Archive for dicembre, 2016

dicembre 25th, 2016

Il Sol invictus

by gabriella

Mentre si discute accanitamente di conservazione delle tradizioni e dell’identità cristiana e di diritto dei bambini al Natale della grotta e della cometa a scuola, può essere utile ascoltare la lezione dei teologi sull’origine di queste tradizioni. Il testo seguente è tratto da Chi ci aiuta a vivere? Su Dio e l’uomo [Queriniana, 2006, pp. 97-103] di Joseph Ratzinger.

In coda un articolo di Cecilia Calamani.

“Il mondo in cui sorse la festa di Natale era dominato da un sentimento che è molto simile al nostro. Si trattava di un mondo in cui il ‘crepuscolo degli dèi’ non era uno slogan, ma un fatto reale. Gli antichi dei erano a un tratto divenuti irreali: non esistevano più, la gente non riusciva più a credere ciò che per generazioni aveva dato senso e stabilità alla vita. Ma l’uomo non può vivere senza senso, ne ha bisogno come del pane quotidiano. Così, tramontati gli antichi astri, egli dovette cercare nuove luci. Ma dov’erano?

Una corrente abbastanza diffusa gli offriva come alternativa il culto della ‘luce invitta’, del sole, che giorno dopo giorno percorre il suo corso sopra la terra, sicuro della vittoria e forte, quasi come un dio visibile di questo mondo. Il 25 dicembre, al centro com’è dei giorni del solstizio invernale, doveva essere commemorato come il giorno natale, ricorrente ogni anno, della luce che si rigenera in tutti i tramonti, garanzia radiosa che, in tutti i tramonti delle luci caduche, la luce e la speranza del mondo non vengono meno e da tutti i tramonti si diparte una strada che conduce a un nuovo inizio.

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dicembre 22nd, 2016

Progetto ECO. La rilevazione degli atteggiamenti sull’ecosostenibilità

by gabriella

terra

Nel mese di dicembre, la 3F svolgerà un’attività di ricerca sulla rilevazione degli atteggiamenti intorno al tema della sostenibilità ambientale. Il programma di lavoro sarà articolato in tre giornate nelle quali si esamineranno insieme: il problema ecologico e il tema della sostenibilità ambientale dei comportamenti e quello metodologico della rilevazione degli atteggiamenti sul tema.

Questa fase del progetto ECO si concluderà con la realizzazione di un’indagine da realizzare nel mese di gennaio con gruppi di ragazzi olandesi e tedeschi, quando la nostra scuola e il “Giordano Bruno” ospiteranno i primi due incontri bilaterali del progetto (Erasmus +). Di seguito il calendario dei lavori:

Giovedì 1 dicembre

  • Il problema ecologico
  • I comportamenti ecosostenibili

 

Giovedì 15 dicembre

  • La correlazione tra atteggiamenti e comportamenti (Psicologia sociale)
  • La rilevazione degli atteggiamenti (elementi di Metodologia della ricerca)
  • Le scale Likert
  • Come si costruisce un questionario (Google Forms) per la rilevazione degli atteggiamenti sul problema della sostenibilità

 

Giovedì 22 dicembre

  • Visualizzazione in anteprima della videolezione metodologica in inglese creata dagli insegnanti per il lavoro di gruppo di gennaio [poiché i gruppi sono diversi i due video hanno la stessa introduzione sul problema ambientale]


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dicembre 19th, 2016

Eluana e Protagora. La relatività del fondamento etico

by gabriella

Degli dèi non so né che sono né che non sono, né quale sia il loro aspetto: molte sono infatti le difficoltà che si oppongono, la grande oscurità della cosa e la pochezza della vita umana [Eusebio, Praeparatio evangelica XIV, 3, 7].

 

La vicenda di Eluana Englaro ed Anthony Bland sono casi emblematici del conflitto tra un’etica relativistica del vero e del bene e un’etica assoluta fondata sul credo.

Il problema si apre con Protagora nel V secolo, la cui affermazione sugli dèi gli procurò la condanna a morte della città di Atene, vent’anni dopo quella di Anassagora.

La fotostoria.

