Archive for maggio, 2018

maggio 28th, 2018

Nietzsche

by gabriella
Nietzsche

Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)

Vissuto interamente nell’800, il genio di Nietzsche ha condizionato potentemente il 900 con la sua lettura dell’Occidente e i grandi temi e concetti della morte di Dio, dell’Übermensch (il superuomo, nel senso dell’oltrepassamento di sé), della volontà di potenza e dell’eterno ritorno dell’uguale.

 

Indice

1. La fine, la grandezza, la strumentalizzazione e la rilettura
2. La nascita della tragedia

2.1 L’apollineo e il dionisiaco

3. Socrate e la morte della tragedia
4. Il prospettivismo
5. Le Considerazioni inattuali

5.1 La seconda Inattuale: Sull’utilità e il danno della storia per la vita
5.2 Terza e quarta Inattuale: Schopenhauer come educatore, Richard Wagner a Bayreuth

6.La filosofia del sospetto.Il Nietzsche illuminista di Umano, troppo umano
7. La filosofia del mattino

7.1 La morte di Dio
7.2 La diagnosi del nichilismo dell’Occidente

8. Il pensiero meridiano e i temi di Zarathustra

8.1 Il superuomo
8.2 L’eterno ritorno dell’uguale

9. La volontà di potenza

10. Filosofare col martello

Wikiradio, I biglietti della follia e la biografia filosofica di Nietzsche raccontati da Maurizio Ferraris


read more »

maggio 27th, 2018

WebQuest: Il nuovo ruolo dell’educazione nel pensiero moderno

by gabriella

Un’attività autonoma degli studenti di una quarta Liceo di Scienze umane (4F) pensata per un’interruzione didattica di due settimane.

Una webquest è un’attività di ricerca autonoma degli studenti su materiali digitali indicati dal docente, la cui lettura permette di rispondere a specifiche domande. In questo caso, si tratta di considerare il nuovo ruolo dell’educazione nella società moderna, individuando che cosa cambia rispetto ai modelli precedenti e attraverso quali argomenti o eventi.

 

Introduzione

Con Rousseau e il ‘700 francese, si fa strada una visione dell’educazione completamente nuova, funzionale ad un mondo moderno proiettato al progresso e al cambiamento.

In questo contesto, l’educazione assume un rilievo fondamentale sia a livello sociale che individuale: è lo strumento di costruzione e miglioramento complessivo della società, il mezzo per realizzare l’eguaglianza e la libertà, ma anche quello per il pieno sviluppo della personalità di ogni cittadino.

 

Compito

Obiettivo del lavoro è comprendere attraverso quali tappe (riflessioni teoriche e conquiste storiche) si fa strada questo nuovo punto di vista sull’educazione.

Il lavoro prevede un’attività di studio e ricerca individuale ed una di confronto e discussione di gruppo ed è finalizzato alla stesura individuale di un breve testo di due o tre pagine (cioè tra 5.000 e 6.000 battute, spazi inclusi) corredato dei riferimenti in nota a piè di pagina. Per poter citare la pagina, visualizzare o stampare il testo in pdf già disponibile nelle lezioni.

Download (DOCX, 18KB)

I materiali per la ricerca in Internet sono raccolti nel blog dell’insegnante e indicati nei link sottostanti.

read more »

maggio 27th, 2018

L’Illuminismo e il diritto all’istruzione

by gabriella

Nicolas de Condorcet (1743-1794)

Il pensiero pedagogico dell’Illuminismo francese si sviluppa nel quarto di secolo che intercorre tra la cacciata dei Gesuiti da Parigi (1762) e la Rivoluzione (1789).

Dopo il 1791, il punto di riferimento obbligato del dibattito politico sull’educazione è l’articolo della Costituzione che impegna la repubblica a creare «un’istruzione pubblica, comune a tutti i cittadini, gratuita nelle parti indispensabili a tutti gli uomini».

La focalizzazione sull’istruzione popolare riflette la generale convinzione che l’istruzione rappresenti il più potente strumento di cambiamento sociale e politico e che ogni cambiamento non accompagnato dall’istruzione popolare sarebbe stato effimero.

Nell’eredità di questo dibattito possono essere rintracciate le origini della modernità politica e della scuola repubblicana.

