Archive for agosto, 2016

agosto 29th, 2016

Earth Overshoot 2015

by gabriella

Earth Overshoot 2015Quest’anno, il giorno in cui l’umanità ha consumato le risorse naturali disponibili per l’intero anno è stato fissato al 13 agosto. Da questo momento in poi verranno consumati più foreste e animali di quanti ne offra il ciclo riproduttivo.

Giornali e televisioni hanno coperto la notizia spiegandola con metafore economiche, ma il problema è proprio come pensare il superamento dell’economia – insostenibile dal punto di vista sociale non meno che ecologico – e il passaggio a un nuovo modello di sviluppo. Quanto siamo lontani dall’obiettivo può essere anch’esso misurato a partire dalle dichiarazioni del portavoce italiano dell’Overshoot Day nel seguente articolo di Repubblica e il servizio di RaiNews24.

In campo ambientale altro che tagliare il debito, il rosso cresce anno dopo anno. Oggi abbiamo esaurito il capitale di cui potevamo disporre senza doverci far prestare risorse – con ben poche probabilità di restituirle – da chi verrà dopo di noi. L’Overshoot Day, il giorno in cui l’umanità ha consumato il budget di natura disponibile per l’intero anno, quest’anno scatta il 13 agosto. Lo ha calcolato il Global Footprint Network, uno dei più importanti centri studi sulla sostenibilità.

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agosto 27th, 2016

Daniele Lo Vetere, La scuola sotto tutela. A proposito di un certo modo di parlare di didattica e insegnanti

by gabriella
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L’insegnante supereroe

Un catalogo delle critiche di senso comune alla scuola e della loro vacuità, in un bell’articolo apparso il 5 novembre 2015 su Letteraturaenoi.it.

Leggerlo aiuta a comprendere cosa si sta chiedendo agli insegnanti e cosa significhino concretamente idee di grande appeal come (solo per fare degli esempi) progettare di tenere aperte le scuole d’estate, di notte o di domenica (quando chi insegna deve studiare) o, quali conseguenze sulla qualità degli apprendimenti abbiano soluzioni meno note al grande pubblico come l’apertura delle “cattedre” di insegnamento  (vale a dire la possibilità di essere chiamati a insegnare materie “affini” a quelle per le quali si è “abilitati”).

Domenica 25 ottobre, sulla Domenica del Sole 24 ore è uscito un breve articolo a firma di Angelo Bardini e Gilberto Corbellini sull’utilità delle nuove tecnologie per la didattica. In realtà i due autori hanno scelto per le proprie considerazioni un orizzonte ben più vasto di quello delle sole TIC e mettono in campo considerazioni più generali sui processi di innovazione scolastica e didattica. Quest’articolo a me pare un buon esempio di un certo modo di parlare di scuola, motivato da buone intenzioni e corredato da proposte pratiche, ma ideologicamente insidioso e, per certi versi, irricevibile. Penso perciò che sia possibile, partendo da esso, tentare una generalizzazione e dire che cosa in questo genere di discorso convinca poco: a mio avviso quattro idee.

Prescrizione di saperi e competenze “assolutamente necessari” al docente (del futuro)

Tutti parlano di scuola. Tutti hanno un’opinione su perché essa non funzioni e su che cosa in essa andrebbe assolutamente riformato, o rivoluzionato. In questo coro infinito si distinguono, naturalmente, le opinioni degli esperti, fondate su saperi meno vaghi del comune buon senso (o della comune insensatezza) e su una maggior cognizione di causa.

Tuttavia, poiché la scuola è un luogo complesso, poiché molti sono i fattori dell’apprendimento, poiché molte sono le cose che gli insegnanti dovrebbero sapere o saper fare per essere buoni insegnanti, gli esperti che sono in diritto di esprimere la propria opinione, o addirittura di prescrivere indirizzi d’azione, sono molti. (E bisognerà ammettere che il loro diritto di parola è, in effetti, del tutto legittimo).

Il problema è che la forma generale nella quale di solito si esprimono tali opinioni e prescrizioni è la seguente:

«Gli insegnanti sanno poco o niente dell’argomento X (o dei suoi più recenti sviluppi) e bisognerebbe provvedere ad aggiornarli con urgenza».

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agosto 25th, 2016

Marco Magni, Come la scuola rafforza le diseguaglianze

by gabriella
Pierre Bourdieu

Pierre Bourdieu

romitoLa recensione di Marco Magni ai risultati di un’inchiesta etnografica condotta in due scuole medie della periferia milanese, contenuta nel libro di Marco Romito, Una scuola di classe [Guerini, 2016].

Come si legge nell’articolo di Magni, uscito su Micromega, si tratta di un testo che, attraverso l’osservazione del lavoro istituzionale ed interviste agli insegnanti, trova le rilevazioni di Pierre Bourdieu sulla discriminazione per via scolastica e l’inconsapevolezza (o il cinismo) dei professori, drammaticamente confermate, il che lo rende prezioso sia per la rarità di contributi del genere nell’attuale panorama culturale che per l’occasione, da sempre mancata in Italia, di una ricezione almeno parziale del lavoro di Bourdieu.