Dopo la lunga battaglia dei genitori di Eluana perché la volontà della figlia fosse rispettata, l’opinione pubblica è stata scossa da altri casi drammatici, come quello di Piergiorgio Welby e Walter Piludu.

Le divisioni restano, nonostante i cambiamenti giuridici aperti dalla sentenza della Corte Costituzionale sul caso Englaro. Agli inizi del 2016, il Tribunale di Cagliari ha accolto la richiesta di Walter Piludu, malato di SLA, di vedersi interrotto ogni trattamento, nutrizione e ventilazione e dunque di morire sedato, senza soffrire. Il Tribunale gli ha infatti riconosciuto il diritto di rifiutare le cure e morire.

Beppino Englaro ha commentato la notizia:

Questa sentenza è anche merito dei precedenti pronunciamenti ottenuti per Eluana. Se non c’è un diritto a morire, c’è sicuramente quello ad essere lasciati morire. Il testamento biologico è indispensabile, ma è necessario parlare anche di eutanasia: basti pensare ai casi drammatici di Monicelli e Lizzani.

Sul fronte opposto, il movimento Militia Christi ed altre associazioni cattoliche, sostennero:

[Sulla questione Eluana ci sono] “due culture che si confrontano: da un lato la cultura della verità e della vita, dall’altro quella della cultura dello statalismo e della morte […] Questa drammatica vicenda dovrebbe, invece, offrire l’occasione per riaffermare il diritto alla salute e il diritto alla vita di tutti i cittadini. E, a maggior ragione, di coloro che sono in condizioni disperate e che sono, quindi, affidati, esclusivamente e necessariamente, alle cure di medici. I quali ultimi non dovrebbero mai tradire la rispettiva specifica etica professionale e i valori della solidarietà. Hanno il dovere, anzi, di creare le condizioni per fare sopravvivere Eluana e non già per farla morire”.

“Insomma, alla cultura della morte occorre contrapporre la cultura della vita e della solidarietà. Subito! Prima che trascorrano le fatali quarantotto ore”.

per questo, commemorano ogni anno la morte di Eluana e continuano a battersi contro l’eutanasia e l’autodeterminazione sul fine vita.

 

I precedenti. Il caso di Anthony Bland

Un caso emblematico, che a suo tempo ha fatto molto discutere, è stata la vi­cenda umana di Anthony Bland, un giovane tifoso del Liverpool che nel 1989, in occasione della semifinale della Coppa d’Inghilterra, venne schiacciato dalla folla riportando gravi lesioni, al punto che i medici accertarono che soltanto il tronco cerebrale era rimasto funzionante, mentre la corteccia era stata distrut­ta. Ecco la toccante descrizione del suo stato clinico, redatta dal giudice Lord Hoffmann:

A partire dal 15 aprile 1989, Anthony Bland vive in stato vegetati­vo persistente. È ricoverato presso la Airedale General Hospital di Keighley, dove mediante una pompa viene alimentato con cibi li­quidi grazie a un tubo che, attraverso il naso e la gola, giunge fino allo stomaco. Allo svuotamento della vescica si provvede mediante un catetere inserito attraverso il pene; questo trattamento gli causa di quando in quando delle infezioni che richiedono medicazioni e terapia a base di antibiotici. L’irrigidirsi delle articolazioni ha pro­dotto forti contrazioni agli arti, sicché le braccia sono saldamente strette sul petto e le gambe appaiono contorte in modo innaturale. Movimenti riflessi nella gola gli provocano vomito e bava. Anthony Bland non ha coscienza né di tutto questo, né della presenza dei membri della sua famiglia che a turno vengono a trovarlo. Le parti del cervello che rendevano possibile la coscienza si sono trasforma­te in una massa fluida. Il buio e l’oblio, discesi su di lui allo stadio Hillsborough, non lo lasceranno mai più. Il suo corpo è vivo, ep­pure egli non ha vita nel senso in cui si può dire abbia una vita un essere umano, anche più gravemente handicappato ma cosciente. I progressi della medicina moderna, però, consentono di mantenerlo in questo stato per anni, forse per decenni [Airedale N.H.S. Trust v. Bland, in “Weekly Law Report”, 2 19 feb 1993, p. 350.

