Archive for Aprile, 2018

8 Aprile, 2018

Alessandro Volpi, L’Erasmus della classe disagiata

by gabriella

La scuola di adattamento al disadattamento in cui consiste l’Erasmus nell’efficace racconto di Alessandro Volpi per Senso Comune.

Come molti giovani europei anche io sono partito per uno scambio Erasmus: dopo quasi tre mesi mi concedo qualche riflessione che vuole essere il più generale possibile, in cui i soggetti che compaiono sono – citando Marx – delle semplici “maschere di rapporti sociali”, per cui non se ne abbia a male nessuno, visto che lo stesso scrivente è ben dentro quei processi che cerca di descrivere.

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8 Aprile, 2018

Il diagramma linguistico della maturità dell’Io

by gabriella

dimmi come parli e ti dirò chi sei

Le parole, quelle che usiamo tutti i giorni e che poco hanno che vedere col nostro curriculum scolastico, sono un po’ come dei marcatori, indicatori del nostro livello di Ego, cioè dello stadio di sviluppo o maturazione della personalità degli individui in termini cognitivi, di pensiero, sociali e morali.

Questa è la conclusione, sebbene semplificata, di una ricerca sul linguaggio parlato realizzata da psicologi Usa e pubblicata su Nature Human Behavior.

 

1. Il livello dell’ego e le parole

Gli autori dello studio hanno utilizzato 44mila brevi testi parlati raccolti in 25 anni dal Washington University Sentence Completion Test (Wusct), uno strumento che psicologi e psichiatri utilizzano da tempo per misurare l’Ego level. Per l’analisi dei linguaggi i ricercatori si sono serviti del Linguistic Inquiry and Word Count (Liwc), un sistema validato che, sulla base del conteggio delle parole e la valutazione della sintassi di testi, costruisce 81 categorie di linguaggio.  

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7 Aprile, 2018

Kant, l’educazione come umanizzazione

by gabriella
Immanuel Kant (1804)

Immanuel Kant (1724 – 1804)

Le dispense utilizzate da Kant nel suo insegnamento quasi decennale di pedagogia all’Università di Könisberg, furono pubblicate un anno prima della sua morte a cura dell’allievo Friedrich Theodor Rink.

Il fatto che Kant non si sia preso cura di pubblicarle durante la sua attività, potrebbe indurci a credere che la riflessione sull’educazione abbia un ruolo marginale nella sua opera. Ma, l’intero suo pensiero filosofico, al contrario, può essere considerato l’indicazione di un percorso di autoeducazione della ragione.

 

Indice

1. L’autoeducazione della ragione nell’opera di Kant

1.1 Libertà e natura umana
1.2 L’autonomia della ragione nel sapere aude

 

 2. L’educazione come umanizzazione

2.1 La formazione della personalità: dall’anomia all’autonomia
2.2 L’anomia nel bambino e il disciplinamento
2.3 L’eteronomia nel fanciullo e l’interiorizzazione della norma
2.4 La conquista dell’autonomia

3. L’etica kantiana nella filosofia contemporanea

3.1 Dall’interiorizzazione di un modello condiviso alla scoperta della morale universale
3.2 Dalla natura, comunità o Dio alla morale razionale

1. L’autoeducazione della ragione nell’opera di Kant

La ragione si sottomette solo ed esclusivamente alla legge che essa stessa si dà.
[Pensare, significa quindi] cercare in se stessi [non nell’io, ma nella ragione, NDR.] la pietra ultima di paragone della verità.

Non bisogna insegnare pensieri, ma insegnare a pensare.

Che cosa significa orientarsi nel pensare?, 1786

 

Nel suo complesso, l’opera kantiana può essere considerata un percorso di autoeducazione della ragione. 

Nella Critica della ragion pura (1781), infatti, la ragione si rivolge a se stessa per garantirsi della possibilità di conoscere e sapere entro quali limiti [vedi il tribunale della ragione pura (4)], ma può farlo solo dopo aver rinunciato alle proprie illusioni, cioè dopo aver chiarito a se stessa il funzionamento delle proprie facoltà e la natura delle proprie eccessive pretese [vedi la Dialettica trascendentale (10)].

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7 Aprile, 2018

Guglielmo Forges Davanzati, L’economia è una scienza esatta?

by gabriella

T.I.N.A., lo slogan ideologico neoliberale

Un utile articolo sul presente dell’economia e sull’elisione dell’aggettivo «politica» che negli ultimi trent’anni ha trasferito ideologicamente questo sapere dal campo delle scienze umane a quello delle scienze esatte. Tratto da Micromega.it.

In un recente articolo sul blog lavoce.info, il prof. Guido Tabellini, ex Rettore dell’Università Bocconi, propone un’entusiastica recensione di un libro di due autori francesi – Pierre Cahuc e André Zylbrerger, un vero best seller – sul c.d. “negazionismo economico”. La tesi di fondo è che

la conoscenza economica ha ora solide basi empiriche e le sue prescrizioni sono diventate più affidabili” e ciò nonostante “questi progressi sono spesso ignorati al di fuori della disciplina, con la conseguenza che il dibattito di politica economica è di frequente viziato da pregiudizi ideologici.

È evidente il presupposto dal quale Cahuc, Zylberger e e il prof. Tabellini partono: l’Economia è una scienza esatta, esiste un’unica ‘verità in Economia alla quale si arriva mediante un processo di continua e progressiva eliminazione di errori, l’Economia è una scienza sperimentale il cui statuto metodologico è (o deve tendere a) quello delle scienze della natura.

Non è una tesi nuova e le obiezioni rivolte a questo modo di concepire l’Economia sono state e sono molteplici.

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5 Aprile, 2018

La tattica del genio distratto

by gabriella

Dalla distrazione arrogante all’incompetenza strategica all’egocentrismo contemporaneo: l’evoluzione dello stereotipo del genio distratto nello spassoso reportage del filosofo canadese Joseph Heath. Tratto da Internazionale del 3 aprile 2018.

“Lavoro con molti esempi dello stereotipo del professore distratto”,

scriveva tempo fa il filosofo di Toronto Joseph Heath sul blog canadese In due course. Un ex collega, ricordava,

“un venerdì sera mi ha chiamato per chiedermi perché non ero ancora a casa sua. Sua moglie gli aveva affidato il compito di fare gli inviti per la cena, lui se n’era dimenticato e poi si era dimenticato di essersene dimenticato”.

Gli accademici tra i miei lettori capiranno sicuramente di che cosa sto parlando, ma anche tutti gli altri, perché è uno stereotipo che risale a migliaia di anni fa: si racconta che l’astronomo dell’antica Grecia Talete, un giorno cadde in un pozzo perché camminava guardando le stelle. Quelli che hanno sempre la testa tra le nuvole dovrebbero tenerlo presente, ma anche quelli che camminano mentre mandano messaggi dal telefono.

A rendere particolarmente fastidiosa questo tipo di smemoratezza è che non dovrebbe neanche darci fastidio: il professore distratto può non presentarsi a un appuntamento o dimenticare che vi deve dei soldi, ma il mondo

“la trova una cosa adorabile e forse anche un segno di genialità”.

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3 Aprile, 2018

Gianfranco Marini, Le fallacie argomentative: comprendere e riconoscere i ragionamenti non validi

by gabriella

Esaminando il sito argomentare.it, e la raccolta di fallacie del progetto Linux Nizkor.org, tradotto da Matteo dell’AmicoGianfranco Marini ha raccolto e organizzato un materiale completo e interessante sulle fallacie argomentative, difetti strutturali del ragionamento capaci di ingannare, inducendo false conclusioni.

Si tratta, come osserva il curatore, di un buon contributo alla diffusione del pensiero critico e argomentativo e una interessante risorsa didattica per l’educazione al ragionamento.

 

Indice

1. L’età della post-verità

1.1 Non solo fake news ma anche fake argument

 

2. L’argomentazione e le fallacie argomentative

2.1 I 41 tipi di fallacie


3.
Una classificazione delle fallacie
4. Uno schema di classificazione delle fallacie

 

1. L’età della post verità

William Hogarth, False Perspective 1753

Molti ritengono che l’attuale ecosistema dell’informazione sia strutturalmente contraddistinto dal fenomeno della post-verità che consiste in un modo di rapportarsi alle informazioni e  notizie senza che venga presa in considerazione la loro verità o falsità; queste sarebbero percepite su basi emotive – acritiche, senza porsi il problema della loro attendibilità e oggettività.

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3 Aprile, 2018

Luoghi comuni: la struttura delle credenze

by gabriella

I luoghi comuni sono idee generali, valori, giudizi condivisi spesso inconsapevolmente dall’uditorio, la cui ovvietà tende a occultare l’influenza dei valori che contengono.

I luoghi sono infatti, l’articolazione di base del tessuto di credenze di una comunità di parlanti. Rielaborato a partire da argomentare.it..

Il luogo comune è quindi un asserto che non serve quasi mai citare, che si nasconde negli entimemi, che si tralascia perché scontato o, viceversa, si enfatizza senza argomentarlo quando sembra che qualcuno lo neghi.

Per questo, è il posto migliore in cui stabilizzare le credenze fondanti una comunità di parlanti.

 

Indice

1. Alcune definizioni
2. Una classificazione dei luoghi

2.1 Luoghi della coerenza
2.2 Luoghi dell’ideale
2.3 Luoghi dell’esistente
2.4 Luoghi dell’ordine
2.5 Luoghi della persona

 

1. Alcune definizioni

Cicerone (106 – 43 a. C.)

Come trovare ciò che è stato nascosto diventa facile una volta indicato e segnalato il posto, così, se vogliamo investigare qualche argomento, dobbiamo conoscere i “luoghi”; così infatti sono chiamate da Aristotele quelle basi, per così dire, dalle quali vengono tratti gli argomenti. Dunque si può stabilire che il luogo è la base dell’argomento e che l’argomento è invece la prova che garantisce un tema su cui si è in dubbio.” Cicerone, Topica, 44.a.C.

Roland Barthes (1915 – 1980)

I luoghi retorici sono i punti da cui sorge la possibilità di un argomento, le fonti da cui va scaturendo un argomento” R. Barthes, Luogo comune, Enciclopedia Einaudi, v. VIII p.572

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1 Aprile, 2018

La condizione senile e i suoi stereotipi

by gabriella

Jane Fonda

"Ora che sono proprio nella terza fase della mia vita, ho capito di non essere mai stata più felice". Jane Fonda, 80 anni oggi

Publiée par Freeda sur Vendredi 22 décembre 2017


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