Inserisco perciò davanti all’articolo il classico bourdieuiano L’école conservatrice a cui l’indagine di Romito si è ispirata [Revue française de sociologie, 1966, 7, pp. 325-347] accessibile in pubblico dominio a cura di Persée.

Download (PDF, 2.02MB)

Il rimosso della diseguaglianza

I libri dedicati alla scuola ne ignorano quasi sempre il carattere sociale. I tratti dominanti del discorso sono costituiti, da un lato dall’idealizzazione del merito, dell’efficienza, della razionale allocazione della spesa, della libertà di scelta tra pubblico e privato o, per converso, dalla istanza della difesa della natura “pubblica” e democratica della scuola, dalla valorizzazione della passione per l’insegnamento e della sua (platonica) dimensione erotica. La diseguaglianza sociale rimane normalmente, perlomeno nella letteratura più diffusa e di successo, una glossa o una nota a margine. Una rimozione che riguarda trasversalmente destra e sinistra, anche se cifre molto vistose ci dicono che stiamo vivendo, nel campo dell’istruzione, un’epoca di crescita delle differenze sociali: i neoiscritti all’università provenienti dai tecnici e i professionali sono diminuiti, negli ultimi 10 anni, dal 40% al 26.4%.

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agosto 24th, 2016

Telmo Pievani, La farfalla delle betulle sbaraglia i creazionisti

by gabriella

falena-betulle-science-darwinismo-499Telmo Pievani polemizza per La mela di Newton con i creazionisti, riferendo il caso di selezione naturale, osservato fin dall’Ottocento, della falena delle betulle inglese. L’occasione è un articolo di Nature sul suo meccanismo molecolare di mutazione sottoposta a selezione.

Questa è la storia di un famoso insetto indigesto a tutti gli antievoluzionisti. E’ una storia di maldicenze e di onore ritrovato. La falena punteggiata delle betulle (Biston betularia) è da decenni un caso da manuale di selezione naturale vista all’opera. La sua vicenda nei fumosi dintorni industriali di Manchester è raccontata su tutti i libri scolastici che ancora parlano di evoluzione. Le variazioni di colore di questo lepidottero dipendono da una pressione ambientale precisa (si riposa di giorno mimetizzandosi fra i licheni sui tronchi degli alberi) e da mutazioni genetiche mendeliane note fin dagli anni venti del secolo scorso.

falene betulleLe forme melaniche (cioè la variante carbonaria, prima sconosciuta) nell’Ottocento aumentarono di frequenza durante la rivoluzione industriale, perché meno riconoscibili sullo sfondo più scuro della corteccia impregnata di fuliggine e dunque soggette a minore predazione da parte degli uccelli rispetto alla variante chiara (cioè la variante comune detta typica). Un fenomeno analogo venne osservato negli stessi anni nei dintorni delle aree industriali inquinate di Pittsburgh.

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agosto 23rd, 2016

Natacha Polony, Sull’abuso del concetto di comunità

by gabriella
comunità

La comunità ha sempre un pastore

L’osservazione di una cronista dell’avanzata del comunitarismo nella narrazione giornalistica, strumento di influenza e condizionamento orientato alla dissoluzione dell’universalismo liberale.

L’articolo prende spunto dallo scontro in Corsica tra cittadini di diversa religione sul velo in spiaggia, ma avrebbe potuto essere scritto in occasione della liberazione di ostaggi, dei funerali di una vittima della strada o in qualunque altro contesto: la crisi dell’universalismo dei diritti precede infatti quella dell’integrazione e dell’integrazione etnico-religiosa in Europa, per connettersi alla crisi di paradigma della modernità indotta dalla globalizzazione.

Nel contesto di incertezza indotto da questo processo, alla rottura del legame sociale risponde infatti la forma regressiva del comunitarismo e la sua isteria del legame e dell’appartenenza. Per approfondire il dibattito filosofico su questi temi, vedi il commento di Enrico Berti all’ormai classico del comunitarismo americano After virtue di Alasdair MacIntyre. L’articolo di Polony è stato pubblicato da Repubblica, con il titolo Il velo sulle parole, il 22 agosto 2016.

Il velo si è posato sulle nostre parole assai prima di comparire sulle nostre spiagge. L’alterco che da una caletta della Corsica si è riversato nei vortici di un’estate burrascosa è più interessante se si analizzano i termini usati per riferirlo. In grande maggioranza i commentatori, riportando testualmente una nota dell’Agenzia France Presse, hanno parlato inizialmente di

«tensioni in Corsica dopo una rissa tra le comunità corsa e magrebina».

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agosto 22nd, 2016

Marco Bersani, Il grande debito

by gabriella

sterlineLa sempre utile storia del debito pubblico italiano, per ricordare quando, come e perché il nostro debito è diventato ciò che è. Tratto da Il Manifesto del 10 agosto 2016.