 

Indice

1. Il dibattito prerivoluzionario e la riflessione illuminista sul sapere e sulla scuola

1.1 Il contributo del sensismo
1.2
Lo scioglimento dell’ordine gesuita e la riforma della scuola nazionale
1.3 De La Chalotais e Rolland d’Erceville: un’istruzione laica, statale e per l’élite
1.4 Hélvetius: l’educazione per il raggiungimento della felicità
1.5 Voltaire: il sapere come esercizio della critica
1.5 Diderot e D’Alembert: la raccolta e la diffusione di un sapere utile all’uomo

2. Rivoluzione ed educazione

2.1 Condorcet: l’istruzione come strumento di realizzazione dell’eguaglianza
2.2 Le proposte sulla scuola della Convenzione


read more »

maggio 23rd, 2018

Tema di scienze umane. La libertà ben regolata di Rousseau

by gabriella

Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)

È molto strano che, da quando ci si occupa di educare fanciulli, non si sia immaginato altro strumento per guidarli che l’emulazione, la gelosia, l’invidia, la vanità, l’avidità, il vile timore, tutte le passioni più dannose, più pronte a fermentare e più adatte a corrompere l’anima anche prima che il corpo sia formato.

Ad ogni insegnamento precoce che si vuol far entrare nella loro testa, si pianta un vizio nel fondo del loro cuore; istitutori insensati pensano di fare meraviglie quando li rendono cattivi per insegnar loro cos’è la bontà; e poi ci dicono gravemente: «Tale è l’uomo». Si, tale è l’uomo che voi avete fatto.

Si son tentati tutti gli strumenti, fuorché uno, e precisamente il solo che può riuscire: la libertà ben regolata.

Il candidato, avvalendosi anche della lettura e dell’analisi dei documenti riportati, spieghi la critica alla società e all’educazione tradizionale svolta da Rousseau nella prima parte del testo, indicando poi cosa intenda per “libertà ben regolata”, utilizzando i concetti di educazione negativa ed educazione positiva.

 

Schema

  1. Leggere attentamente i primi due paragrafi e porre mente alla critica di Rousseau alla società e all’educazione tradizionale (consultare il dizionario se ci sono termini ignoti);
  2. Esporle concludendo con un commento all’ironica osservazione di R. “Tale è l’uomo….”;
  3. Iniziare a spiegare il concetto di “libertà ben regolata” esponendo sinteticamente la pedagogia dell’Emilio: cioè cosa bisogna fare e non fare e perché nelle fasi della crescita scandite dall’opera;
  4. Legare gli argomenti in modo organico, rileggendo e modificando fino a quando l’insieme raggiunge una sua coerenza.

 

  1. Rousseau sostiene che la società è un groviglio di corruzione delle qualità originarie dell’uomo e di diseguaglianze. L’educazione tradizionale modella il bambino sulla base di queste premesse, fatte di stimoli sbagliati e indicazioni fuorvianti che sviluppano nell’individuo qualità non legate alla sua natura, ma alla perversione della sua natura. Come nota, Rousseau, per educarli si fa leva sulla competizione, sui risultati, sui voti, ottenendo così ragazzi invidiosi, rancorosi, ostili, vanitosi se riescono, rabbiosi se falliscono.
  2. Contemplando tale disastro formativo, i maestri tradizionali inveiscono contro la natura umana che pretendono debole e difettosa, senza rendersi conto di essere stati essi stessi gli artefici di tale mostruosità: al loro«Tale è l’uomo», Rousseau risponde appunto: Si, tale è l’uomo che voi avete fatto.
  3. La libertà ben regolata di cui parla l’autore non è altro che un’educazione attenta allo sviluppo naturale del bambino, al quale si propone ad ogni tappa della crescita ciò che è necessario: il non contrarre abitudini quando è molto piccolo, il porlo di fronte alla dura necessità delle cose invece che sotto l’autorità di un adulto quando è più grande, ma ancora non capace di ragionamento, ecc. In sintesi, è il farlo crescere nella libertà e nella consapevolezza, grazie a esperienze formative che gli mostrino che lui non è padrone delle cose né delle altre persone e che dunque la sua libertà non include l’arbitrio e la prepotenza verso gli altri.

Download (PDF, 124KB)

maggio 20th, 2018

In morte di Fadi Abu Salah

by gabriella


Quelle ruote bloccate per mirare preciso, lo straccio di una camicia per lanciare un pezzo di terra contro chi pensa di poterla prendere tutta e i pantaloni arrotolati sulle gambe perse nei bombardamenti israeliani del 2008, a diciannove anni.

