Archive for ‘Sociologia’

marzo 12th, 2017

Jan Mazza, I poveri sono stupidi. Disuguaglianze cognitive, una minaccia per la democrazia? 

by gabriella

sinapsi

Quella descritta in questo ottimo articolo di Jan Mazza è la nuova frontiera della diseguaglianza cognitiva. Dopo gli studi degli anni 60 e 70 sul divario cognitivo basato sulla parola e sull’uso di codici linguistici estesi o ristretti, si apre oggi un altro scenario, potenzialmente distopico, inaugurato dalla diminuzione delle possibilità di accesso all’alta formazione e dominato dalla disponibilità futura di mezzi chimici, genetici e informatici di potenziamento della performance intellettuale. Tratto da Pandora. Rivista di Teoria e Politica.

Il tema delle disuguaglianze è tornato prepotentemente di attualità nel dibattito politico ed economico, dopo decenni di prolungato torpore. La rivoluzione monetarista anglo-sassone dei primi anni Ottanta, via di fuga economica e ideale per un Primo Mondo preda di sempre maggiori rivendicazioni politiche e salariali delle classi lavoratrici e dell’esaurimento della spinta propulsiva keynesiana, è stato un vero e proprio cambio di paradigma (Hall 1993), maggiore responsabile di questa rimozione collettiva.

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marzo 8th, 2017

L’8 marzo non è una festa

by gabriella
Triangle Fire4

Triangle Fire 25 marzo 1911

Una breve storia della Giornata Internazionale delle Donne, per ricordare che l’8 marzo non è una festa, ma un giorno di riflessione sulla discriminazione femminile nelle case e nei luoghi di lavoro ovunque nel mondo.

Agli inizi del novecento gli scioperi operai e le manifestazioni per i diritti civili delle donne erano frequenti in Europa e negli Stati Uniti. Dopo la manifestazione oceanica del 1908, nella quale quindicimila donne avevano marciato a New York per chiedere la giornata lavorativa di otto ore, l’aumento dei salari e il diritto di voto, il 25 febbraio 1909 fu celebrata la prima giornata internazionale della donna.

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Clara Zetkin (1857 – 1933)

Nel 1910, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste a Copenaghen, Clara Zetkin, spartachista e tra i fondatori del Partito Comunista tedesco, propose che in ogni paese si organizzasse ogni anno una Giornata della Donna. La prima si tenne in Austria, Danimarca, Germania e Svizzera il 19 marzo 1911.

Meno di una settimana dopo, avvenne l’incendio della Triangle Shirtwaist Company, un’azienda tessile di New York in cui lavoravano soprattutto giovani donne immigrate dall’Europa che morirono in centoquarantasei.

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marzo 8th, 2017

Nelly Kaplan, Je vous salue, maris

by gabriella

Uomo-oggettoCineasta, artista surrealista, Nelly Kaplan ha scritto anche alcuni racconti femministi, tra cui questo Je vous salue, maris, anche noto come Ave, mariti in cui racconta la servitù pavloviana degli uomini nel matriarcato prossimo venturo. Era un futuristico, immaginifico, libero, 1959.

Da millenni ormai viviamo di nuovo sotto il regime del ma­triarcato. Le donne hanno vinto. Hanno proprio vinto. Stiamo pagan­do duramente la loro condizione servile di un tempo. Noi, gli uomini. E ciò dura da millenni.

Eppure, talvolta ho sperato in un cambiamento. Nella storia  di questo mondo i giorni si susseguono e non rassomigliano l’uno all’altro. Nei libri di storia io cerco un motivo di speranza. In­fatti, sono uno dei pochissimi uomini che ancora ama la lettura. Durante le lunghe giornate che passo qui recluso, nella dimora in cui sono relegato, io leggo le opere degli avi. E le capisco, per­fino. Sembra che, nonostante la condizione in cui vivo, la mia intelligenza sia al di sopra della media. E per questo, senza dub­bio, che quelle mi sorvegliano con particolare insistenza. Ma ciò non mi impedisce di divorare delle opere che, a sprazzi, mi rive­lano quel che era il mondo in un lontano passato, molto prima del matriarcato. E mi fanno sognare. Invano. Perché non usciremo mai dal nostro stato. In verità, la speranza non può essere che un’illusione. Quelle ci tengono in pugno. Si sono ammirevolmen­te organizzate per darci l’essenziale: vitto, alloggio e perfino tutti i comfort. Una specie di anestesia, insomma, un’anchilosi men­tale che ci incarcera molto meglio delle sbarre di una prigione.

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marzo 7th, 2017

Donne e maternità tra Ottocento e Novecento

by gabriella
Piacasso, Maternidad, 1903

Pablo Picasso, Maternidad, 1903

Il testo, frutto di una ricerca storica di qualche mese fa, preparatoria di un modulo didattico sulla questione femminile, affronta la nascita e la fortuna dell’argomento differenzialista tra Ottocento e Novecento; la differenza di genere e il lavoro extradomestico delle donne tra Ottocento e Novecento; l’evoluzione della famiglia e del modello di maternità. Le note sono in revisione.

 

1.  Questione femminile e differenza biologica tra ottocento e novecento 2. La differenza di genere e il lavoro extra-domestico 3. L’evoluzione della famiglia e del modello di maternità 3.1 La figura della madre nel primo Novecento: dalla madre oblativa alla madre educatrice 3.2 L’identità molteplice della madre contemporanea

 

1.  Questione femminile e differenza biologica tra ottocento e novecento

«Nella maternità affondano profondamente le radici tanto della schiavitù
quanto della liberazione del sesso femminile».

Helene Stöcker, 1912

 

La tesi della differenza naturale delle donne e dell’origine biologica di questa differenza ha una storia millenaria che sfida le divisioni ideologiche e le distinzioni di campo. L’approccio essenzialista alla questione femminile è stato, infatti, cavalcato sia dalla prospettiva sessista di autori che hanno visto nella donna soprattutto l’incompletezza e la minorità, sia da quella parte del dibattito femminista che ha visto nella natura originariamente altra delle donne, il valore di una specificità storicamente oppressa.

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marzo 7th, 2017

Breve storia del femminismo

by gabriella

Olympe de Gouge

Mary Wollstonecraft

Una breve storia dei movimenti di liberazione della donna, dalle precorritrici Olympe de Gouge e Mary Wollstonecraft, alle esperienze mature dell’ottocento europeo e americano, dove le lotte femministe si intrecciano con i movimenti abolizionisti della schiavitù (Angelina Grimké) e di emancipazione popolare (Louise Michel, Clara Zetkin).

In coda al post, i poster delle violente campagne contro le attiviste e la nascita degli stereotipi e luoghi comuni sulla naturale soggezione delle donne e la protesta contro-natura delle femministe, dipinte come donne mancate, frustrate dalla bruttezza, dal nubilato e dalla rinuncia alla maternità.

 

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marzo 4th, 2017

Essi vivono: il sonno dell’ideologia

by gabriella

In una scena di They Live (John Carpenter, 1988) che mi ricorda molto la scuola, l’operaio John Nada cerca di convincere, a suon di cazzotti, un compagno di lavoro, ad indossare un paio di occhiali capaci di fargli vedere la realtà, nascosta ai più, popolata da entità nemiche che condizionano le nostre azioni. Le lettura di Slavoj Žižek.

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marzo 3rd, 2017

Scuola Diaz

by gabriella

La scuola Diaz di Genova, durante il G8 del 2001, fu per Amnesty il teatro della “più grande sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la Seconda guerra mondiale”: ovvero il violento blitz delle forze dell’ordine nella palestra dove dormivano gli attivisti.

Ora l’associazione che si occupa di diritti umani ha deciso di portare proprio qui, a incontrare gli studenti, una delle vittime di quella notte. Il giornalista inglese di Indymedia Mark Covell, che nell’aggressione subì la frattura di una mano e di otto costole, la perforazione di un polmone, la perdita di 16 denti, finì in coma per 14 ore.

“Provai a dire che ero un giornalista, ma non mi ascoltarono – racconta commosso – Sono qui per raccontare ai ragazzi il valore dei diritti umani”.

marzo 2nd, 2017

Lavoro minorile

by gabriella

“E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. Di nulla sia detto: “è naturale” in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità, così che nulla valga come cosa immutabile”. Bertolt Brecht – L’eccezione e la regola

marzo 1st, 2017

Zygmunt Bauman, Amore liquido

by gabriella

amore-liquidoQuattro lezioni dedicate ad Amore liquido. Liquid Love. On the Frailty of Human Bonds, Cambridge-Oxford, 2003, trad. it., Bari-Roma, Laterza, 2003.

 

 

Che cos’è l’amore liquido

L’eroe di questo libro, dice Bauman nella Prefazione, è «l’uomo senza legami». Così come il celebre personaggio di Musil (l’Ulrich de L’uomo senza qualità) era un soggetto alla ricerca di una identità, senza che nessuna delle qualità acquisite avesse garanzia di durata in un mondo sconcertante e mutevole, il protagonista del saggio di Bauman è l’uomo della modernità liquida, cioè di quella fase dell’età contemporanea che si caratterizza per lo stato mutevole e instabile di ogni sua forma organizzativa (famiglia instabile, ricomposta, multipla, informale; denatalità – lavoro precario, a chiamata, intermittente; ecc.).

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febbraio 23rd, 2017

Status e ruolo

by gabriella

Origine e significato del concetto di status

Indicatori di status sociale

Indicatori di status

Con il termine latino status si intende la posizione occupata da un individuo nella società. La posizione sociale è una determinata condizione in un sistema di relazioni, alla quale sono connessi diritti o doveri, e un certo grado di prestigio (onore, rispetto, deferenza) corrispondente a qualche forma di ricchezza o proprietà, di potere o d’in­fluenza. In questa accezione lo status identifica e segnala una posizione sociale, mentre il ruolo ne è la conseguenza sul piano normativo; prescrive, cioè i comportamenti conformi allo status.

Nell’antica Roma, il termine status indicava la condizione giuridica di una persona, ovvero la sua idoneità ad essere il sog­getto di un determinato diritto civile, politico, patri­moniale. Era detta status libertatis la condizione di una persona che nasceva libera, o lo diventava per concessione del padrone o per affrancamento; status civitatis la condizione di cittadino romano, spettante per na­scita o per riconoscimento legale; status familiae la condizione di membro di una familia o di un casato. Nel diritto romano era pertanto implicita la distin­zione tra status e posizione, cioè la consapevolezza della natura convenzionale dello status, come mostrano i casi in cui ad uno degli occupanti di un medesimo officium (servizio, posto, carica, corrispondente appunto a posizione) era attribuito per merito uno speciale status, o i casi di acquisto o perdita dello status civitatis, la cittadinanza romana. Ai romani non sfuggiva nemmeno la natura relazionale e produttrice di diseguaglianza dello status, poiché il filius ne aveva uno meno prestigioso di quello del pater, mentre lo schiavo o lo straniero non ne avevano nessuno.

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