Come comportarsi di fronte a questo caso pietoso che, coin­volgendo scelte esistenziali di fondo e aprendo alternative eti­che radicali (non riconducibili nei binari precostituiti della tradizione), scosse l’opinione pubblica in­glese, tanto che su di esso dovette pronunciarsi anche la Camera dei Lord? Che cosa era più rilevante e “decisivo” in questo caso? La sacralità o la qualità della vita di Anthony Bland? Coloro che si appellavano alla sacralità della vita, cioè al principio, re­cepito dal diritto angloamericano, secondo cui

ad ogni vita umana va riconosciuto un uguale diritto alla preservazione semplicemente perché la vita è un valore irriducibile

si dichiararono propensi a mantenere in vita lo sventurato. Viceversa, coloro che si appellavano al principio della qualità del vivere scelsero l’opportunità opposta, ritenendo che la vita puramente biologica del ragazzo

non meritasse di essere vissuta.

Infine vi erano coloro, tra cui alcuni cattolici, che volendo salvare il rispetto verso un princi­pio considerato assoluto (la sacralità della vita) ma anche la pietà verso lo sfortunato ragazzo, esprimevano il loro giudizio (negativo) sulla qualità di vita del paziente stimandostraordinari” (o “spro­porzionati”) alcuni mezzi usati dai medici per tenerlo in vita, con il risultato di basare tutto il loro ragionamento su proble­matiche distinzioni concettuali e di ritenere legittima la (mortifera) sospensione dei trattamenti straordinari. Come si vedrà, la distinzione tra mezzi ordinari e mezzi straordinari presenta non poche difficoltà: ad esempio, perché il respiratore dovrebbe essere considerato un mezzo straordinario, mentre il tubo per l’alimentazione no?

Inoltre etichettare un trattamento come “straordinario”, serve solo a camuffare un giudizio sulla qualità della vita del paziente, ossia a travestire, sen­za nascondere veramente, la decisione di porre fine a una vita considerata priva di un minimo di qualità positive atte a renderla degna di essere vissuta.

Per questa ragione, i paradigmi bioetici autenticamente antagonisti si riducono essenzialmente a due, quello cattolico della «sacralità della vita» e quello laico della «disponibilità» o «qualità della vita» [Fornero, Bioetica].

 

Esercitazione

Alla luce dei casi Englaro e Bland, esponi la problematica bioetica dell’eutanasia e dell’autoderminazione del fine vita, spiegando la posizione di Protagora sugli dèi e le leggi della polis.

dicembre 15th, 2016

Carl Gustav Jung, Sul dolore, la consolazione, la vita

by gabriella

La risposta di Jung ad un’amica che gli chiedeva conforto nel lutto per la morte del marito: una meditazione sulla futilità della consolazione e sulla bellezza misteriosa della vita.

Mia cara amica,

lei si chiede, e mi chiede, come possa la vita continuare dopo un evento così doloroso come solo può esserlo il distacco dall’amato, dalla persona cioè alla quale abbiamo unito il nostro desiderio e con la quale abbiamo affidato tutto noi stessi nelle mani del futuro. E’ questo è un interrogativo al quale, debbo confessarle, non so dare risposte.

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dicembre 12th, 2016

12 dicembre 1969, la strage di Piazza Fontana e l’inizio della strategia della tensione

by gabriella

47 anni fa, a Piazza Fontana, morirono 17 persone e 87 rimasero ferite. La strage alla Banca dell’agricoltura di Milano fu uno degli attentati più sanguinosi tra i 140 perpetrati tra il 1968 e il 1974. Era l’inizio della strategia della tensione.

Tutti i processi celebrati fino ad oggi hanno stabilito con certezza che un gruppo di neofascisti ideò ed eseguì l’attentato ordito da funzionari “deviati” dei servizi segreti, formula giornalistica che lascia in ombra la realtà, indicata dall’

autorevole opinione di esperti dello specifico contesto storico che tale supposta deviazione dissimulasse la fedeltà ai vertici politico-istituzionali e alle esigenze di un ordine sovranazionale, legato alla logica dei blocchi contrapposti di superpotenze e – più in generale – all’adesione dell’Italia a protocolli internazionali non conoscibili dall’opinione pubblica italiana. Dalla voce “Storia dei servizi segreti” di Wikipedia.

