Archive for febbraio 2nd, 2018

febbraio 2nd, 2018

La paura. Storia di un’idea politica

by gabriella

Le note seguenti sono tratte dalle lezioni tenute da alcuni storici svizzeri al seminario sulla Storia politica e sociale della paura e del suo  sfruttamento organizzato a Losanna dal Groupe d’étude des didactiques de l’histoire de la Suisse romande et italienne (GDH) e dall’Università di Losanna (UNIL) dal 9 all’11 maggio 2012. L’idea che emerge da queste giornate di studio è che la paura è motore di coesione sociale e di rappresentazione del mondo (Heimberg). Le pagine degli storici illustrano le formazioni dossastiche dell’angoscia istillate da politici (Jost) o religiosi (Ostorero, Bugnard) in una costruzione sociale dell’altro – streghe, eretici, ebrei, comunisti, mendicanti – (Tabin) funzionale alla costruzione della propria identità – di dominanti, borghesi, onest’uomini.

Il programma del seminario, a cui ho partecipato nel contesto del Programma Pestalozzi per la formazione dei docenti, è in coda al post, insieme alla webquest pensata per un terzo liceo. Le traduzioni sono mie.

 

Indice

1. Julien Wicki, Si può insegnare la storia di un’emozione?
2. Charles Heimberg, La paura nella storia
3. Martine Ostorero, La caccia alle streghe: stigmatizzazione dell’Altro e paura del diavolo

3.1 Processo per stregoneria contro Cathérien Quicquat

4. Hans Ulrich Jost, Disegnami un bolscevico! Ovvero, come fare paura alle pecore

4.1 La paura come strumento della politica
4.2 La demonizzazione dei bolscevichi in Svizzera

5. Jean-Pierre Tabin, La stigmatizzazione dei poveri e dei mendicanti
6. Pierre-Philippe Bugnard, Apocalipse Now. Le grandi paure escatologiche

6.1 Le paure escatologiche
6.2 Il paziente lavoro degli studiosi dell’Histoire nouvelle
6.3 L’attesa di Dio. Paure escatologiche e nascita del mondo moderno
6.4 Una storia culturale del peccato
6.5 Lo specchio delle nostre paure: due catene causali contemporanee

6.5.1 La narrazione di una rivolta operaia (Friburgo, Svizzera – 1890)
6.5.2 Sull’espiazione dell’errore (d’ortografia) e sul dispiacere del brutto voto

6.6 Dalla paura escatologica alle paure moderne

 

Pharmakoi: i capri espiatori delle paure collettive

Pharmakói per le strade d’Argo e d’Atene, streghe ed eretici nelle cristianissime piazze d’Europa, ebrei e zingari nei campi di sterminio […]: è questo il prezzo della paura che non si paga, ma viene fatto pagare. Affinché la peste sia una volta ancora arginata, affinché il diabolico sia una volta ancora localizzato e (provvisoriamente) trasfigurato in simbolico, infelici creature – quasi-uomini, sotto-uomini, non-uomini – sono negate, massacrate, bruciate.

[…] Se, per un caso improbabile, i cittadini rinserrati nelle loro mura non disponessero di vittime, non faticherebbero a trovare un numero congruo di semplificatori, ben decisi a produrne di nuove e d’antiche. Sono, questi semplificatori, coloro che producono e dispensano “senso” e “sicurezza” trovando colpevoli.

Sono coloro che, ancora oggi, ponendo mano al loro mai terminato Malleus maleficarum – controllando gli strumenti di persuasione mediante la drammatizzazione o rappresentazione dell’immaginario -, rafforzano e amministrano il sistema sociale d’illusione vittimaria. Sono coloro che amministrano il complesso coerente e autoriproducentesi dei “ segni” [con] titoli di giornale, notizie accortamente date o taciute alla radio e in televisione, parole d’ordine, slogan che diventano terribile, inappellabile vox dei  [Roberto Escobar, Metamorfosi della paura, Bologna, Il Mulino, 1997, pp. 204-205].

 

1. Si può insegnare la storia di un’emozione?

Julien Wicki

«Siccome la paura è il principale strumento umano di sopravvivenza,
si prendono più bastoni per serpenti che l’inverso»

Nel simpatico intervento in stile “decostruzionista” che ha aperto i lavori, l’ideatore del seminario, Julien Wicki, (Univ. Lausanne) ha posto la domanda cruciale se la paura, nella sua natura di strumento biologico al servizio della sopravvivenza, possa assumere forme storiche. Il ricercatore si è soffermato sul funzionamento del “circuito della paura” talamo-amigdale-corteccia sensoriale, osservando che all’istantanea reazione fobica davanti all’oggetto temuto, risponde successivamente la corteccia sensoriale che “dà senso alla paura”. L’ipotesi che permette di passare dal punto di vista biologico-individuale all’osservazione di dinamiche collettive è che, al di là di questo meccanismo, l’oggetto delle paure sia socialmente costruito e che nel momento in cui una società vive un’angoscia, tende a liberarsene fabbricando paure particolari. Il brano seguente, tratto dall’introduzione di Robin Corey al suo La peur, histoire d’une idée politique, è stato quindi scelto come filo conduttore del seminario.

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febbraio 2nd, 2018

Pankaj Mishra, La violenza coloniale

by gabriella

Quella tratteggiata da Pankaj Mishra per Internazionale del 26 gennaio, è una storia novecentesca della violenza coloniale. Negli anni della Grande Guerra, asiatici e africani vennero arruolati in massa per essere inviati sui sanguinosi fronti di guerra, mentre le potenze europee «difendevano una gerarchia razziale costruita intorno a un progetto comune di espansione coloniale».

L’articolo di Pankaj Mishra spiega il legame tra il delirio imperialista e colonialista che ha caratterizzato la fine dell’ottocento e lo scoppio del primo conflitto mondiale, subito seguito dal secondo. In quest’ottica, le guerre e gli estremismi che hanno insanguinato l’occidente durante la prima metà del novecento appaiono come rigurgiti della sconfinata violenza razzista con cui lo stesso occidente aveva umiliato il resto del mondo, nel tentativo vano di esternalizzare le pressioni socioeconomiche interne, ristabilendo un ordine politico irrimediabilmente compromesso dai rapidi cambiamenti sociali ed economici.

Tirando le fila di questo excursus storico, l’autore lancia un monito sulla attuale situazione internazionale, caratterizzata da un risorgere di quegli stessi istinti razzisti e suprematisti e dalla relativizzazione dei diritti civili che già in passato hanno portato all’autodistruzione del mondo occidentale [introduzione di Maria Laura Macchini].

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