Archive for ‘Didattica – Teoria’

aprile 14th, 2017

Storytelling

by gabriella

Typewriter What is Your Story

Gianfranco Marini ha tradotto in una infografica interattiva la mappa di un articolo di Ffion Lindsay dedicato a 8 schemi classici della narrazione. Sotto l’infografica, l’incisivo e accessibile testo in inglese, dimostrato da video conclusivi. In coda un’infografica di Patrizia Vayola sugli ingredienti di una buona storia.

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marzo 18th, 2017

Gianni Marconato, Oltre la mitologia delle competenze

by gabriella

Tre interventi di Gianni Marconato sul(la vexata quaestio del) rapporto tra conoscenze e competenze e sulle condizioni didattiche per lo sviluppo e la valutazione delle competenze [Fonti: 1; 23].

Mi sono reso conto, e continuo ad averne conferma, che le competenze a scuola sono spesso vissute all’interno di una narrazione mitologica.

Il mito è una forma di narrazione antica fondata sul pensiero magico, che interpreta la realtà in base a credenze interiorizzate che non dimostrano nulla, perché la conoscenza non è dell’uomo ma proviene dalla divinità. Proprio per questo motivo, proprio perché non fondato sul pensiero razionale e sull’osservazione del fenomeno, il mito è un po’ la coltre di nubi che nasconde la vetta dell’Olimpo. E così sono anche le convinzioni di molti (non tutti) docenti in ordine alle competenze: mitologia tout court.

Proviamo, quindi, a far scendere tali credenze dal Monte Olimpo, avvolto nelle sue nubi, per restituirle a più appropriati significati.

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gennaio 28th, 2017

Gianfranco Marini, La didattica digitale nelle discipline umanistiche

by gabriella

La piacevole dimostrazione della mia avanguardia didattica preferita di come l’insegnamento può cambiare rendendosi interattivo e supportando forme diverse di collaborazione tra studenti.

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gennaio 3rd, 2017

Daniele Lo Vetere, In difesa della lezione frontale

by gabriella

La lezione frontale del prof. Keating

Tratto da La letteratura e noi.

Tre aneddoti.

a) Una volta mi è capitato di intercettare casualmente la conversazione di due studenti intorno a due loro insegnanti. Entrambi i colleghi facevano, come si poteva facilmente inferire, una “lezione frontale”. Eppure la loro reputazione presso i due ragazzi era ben diversa:

«Ah, quando parla X, capisco la filosofia; invece Y fa una… Lezione Frontale» (smorfia incerta tra noia e senso di sufficienza).

b) Capita (o capitava, qualche decennio fa) di sentire frasi come queste:

«la Lezione Frontale è mera trasmissività e ripetizione del sapere!», «la Lezione Frontale veicola il sapere in forme autoritarie!», «esistono alternative alla Lezione Frontale!»

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settembre 11th, 2016

3. Prendere appunti

by gabriella

Prendere appunti vuol dire «appropriarsi» dei contenuti della lezione frontale, verificare quanto li si è compresi e non solo darsi un modo di conservarli.

Prendere appunti è il terzo approfondimento dedicato al saper-fare  di base – i precedenti sono saper leggere e riassumere, segue memorizzare efficacemente cioè alle competenze che costituiscono il metodo di studio.

In generale, prendere appunti prepara lo studente di liceo a situazioni in cui vengono fornite rapidamente informazioni complesse che devono essere registrate per una utilizzazione successiva. Per questa ragione, anche se il docente fornisce gli appunti (o i testi, come nel nostro caso) delle lezioni, annotare quanto viene detto in classe sul proprio quaderno è sempre utile.

I benefici di un esercizio del genere oltrepassano infatti il quadro scolastico e (come tutte le competenze) sono utili in molti momenti della vita lavorativa o di ricerca successiva.

Prendere appunti richiede:

1. Attenzione e postura attiva: la loro qualità dipende dal grado di attenzione e di concentrazione sulla lezione, cioè non assistere passivamente alla spiegazione dell’insegnante, ma intervenire per chiedere chiarimenti e apportare integrazioni;

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marzo 13th, 2016

Punteggiatura e pensiero

by gabriella

la virgolaVenerdì scorso, durante un compito scritto in quinta che consisteva nell’analisi di un passo dell’Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico di Marx, una studentessa mi ha chiesto aiuto, perché non riusciva a capire il significato di un periodo. Abbassati gli occhi sul testo, mi sono accorta che (nella traduzione italiana che stavamo usando) mancava una virgola:

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol dire esigerne la felicità reale.