Nessuno dei responsabili è in carcere.

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dicembre 12th, 2016

Con la crisi non basta più il lavoro di uno solo in famiglia

by gabriella

La giornalista de La Stampa, Linda Laura Sabbadini analizza il declino del reddito da lavoro e la crisi del modello familiare patriarcale del maschio breadwinner.

Il modello del padre che mantiene moglie e figli non è sostenibile: dal 2005 al 2015 l’incidenza della povertà assoluta tra gli operai è triplicata. Per molti lavoratori il fatto di avere un posto non garantisce un reddito sufficiente a mantenere la famiglia.

La crisi sociale è più lunga della crisi economica. Uscire dalla recessione non vuol dire che la crisi sia finita. Quanta disoccupazione è stata riassorbita? Quanto dell’aumento della povertà assoluta, dei più poveri tra i poveri, si è recuperata?

Partiamo dalla disoccupazione. Dopo essere cresciuta ininterrottamente dal 2007, da circa 1 milione e mezzo, la disoccupazione ha raggiunto il picco nel quarto trimestre del 2014 di 3 milioni 267 mila persone, per poi diminuire. Siamo, comunque, a 2 milioni 987 mila nel terzo trimestre del 2016. La disoccupazione di lunga durata, da 12 mesi in su, pur essendo diminuita, coinvolge 1 milione 600 mila persone, più del 50% dei disoccupati. Elemento, questo, che va considerato con attenzione, perché più a lungo si protrae lo stato di disoccupazione, più è difficile uscirne e rimettersi in gioco sul mercato del lavoro.

I disoccupati sono molti tra i giovani, ma non dobbiamo dimenticarci di quelli adulti o ultracinquantenni, che , seppure di meno, hanno maggiori difficoltà, a causa dell’età, a rientrare nel mercato del lavoro e che spesso vivono in famiglie in cui solo loro percepivano un reddito. Certo, gli occupati sono cresciuti di 570 mila unità dall’inizio del 2014, ma ancora non abbastanza per riassorbire una parte importante della disoccupazione, anche perché una parte della crescita è imputabile alla maggiore permanenza degli ultracinquantenni nel mondo del lavoro. E comunque la crescita dell’occupazione non è stata sufficiente in questi anni a far diminuire la povertà assoluta , o perché trattasi comunque di occupati a basso reddito in famiglie con bisogni più alti, o perché una parte dell’occupazione è cresciuta per persone che vivono in famiglie non povere, aumentando così la polarizzazione.

 

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dicembre 12th, 2016

Thyssen vuol dire assassini

by gabriella

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 In memoria.

Giovanni Pignalosa, sopravvissuto al rogo della Thyssen, racconta l’incidente, la sagome annerite, le pelle sciolta, le voci degli operai bruciati che raccomandano i figli, la moglie, la famiglia. E quelle del giudice che lo ascolta e prova a rincuorarlo: «non si preoccupi, li manderemo tutti in galera» [la sentenza della Cassazione; il mandato di cattura].

La storia della notte tra il 5 e 6 dicembre 2007, quando gli operai del turno di notte si trovarono tra le fiamme con gli estintori scarichi e gli idranti non funzionanti. Di Ezio Mauro.

TORINO – “Turno di notte vuol dire che monti alle 22. Sono abituato. Quel mercoledì sera, il 5 dicembre, sono arrivato come sempre un quarto d’ora prima, ho posato la macchina, ho preso lo zainetto e sono entrato col mio tesserino: Pignalosa Giovanni, 37 anni, diplomato ragioniere, operaio alla Thyssen-Krupp, rimpiazzo, cioè jolly, reparto finitura. Salgo, guardo il lavoro che mi aspetta per la notte e vedo che ho solo un rotolo da fare”.

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dicembre 11th, 2016

Cronache dalla Buona scuola

by gabriella

Andrea ha sette anni e un disturbo di lettoscrittura. Frequenta una scuola privata che deve formare «i migliori», dalle competenze di base al bilinguismo. Ci mette un anno a capire che gli si chiede di «produrre» gli stessi risultati degli altri: quando se ne rende conto lo rifiuta, la scuola lo espelle.

