Archive for ‘Filosofia’

aprile 20th, 2017

Eudaimonia

by gabriella

La filosofia platonica in chiave analitica nell’interpretazione di Alain de Botton [cliccare sui titoli per vedere i due video sottotitolati in italiano a cura di Internazionale].

Come Platone ci insegna ad essere felici

acropoliAtene, 2400 anni fa non è una grande città. I suoi abitanti sono appena 250.000. Ci sono bellissimi bagni, teatri, templi, gallerie commerciali e palestre. Fa caldo per più di metà dell’anno. E’ anche la patria del primo vero filosofo al mondo, e probabilmente il più grande: Platone.

Nato in una famiglia ricca e illustre della città, Platone dedicò la sua vita a un obiettivo: aiutare le persone a raggiungere uno stato che lui chiamava eidaumonia, cioè felicità, soddisfazione. Platone è spesso confuso con Socrate, un suo amico più anziano che gli insegnò molto ma che non lasciò niente di scritto. Platone ne scrisse 36 in forma di dialogo, testi scritti splendidamente che riportano discussioni immaginarie in cui Socrate ha sempre un ruolo di protagonista. Tra questi La Repubblica, Simposio, le Leggi, Menone, Apologia di Socrate.

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aprile 9th, 2017

Demos, Democratia

by gabriella

La prima microlezione di Giovanni Sartori sulla democrazia, dedicata al significato del termine greco δῆμος (dêmos) tra πλεθος (plethos, i tutti), οἱ πολλοί (hoi polloi, i molti), οἱ πλέονες (hoi pleones, i più, la maggioranza) e ὅχλος (ochlos, la folla). Le precisazioni di Canfora sulla δημοκρατία a partire dall’origine del termine, connotato negativamente, fino al significato attribuitogli da Aristotele nella Politica, per cui la democrazia è l’opposto dell’oligarchia, cioè il governo dei poveri.

marzo 29th, 2017

Schopenhauer

by gabriella
Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer (1788 – 1860)

E’ davvero incredibile come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva, sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta l’umanità.

E’ un languido aspirare e soffrire, un sognante traballare attraverso le quattro età della vita fino alla morte, con accompagnamento d’una fila di pensieri triviali.

Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l’orologio della vita umana di nuovo caricato,per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata.

Sei lezioni sul Mondo come volontà e rappresentazioneLibro I. Il mondo come rappresentazione (gnoseologia); Libro II, Il mondo come volontà (metafisica); Libro III. Il mondo come rappresentazione (estetica); Libro IV. Il mondo come volontà (etica). In coda i paragrafi 67 e 68 del Libro IV dedicati alla compassione universale.

 

La reazione ad Hegel

Presentandosi come l’ultimo grado di sviluppo della realtà e parola definitiva della filosofia, l’idealismo hegeliano suscitò forti riserve tra i contemporanei, tra i quali Schopenhauer che, con Kierkegaard, incarnò la più schietta reazione ad Hegel, indicato sprezzantemente come filosofo «delle università», un «sicario della verità» al servizio del successo e del potere, un «ciarlatano pesante e stucchevole» contro il quale Schopenhauer rivendica, in un linguaggio agguerrito, la libertà della filosofia.

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marzo 28th, 2017

Il discorso di Alcibiade

by gabriella

alcibiadesNel Simposio è raccontata l’educazione sentimentale dei giovani di buona famiglia, il nobile scambio della loro bellezza per la sapienza di uomini fatti. Farsi uomo voleva dire farsi fare (uomo) da un uomo (fatto). Ma si potrebbe dire lo stesso per le donne, vedi la scuola di Lesbo. La giovinezza e la bellezza fanno di Alcibiade un amato perfetto. Socrate dovrebbe essere l’amante e infatti è questo che Alcibiade si aspetta. Il cortocircuito parte dal rifiuto di Socrate di porsi dal lato della sapienza: Socrate nega di sapere. Non ha niente da dare in questo scambio. Di più: non ha niente da prendere perché la bellezza di Alcibiade non ha valore ai suoi occhi.

Altrove Platone fa dire a Socrate che nell’amicizia (philia) amandosi fra amici si ama sempre il Bene ed è proprio quest’oggetto comune d’amore che tiene uniti gli amici (e gli amanti). Allora Socrate ha ragione a respingere le pretese di esclusività di Alcibiade: nell’amore di Socrate per i bei ragazzi dall’animo bello e nel loro amore per lui c’è il comune amore per la sapienza, per il Bene desiderato come possesso perenne. Amore è dunque un patto di ricerca in comune. Lo stesso patto che univa gli iniziati nell’Accademia platonica, come ribadito nella Lettera VII.

 

Il discorso di Alcibiade

“Questo disse Socrate. Mentre tutti si complimentavano con lui e Aristofane cercava di dirgli qualcosa perché Socrate di sfuggita aveva fatto una allusione al suo discorso, ecco che si sentì bussare alla porta dell’atrio, e un gran vociare di gente allegra, e la voce di una suonatrice di flauto.
“Ragazzi – disse Agatone – andate a vedere, presto. Se è uno dei miei amici, invitatelo ad entrare. Altrimenti dite che abbiamo già finito di bere e che stiamo andando a dormire.”

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marzo 28th, 2017

Platone

by gabriella

Platone, cioè la filosofia

Platone

Platone (427 – 347 a. C.)

L’intera storia della filosofia non è che
note a margine al pensiero di Platone.

Alfred  N. Whitehead

  1. Eutifrone, Apologia, Critone, Fedone [commento al Fedone]
  2. Cratilo, Teeteto, Sofista, Politico
  3. Parmenide, Filebo, Simposio, Fedro
  4. Alcibiade maggiore, Alcibiade minore, Ipparco, Amanti
  5. Teagete, Carmide, Lachete, Liside
  6. Eutidemo, Protagora, Gorgia, Menone
  7. Ippia maggiore, Ippia minore, Ione, Menesseno
  8. Clitofonte, Repubblica, Timeo, Crizia
  9. Minosse, Leggi, Epinomide, Lettere

 

Audiolezioni: 1. La vita come parresia e il significato pratico (o politico) della filosofia2. L’opera e l’evoluzione del pensiero platonico; 3. Il problema della giustizia: Protagora, Gorgia, Lettera VII; 4. Il problema della conoscenza: Teeteto (1; 2), Menone, Simposio; 5. La verità come educazione dell’anima; 6. L’intrasmissibilità della conoscenza: Fedro, Lettera VII; 7. Conoscenza e città giusta; 8. L’anima e la natura umana: Fedone, Fedro, Repubblica; 9. Giustizia, uguaglianza e libertà nella Repubblica; 10. L’idea, la sua esistenza e il rapporto con il mondo sensibile: Parmenide, Sofista.

 

Il senso della filosofia platonica

Platone, il cui nome era in realtà Aristocle, è secondo Diogene Laerzio (Vite dei filosofi, III) il soprannome forse attribuito al filosofo dal suo maestro di ginnastica in virtù della fronte spaziosa o delle spalle ampie o, secondo un’altra interpretazione, in virtù di quell’ampio stile (in greco platus significa infatti “ampio”) che da sempre riempie d’ammirazione.

Appartenente a una famiglia dell’aristocrazia ateniese che vantava una discendenza da Codro e Solone, Platone fu allievo del filosofo eracliteo Cratilo, poi di Socrate la cui morte rappresenta una svolta decisiva nella sua riflessione. Il problema della giustizia, di cosa essa sia e se sia conoscibile e insegnabile è dunque il movente essenziale della sua ricerca; come ha scritto Alexandre Koyré

tutta la vita filosofica di Platone è stata determinata da un avvenimento eminentemente politico, la condanna a morte di Socrate.

Il problema che la morte del maestro pone al filosofo è quindi quello di rifondare la città e riportarvi la giustizia, dopo la dimostrazione che nessuna forma di stato è per se stessa garante di buon governo (Socrate è condannato dalla corrotta democrazia ateniese succeduta al governo sanguinario dei trenta tiranni).

In Platone, come già per Socrate, la ricerca della verità non è mai dunque fine a se stessa, ma in funzione dell’azione, cioè della trasformazione di se stessi e della vita pubblica, della polis.

 

 

 

La vita come parresia e il significato pratico (o politico) della verità

morte di Socrate

La verità è un fatto di giustizia, non solo di forma logica.

Michel Foucault, Discorso e verità nella Grecia antica

La funzione pratica, non intellettualistica, della filosofia è testimoniata dalla vita di Platone nella quale la ricerca filosofica è sia dialogo, cioè ricerca, esercizio in comune del pensiero, che pratica della giustizia e coraggio della verità. Come racconta Diogene Laerzio nelle Vite dei filosofi, Platone fu quindi parresiastes (vedi anche Parresia) ebbe, cioè, come Socrate il coraggio della verità.

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marzo 24th, 2017

Locke

by gabriella

Videolezioni: 1. Innatismo ed empirismo 2. Il problema della conoscenza 3. La critica della metafisica e dell’idea di sostanza 4. La filosofia del linguaggio e la concezione della conoscenza 5. I Due Trattati sul governo 6. Lo stato di natura e la fondazione della proprietà privata 7. Locke teorico dello stato liberale

 Valutazione degli studenti

La teoria della conoscenza

Innatismo ed empirismo

Il problema del valore della conoscenza, cioè della corrispondenza delle nostre rappresentazioni con la realtà esterna, è il problema specifico della filosofia moderna da Cartesio a Kant.

Tra il seicento e il settecento la questione decisiva diventa la determinazione di quanto, nel processo conoscitivo, derivi dall’esperienza e quanto dall’attività dell’intelletto. Razionalismo ed empirismo possono essere considerate, al riguardo, le due grandi modalità attraverso cui la filosofia tenta di risolvere la discussione circa l’origine, i limiti e la validità della conoscenza.

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marzo 23rd, 2017

La natura umana 2. Linguaggio, indeterminatezza, neotenia

by gabriella

La seconda parte della lezione sulla natura umana, dedicata a una panoramica storica delle concezioni antropologiche note come «tradizione della modestia» che, da Pico a Gehlen definisce l’uomo per sottrazione, più che per il possesso di specifiche qualità. Qui la prima parte.

Perciò accolse l’uomo come opera di natura indefinita e postolo nel cuore del mondo, così gli parlò: non ti ho dato, Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché tutto secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai senza essere costretto da nessuna barriera, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai […]. Non ti ho fatto né celeste, né terreno, né mortale, né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.

Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate

L’animale linguistico

Secondo Chomsky, la natura umana «dal Cro-Magnon in avanti» sarebbe caratterizzata da tratti stabili, il principale dei quali è la facoltà di linguaggio.

Oltre alle obiezioni di Foucault, dalle scienze sociali si obietta a Chomsky che una facoltà articolata in una grammatica, in strutture profonde e regole universali non è più una facoltà, ma una superlingua universale.

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marzo 23rd, 2017

La natura umana 1. Esiste una natura umana?

by gabriella

La prima parte della lezione sulla natura umana dedicata a due dibattiti filosofici: quello seicentesco tra Cartesio e Pascal e quello contemporaneo di Chomsky e Foucault ad Eindhoven. Qui la seconda parte.

Ho una gran paura che questa natura [la natura umana]
sia anch’essa un primo costume, così come il costume è una seconda natura […]. Il costume è la nostra natura.

Blaise Pascal, Pensée,

 

L’uomo ha una «natura»? Cartesio vs Pascal

Blaise Pascal (1623 – 1662)

Réné Descartes (1596 – 1650)

In pieno seicento, nel pensiero francese, Cartesio e Pascal sviluppano due opposte concezioni della natura umana: nel Discorso sul metodo Descartes parla di una natura umana salda come roccia rintracciabile sotto la sabbia dei costumi, viceversa, Pascal, seguendo Montaigne, mostra che sotto la sabbia dei costumi non c’è che una profonda indeterminatezza.

Per Pascal, quindi, l’uomo non avrebbe «una natura», ma determinerebbe la propria azione a seconda delle circostanze, delle abitudini e dei costumi costruiti collettivamente. La condizione generale dell’umanità è per il filosofo, una condizione di incertezza e di brancolamento, «noi navighiamo in questo mare sempre incerti e fluttuanti» (Pensieri) proprio perché siamo sprovvisti di una natura che orienti e determini permanentemente le nostre azioni.

Ortega y Gasset (1883 – 1955)

Jean Paul Sartre (1905 – 1980)

L’antropologia post-cartesiana, insistendo sul primato dell’agire sull’essere, ha finito per negare l’esistenza di una natura umana precostituita e per concepire l’individuo come un ente creatore della propria identità.

L’uomo, secondo l’efficace definizione di Ortega y Gasset, è un gerundio, non un participio, un faciendum non un factum; un farsi. Per Sartre, la natura indefinita, progettuale, in fieri, dell’uomo è sintetizzata nell’affermazione che l’uomo è quell’essere la cui esistenza precede l’essenza.

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marzo 21st, 2017

Michel Foucault, Nietzsche, la genealogia, la storia

by gabriella
Nietzsche

Fredrich Nietzsche (1844 – 1900)

Fou

Michel Foucault (1926 – 1984)

La lettura nietzscheana più appassionata e la spiegazione più illuminante del metodo genealogico, in questo testo davvero ispirato, scritto da Michel Foucault per Hommage à Jean Hyppolite [“Nietzsche, la généalogie, l’histoire”, in Hommage à Jean Hyppolite, Paris, 1971, pp. 145-172] e tradotto da Einaudi [Microfisica del potere, Torino, Einaudi, 1977, pp. 29-54].

Il grande gioco della storia, sta in chi s’impadronirà delle regole, chi prenderà il posto di quelli che le utilizzano, chi si travestirà per pervertirle, le utilizzerà a controsenso e le rivolgerà contro quelli che le avevano imposte; chi, introducendosi nel complesso apparato lo farà funzionare in modo tale che i dominatori si troveranno dominati dalle loro stesse regole.

M. Foucault, Nietzsche, la genealogia, la storia

I. La genealogia è grigia; meticolosa, pazientemente documentaria. Lavora su pergamene ingarbugliate, raschiate, più volte riscritte.

Paul Ree ha torto, come gli inglesi, a descrivere delle genesi lineari, — a ordinare per esempio alla sola preoccupazione dell’utile tutta la storia della morale: come se le parole avessero conservato il loro senso, i desideri la loro direzione, le idee la loro logica; come se questo mondo di cose dette e volute non avesse conosciuto invasioni, lotte, rapine, simulazioni, astuzie. Di qui, per la genealogia, un’indispensabile cautela: reperire la singolarità degli avvenimenti al di fuori di ogni finalità monotona; spiarli dove meno li si aspetta e in ciò che passa per non aver storia – i sentimenti, l’amore, la coscienza, gli istinti; cogliere il loro ritorno, non per tracciare la curva lenta d’un’evoluzione, ma per ritrovare le diverse scene dove hanno giocato ruoli diversi; definire anche l’istante della loro assenza, il momento in cui non hanno avuto luogo (Platone a Siracusa non è diventato Maometto…).

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marzo 14th, 2017

14 marzo 1883, morte di Karl Marx

by gabriella

HighateNell’immagine, la commemorazione del centotrentennale della morte di Marx (quattro anni fa). Di seguito, il racconto di Francesco Cecchini. Da wikiradio: Peter Kammerer racconta Karl Marx.

 Marx stava più in alto, vedeva più lontano,
aveva una visione più larga e più rapida di tutti noialtri.
Marx era un genio, noi tutt’al più dei talenti.

Friedrich Engels sugli anni berlinesi

La morte

All’età di 65 anni muore Karl Marx. È un giovedì e siamo nel 1883. Tre giorni dopo viene sepolto a Londra nel cimitero di Highgate, in quella parte destinata agli indigenti e a fianco della tomba della moglie Jenny von Westphalen, morta 14 mesi prima.

Friedrich Engels con queste parole apre e chiude il discorso di commiato:

Il 14 marzo, alle due e quarantacinque, ha cessato di pensare la più grande mente dell’epoca nostra. L’avevamo lasciato solo da appena due minuti e al nostro ritorno l’abbiamo trovato tranquillamente addormentato nella sua poltrona, ma addormentato per sempre… Il suo nome vivrà nei secoli e così la sua opera.

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