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febbraio 10th, 2018

Alessandro Cravera, Per governare la complessità bisogna farsi le domande giuste

by gabriella

In questo articolo del Sole24Ore una riflessione antieconomicista stimolata dall’osservazione della complessità che il management deve fronteggiare.

Le considerazioni dell’autore, sebbene non nuove nella letteratura sull’organizzazione, colpiscono particolarmente chi ha assistito, con la “Buona scuola”, all’ingresso del management a scuola (il regno della complessità per eccellenza) con Rapporti di Autovalutazione, Piani di Miglioramento, Analisi SWOT ecc.

Scopriamo, in pratica, che per essere efficaci, occorre (tornare ad) essere filosofi.

Al di là dei toni, chiaramente ironici, quanti manager sono davvero consapevoli della fallacia dei principi descritti in tutte le formazioni? In fondo, molti dei suggerimenti rappresentano prassi quotidiane nelle aziende. Vi sono tre princìpi che continuano a caratterizzare il management, pur non essendo funzionali al governo della complessità:

1. L’ossessione per il controllo e per la misurazione: le imprese seguendo il principio «ciò che non si può misurare non si può gestire» hanno determinato un proliferare di KPI, forme di reporting, audit e strumenti di controllo che hanno appesantito e rallentato l’agire organizzativo.
2. La modellizzazione: nonostante la difficoltà di prevedere gli scenari, l’azione manageriale si basa ancora fortemente sulla stesura di piani d’azione, piani strategici e business plan. L’analisi a tavolino prevale sul «try&learn».
3. La ricerca di efficienza e ottimizzazione: l’assunto di base è che se tutte le Funzioni/Dipartimenti raggiungono i loro obiettivi, l’azienda nel complesso raggiungerà i propri target complessivi.

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febbraio 10th, 2018

10 febbraio, il giorno di quale ricordo?

by gabriella

giornodelricordomanifestoDue lavori storici sui fatti commemorati dal “giorno del ricordo”, il primo è del triestino Lorenzo Filipaz che decostruisce ventiquattro concetti chiave l’altro, curato dal blog didattico avanguardiedellastoria, raccoglie documenti testuali e audiovisivi per una lezione sui fatti di guerra del confine orientale.

 

Indice

1. Lorenzo Filipaz, L’esodo istriano e le foibe

1.1 Cosa si commemora veramente nel «Giorno del Ricordo»?
1.2 L’irredentismo non è forse solo un ideale o un’innocua nostalgia?
1.3 Perché la «Giornata della memoria» va bene e il «Giorno del ricordo» no?
1.4 Dovremmo ritornare a non parlarne, continuando il “silenzio assordante”?
1.12 E’ vero che furono epurati anche antifascisti italiani?
1.13 Che senso ha distinguere gli infoibati dai morti nei campi di prigionia jugoslavi?
1.14 Non fu espansionismo slavo? E l’annessione dell’Istria e la «corsa per Trieste» come si spiegano?
1.15 Ma il regime Jugoslavo non voleva «sbarazzarsi degli italiani»? L’ha ammesso anche Gilas!
1.16 Per quale ragione il regime jugoslavo avrebbe voluto trattenere gli italiani?
1.17 Ma l’Italia non aveva interesse a mantenere gli italiani nella Zona B?
1.18 E quanti furono gli esuli?
1.19 Perché si sente ripetere la cifra di 350.000?
1.20 Ma che siano stati 250.000 o 350.000 cosa cambia?
1.21
 Perché le associazioni degli esuli sarebbero così nazionaliste?
1.22 Quindi gli esuli furono obbligati ad essere nazionalisti?
1.23 Ma gli esuli esistono ancora? Quali e quanti soci ormai contano le loro associazioni?
1.24 Cosa leggere per capire l’esodo?

2. AVANGUARDIEDELLASTORIA.wordpress.com, Il giorno di quale ricordo?

 

1. Lorenzo Filipaz, L’esodo istriano, le foibe

«Il vero guaio è che gli sciocchi la violentano, la vita, specie quella altrui, illusi di togliere la complicazione.»
Giulio Angioni, Gabbiani sul Carso

Febbraio: Come ogni anno mi preparo alla valanga di imposture che si accompagna al cosiddetto Giorno del Ricordo. Capi di stato, di governo e di partito di qualsivoglia colore faranno a gara a chi la spara più grossa o a chi intona più forte la solita solfa. Vediamo quest’anno a che altezza arriva l’asta degli infoibati, e se è un’annata buona possiamo contare su un bell’incidente diplomatico.

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