Archive for ‘Didattica – Teoria’

luglio 14th, 2015

Valutazione

by gabriella

La valutazione del profitto secondo il Piano dell’Offerta Formativa del nostro Liceo.
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giugno 1st, 2015

Questionario sugli stili d’apprendimento

by gabriella

Tratto da L. Mariani, Portfolio. Strumenti per documentare e valutare cosa si impara e come si impara, Bologna, Zanichelli, 2000 (digitalizzato con google form).

Interpretazione dei punteggi

Il modo di studiare e di imparare è diverso da persona a persona, ma può essere descritto da alcuni tratti caratteristici relativi a deteterminate categorie. Questo questionario mette a fuoco i modi di imparare che fanno leva sulla preferenza di un canale sensoriale (visivo verbale, visivo non verbale, uditivo o cinestetico), sulla prevalenza di un modo di elaborare le informazioni (analitico o globale) e sulla preferenza per il lavoro individuale o di gruppo.

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agosto 1st, 2014

Lavoro estivo

by gabriella

Gli studenti con giudizio sospeso trovano qui [3D; 4D] i testi e le esercitazioni per prepararsi all’esame di settembre. Per tutti gli altri [1F; 3D; 4D] sono disponibili i compiti e letture estive da eseguire prima del rientro in classe.

Le esercitazioni svolte vanno inserite nell’aula virtuale dropbox per la correzione. In caso di difficoltà a svolgere i compiti o a inserirli nell’area di lavoro, inviatemi un messaggio all’indirizzo gabriella.giudici@gmail.com.

Buon lavoro

Prof.

maggio 27th, 2014

L’efficacia didattica in banlieue. Il modello Drancy

by gabriella
Drancy

Jérémie Fontanieu nella sua classe di Drancy

Potrebbe essere considerato il successore di Pennac questo venticinquenne parigino che si è inventato un modo per portare al successo scolastico i ragazzi di periferia, cioè studenti in gravi situazioni di svantaggio, distratti da situazioni familiari drammatiche e privi di motivazione-speranza di riscatto sociale o personale. Quel tipo di studente che riempie, ormai, anche le classi delle scuole italiane, giusto con meno implicazioni etniche.

Il prof. Fontanieu insegna economia e scienze sociali a Drancy – cittadina alla periferia nord di Parigi nota per essere stata lo snodo ferroviario principale per Auschwitz. Il suo metodo spicca per realismo e assenza di cornici pedagogiche: si limita ad insegnare con passione, arricchendo le sue lezioni di stimoli eterogenei, puntando tutto sulla cooperazione sinergica famiglia-scuola (contando sulla particolare sensibilità di quelle immigrate), sulla verifica settimanale degli apprendimenti, sulla semplicità e ripetitività dei compiti, calibrati senza fretta sulle reali capacità degli allievi.

Sembra aver capito a perfezione il significato della tesi di Vaneigem che «il lassismo non è il soffio della libertà, ma il fiato della tirannia», e non poteva essere che un giovane precario. Ne parla questa settimana Le Monde.

Jérémie Fontanieu, professeur de sciences économiques et sociales au lycée Delacroix à Drancy (Seine-Saint-Denis) a vingt-cinq ans, ce prof tout juste débarqué dans le «93» – par choix-, a décidé de se fixer un objectif de 100% de réussite au bac. A un mois des premières épreuves, il semble en passe de réussir. Une gageure dans ce lycée de banlieue à la réputation peu flatteuse.

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maggio 13th, 2014

La sperimentazione filosofica di una maestra alla prova dell’INVALSI

by gabriella

Adriana Presentini, La forza del moscerino. Una favola morale… con più punti di vista.

«ad una domanda di senso, o valoriale, non c’è mai una e una sola risposta [..] la risposta giusta lo è nella misura di una condivisione su base dialogica, oltre ad essere ‘verità provvisoria’ del gruppo, sempre suscettibile di essere di nuovo oggetto di indagine e discussione».

Adriana Presentini

La storia

Sara la formica e le sue sorelle tornavano a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Sara spingeva un chicco di grano, Mara una briciola di pane e Lara, la più forte, una spiga d’orzo tutta intera.
Arrivarono all’entrata del formicaio, ma lì trovarono una sorpresa: l’ingresso era ostruito da una pietra grigia, enorme e liscia. Sara girò intorno al grande sasso per cercare un buchetto da cui entrare, ma fu tutto inutile: non c’era nemmeno un passaggio piccolo piccolo! La pietra copriva perfettamente l’entrata.

Le tre sorelle si misero a spingere la pietra con tutte le loro forze, ma il sasso non si spostò nemmeno di un pochino così. Spinsero da destra, da sinistra, da dietro, da davanti, di lato, di traverso… Ma la pietra liscia era troppo pesante e non si mosse di un millimetro. Le formiche erano sudate e stanche, mentre l’entrata della loro casa era sempre chiusa.

In quel momento un ronzio leggero fece alzare la testa alle tre sorelle. Era un moscerino, che si fermò proprio in cima al sasso.

“Posso aiutarvi?” chiese.

“Non credo” rispose Sara.

“Se non riusciamo a spostare questo sasso noi tre robuste formiche, non vedo che cosa potrebbe fare un esserino deboluccio come te!”

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settembre 23rd, 2013

Graziano Cecchinato, Flipped classroom

by gabriella
Laurentius de Voltolina, 1350 ca

Laurentius de Voltolina, 1350 ca

Stralcio da questa introduzione alle flipper classroom (classi capovolte) suggerita da Lim e dintorni, le riflessioni più utili ad aprire il dibattito su una rivoluzione pedagogica affascinante [e problematica]. Le flipper classroom sono infatti classi nelle quali la lezione frontale è messa a disposizione dal docente su supporto multimediale e fruita fuori del tempo scuola, utilizzato invece per la discussione, l’approfondimento e la personalizzazione degli apprendimenti.

Come si vedrà, per molti aspetti, questa didattica rappresenta la possibile resurrezione di un attivismo pedagogico al quale, in Italia, il “riordino” gelminiano ha inferto il colpo mortale (cancellando o esternalizzando ogni tipo di laboratorio) [i lettori già introdotti alla storia della produzione e diffusione del sapere possono saltare l’introduzione].

Introduzione

Questo dipinto è datato attorno al 1350 e riproduce una lezione in una università europea. Ciò che raffigura è estremamente familiare. Ci sono tutti gli elementi fondamentali che contraddistinguono la realtà scolastica attuale: la cattedra e l’insegnante, il libro, gli allievi con i loro testi, attenti nelle prime file, distratti nelle ultime e c’è perfino … lo studente che dorme! Si tratta, ovviamente, di una semplice allegoria, ma guardando questa rappresentazione sembrerebbe che i secoli che ci separano da essa, lo sviluppo tecnologico, la ricerca pedagogica, la sperimentazione didattica e il contributo di generazioni di docenti non abbiano alterato in modo profondo le dinamiche, il clima, i processi che si svolgono nelle aule […]

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agosto 30th, 2013

Anitec, Il tablet non basta: verso un nuovo ruolo del docente

by gabriella

tabletChe lo dica l’Associazione delle Industrie Elettroniche Informatiche e di Comunicazione e non il MIUR, è sintomatico della confusione che regna in materia di scuola e tecnologie. «I gadget sono investimenti inutili» – sostiene Cristiano Radaelli in questo articolo dell’aprile scorso (e il pensiero corre a Profumo ..) – «se non inseriti in un processo formativo completamente rivisitato. La scuola insegni a gestire l’enorme flusso di informazioni che arriva della rete, per guidare gli studenti verso un pensiero strutturato e critico. Il rischio è quello dell’information overload».

 

La scuola è sempre e universalmente riconosciuta come il principale fattore di emancipazione dei popoli e di costruzione delle reali prospettive di benessere e sviluppo economico di una società. Bisogna, quindi, partire dall’educazione. Fanno sorridere quelle proposte che vedono la semplice diffusione dei nuovi dispositivi digitali nelle scuole come manna per la modernizzazione del sistema educativo. Tablet e i nuovi strumenti tecnologici sono dei bellissimi gadget, ma sono investimenti inutili se non vengono inseriti in un processo formativo completamente rivisitato. Qual è il valore aggiunto della rete? È la possibilità di accedere a informazioni istantaneamente, in qualunque parte del mondo esse siano, di condividerle con altre persone ovunque esse siano e di costruire con loro un report condiviso che permette a ognuno di dare un contributo.  Il risultato così sarà la somma delle competenze di tutti coloro che hanno contribuito. Questo è il valore aggiunto, questa è la vera rivoluzione!

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maggio 12th, 2013

Alberto Bagnai alle superiori

by gabriella

BagnaiInsuperabile fustigatore dell’omodossia di ogni ordine e grado, al professore non poteva sfuggire la deriva carismatica, narratologica e seduttiva del new look docente. Come al solito, rido e concordo.

Ora vi chiedo: non è che c’è qualcuno di voi che magari insegna alle superiori e ha qualche idea, richiesta, suggerimento, problema, aneddoto, ecc.? Feel free, tanto qui siamo fra amici. Ad esempio, come fate a mantenere la disciplina in classe? Io uso il metodo di Goffredo Buccini (si chiama così?). Dico: “state zitti, altrimenti chiamo l’inflazzzzione a due cifre che vi si porta via!”
Il problema, eventualmente, non è mantenere la disciplina (nel senso di ordine), ma insegnare la disciplina (nel senso di contenuto scientifico), quindi astenersi quelli che “la mia insegnante era carismatica”.  

agosto 27th, 2012

4. Memorizzare efficacemente

by gabriella

Memorizzare è il quarto e ultimo approfondimento dedicato al saper-fare di base – i precedenti sono saper leggere, riassumere, prendere appunti cioè alle principali competenze che costituiscono il metodo di studio.

Ricordiamo
il 10% di ciò che leggiamo
il 20% di ciò che sentiamo
il 30% di ciò che vediamo
il 50% di ciò che vediamo e sentiamo
il 70% di ciò che diciamo
il 90% di ciò che facciamo

Università di Laval (Canada)

Dovendo studiare una lezione, cominciare a esaminare il testo prendendo visione della sua articolazione (paragrafi, note evidenziate ecc.) e soffermandosi sulle immagini.

a) Se siete tipi “uditivi: leggete a voce alta le date e i concetti importanti (non tutto il testo perché rischiate di perdere il significato di ciò che leggete). Studiate pensando di dover descrivere e raccontare ciò che sapere a qualcun altro.

b) Se siete tipi “visivi”: fotografate nella vostra testa le nozioni principali, legandole alle immagini presenti nel testo. Createvi un’immagine mentale precisa dei personaggi e delle nozioni principali creando schemi, mappe e griglie riassuntive. Sottolineate a matita (vedi saper leggere) il libro di testo o le pagine del blog che stampate. Se non stampate (com’è preferibile), create un pdf del file e sottolineate con l’evidenziatore di Acrobat.

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agosto 23rd, 2012

2. Riassumere

by gabriella

Riassumere vuol dire raccogliere in poche righe le idee essenziali di un testo. Per stendere un buon riassunto bisogna rispettare alcune regole e utilizzare determinate competenze. Elencarle richiede più tempo che utilizzarle. Saper fare un riassunto significa infatti aver fatto tutto ciò che è elencato sotto .. senza nemmeno essersene accorti.

Riassumere è il secondo approfondimento dedicato al saper-fare  di base – il precedente è saper leggere, segue prendere appunti e memorizzare efficacemente -, cioè alle competenze che costituiscono il metodo di studio.

1. Innanzitutto, comprendere il testo.
2. Trovarne lidea portante (guarda prima il titolo).
3. Trovare le diverse unità di significato, cioè i paragrafi o le frasi che costituiscono un insieme logico, gli elenchi, fasi importanti del ragionamento ecc. (vedi Saper leggere).
4. Ricavare l’organizzazione logica del testo, cioè il piano del testo (guarda prima l’indice).
5. Riformulare il testo rispettandone il senso, utilizzando poche citazioni e sforzandosi di scegliere le giuste parole ed espressioni che esprimono bene il pensiero dell’autore.
6. Rileggere il testo e il riassunto per verificare di non aver dimenticato nulla.
7. Non oltrepassare il numero di righe assegnato nella consegna: devi allenare la tua capacità di sintesi.

Tratto da Méthode de travail en sciences humaines, Gymnase de Chamblandes et Gymnase de Morges – Jean Cuénot, Louis-Philippe L’Hoste, Gérard Michaud, Grégoire Collet, Jean-Claude Stucky, 2005. Traduzione e integrazioni mie.


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