Archive for ‘Sociologia’

aprile 29th, 2018

Roberto Burchielli, Le frontiere dentro di noi

by gabriella

Ci sono frontiere che non si trovano ai confini tra gli stati: sono nelle nostre città, nelle nostre strade, nei nostri palazzi, dove convivono culture e povertà diverse, dove si mescolano storie di immigrati, di nuovi e vecchi italiani. Ci sono frontiere che sono dentro di noi.

Il racconto della convivenza difficile, ma anche di inaspettate solidarietà e vicinanza nelle inchieste in quattro puntate sulle periferie di Milano e Roma di Roberto Burchielli andate in onda su Sky Tg24. Cliccando sul link al portale televisivo è possibile vedere tutte le puntate, sotto un estratto pubblicato su YouTube.

Siamo a Milano, a pochi passi dal Duomo, nella zona 6. Comprensorio di Via Gola e Navetta; nella zona 4, nel fortino di P.le Corvetto; nella zona 2 a tutti nota per Via Padova e Via Cavezzali e nella zona 1 in Via Lazzaro Palazzi ..

 

marzo 27th, 2018

Lorenza Ghinelli, Gli animali per cibo

by gabriella

Questo intervento non è animalista. O meglio, credo che il problema degli allevamenti intensivi e della pesca industriale necessiti da diverso tempo di essere posto su un piano differente: un piano razionale.

L’articolo è uscito su Carmilla.

Non è possibile (purtroppo) chiedere alle persone di amare necessariamente gli animali, e nemmeno di ritenerli degni di diritti. Non è possibile, e forse non è nemmeno giusto, dire alle persone cosa possono o non possono mangiare. Per questo, prima di partire dalle differenze tra chi ha scelto di non mangiare carne prodotta in allevamenti intensivi e chi invece la mangia, penso sia più opportuno partire da quello che ci accomuna.

In questo non aiutano nemmeno le statistiche, perché le statistiche hanno a che fare coi numeri, e quando si parla di numeri diventa difficile immaginare che a quelle cifre corrispondano persone e animali, insomma, esseri viventi. Il successo degli allevamenti intensivi e della pesca industriale nasce soprattutto da questo: dalla distanza siderale tra noi e tutti quei numeri, tra quello che accade e quello che ci è dato (e non ci è dato) vedere, tra quello che amiamo immaginare e quello che invece sistematicamente si verifica. Per tentare di cambiare le cose, temo sia necessario dare per assodati l’egoismo e l’indifferenza che ci caratterizzano: siamo l’unica specie a non avere a cuore il suo mantenimento e la preservazione del suo habitat.

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marzo 14th, 2018

Bertrand Russell e Stephen Hawking, Intorno a Dio, alla religione e all’origine dell’Universo

by gabriella

In morte di Stephen Hawking.

religionoff«Non esiste né un Dio né il diavolo, perché se ci fosse un Dio gli chiederei di lanciare un fulmine sull’ingiusto ed iniquo Parlamento; se ci fosse un diavolo gli chiederei di inghiottirlo sotto terra; ma, poiché non esiste né l’uno né l’altro, non ne farò nulla».

Giulio Cesare Vanini sul patibolo di Tolosa, il 9 febbraio 1619.

Due (tre, con quella di Vanini) delle più intransigenti negazioni dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima.

“Trovo che sia valsa la pena di viverla, e la rivivrei con gioia se me ne fosse offerta la possibilità”.
Questa vita, prosegue Russell, è stata dominata “da tre passioni semplici, ma di una forza irresistibile: la sete dell’amore, la ricerca della conoscenza, e una immensa pietà per le sofferenze umane” [Autobiografia, 1962]

Ha scritto ancora (in “Il mio credo”, 1925): “Non sono in grado di dimostrare che il mio punto di vista sulla via retta sia giusto; posso soltanto formulare la mia opinione, sperando che sia condivisa da molti. Il mio pensiero è questo: la vita retta è quella ispirata dall’amore e guidata dalla conoscenza. Conoscenza e amore non hanno confini, cosicchè una vita, per quanto retta, è sempre suscettibile di miglioramento. L’amore senza la conoscenza, o la conoscenza senza l’amore, non possono maturare una vita retta […]. Benchè amore e conoscenza siano necessari, l’amore è, in un certo senso, più fondamentale, perché spinge l’intelligenza a scoprire sempre nuovi modi di giovare ai propri simili”.



marzo 9th, 2018

Norberto Bobbio, L’eguaglianza come criterio distintivo tra destra e sinistra

by gabriella

Norberto Bobbio (1909 – 2004)

L’eguaglianza come criterio di distinzione tra destra e sinistra politica nella definizione classica di Norberto Bobbio. Tratto da Enciclopedia Treccani. Su concetto di eguaglianza si veda anche la voce dedicata in Enciclopedia Treccani del Novecento.

Nel suo Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica (1994) Bobbio cercò di identificare i criteri che consentissero un’effettiva differenziazione fra destra e sinistra. La sua proposta dell’eguaglianza come criterio distintivo suscitò un dibattito intenso e aspro, sia nella destra sia nella sinistra a riprova, sottolineò ironicamente Bobbio, dell’esistenza di entrambe.

Il criterio più frequentemente adottato per distinguere la destra dalla sinistra è il diverso atteggiamento che gli uomini viventi in società assumono di fronte all’ideale dell’eguaglianza (p. 119).

La sinistra, sostiene Bobbio, mira a ridurre le diseguaglianze e a perseguire e conseguire l’eguaglianza, mentre la destra prende atto dell’esistenza di diseguaglianze e può giungere a valutarle positivamente come premessa e come esito della competizione sociale ed economica.

Bobbio aggiunge che il concetto di eguaglianza chiama in causa tre variabili:

«a) i soggetti tra i quali si tratta di ripartire i beni o gli oneri;

b) i beni o gli oneri da ripartire;

c) il criterio in base al quale ripartirli» (p. 120).

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marzo 9th, 2018

La parola ci fa uguali 2. Gli studi sociolinguistici di Basil Bernstein e William Labov

by gabriella

William Labov

Basil Bernstein (1924 – 2000)

Seconda lezione di sociolinguistica dedicata alla comprensione del rapporto tra pensiero e linguaggio, tra condizione sociale e competenze cognitivo/espressive. In questo testo esaminiamo il contributo dei sociolinguisti anglosassoni Basil Bernstein e William Labov.

La prima lezione è stata dedicata ai problemi dell’unificazione linguistica italiana e alle esperienze dei maestri degli esclusi, da don Milani a Bruno Ciari a don Sardelli. La terza, invece, agli studi di Tullio De Mauro sull’analfabetismo strumentale, funzionale e di ritorno.

Indice

1. Basil Bernstein
2. William Labov

Videolezioni: 1. La parola ci fa uguali. L’unificazione linguistica degli italiani e i maestri degli esclusi 2. La parola ci fa uguali 2. Basil Bernstein e William Labov 3. La parola ci fa uguali 3. L’analfabetismo funzionale e di ritorno

 

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marzo 8th, 2018

Jan Mazza, I poveri sono stupidi. Disuguaglianze cognitive, una minaccia per la democrazia? 

by gabriella

sinapsi

Quella descritta in questo ottimo articolo di Jan Mazza è la nuova frontiera della diseguaglianza cognitiva. Dopo gli studi degli anni 60 e 70 sul divario cognitivo basato sulla parola e sull’uso di codici linguistici estesi o ristretti, si apre oggi un altro scenario, potenzialmente distopico, inaugurato dalla diminuzione delle possibilità di accesso all’alta formazione e dominato dalla disponibilità futura di mezzi chimici, genetici e informatici di potenziamento della performance intellettuale. Tratto da Pandora. Rivista di Teoria e Politica.

Il tema delle disuguaglianze è tornato prepotentemente di attualità nel dibattito politico ed economico, dopo decenni di prolungato torpore. La rivoluzione monetarista anglo-sassone dei primi anni Ottanta, via di fuga economica e ideale per un Primo Mondo preda di sempre maggiori rivendicazioni politiche e salariali delle classi lavoratrici e dell’esaurimento della spinta propulsiva keynesiana, è stato un vero e proprio cambio di paradigma (Hall 1993), maggiore responsabile di questa rimozione collettiva.

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marzo 8th, 2018

L’8 marzo non è una festa

by gabriella
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Triangle Fire 25 marzo 1911

Una breve storia della Giornata Internazionale delle Donne, per ricordare che l’8 marzo non è una festa, ma un giorno di riflessione sulla discriminazione femminile nelle case e nei luoghi di lavoro ovunque nel mondo.

Agli inizi del novecento gli scioperi operai e le manifestazioni per i diritti civili delle donne erano frequenti in Europa e negli Stati Uniti. Dopo la manifestazione oceanica del 1908, nella quale quindicimila donne avevano marciato a New York per chiedere la giornata lavorativa di otto ore, l’aumento dei salari e il diritto di voto, il 25 febbraio 1909 fu celebrata la prima giornata internazionale della donna.

Clara_Zetkin

Clara Zetkin (1857 – 1933)

Nel 1910, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen, Clara Zetkin, spartachista e tra i fondatori del Partito Comunista tedesco, propose che in ogni paese si organizzasse ogni anno una Giornata della Donna. La prima si tenne in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera il 19 marzo 1911.

Meno di una settimana dopo, avvenne l’incendio della Triangle Shirtwaist Company, un’azienda tessile di New York in cui lavoravano soprattutto giovani donne immigrate dall’Europa che morirono in centoquarantasei.

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marzo 8th, 2018

Breve storia del femminismo

by gabriella

Olympe de Gouges

Mary Wollstonecraft

Una breve storia dei movimenti di liberazione della donna, dalle precorritrici Olympe de Gouges e Mary Wollstonecraft, alle esperienze mature dell’ottocento europeo e americano, dove le lotte femministe si intrecciano con i movimenti abolizionisti della schiavitù (Angelina Grimké) e di emancipazione popolare (Louise Michel, Clara Zetkin).

In coda al post, i poster delle violente campagne contro le attiviste e la nascita degli stereotipi e luoghi comuni sulla naturale soggezione delle donne e la protesta contro-natura delle femministe, dipinte come donne mancate, frustrate dalla bruttezza, dal nubilato e dalla rinuncia alla maternità.

 

Indice

1. Olympe de Gouges
2. Mary Wollstonecraft
3. Emmeline Pankhurst
4. Timeline
5. Il diritto di voto
6. La campagna denigratoria contro le suffragette

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marzo 8th, 2018

Nelly Kaplan, Ciao mariti

by gabriella
Uomo-oggetto

L’immagine umiliante e umiliata di un soggetto degradato a cosa

Cineasta e artista surrealista, Nelly Kaplan ha scritto anche alcuni racconti femministi, tra cui questo Je vous salue, maris, anche noto come Ave, mariti in cui racconta la servitù pavloviana degli uomini nel matriarcato prossimo venturo.

Il testo può sembrare la rivincita onirica di un mondo a parti rovesciate, invece è un esperimento narrativo finalizzato allo smascheramento dell’ideologia sessista, qui ironicamente rivolta all’uomo.

Da millenni ormai viviamo di nuovo sotto il regime del ma­triarcato. Le donne hanno vinto. Hanno proprio vinto. Stiamo pagan­do duramente la loro condizione servile di un tempo. Noi, gli uomini. E ciò dura da millenni.

Eppure, talvolta ho sperato in un cambiamento. Nella storia  di questo mondo i giorni si susseguono e non rassomigliano l’uno all’altro. Nei libri di storia io cerco un motivo di speranza. In­fatti, sono uno dei pochissimi uomini che ancora ama la lettura. Durante le lunghe giornate che passo qui recluso, nella dimora in cui sono relegato, io leggo le opere degli avi. E le capisco, per­fino. Sembra che, nonostante la condizione in cui vivo, la mia intelligenza sia al di sopra della media. E per questo, senza dub­bio, che quelle mi sorvegliano con particolare insistenza. Ma ciò non mi impedisce di divorare delle opere che, a sprazzi, mi rive­lano quel che era il mondo in un lontano passato, molto prima del matriarcato. E mi fanno sognare. Invano. Perché non usciremo mai dal nostro stato. In verità, la speranza non può essere che un’illusione. Quelle ci tengono in pugno. Si sono ammirevolmen­te organizzate per darci l’essenziale: vitto, alloggio e perfino tutti i comfort. Una specie di anestesia, insomma, un’anchilosi men­tale che ci incarcera molto meglio delle sbarre di una prigione.

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marzo 8th, 2018

Simone de Beauvoir, Donna non si nasce, si diventa

by gabriella

Simone De Beauvoir (1908 – 1986)

Pubblicato nel 1946, Il secondo sesso [trad. it. Milano, Euroclub, 1979; pp. 14-18; 27-28] è una fondamentale riflessione sulla donna, ricca di riferimenti storici, filosofici, antropologici. Il punto di partenza di Simone de Beauvoiu è che la donna diventa tale accettando le costrizioni che la vogliono subordinata, «altro» rispetto all’«uno». Secondo sesso rispetto al primo, quello maschile.

Se la sua funzione di femmina non basta a definire la donna, se ci rifiutiamo anche di spiegarIa con «l’eterno femminino» e se ciò nonostante ammettiamo che, sia pure a titolo provvisorio, ci sono donne sulla terra, dobbiamo ben proporci la domanda: che cosa è una donna?

L’enunciazione stessa del problema mi suggerisce subito una prima risposta. È significativo che io lo proponga. A un uomo non verrebbe mai in mente di scrivere un libro sulla singolare posizione che i maschi hanno nell’umanità. Se io voglio definirmi, sono obbligata anzitutto a dichiarare: «Sono una donna»; questa verità costituisce il fondo sul quale si ancorerà ogni altra affermazione. Un uomo non comincia mai col classificarsi come un individuo di un certo sesso: che sia uomo, è sottinteso. È pura formalità che le rubriche: maschile, femminile appaiono simmetriche nei registri dei municipi e negli attestati d’identità.

Il rapporto dei due sessi non è quello di due elettricità, di due poli: l’uomo rappresenta insieme il positivo e il negativo al punto che diciamo «gli uomini» per indicare gli esseri umani, il senso singolare della parola vir essendosi assimilato al senso generale della parola homo.

La donna invece appare come il solo negativo, al punto che ogni determinazione le è imputata in guisa di limitazione, senza reciprocità. Mi sono irritata talvolta, durante qualche discussione, nel sentirmi obiettare dagli interlocutori maschili: «voi pensate la tal cosa perché siete una donna»; ma io sapevo che la mia sola difesa consisteva nel rispondere: «la penso perché è vera», eliminando con ciò la mia soggettività, non era il caso di replicare: «E voi pensate il contrario perché siete un uomo»; perché è sottinteso che il fatto di essere un uomo non ha nulla di eccezionale. Un uomo è nel suo diritto essendo tale, è la donna in torto.

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