Un raccontino esemplare del percorso di involuzione (da “dolce e vivace” a protagonista di “comportamenti esplosivi, oppositivo-provocatori”) intrapreso da un bambino con disturbo d’apprendimento nella scuola decostituzionalizzata, oggi detta «Buona», una scuola che insegna a stare al passo senza capire davvero, che assume la conformità a valore, che carica di odio chi non ce la fa (patologizzandone, poi, ipocritamente il disagio). Tratto da La Repubblica.it.

Alla fine, dopo troppi libri dei compagni buttati a terra, diverse matite spezzate e le fughe del bambino lungo le scale, il preside ha scritto alla famiglia di Andrea, 7 anni, appellandosi a un regio decreto del 1928:

“I comportamenti di vostro figlio, ripetuti, costanti ed ingravescenti, esplosivi, oppositivo-provocatori, sono patologici, da gestire in adeguata sede di cura e non in contesto scolastico”.

Nove giorni di sospensione, a sette anni. Dopo due giorni precedentemente comunicati a voce. Undici in tutto. “Curatelo, non può restare in classe”, era il verdetto grossolano. L’ultima mattina a casa è scaduta martedì scorso, ma Andrea nella seconda elementare dell’istituto da cui era stato allontanato, scuola parificata a reggenza religiosa nel cuore di Parioli, Roma borghese, non è tornato. È già in una pubblica del centro. I suoi vecchi compagni non riescono a capire perché non sta più con loro.

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dicembre 8th, 2016

La Critica della ragion pura

by gabriella

Otto domande sulla gnoseologia kantiana.

1. Spiega perché Kant parla di «rivoluzione copernicana» a proposito della sua filosofia

Kant parla della sua filosofia come di una rivoluzione copernicana, nella quale viene abbandonata l’idea che gli oggetti siano dati fuori di noi e poi siano da noi conosciuti ed affermata la tesi che essi invece si regolano sul nostro modo di conoscere, cioè sulle forme a priori della sensibilità e dell’intelletto, per poter essere oggetto d’esperienza e di conoscenza per noi .

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dicembre 4th, 2016

La Costituzione, cioè NOi

by gabriella

La lezione pop di Shel Shapiro sul film delle violazioni, degli oltraggi e dei superamenti “materiali” del patto di convivenza degli italiani, per misurare la distanza tra la Legge e le norme e difendere un’idea da realizzare, non da cancellare.

Per commentare il video, scrivendo nello spazio sottostante i diversi Articoli, cliccare qui.

La libertà è come l’aria, ci si accorge di lei quando viene a mancare.

 

 

Non vanificare la sovranità popolare: l’interpretazione del Comitato Dossetti

I Comitati Dossetti per la Costituzione ed Economia Democratica si rivolgono ai due soggetti politici che in questo momento hanno in mano il destino dell’Italia: gli eletti al Parlamento del 24-25 febbraio e gli elettori che nell’occasione hanno trasformato la volontà popolare in rappresentanza politica.
Agli uni e agli altri rivolgiamo il pressante appello a salvaguardare la Costituzione come condizione per far ripartire l’economia e salvare il Paese.

È necessario prendere atto che le divisioni presenti nella nostra comunità nazionale e tradottesi ora nelle divisioni della rappresentanza, sono molto profonde. Esse derivano da una disparità sempre maggiore nella situazione economica e nelle prospettive di vita tra anziani e giovani, tra ricchi e poveri, tra quanti galleggiano nella crisi e quanti ne sono sommersi, e attengono anche a diversità culturali e morali sempre più accentuate sul modo di concepire la sfera pubblica, sul rapporto tra legalità e arbitrio, sui modi di vita e di sviluppo, sul rapporto con l’ambiente e i beni comuni e sulle stesse forme della vita democratica. Queste differenze che attraversano la nostra società sono purtroppo ignorate dal sistema informativo-pubblicitario dei media, forse non ingiustamente disertati da alcuni, sicché appaiono col voto come sorpresa; in effetti tali contraddizioni ci sono e possono essere ricomposte solo attraverso conversioni e ricostruzioni di lungo periodo, e non attraverso affrettati espedienti politici.
In ciò risiede la difficoltà di fare un governo, e non semplicemente nella mancanza di responsabilità e di misura.

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