Archive for marzo, 2017

marzo 28th, 2017

Europa

by gabriella

il 7% della popolazione mondiale (incluso il Regno Unito)

età media 45 anni

il 25% del PIL mondiale

il 50% spesa socio-sanitaria mondiale

 

Tags:
marzo 28th, 2017

Il discorso di Alcibiade

by gabriella

alcibiadesNel Simposio è raccontata l’educazione sentimentale dei giovani di buona famiglia, il nobile scambio della loro bellezza per la sapienza di uomini fatti. Farsi uomo voleva dire farsi fare (uomo) da un uomo (fatto). Ma si potrebbe dire lo stesso per le donne, vedi la scuola di Lesbo. La giovinezza e la bellezza fanno di Alcibiade un amato perfetto. Socrate dovrebbe essere l’amante e infatti è questo che Alcibiade si aspetta. Il cortocircuito parte dal rifiuto di Socrate di porsi dal lato della sapienza: Socrate nega di sapere. Non ha niente da dare in questo scambio. Di più: non ha niente da prendere perché la bellezza di Alcibiade non ha valore ai suoi occhi.

Altrove Platone fa dire a Socrate che nell’amicizia (philia) amandosi fra amici si ama sempre il Bene ed è proprio quest’oggetto comune d’amore che tiene uniti gli amici (e gli amanti). Allora Socrate ha ragione a respingere le pretese di esclusività di Alcibiade: nell’amore di Socrate per i bei ragazzi dall’animo bello e nel loro amore per lui c’è il comune amore per la sapienza, per il Bene desiderato come possesso perenne. Amore è dunque un patto di ricerca in comune. Lo stesso patto che univa gli iniziati nell’Accademia platonica, come ribadito nella Lettera VII.

 

Il discorso di Alcibiade

“Questo disse Socrate. Mentre tutti si complimentavano con lui e Aristofane cercava di dirgli qualcosa perché Socrate di sfuggita aveva fatto una allusione al suo discorso, ecco che si sentì bussare alla porta dell’atrio, e un gran vociare di gente allegra, e la voce di una suonatrice di flauto.
“Ragazzi – disse Agatone – andate a vedere, presto. Se è uno dei miei amici, invitatelo ad entrare. Altrimenti dite che abbiamo già finito di bere e che stiamo andando a dormire.”

read more »

marzo 28th, 2017

Platone

by gabriella
Platone

Platone (427 – 347 a. C.)

L’intera storia della filosofia non è che
note a margine al pensiero di Platone.

Alfred  N. Whitehead

  1. Eutifrone, Apologia, Critone, Fedone [commento al Fedone]
  2. Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico
  3. Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro
  4. Alcibiade maggiore, Alcibiade minore, Ipparco, Amanti
  5. Teagete, Carmide, Lachete, Liside
  6. Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone
  7. Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno
  8. Clitofonte, Repubblica, Timeo, Crizia
  9. Minosse, Leggi, Epinomide, Lettere

 

Audiolezioni: 1. La vita come parresia e il significato pratico (o politico) della filosofia2. L’opera e l’evoluzione del pensiero platonico; 3. Il problema della giustizia: Protagora, Gorgia, Lettera VII; 4. Il problema della conoscenza: Teeteto (1; 2), Menone, Simposio; 5. La verità come educazione dell’anima; 6. L’intrasmissibilità della conoscenza: Fedro, Lettera VII; 7. Conoscenza e città giusta; 8. L’anima e la natura umana: Fedone, Fedro, Repubblica; 9. Giustizia, uguaglianza e libertà nella Repubblica; 10. L’idea, la sua esistenza e il rapporto con il mondo sensibile: Parmenide, Sofista.

Approfondimenti: Luciano Canfora: Chi era Platone?; Il fallimento dei governi tirannico e democratico durante la giovinezza di PlatoneDalla morte di Socrate ai viaggi in Egitto e in Sicilia; Il Timeo spiega l’utopia platonica.

 

1. Il senso della filosofia platonica

La filosofia è la «via meravigliosa» che porta «a vivere ogni giorno
in modo da diventare il più possibile padroni di se stessi».

Lettera VII

Platone, il cui nome era in realtà Aristocle, è secondo Diogene Laerzio (Vite dei filosofi, III) il soprannome forse attribuito al filosofo dal suo maestro di ginnastica in virtù della fronte spaziosa o delle spalle ampie o, secondo un’altra interpretazione, in virtù di quell’ampio stile (in greco platus significa infatti “ampio”) che da sempre riempie d’ammirazione.

Appartenente a una famiglia dell’aristocrazia ateniese che vantava una discendenza da Codro e Solone, Platone fu allievo del filosofo eracliteo Cratilo, poi di Socrate la cui morte rappresenta una svolta decisiva nella sua riflessione. Il problema della giustizia, di cosa essa sia e se sia conoscibile e insegnabile è dunque il movente essenziale della sua ricerca; come ha scritto Alexandre Koyré

tutta la vita filosofica di Platone è stata determinata da un avvenimento eminentemente politico, la condanna a morte di Socrate.

Il problema che la morte del maestro pone al filosofo è quindi quello di rifondare la città e riportarvi la giustizia, dopo la dimostrazione che nessuna forma di stato è per se stessa garante di buon governo (Socrate è condannato dalla corrotta democrazia ateniese succeduta al governo sanguinario dei trenta tiranni).

In Platone, come già per Socrate, la ricerca della verità non è mai dunque fine a se stessa, ma in funzione dell’azione, cioè della trasformazione di se stessi e della vita pubblica, della polis.

 

 

 

La vita come parresia e il significato pratico (o politico) della verità

morte di Socrate

La verità è un fatto di giustizia, non solo di forma logica.

Michel Foucault, Discorso e verità nella Grecia antica

La funzione pratica, non intellettualistica, della filosofia è testimoniata dalla vita di Platone nella quale la ricerca filosofica è sia dialogo, cioè ricerca, esercizio in comune del pensiero, che pratica della giustizia e coraggio della verità. Come racconta Diogene Laerzio nelle Vite dei filosofi, Platone fu quindi parresiastes (vedi anche Parresia) ebbe, cioè, come Socrate il coraggio della verità.

read more »

marzo 23rd, 2017

Steve McCurry Tribute

by gabriella

L’antropologia spiegata dall’obiettivo di un grande fotografo.

Le tragedie del presente, dalla Guerra del Golfo ai disastri ambientali.

marzo 23rd, 2017

L’indeterminatezza e la natura “culturale” dell’uomo

by gabriella
Pico

Sandro Botticelli, Ritratto di uomo con la medaglia di Cosimo il vecchio, 1474-75 – probabile ritratto di Pico

La lezione introduttiva del corso di antropologia, illustrativa dei concetti di indeterminatezza umana (neotenia), cultura, inculturazione.

[…] Prese pertanto l’uomo, fattura priva di un’immagine precisa e, postolo in mezzo al mondo, così parlò «Adamo, non ti diedi una stabile dimora, né un’immagine propria, né alcuna peculiare prerogativa, perché tu devi avere e possedere secondo il tuo voto e la tua volontà quella dimora, quell’immagine, quella prerogativa che avrai scelto da te stesso. Una volta definita la natura alle restanti cose, sarà pure contenuta entro prescritte leggi. Ma tu senz’essere costretto da nessuna limitazione, potrai determinarla da te medesimo, secondo quell’arbitrio che ho posto nelle tue mani. Ti ho collocato al centro del mondo perché potessi così contemplare più comodamente tutto quanto è nel mondo.

read more »

marzo 23rd, 2017

La natura umana 2. Linguaggio, indeterminatezza, neotenia

by gabriella

La seconda parte della lezione sulla natura umana, dedicata a una panoramica storica delle concezioni antropologiche note come «tradizione della modestia» che, da Pico a Gehlen definisce l’uomo per sottrazione, più che per il possesso di specifiche qualità. Qui la prima parte.

Perciò accolse l’uomo come opera di natura indefinita e postolo nel cuore del mondo, così gli parlò: non ti ho dato, Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché tutto secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai senza essere costretto da nessuna barriera, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai […]. Non ti ho fatto né celeste, né terreno, né mortale, né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.

Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate

L’animale linguistico

Secondo Chomsky, la natura umana «dal Cro-Magnon in avanti» sarebbe caratterizzata da tratti stabili, il principale dei quali è la facoltà di linguaggio.

Oltre alle obiezioni di Foucault, dalle scienze sociali si obietta a Chomsky che una facoltà articolata in una grammatica, in strutture profonde e regole universali non è più una facoltà, ma una superlingua universale.

read more »

marzo 23rd, 2017

La natura umana 1. Esiste una natura umana?

by gabriella

La prima parte della lezione sulla natura umana dedicata a due dibattiti filosofici: quello seicentesco tra Cartesio e Pascal e quello contemporaneo di Chomsky e Foucault ad Eindhoven. Qui la seconda parte.

Ho una gran paura che questa natura [la natura umana]
sia anch’essa un primo costume, così come il costume è una seconda natura […]. Il costume è la nostra natura.

Blaise Pascal, Pensée,

 

L’uomo ha una «natura»? Cartesio vs Pascal

Blaise Pascal (1623 – 1662)

Réné Descartes (1596 – 1650)

In pieno seicento, nel pensiero francese, Cartesio e Pascal sviluppano due opposte concezioni della natura umana: nel Discorso sul metodo Descartes parla di una natura umana salda come roccia rintracciabile sotto la sabbia dei costumi, viceversa, Pascal, seguendo Montaigne, mostra che sotto la sabbia dei costumi non c’è che una profonda indeterminatezza.

Per Pascal, quindi, l’uomo non avrebbe «una natura», ma determinerebbe la propria azione a seconda delle circostanze, delle abitudini e dei costumi costruiti collettivamente. La condizione generale dell’umanità è per il filosofo, una condizione di incertezza e di brancolamento, «noi navighiamo in questo mare sempre incerti e fluttuanti» (Pensieri) proprio perché siamo sprovvisti di una natura che orienti e determini permanentemente le nostre azioni.

Ortega y Gasset (1883 – 1955)

Jean Paul Sartre (1905 – 1980)

L’antropologia post-cartesiana, insistendo sul primato dell’agire sull’essere, ha finito per negare l’esistenza di una natura umana precostituita e per concepire l’individuo come un ente creatore della propria identità.

L’uomo, secondo l’efficace definizione di Ortega y Gasset, è un gerundio, non un participio, un faciendum non un factum; un farsi. Per Sartre, la natura indefinita, progettuale, in fieri, dell’uomo è sintetizzata nell’affermazione che l’uomo è quell’essere la cui esistenza precede l’essenza.

read more »

marzo 22nd, 2017

Christian Raimo, Il decreto sicurezza

by gabriella

Una lettura del Decreto Minniti tratta da Internazionale.

Christian Raimo

read more »

marzo 22nd, 2017

Prometeo, la condizione umana

by gabriella

La storia di Prometeo raccontata da Jean-Pierre Vernant [L’univers, les dieux, les hommes. Récits grecs des origines (1999), trad it. L’universo, gli dèi, gli uomini. Il racconto del mito, Torino, Einaudi, 2000, pp. 53-61] e Platone [Protagora,320c-324a].

prometheusIl mondo degli umani

Prometeo l’astuto

Come ripartire sorti e onori fra gli dèi e gli uomini ? Qui l’uso di una violenza pura e semplice non è più concepibi­le. Gli esseri umani sono talmente deboli che basta un sem­plice buffetto per annientarli, mentre gli immortali, da par­te loro, non possono accordarsi con i mortali come se fos­sero loro pari. Si impone allora una soluzione che non risulti né da un sovrappiù di forza né da un accordo fra pari. Per realizzarla, con mezzi necessariamente ibridi e di­storti, Zeus si rivolge a un personaggio chiamato Prome­teo, un essere tanto singolare e bizzarro quanto lo sarà l’e­spediente da lui escogitato per decidere e risolvere la contesa. Perché è Prometeo il prescelto del caso? Perché nel mondo divino gode di uno statuto ambiguo, mal defi­nito, paradossale. Viene chiamato Titano, mentre è in realtà il figlio di Giapeto che è fratello di Crono. E’ dun­que il padre a essere un Titano. Prometeo non lo è in ve­rità del tutto, senza per questo essere neppure un Olim­pico, poiché non appartiene alla stessa discendenza. La sua natura è titanica, come quella del fratello Atlante, che sarà ugualmente punito da Zeus.

read more »

marzo 21st, 2017

Newroz

by gabriella

Newroz Piroz Be. Buon capodanno Kurdistan.

Leggenda vuole che il tiranno Zohak, oppressore dei curdi, pretendesse di cibarsi di due sudditi al giorno fino alla rivolta vittoriosa dei «sopravvissuti della montagna».

Sotto gli F16 turchi che nelle campagne continuano le operazioni contro il PKK, il movimento per l’autonomia del sud-est a maggioranza curda del paese, era scontato che il mito divenisse grido di battaglia contro Erdogan.

«Lo sconfiggeremo come sconfiggemmo il re cannibale Zohak»,

ha tuonato Osman Baydemir, un politico del partito filo-curdo HDP, davanti alla folla.

«Il nostro Presidente Demirtas è in prigione, i nostri sindaci sono in prigione, cercano di dividerci dai fratelli curdi negli altri stati, ci torturano ma noi ci riprenderemo la libertà!».

Il 21 Marzo, è il Capodanno (”Newroz“, “Nauruz” a seconda delle trascrizioni) Kurdo e di vari paesi dell’Asia centrale e del Medio Oriente. Si celebra accendendo fuochi rituali, nei giorni intorno al 21 Marzo, in continuità con i riti della religione zoroastriana che considera il fuoco come simbolo di giustizia e della lotta contro le forze del male.

Nella parte più orientale della Turchia, l’Anatolia del Sud-Est, questa festa ha assunto negli ultimi decenni anche un significato politico, legato alle richieste di democrazia, autonomia e giustizia della minoranza curda (circa quindici milioni di persone) del Kurdistan turco, verso le quali il governo turco si mostra insensibile negando alla popolazione persino il diritto di esprimersi nella propria lingua.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: