Archive for ‘Scuola Pubblica’

aprile 10th, 2018

April 19, 2015 Keukenhof, Netherlands

by gabriella

Acquerello del XVII sec. raffigurante il Semper augustus, venduto a un prezzo record

Il primo giorno dello scambio culturale dell’anno scorso con il Liceo Marianum di Groenlo (NL), dove stiamo per tornare. Il giardino dei tulipani più celebre e grande del mondo, fa tornare alla mente il commercio dei bulbi in cui gli olandesi si impegnarono fin dal ‘600, inventando le vendite allo scoperto (short selling), i futures, la speculazione. La “bolla dei tulipani” fu il primo caso di crack finanziario della storia.

Jean-Léon Gerôme, The Tulip Folly, 1882

Tra il 1636 e il 1637, nel Secolo d’Oro olandese, la crescita della domanda dei pregiati bulbi di tulipano (divenuto uno status symbol della classe media), l’impennata del loro prezzo (un singolo bulbo giunse a costare un migliaio di fiorini, il reddito medio di un anno in Olanda) e la speculazione (si vedevano bulbi anche fuori delle borse merci, sell-over-the counter, nelle locande e negli ostelli), generarono una bolla finanziaria causata dall’allontanamento del prezzo di mercato dei bulbi dalle condizioni di mercato.

Un’asta di bulbi andata deserta (febbraio 1637), scatenò così il primo caso di panico da vendite della storia e il catastrofico crollo del valore del tulipano che travolse l’economia e migliaia di famiglie in Olanda e in tutta Europa.

Keukenhof Wind Mill

Keukenhof Wind Mill

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aprile 8th, 2018

Alessandro Volpi, L’Erasmus della classe disagiata

by gabriella

La scuola di adattamento al disadattamento in cui consiste l’Erasmus nell’efficace racconto di Alessandro Volpi per Senso Comune.

Come molti giovani europei anche io sono partito per uno scambio Erasmus: dopo quasi tre mesi mi concedo qualche riflessione che vuole essere il più generale possibile, in cui i soggetti che compaiono sono – citando Marx – delle semplici “maschere di rapporti sociali”, per cui non se ne abbia a male nessuno, visto che lo stesso scrivente è ben dentro quei processi che cerca di descrivere.

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febbraio 10th, 2018

Alessandro Cravera, Per governare la complessità bisogna farsi le domande giuste

by gabriella

In questo articolo del Sole24Ore una riflessione antieconomicista stimolata dall’osservazione della complessità che il management deve fronteggiare.

Le considerazioni dell’autore, sebbene non nuove nella letteratura sull’organizzazione, colpiscono particolarmente chi ha assistito, con la “Buona scuola”, all’ingresso del management a scuola (il regno della complessità per eccellenza) con Rapporti di Autovalutazione, Piani di Miglioramento, Analisi SWOT ecc.

Scopriamo, in pratica, che per essere efficaci, occorre (tornare ad) essere filosofi.

Al di là dei toni, chiaramente ironici, quanti manager sono davvero consapevoli della fallacia dei principi descritti in tutte le formazioni? In fondo, molti dei suggerimenti rappresentano prassi quotidiane nelle aziende. Vi sono tre princìpi che continuano a caratterizzare il management, pur non essendo funzionali al governo della complessità:

1. L’ossessione per il controllo e per la misurazione: le imprese seguendo il principio «ciò che non si può misurare non si può gestire» hanno determinato un proliferare di KPI, forme di reporting, audit e strumenti di controllo che hanno appesantito e rallentato l’agire organizzativo.
2. La modellizzazione: nonostante la difficoltà di prevedere gli scenari, l’azione manageriale si basa ancora fortemente sulla stesura di piani d’azione, piani strategici e business plan. L’analisi a tavolino prevale sul «try&learn».
3. La ricerca di efficienza e ottimizzazione: l’assunto di base è che se tutte le Funzioni/Dipartimenti raggiungono i loro obiettivi, l’azienda nel complesso raggiungerà i propri target complessivi.

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dicembre 20th, 2017

Lettura e dispersione scolastica

by gabriella

dropoutUna ricognizione del problema del Dropout o dispersione scolastica e i risultati dell’indagine condotta nel nostro Liceo nell’a.s. 2015/2016 in collaborazione con la cattedra di Pedagogia sperimentale del Dipartimento di Filosofia e Scienze umane dell’UniPg.

