernizzazione, ma non l’unico, mentre il concetto di capitalismo, coniato da Karl Marx, ha un ruolo centrale nella critica marxiana dell’economia politica.

Nairobi

Nairobi: piscine e grattacieli in downtown

slum di Kibera (Nairobi)

Nairobi, lo slum di Kibera

Si è sostenuto che la nozione di modernizzazione ha il vantaggio di raccogliere tutte le grandi trasformazioni che hanno portato alle società moderne, nonostante il riconoscimento che la sostantivazione dell’aggettivo “moderno” è di per sé equivoca, inducendo a pensare che le società “moderne” siano migliori o più progredite delle società tradizionali. Anche il termine di modernizzazione é quindi connotato (cioè portatore non dichiarato di significati ulteriori rispetto all’oggetto denotato), perché suggerisce implicitamente l’idea di un progresso verso il meglio che la sociologia, in quanto scienza, non accoglie.

Un esempio nelle immagini a sinistra che ritraggono Nairobi, la moderna capitale del Kenia, dotata di grattacieli e impianti sportivi d’avanguardia, ma anche circondata da una delle periferie più degradate del mondo, lo slum (baraccopoli) di Kibera. Gli esempi sottostanti di drammatica diseguaglianza sono di Città del Messico.

read more »

febbraio 16th, 2016

A come animale

by gabriella

topoA partire dalla puntata di “Zettel. Filosofia in movimento” dedicata agli animali, Rai filosofia propone un percorso che esamina la storia del pensiero sul tema e affronta l’attuale dibattito tra specismo e antispecismo.

Qual è la differenza, se c’è, tra noi e gli animali? Gli animali pensano? E in quale maniera? Hanno un’anima? Vicini ma estranei, amici ma misteriosi, simili ma diversi: gli animali vengono qui affrontati con una recensione di Matteo Nucci al libro di Fernando Savater “Tauroetica”, con l’intervista a Leonardo Caffo, con il materiale d’archivio di Ramjee Singh e la puntata integrale di Zettel a loro dedicata.

 

Zettel, Animale

L’animale nella filosofia e nell’arte

Leonardo Caffo, A come animale

Leonardo Caffo, Il maiale non fa la rivoluzione

Simone Pollo, Bioetica e animali

cigno nero

febbraio 13th, 2016

Ezio Bosso a Sanremo. Analisi del discorso

by gabriella
Ezio Bosso

http://www.eziobosso.com/it/

Il discorso e la performance di Ezio Bosso, che l’11 Febbraio scorso ha eseguito a Sanremo Following a Bird, hanno commosso profondamente il pubblico. Prova a spiegare perché, schizzando un’analisi platonico-hegeliana del suo discorso (5D) [prima di poterlo ascoltare ci sono, purtroppo, 30” di pubblicità: stacca l’audio e fa’ due passi o leggiti l’articolo di Massimo Pillera per Il Fatto Quotidiano, Ezio Bosso, il discobolo dell’Ariston] o il Buongiorno di Massimo Gramellini qui sotto.

InsuperAbile

Sanremo, il sito satirico Spinoza ha scritto:

«È davvero commovente vedere come anche una persona con una grave disabilità possa avere una pettinatura da coglione».

La tanta Italia che ha scoperto Bosso soltanto l’altra sera si è indignata, ma lui no.

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: