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febbraio 2nd, 2017

La paura. Storia di un’idea politica

by gabriella

Le note seguenti sono tratte dalle lezioni tenute da alcuni storici svizzeri al seminario sulla Storia politica e sociale della paura e del suo  sfruttamento organizzato a Losanna dal Groupe d’étude des didactiques de l’histoire de la Suisse romande et italienne (GDH) e dall’Università di Losanna (UNIL) dal 9 all’11 maggio 2012. L’idea che emerge da queste giornate di studio è che la paura è motore di coesione sociale e di rappresentazione del mondo (Heimberg). Le pagine degli storici illustrano le formazioni dossastiche dell’angoscia istillate da politici (Jost) o religiosi (Ostorero, Bugnard) in una costruzione sociale dell’altro – streghe, eretici, ebrei, comunisti, mendicanti – (Tabin) funzionale alla costruzione della propria identità – di dominanti, borghesi, onest’uomini.

Il programma del seminario, a cui ho partecipato nel contesto del Programma Pestalozzi per la formazione dei docenti, è in coda al post, insieme alla webquest pensata per un terzo liceo. Le traduzioni sono mie.

Pharmakói per le strade d’Argo e d’Atene, streghe ed eretici nelle cristianissime piazze d’Europa, ebrei e zingari nei campi di sterminio […]: è questo il prezzo della paura che non si paga, ma viene fatto pagare. Affinché la peste sia una volta ancora arginata, affinché il diabolico sia una volta ancora localizzato e (provvisoriamente) trasfigurato in simbolico, infelici creature – quasi-uomini, sotto-uomini, non-uomini – sono negate, massacrate, bruciate.

[…] Se, per un caso improbabile, i cittadini rinserrati nelle loro mura non disponessero di vittime, non faticherebbero a trovare un numero congruo di semplificatori, ben decisi a produrne di nuove e d’antiche. Sono, questi semplificatori, coloro che producono e dispensano “senso” e “sicurezza” trovando colpevoli. Sono coloro che, ancora oggi, ponendo mano al loro mai terminato Malleus maleficarum – controllando gli strumenti di persuasione mediante la drammatizzazione o rappresentazione dell’immaginario -, rafforzano e amministrano il sistema sociale d’illusione vittimaria. Sono coloro che amministrano il complesso coerente e autoriproducentesi dei “ segni” [con] titoli di giornale, notizie accortamente date o taciute alla radio e in televisione, parole d’ordine, slogan che diventano terribile, inappellabile vox dei  [Roberto Escobar, Metamorfosi della paura, Bologna, Il Mulino, 1997, pp. 204-205].

 

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