Il progetto Schola del Dipartimento di Filosofia a cui la scuola ha partecipato nell’a.s. 2016/17.

La videolezione TED (con testo italiano) di Ken Robinson: How to escape education’s death valley.

In coda i materiali del convegno su Lettura e dispersione scolastica tenutosi il 20 dicembre 2017 presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze umane (FISSUF) dell’Università di Perugia.

I cosiddetti dropout sono studenti rinunciatari che, per diverse ragioni, si sono ritirati dagli Istituti scolastici. Il termine drop-out, infatti, significa “caduti fuori”, e si riferisce appunto a quei ragazzi che “abbandonano”. Per “abbandono scolastico” si intende l’abbandono dell’istruzione e della formazione prima del completamento dell’istruzione secondaria superiore o dei suoi equivalenti nella formazione professionale.

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novembre 29th, 2017

Università: Ci sono un tedesco, un francese e un italiano che ….

by gabriella

Il confronto tra le università italiana, francese e tedesca in un video realizzato da studenti e docenti di Roma3.

http://www.corriere.it/video-articoli/2017/11/28/ci-sono-tedesco-francese-italiano-che-barzelletta-che-mette-nudo-mali-dell-universita/5a550c2e-d444-11e7-b070-a687676d1181.shtml?vclk=video3CHP%7Cci-sono-tedesco-francese-italiano-che-barzelletta-che-mette-nudo-mali-dell-universita

Sul tema è intervenuto un giovane universitario siciliano che ha telefonato a Prima pagina (8:20) per denunciare i tagli al diritto allo studio della Regione Sicilia.

giugno 16th, 2017

Orientamento in uscita. Relazione a.s. 2016-2017

by gabriella
giugno 8th, 2017

Noi non vogliamo essere i migliori, noi vogliamo che il meglio della vita ci appartenga

by gabriella

plutotlavie2Che le scuole siano i frutteti di un gaio sapere, come gli orti che i disoccupati e i più deboli non hanno ancora avuto l’immaginazione di piantare nelle grandi città sfondando il bitume e il cemento

Raoul Vaneigem

La scuola ricorda i penitenziari – osserva Vaneigem – la sua bruttezza e il suo degrado incitano al vandalismo. Bisogna allora distruggerla? Domanda doppiamente assurda. Prima di tutto perché è già distrutta. Sempre meno interessati da ciò che insegnano e studiano – e soprattutto dalla maniera di istruire e istruirsi – professori e allievi non sono forse indaffarati a far colare a picco insieme il vecchio piroscafo pedagogico che fa acqua da tutte le parti?

La noia genera la violenza, la bruttezza degli edifici incita al vandalismo, le costruzioni moderne, cementate dal disprezzo degli impresari immobiliari, si screpolano, crollano, prendono fuoco, secondo l’usura programmata dei loro materiali di paccottiglia. Alle stupide pretese del maestro di regnare tirannicamente sulla classe rispondono con eguale stupidità il baccano e il chiasso che servono da sfogo alle energie represse.

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aprile 14th, 2017

Girolamo De Michele, Il rapporto OCSE, la scuola di classe e la società classista

by gabriella

Un articolo da leggere fino in fondo e attaccare alle pareti delle derelitte scuole italiane, il cui fantasma (vale a dire la scuola che fu) è stato definito nella vulgata giornalistica di un rapporto OCSE «un modello inclusivo». Uscito su Lavoro culturale.

Di recente l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha reso pubblico un rapporto sul confronto dei dati relativi alle indagini del passato sulle competenze scolastiche e sulle competenze di base e di cittadinanza degli adulti di oggi. Il rapporto OCSE, di cui è disponibile anche una sintesi in inglese per la stampa, ha sollevato critiche e polemiche. Ne ha parlato Girolamo De Michele su Lavoro culturale.

La scorsa settimana è andato in onda un format (o forse era la sua replica?) cui la scuola italiana è ormai abituata, e che infatti, al di là del primo impatto, non ha registrato particolari picchi di audience.

La trama, in effetti, era sin troppo consueta: un ente internazionale, l’OCSE, pubblica un rapporto; qualche giornalista lo commenta senza averlo letto, basandosi sulla sintesi predisposta per la stampa e facendosi aiutare da google traduttore (per cui “cohorts”, che in senso statistico significa “gruppo”, diventa “alcune coorti di studenti”, che ci si figura stretti – nelle classi-pollaio tuttora in vigore – e pronti alla morte laddove l’Italia chiamò), e alcuni politici a caso – Matteo Renzi, una signora dai capelli rossi casualmente di passaggio presso il ministero dell’istruzione, e la solita Francesca ma-che-te-lo-dico-a-fare? Puglisi – commentano entusiasti, come i loro predecessori dello scorso decennio, ovviamente senza aver letto il rapporto: commentano, dunque, un articolo di giornale, non i dati in questione, secondo il quale “l’OCSE ci promuove” (Renzi) come “scuola migliore d’Europa” (Intravaia) perché “i dati pubblicati dall’Ocse ci dicono che la scuola italiana è una scuola inclusiva, capace di supportare le studentesse e gli studenti che partono da condizioni più svantaggiate” (Fedeli), e dunque “l’Italia riesce ad offrire uguali opportunità a tutti recuperando gli svantaggi di partenza” (Puglisi).

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marzo 11th, 2017

Alternanza Scuola Lavoro: benvenuti nel deserto della Buona Scuola

by gabriella

Questo réportage di Luca Barbieri è stato condiviso su Facebook. Si tratta di una delle testimonianze che ho ascoltato in questi mesi, sulle “esperienze di alternanza” che le scuole si stanno inventando per assolvere l’obbligo di 400 ore di ASL negli Istituti Tecnici e Professionali e di 200 nei Licei.

Come ha detto una collega al nostro ultimo Convegno Cesp [Perugia, 9 marzo 2017] sulla Buona scuola due anni dopo: 

«è un bene, paradossalmente, che la Buona scuola abbia esteso l’obbligo anche ai Licei, perché questo scandalo comincia ad essere visibile solo oggi, quando diventa chiaro a tutti cosa facciano realmente i ragazzi che avrebbero più bisogno di studiare».

Incollo in coda gli screenshot del thread che ne è seguito, ricognizione pressoché completa delle retoriche dell’alternanza.

In viaggio verso Roma ci siamo fermati ad un Autogrill per una breve sosta.

Avvicinandomi al bancone ho notato che la ragazza che mi stava per servire un caffè aveva sulla divisa il logo dell’alternanza scuola-lavoro.

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febbraio 12th, 2017

Francesco Lizzani, Contrappello ai docenti italiani

by gabriella

Per un nuovo 89, 77, 68, 17, l’appello di Francesco Lizzani, professore di Filosofia e Storia al Plauto di Roma, al Terzo stato dell’istruzione:

con una classe cosiddetta dirigente di tale leva non è più il tempo per i cahiers de doléances; nulla potremo più ottenere per una vera buona scuola da questo ceto di governo parassitario e ignorante. È tempo ormai di riprendere in mano il nostro destino comune, di riunire in un fronte comune il nostro “ordine” nella sua interezza, dalla scuola primaria all’università, di riconoscere il nostro “Terzo Stato” come unico e legittimo rappresentante dell’istruzione italiana e dei suoi interessi comuni, contro gli altri due Ordini (quello dei politici-demagoghi e quello della burocrazia pervasiva) che hanno scippato le chiavi di casa nostra, e trasformato il nostro esercito in una massa di manovra per ordini sbagliati e contrari alle finalità per cui siamo (mal) retribuiti.

In coda altre lotte per le stesse ragioni: la battaglia persa dagli insegnanti messicani nel 2006 e quelle vinte dalla scuola canadese e dagli insegnanti di Chicago nel 2012.

Seicento docenti universitari si sono appellati al governo per denunciare la diffusione di lacune ormai ai limiti dell’analfabetismo nell’italiano degli studenti che approdano alle loro aule. La notizia sorprende non certo per il problema, con cui il mondo della scuola si confronta da anni, ma perché il grido di allarme si leva ora dal piano più alto del sistema formativo. Come’è possibile, in effetti, che il progresso secolare della scolarizzazione e poi dell’informazione globale producano un effetto simile?

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