Nel 2015, secondo l’Istat, le famiglie che in Italia vivevano in povertà assoluta sono diventate 1 milione e 582 mila, pari a 4 milioni e 598 mila persone, il numero più alto dal 2005. Sempre nel 2015, una ricerca Censis-Rbm calcola in oltre 11 milioni (coinvolto il 43% delle famiglie italiane) le persone che hanno dovuto rinviare o rinunciare a cure mediche adeguate, a causa delle difficoltà economiche. Nel medesimo anno, come in tutti gli anni precedenti, lo Stato ha pagato 85 miliardi di euro solo per gli interessi sul debito pubblico.

C’è connessione fra queste cifre? Chi dice di no non ha mai fatto parte né della categoria della povertà assoluta, né di quella che fatica a curarsi adeguatamente. E’ per questo che considera il debito pubblico italiano come essenzialmente dovuto alla dissennatezza collettiva dell’aver vissuto per anni «al di sopra delle proprie possibilità» e trova ora normale doverne pagare lo scotto (interessi compresi), sapendo che ricadrà su ben precise fasce di popolazione. Ma è andata davvero così? Naturalmente no e pochi dati bastano a dimostrarlo.

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agosto 13th, 2016

La rivoluzione digitale

by gabriella

internet source code - cyberspaceTre video per capire Internet e il Web 2.0.

Michael Wesch, professore di antropologia digitale alla Kansas University ha realizzato alcuni ottimi video per illustrare i cambiamenti radicali che in dieci/quindici anni hanno rivoluzionato irreversibilmente il nostro modo di usare, creare e condividere l’informazione.

In Information R/evolution, Wesch insiste giustamente sulla gigantesca semplificazione che si accompagna all’abbandono delle gerarchie, delle categorie e della logica stessa che presiedeva alla costruzione del sapere pre-digitale. Una semplicità che permette ad un web libero e non proprietario (internet è il più grande bene pubblico mai costruito dall’uomo) di crescere esponenzialmente e surclassare qualunque impresa individuale, singola, privata (ad eccezione di Google). Il sapere prodotto collettivamente e al di fuori dell’organizzazione industriale (o capitalistica) del lavoro è ora quantitativamente maggiore e qualitativamente migliore di quello generato dal mercato. Il video di Wesch sottolinea, così, come la Wikipedia degli autori occasionali abbia superato in qualità e accuratezza la blasonata Enciclopedia Britannica. [Se i sottotitoli non si attivano automaticamente, cliccare sull’icona CC e selezionarli manualmente].

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agosto 13th, 2016

Rio e le Olimpiadi

by gabriella

Il passaggio della fiamma olimpiaca a Rio tra le proteste di chi vive lo scintillante show dei giochi come un insulto alla propria miseria. Pubblicato da Art in Paris.

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agosto 11th, 2016

Il pensiero di gruppo

by gabriella
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L’esplosione dello Schuttle Challenger

Articolo sulle caratteristiche della decisione individuale e di gruppo, tratto da Albertina Oliverio, Strategie della scelta. Introduzione alla teoria della decisione, Laterza, Roma-Bari, 2007.

Il 28 gennaio del 1986, lo shuttle Challenger decollò da Cape Canaveral in Florida ed esplose dopo appena un minuto di volo, provocando la morte di tutti e sette gli astronauti a bordo.

La tragedia fu vissuta in diretta da milioni di persone che stavano seguendo l’evento in televisione. Prima del disastro, il lancio della navetta spaziale era stato rimandato di alcuni giorni per le cattive  condizioni atmosferiche. Inoltre, i tecnici avevano espresso un parere negativo al lancio anche per il giorno in cui il Challenger fu effettivamente fatto decollare, in quanto ritenevano che le condizioni non fossero sicure a causa di una temperatura dell’aria troppo bassa. Ciò nonostante, i vertici decisionali della NASA non tennero conto di questi pareri negativi e autorizzarono una partenza che si trasformò in una tragedia.

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agosto 8th, 2016

Ugo Morelli, Conformismo

by gabriella

houellebecqLa voce Conformismo di Doppiozero.

“Il vero pericolo è nella vita ordinaria”,

dice Michel Houellebecq in un’intervista in cui parla della mostra “Rester Vivant”, presentata al Palais de Tokio di Parigi. Nei nostri comportamenti e nelle nostre vite la consuetudine e la forza dell’abitudine prevalgono non solo in virtù della propria forza, ma anche grazie alle nostre paure di innovatori riluttanti o mancati. Finiamo così per colludere più o meno consciamente con le ansie di chi teme il cambiamento o con gli scopi di chi presidia la conservazione.

Quante volte ci capita di voler mettere in discussione l’ordine che prende una certa situazione e di non riuscirci, in quanto l’attrazione ad adeguarsi all’altro o agli altri prevale sulla nostra tentazione a trascendere quell’ordine e a sopraelevarci. Allo stesso tempo accade di aspettarci che qualcun altro nel nostro gruppo ci venga incontro quando prendiamo una posizione pionieristica, o originale e discontinua, ma guardandoci intorno non vediamo nessuno, o meglio vediamo occhi bassi, atteggiamenti indifferenti e silenzi tenaci, ritrovandoci così in solitudine.

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