Le labbra strette di Fadi sullo sfondo del deserto in fiamme che i padroni della terra e dell’acqua gli avevano lasciato per casa. Non sappiamo se dopo aver lanciato il suo sasso sia morto per la palla di un cecchino o il tiro di artiglieria dell’esercito che aveva di fronte. E’ stato ucciso il 14 maggio 2018 a ventinove anni, con altri 54 ragazzi e bambini, per mano di quelli che dicono di difendersi dal pericolo delle loro fionde.

maggio 11th, 2018

Rousseau

by gabriella

Jean-Jacques Rousseau (1712 – 1778)

Critico della politica e della vita associata, Rousseau ha condotto una riflessione globale sui problemi della vita civile, dedicando gli sforzi più significativi alla costruzione degli strumenti politici ed educativi per modificare tale realtà.

L’articolo contiene il testo della lezione, con mappe e schemi, le tre videolezioni dedicate ai Discorsi, all’Emilio e al Contratto sociale, le esercitazioni e il link alla valutazione degli studenti.

 

Indice

1. I temi antiilluministi del Discorso sulle scienze e sulle arti

2. La critica della civiltà del Discorso sull’origine della diseguaglianza

2.1 La diseguaglianza è contraria alla legge di natura
2.2 La contestazione delle visioni dello stato di natura di Locke e Hobbes

2.2.1 Lo stato di natura in Locke
2.2.2 Lo stato di natura in Hobbes
2.2.3 Lo stato pre-civile secondo Rousseau

 

 3. L’Emilio

3.1 Libri I. L’infanzia e l’educazione negativa
3.2 Libro II. La fanciullezza e l’educazione positiva

3.2.1 L’autoregolarsi della libertà: dipendenza dalle cose e dipendenza dagli uomini
3.2.2 Contro Locke: l’illusione del ragionare coi fanciulli
3.2.3 L’esempio del maestro
3.2.4 L’apprendimento della lettura

3.3 Libro III. L’educazione dai dodici ai quindici anni

3.3.1 La nobiltà del lavoro manuale

3.4 Libro IV. L’adolescenza e l’educazione alla socialità
3.5 Libro V. La giovinezza

 

4. Il Contratto sociale

4.1 Il patto originario
4.2 Libertà ed eguaglianza

 

5. La travagliata ricezione dell’Emilio

read more »

maggio 6th, 2018

Pietro Alotto, I miei studenti ripetono a pappagallo

by gabriella

Prima di costruire e arredare i piani alti del sapere, bisogna avere cura delle fondamenta e dei piani bassi, se questi non ci sono, alimentiamo solo l’ignoranza, verniciandola di pseudo-sapere nozionistico.

Il difetto di «cultura», cioè di conoscenza organizzata del mondo, è alla base dello studio meccanico e non significativo che costituisce la principale strategia di sopravvivenza scolastica dei nostri studenti.

Pietro Alotto entra nella catena di costruzione della capacità di leggere-comprendere-rielaborare per sottolineare che se gli “oggetti” di riferimento non ci sono, non c’è comunicazione e riferimento che possano attivare apprendimento. Tratto da La scuola che non c’è (e altre storie)

Ho spiegato l’argomento con una lezione frontale e poi ho assegnato delle sezioni del manuale di Storia sull’argomento da studiare. Quando li interrogo, non mi limito a sentire il raccontino di ciò che hanno capito, ma provo a capire se hanno veramente “compreso” ciò che mi stanno pure dicendo, in un italiano comprensibile. E mi accorgo che hanno capito solo superficialmente quello che veramente veniva asserito nel testo. E, ovviamente, mi arrabbio! Li accuso di non avere studiato bene, di non avere approfondito, ma loro giurano di averlo fatto: di avere studiato dal libro!

Poi provo a capire dove sta l’inghippo. Leggo e rileggo il passo del manuale che avrebbero dovuto studiare e capisco. Quel testo è maledettamente difficile! Non per il modo in cui è scritto, ma per l’implicito a cui rimanda, che presuppone che gli studenti abbiano a disposizione delle conoscenze integrate ed organizzate (quelle che con termine tecnico vengono chiamate “Sceneggiature”) intorno a situazioni (luoghi, oggetti, persone), avvenimenti (schemi di eventi visti nei loro rapporti cronologici), operazioni (insieme di azioni organizzate per ottenere un fine), ruoli (insieme di caratteristiche e dei comportamenti di coloro che fanno parte di una situazione), che di fatto non possiedono se non grossolanamente o non padroneggiano, e che gli impediscono di inferire il non detto. In quel testo si parla dei Turchi Ottomani e si fa riferimento a “organizzazione statuale”, “primo ministro”, “province”, “governatore”: ma davvero hanno in testa i referenti per queste parole?

read more »

maggio 5th, 2018

Marx

by gabriella

Oggi è il bicentenario della nascita di Karl Marx (1818-2018).

Una filosofia che trova nel proletariato le sue armi materiali,
così come il proletariato trova nella filosofia le sue armi spirituali.

Karl Marx, Per la critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico

Indice 

1. Dalla comprensione della realtà alla sua trasformazione

1.1 Il compito della filosofia nel giovane Marx
1.2 La demistificazione di Hegel e del liberalismo
1.3 Emancipazione politica ed emancipazione umana

2. Lavoro, alienazione, riappropriazione
3. La concezione materialistica della storia e il comunismo
4. Il Capitale
5. La morte e il lascito marxiano

 

Approfondimenti, integrazioni: Cultura e anticultura del lavoro (Loescher);

Karl Marx ( 1818 - 1883)

Karl Marx ( 1818 – 1883)

ll 14 marzo, alle due e quarantacinque pomeridiane, ha cessato di pensare la più grande mente dell’epoca nostra […]. Non è possibile misurare la gravità della perdita che questa morte rappresenta per il proletariato militante d’Europa e d’America, nonché per la scienza storica. Non si tarderà a sentire il vuoto lasciato dalla scomparsa di questo titano.

read more »

maggio 4th, 2018

Suzanne O’Sullivan, È tutto nella tua testa

by gabriella

Il saggio della neurologa Suzanne O’ Sullivan, È tutto nella tua testa, appena uscito in Italia per Mondadori, riepiloga i tentativi medico-scientifici condotti nella storia per comprendere e curare l’influenza negativa della mente sul corpo, cioè i disturbi psicosomatici che, come sappiamo leggendo le Cinque conferenze sula psicanalisi di Freud o i resoconti di Charcot, possono essere anche estremamente gravi e invalidanti.

Luca D’Ammando ha recensito il testo su Rivista studio: ne ha parlato stamattina Pagina 3 su RadioRai3.

Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, la bibbia degli psichiatri, la definizione «disturbo psicosomatico» non compare. E, leggendo È tutto nella tua testa, il saggio edito da Mondadori in cui la neurologa inglese Suzanne O’ Sullivan racconta «il misterioso mondo delle malattie psicosomatiche», si capisce che intorno alle disabilità provocate da fattori psicologici ancora oggi permane un’aura di mistero e diffidenza, che mina alla base qualunque tentativo di fornire aiuto concreto ai pazienti che ne soffrono.

I disturbi psicosomatici sono sintomi fisici che mascherano un disagio interiore, un malessere generalmente rimosso a cui la somatizzazione dà sostanza rendendolo in parte accettabile agli occhi dei pazienti e dei loro familiari. Come ha scritto George Orwell in 1984,

«se vuoi mantenere un segreto, devi nasconderlo anche a te stesso».

Il riso, le lacrime e il rossore sono esempi del potere della mente sul corpo, ma sono risposte normali e non indicative di una patologia. È solo quando i sintomi psicosomatici vanno oltre la normalità e limitano la capacità funzionale o mettono in pericolo la salute che diventano un disturbo.

Perché nel XXI secolo la malattia psicosomatica appare un disturbo socialmente inaccettabile? Come sottolinea la dottoressa O’Sullivan

read more »

maggio 3rd, 2018

L’America fa dietrofront: più conoscenze, meno competenze

by gabriella

Il giovani Leopardi che trascorse sette anni nella biblioteca paterna per uno “studio matto e disperatissimo”

La scorsa settimana, un gruppo di esperti del Naep (l’INVALSI americano) si è riunito a Washington per discutere del fallimento delle politiche di miglioramento della capacità di lettura negli studenti, concludendo che per capire un testo occorre mobilitare le conoscenze che le ultime politiche ventennali hanno impoverito. L’articolo di Orsola Riva uscito su Il Corriere.it.

Perché gli studenti americani non riescono a migliorare le loro capacità di lettura nonostante tutti gli investimenti fatti negli ultimi due decenni proprio per rafforzare questa competenza strategica?