L’ho tracciata io stessa sul foglio e … “capito”? “Ora si, prof.”.

Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo, vuol dire esigerne la felicità reale.

Mi è tornato, allora, in mente un articolo di Gianfranco Marini che mi era molto piaciuto (lo riproduco qui sotto rimaneggiato), ma di cui quasi solo in quel momento ho capito l’importanza: solo un lettore esperto sa aggiungere mentalmente le virgole che mancano (cioè separare le diverse parti del testo per recuperare il significato), solo un lettore esperto sa strutturare un testo con la giusta interpunzione. L’analfabetismo funzionale passa anche per la dimenticanza della punteggiatura.

 

Il tramonto della punteggiatura

La svalutazione della punteggiatura ad inutile orpello, del tutto ininfluente rispetto a ciò che si vuole comunicare, è una delle ragioni del declino della comunicazione scritta, analogica o digitale.

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febbraio 25th, 2016

Fighting (the fear of) the test

by gabriella

Nella prima settimana di scuola, contando sulla presenza di un nuovo proiettore in classe, ho proposto questo test Kahoot a risposta chiusa a una quinta classe di filosofia che non aveva mai fatto un test a crocette (almeno in filosofia). Le loro reazioni di divertimento e paura, il mio commento e la mia proposta didattica tra resistenza e teaching to test.


testNon credo alla tv, vende la gente lesa,

io leggo libri, leggo solo per autodifesa, sapere più degli altri è la chiave per non farti comandare
e io non voglio comandarti.

Woody Allen

Cari ragazzi,

il test a crocette svolto l’altro ieri con Kahoot ha creato un po’ di sconcerto (ma durante lo svolgimento anche di divertimento) in classe: alcuni tra voi hanno avuto infatti risultati molto inferiori al solito (altri migliori del solito).

Nel tentativo di rincuorare i delusi ho forse scoraggiato quelli che hanno ottenuto i risultati migliori. Non era certo mia intenzione, perciò colgo l’occasione per chiarirci insieme le idee su cosa sono e a cosa servono i test a risposta chiusa, cosa che mi permetterà anche di discutere con voi se dobbiamo temerli.

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settembre 1st, 2015

Gianfranco Marini, Ricomincio da Bloom

by gabriella

Una ricognizione e una guida complete alla tassonomia di Bloom, dalla nascita nel 1956 alle trasformazioni più recenti che ne sviluppano la visione includendo le tecnologie digitali. Fondamentale strumento di progettazione per docenti.

Samuel Benjamin Bloom

Samuel Benjamin Bloom

1. La Tassonomia di Bloom
Siamo nel 1956 quando viene pubblicato il primo volume della Tassonomia degli obiettivi educativi di Benjamin Samuel Bloom: Taxonomy of Educational Objectives che comprende anche un volume in cui vengono definiti gli obiettivi cognitivi: Handbook I: Cognitive. Si tratta dei risultati di una lunga e complessa indagine empirica condotta da Bloom e altri pedagogisti sull’operato di esaminatori e valutatori. L’opera di S. B. Bloom, B. S.; Engelhart, M. D.; Furst, E. J.; Hill, W. H.; Krathwohl, D. R. fu preceduta da una serie di conferenze tenutesi a Boston tra il 1945 e il 1953 e organizzate dall’Associazione Americana di Psicologia.

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luglio 14th, 2015

Valutazione

by gabriella

La valutazione del profitto secondo il Piano dell’Offerta Formativa del nostro Liceo.
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giugno 1st, 2015

Questionario sugli stili d’apprendimento

by gabriella

Tratto da L. Mariani, Portfolio. Strumenti per documentare e valutare cosa si impara e come si impara, Bologna, Zanichelli, 2000 (digitalizzato con google form).

Interpretazione dei punteggi

Il modo di studiare e di imparare è diverso da persona a persona, ma può essere descritto da alcuni tratti caratteristici relativi a deteterminate categorie. Questo questionario mette a fuoco i modi di imparare che fanno leva sulla preferenza di un canale sensoriale (visivo verbale, visivo non verbale, uditivo o cinestetico), sulla prevalenza di un modo di elaborare le informazioni (analitico o globale) e sulla preferenza per il lavoro individuale o di gruppo.

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