Archive for gennaio, 2018

gennaio 14th, 2018

Zoltan Zigegy, Diritti umani: una prospettiva marxiana

by gabriella

Questa Human Rights: A marxian perspective è un’avvincente storia dei diritti umani scritta dal punto di vista dei suoi detrattori marxisti. L’approccio di Zoltan Zigedy è ben rappresentato da una delle considerazioni finali, quando osserva:

È imperativo comprendere che i classici diritti umani borghesi, intesi come diritti negativi, ovvero quali diritti formali e procedurali alla libertà, hanno poco da offrire a coloro che non detengono i mezzi per godere della protezione che garantiscono.

La loro celebrazione da parte delle classi relativamente benestanti – quelle medio alte, in particolare delle nazioni economicamente avvantaggiate – non è condivisa da quanti sono in condizione di inferiorità economica. Tuttavia, ciò non toglie niente al loro valore. Così come le grandi ed uniche opere d’arte, chiunque è in grado di apprezzarne l’esistenza, ma pochi ne traggono conforto nella lotta quotidiana per la vita.

Il saggio è stato pubblicato su PhilosophersForChange.org e tradotto da SinistraInRete. Ne propongo una versione rivisitata e resa un po’ più leggibile per giovani lettori liceali.

Cronache di Froissart, La morte di Wat Tyler

Per quasi trecentocinquanta anni, i diritti umani sono stati un importante, se non dominante, strumento dell’impegno mirante alla giustizia sociale. [….]

Prima del XVII secolo, la giustizia sociale veniva promossa, il più delle volte, attraverso una lingua diversa da quella dei diritti umani. Se bisogna dare credito alle Chroniques di Froissart, le Jacquerie della campagna francese ed i contadini inglesi coinvolti nella rivolta del 1381 non possedevano una vera e propria nozione di diritti umani universali. […] Essi non reclamavano i propri diritti – poiché non ne avevano conoscenza – bensì equità e un trattamento umano.

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gennaio 12th, 2018

Zerocalcare, La banalità del nazi

by gabriella

Con il prossimo numero dell’Espresso, in uscita Domenica 14, la prima delle dieci puntate pedagogiche di Zerocalcare sul nazifascismo: “Dieci banalità che renderebbero più igienico il dibattito pubblico sui nazisti”.

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gennaio 3rd, 2018

Pablo Servigne, La collaborazione, l’altra legge della giungla

by gabriella

Pablo Servigne è un ingegnere agronomo e ricercatore francese dedito alla costruzione di una cultura dell’oltrepassamento della civiltà industriale, ormai al collasso. Il suo lavoro, di cui la presentazione sottostante è un esempio, mi è sembrato quanto di più vicino all’ideale moriniano di un sapere all’altezza della complessità per il nuovo millennio, tessuto su conoscenze interdisciplinari, non riduzionista, scientifico-umanista.

L’entraide, l’autre loi de la jungle (2017), scritto in collaborazione con Gauthier Chapelle, è l’ultimo di diversi volumi dedicati a problemi ecologici e scientifici. Servigne vi si concentra sulla tesi, corredata di evidenze sperimentali, che i risultati migliori si ottengono in presenza della collaborazione oltre che della competizione tra individui. Esperimenti interessanti mostrano infatti come la presenza delle sole spinte competitive impedisce ai gruppi di conseguire i propri obiettivi in ambienti ostili.

Non si tratta, però, dell’ennesima petizione di principio confermata da esempi eccezionali, ma di un cambio di paradigma della sociobiologia che dopo decenni di studi ha dovuto rovesciare le proprie ipotesi sperimentali, ipotizzando che all’origine ci sia la cooperazione e che sia sulla base di questa necessità irresistibile, la seconda legge della giungla in vigore da 3 miliardi e 800 milioni di anni, che gli uomini hanno costituito gruppi di consanguinei.

Non è quindi la prossimità genetica a spingere all’aiuto reciproco ma, al contrario, è l’esigenza originaria della sopravvivenza in ambiente ostile a costituire la premessa per la consanguineità. Non è la famiglia, la trasmissione dei geni, ad essere originaria, ma la solidarietà, la quale ha trovato forme biologiche, quanto culturali, per imporsi ai viventi.

Sotto la traduzione italiana del video [che avrei voluto sottotitolare se le versioni circolanti di questa presentazione non fossero entrambe bloccate]. Seguirlo resta un po’ scomodo per chi non conosce il francese, ma ne vale la pena.

Pablo Servigne, La collaborazione, l’altra legge della giungla

Non sono necessariamente i più forti che sopravvivono, ma sono i gruppi più cooperativi.

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gennaio 1st, 2018

L’intelligenza

by gabriella

Videolezioni: 1. Che cos’è l’intelligenza? 2. L’intelligenza come problem solving  3. L’intelligenza come abilità e competenze 4. L’epistemologia genetica e l’approccio storico-sociale all’intelligenza 5. La psicometria e i test QI 6. Fattori innati e fattori socio-culturali

Esercizi sulle videolezioni: 1. Che cos’è l’intelligenza 2. L’intelligenza come problem solving  3. L’intelligenza come abilità e competenze 4. L’epistemologia genetica e l’approccio storico-sociale all’intelligenza 5. La psicometria e i test QI 6. fattori innati e fattori socio-culturali

 

1. Che cos’è l’intelligenza?

Intelligere, da intus legere, significa “vedere dentro”. Intelligente è quindi chi sa guardare dentro le cose, le persone, i fatti

Il problema è che le persone intelligenti sono piene di dubbi
mentre le stupide piene di certezze

Charles Bukowsky

La psicologia non possiede ancora una descrizione e una definizione condivise di cosa sia l’intelligenza.

Sappiamo che l’intelligenza è una caratteristica del pensiero che coinvolge altri processi cognitivi e aspetti psicologici come la memoria, l’apprendimento, il linguaggio, la motivazione. Resta, però, ancora difficile spiegare le differenze di capacità tra gli individui, decidere se l’intelligenza sia innata o si sviluppi attraverso gli stimoli ambientali; quale sia, se c’è, il rapporto tra intelligenza e profitto scolastico e tra intelligenza e capacità di adattamento all’ambiente. È difficile anche stabilire se si può misurare e se è unica o ne esistono diversi tipi.

Attraverso le loro ricerche, gli studiosi sono pervenuti a risultati differenti, a volte contrastanti. Potrebbe sembrare, dunque, che la psicologia e le altre scienze umane non abbiano nulla da insegnarci sull’intelligenza, ma mai come in questo caso, forse, sapere che le domande sono ancora più numerose delle risposte, aiuta ad assumere un atteggiamento scientifico e antidogmatico e a procedere, quindi nella conoscenza del fenomeno.    

Intelligere, dal latino intus legere (o intra legere, secondo alcuni), significa, infatti, “vedere dentro” o “vedere tra le cose”, alludendo, in entrambi i casi, alla capacità di comprendere la complessità della realtà al di là della superficie, cioè di coglierne la struttura profonda al di là delle apparenze.

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