Per tentare di rispondere a questa domanda il Naep, l’Invalsi americano, la settimana scorsa ha convocato un gruppo di esperti a Washington. E la risposta finale è stata: perché leggere non è come andare in bicicletta. Non basta saper pedalare: per capire un testo bisogna poter contare su un solido bagaglio di conoscenze, mentre il sistema scolastico americano da vent’anni a questa parte ha puntato tutto e solo sulle competenze, a scapito della ricchezza del curriculum.

Era il 2001 – presidente George W. Bush – quando il Congresso americano approvò con un voto bipartisan la legge chiamata No child left behind che, almeno nelle intenzioni, doveva servire a dare a tutti i ragazzi – ricchi o poveri – delle solide competenze in lettura e matematica grazie a un sistema di test diventato negli anni sempre più pervasivo.

Dai risultati di queste prove standardizzate, infatti, dipendeva una buona parte dei fondi federali, cosicché le scuole pian piano finirono per appiattire i programmi sui test (il cosiddetto «teaching to the test») impoverendo la qualità della didattica. Risultato: i livelli dei ragazzi sono rimasti gli stessi mentre la forbice fra ricchi e poveri si è ulteriormente allargata tanto che nel 2015 – presidente Barack Obama – la vecchia legge è stata sostituita dal nuovo Every Student Succeeds Act, che ha modificato (delegandoli ai singoli Stati) ma non eliminato il sistema di test standardizzati obbligatori in tutte le scuole dal terzo all’ottavo grado (cioè dalla quarta elementare alla terza media).

 

«Don’t know much about history»

La storia di questo fallimento educativo è stata ricostruita da The Atlantic in un lungo e documentato articolo in cui si rimarca come il meccanismo perverso dei test abbia agito negativamente soprattutto sulle scuole dei distretti più poveri, quelle che avevano più difficoltà a raggiungere i traguardi prefissati dal governo e che dunque erano più facilmente esposte al rischio di tagliare materie come la storia e la letteratura, l’arte o la scienza che, non essendo misurate dai test governativi, venivano considerate dei rami secchi, per concentrarsi solo sui test. Col risultato paradossale che così finivano per moltiplicare lo svantaggio di chi non aveva alle spalle una famiglia con un patrimonio culturale da trasmettergli.

Perché la lettura è un’abilità complessa che richiede non solo la capacità di decodificare un testo ma quella assai più articolata di comprenderlo. E nelle comprensione di un testo scritto conta più il nostro bagaglio di conoscenze che le cosiddette abilità di letturale reading skills misurate dai test standardizzati.

Daniel Willingham

Come ha spiegato uno degli esperti che hanno partecipato alla riunione di martedì scorso, lo psicologo cognitivo Daniel Willingham, il fatto che i lettori capiscano o meno un testo dipende molto di più dalle loro conoscenze e dalla ricchezza del loro vocabolario che da quanto si sono esercitati in test con domande del tipo «Qual è l’argomento principale del testo?» o «Che conclusioni trai dalla lettura di questo brano?». Se un ragazzo arriva alle superiori senza sapere nulla della Guerra civile americana perché non l’ha mai studiata a scuola, non importa quanti test ha fatto: farà molta più fatica di un suo collega più colto e magari meno allenato di lui nei test a rispondere a qualsiasi domanda relativa a quell’argomento.

 

Ceretta al linguine e cortelli affilati. Gli errori di grammatica più comuni

 

Alzare l’asticella

Timothy Shanahan

Ma non basta. Come osservato da Timothy Shanahan, professore emerito all’Università dell’Illinois e autore di oltre 200 pubblicazioni sulla «reading education», il sistema dei test commette un altro errore gravissimo: quello di misurare le capacità dei ragazzi usando dei testi considerati alla loro altezza. Mentre al contrario diverse ricerche dimostrano che gli studenti imparano molto di più quando leggono testi che sono al di sopra del loro livello di competenze e che proprio per questa ragione li portano a sforzarsi arricchendo il loro vocabolario e le loro capacità di comprensione. Perciò se vogliamo davvero migliorare le capacità di lettura degli alunni smettiamola di farli esercitare con i bugiardini dei farmaci o le istruzioni degli elettrodomestici. E semmai puntiamo su un curriculum ricco in storia scienze letteratura e arte che fornisca ai ragazzi una cassetta degli attrezzi – intesa come un sistema di nozioni e un vocabolario ricco e articolato – servibile per ogni occasione.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: