Archive for ‘Storia’

luglio 7th, 2017

Eccidio di Reggio Emilia, 7 luglio 1960

by gabriella

57 anni fa, la polizia sparava sulla folla riunita per una manifestazione antifascista, uccidendo 5 operai tra i diciannove e i quarant’anni. I manifestanti protestavano contro l’appoggio esterno del MSI (partito di esplicita ispirazione fascista) al governo democristiano guidato da Fernando Tambroni. Le foto d’archivio. Mimmo Franzinelli racconta la storia dell’eccidio su Wikiradio.

La sera del 6 luglio la CGIL reggiana proclamò lo sciopero cittadino di protesta contro le violenze dei giorni precedenti. La prefettura proibì gli assembramenti nei luoghi pubblici e concesse unicamente i 600 posti della Sala Verdi per lo svolgimento del comizio.

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giugno 2nd, 2017

Fabrizio Gatti, Il naufragio dei bambini

by gabriella

Il servizio dell’Espresso che rivela come la sala operativa della Guardia costiera omise i soccorsi chiesti dai profughi per tre volte, le ultime quando molti erano già in acqua, allontanando la nave Libra che incrociava a poche miglia.

Una telefonata di due minuti e cinquantasette secondi, che pubblichiamo in parte in questa anticipazione, ribalta quanto i vertici della Marina militare hanno fatto riferire alla Camera dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

L’Espresso, nel nuovo videoracconto “La legge del mare” che vedrete integralmente su questo sito da lunedì 5 giugno, ha raccolto le comunicazioni tra gli ufficiali del Comando della squadra navale della Marina, il Cincnav di Roma, cioè il braccio operativo dello Stato maggiore. E anche le telefonate tra gli ufficiali del Cincnav e la centrale della Guardia costiera.

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giugno 2nd, 2017

2 giugno 1946: la repubblica, il voto delle donne

by gabriella

Era un giorno bellissimo, quando i presentimenti neri mi opprimono
penso a quel giorno e spero.

Anna Banti

e_nata_la_repubblica_italianaUn tempo il 2 giugno era la festa della Repubblica, non delle forze armate. Il commento di Ascanio Celestini, tratto da Il fatto quotidiano.

Perché il 2 giugno si festeggia con una parata militare? Si celebra la Repubblica non un colpo di stato. Un motivo ci sarà. Forse più d’uno anche se non riesco ad inquadrarlo nell’Italia del 2014. Non sono esperto di divise, né di celebrazioni.

Qualche decennio fa l’Italia ha chiuso col passato monarchico dopo aver sconfitto quello fascista. C’è stato un referendum che ha aperto il nostro paese alla democrazia. Dovremmo sfilare con matite copiative, schede e urne elettorali. E invece in piazza ci stanno pistole e fucili. Sa la nostra Repubblica democratica è fondata sul lavoro potremmo sfilare coi lavoratori. Anche quello del militare lo è. E in una sfilata di lavoratori democratici (nonostante qualche tentennamento rispetto all’articolo 11 della Costituzione) i militari ci possono stare. Fino a qualche anno fa la leva era obbligatoria e, in un modo o nell’altro, era un esercito di popolo. Ma ora è sotto molti punti di vista un mestiere come tanti altri.

Anche loro avrebbero diritto ad esserci, ma non loro soltanto. Anche operai e contadini, insegnanti e bidelli, artigiani e artisti. E pure i precari e i disoccupati. Sarebbe più allegra una parata dove spunta solo qualche pistola in mezzo ad una selva di zappe e chiavi inglesi, gessetti e cancellini, scalpelli e martelli, trombe e tamburi […].

maggio 28th, 2017

28 maggio 1974, Piazza della Loggia

by gabriella

piazza della loggiaStrage_della_Loggia_esplosioneIl 28 maggio 1974, una bomba esplode in Piazza della Loggia, a Brescia, durante una manifestazione antifascista, uccidendo otto persone (cinque giovani insegnanti, tre operai, un pensionato) e ferendone oltre cento.

Quarant’anni dopo la strage, la Cassazione ha riaperto il caso giudiziario autorizzando un nuovo processo d’appello contro l’assoluzione dei neofascisti imputati nel delitto: il medico veneziano Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, uomo dei servizi infiltrato in Ordine Nuovo. La verità giudiziaria è arrivata 43 anni dopo con la loro condanna.

«Ora gli italiani sanno che l’inquinamento delle prove, i depistaggi investigativi, le connivenze degli apparati dello stato con l’eversione neofascista erano parte di una vita democratica incompiuta e minacciata».

Alfredo Bazoli, padre di Giulietta, 34 anni, insegnante

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maggio 15th, 2017

Gli stereotipi sulle migrazioni

by gabriella

Detroit nel 1900Un modulo di storia sugli stereotipi intorno alle migrazioni di Cesare Grazioli, uscito su Novecento.org, n. 4, 2015.

Premessa: perché tematizzare gli stereotipi sulle migrazioni

Tra le molte questioni “socialmente vive” legate al tema Nord/Sud del Mediterraneo, quella delle migrazioni è senza dubbio la più intensa, quella che più di ogni altra è impressa nelle menti, nei cuori e nelle pance degli studenti, attraverso i più diversi canali (dalle immagini televisive sulle “tragedie del mare”, ai commenti captati in famiglia, alle battute tra coetanei). Queste “preconoscenze”, è superfluo aggiungerlo, sono basate in gran parte su luoghi comuni, stereotipi, pregiudizi, presenti negli studenti come nell’insieme della società. Da questo presupposto mi sembrano ricavabili tre conseguenze:

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maggio 1st, 2017

Storia del Primo maggio, da Piazza Haymarket al Job Act

by gabriella

haymarketThe day will come when our silence will be more
powerful than the voices you are throttling today

Haymarket Martyr’s Monument

HaymarketMartyrs

In alto: Parsons, Fielden, Lingg; al centro Spies; in basso Shwab, Engel, Fisher

La storia del primo maggio affonda le sue radici nelle lotte operaie per le otto ore che infiammarono gli Stati Uniti tra il 1860 e il 1880. Il 4 maggio 1886, uno sciopero a Chicago assunse dimensioni particolarmente vaste. Per disperdere gli scioperanti durante un comizio, le autorità fecero esplodere una bomba in piazza Haymarket. Contro gli scioperanti fu aperto il fuoco.

Iniziò così una rappresaglia di massa contro gli operai, non solo a Chicago, il centro principale del movimento, ma in tutto il paese. Vennero arrestati centinaia di lavoratori ed otto di loro vennero processati. Nonostante non fossero state trovate prove della responsabilità degli operai nell’attentato, il Tribunale di Chicago condannò a morte sette degli imputati: Albert Parsons, August Spies, Samuel Fielden, Michael Schwab, Adolf Fischer, George Engel e Louis Lingg; l’ottavo, l’imputato Oscar Neebe, a 15 anni di carcere. Lingg morì durante la permanenza in carcere. Parsons, Spies, Engel e Fischer vennero giustiziati l’11 novembre 1897.

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maggio 1st, 2017

Di Vittorio in Parlamento

by gabriella

Lo speciale di GrParlamento del 1 maggio 2017. Peppino Di Vittorio fu eletto deputato nel 1921, mentre era detenuto nel carcere di Lucera (FG) per aver organizzato uno sciopero regionale antifascista.

Di Vittorio in Parlamento

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aprile 29th, 2017

28 aprile 1945, fucilazione di Mussolini

by gabriella
audisio barontini

Ilio Barontini e Walter Audisio

Tratto da El Chico Malo.

Walter Audisio (conosciuto anche col nome di battaglia di Colonnello Valerio o Colonnello Giovanbattista Magnoli) era al tempo capo di un raggruppamento delle forze partigiane con funzioni di polizia. La sua figura emerse, direttamente con riferimento a questi fatti, negli anni ’60, quando il quotidiano “L’Unità” (organo del PCI, per il quale Audisio fu poi deputato) diede notizia del suo coinvolgimento.

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aprile 28th, 2017

25 aprile, la differenza tra libertà e liberazione

by gabriella

Nella versione di Gazebo.

aprile 25th, 2017

Roberto Scarpinato, Resistenza, Costituzione e identità nazionale

by gabriella

In questo articolo, dedicato alla memoria del 25 aprile, Roberto Scarpinato spiega le ragioni per cui un paese culturalmente arretrato come il nostro, si è dato una Costituzione tra le più avanzate al mondo:

[…] se si pone a confronto l’Italia disegnata dalla Costituzione con l’Italietta reale arretrata e provinciale del tempo (il 20 per cento di analfabeti contro l’1 per cento per cento di Germania e Inghilterra, il 3 per cento degli Stati Uniti, il 4 per cento della Francia),con l’Italia che sino a pochi anni prima aveva inneggiato in massa al Duce salvo poi scoprirsi afascista dopo il disastro bellico, si comprende come tra queste due entità vi fosse lo stesso abisso che esiste tra il dover essere e l’essere.La nostra Costituzione superò noi stessi e la nostra storia, fu un gettare il cuore oltre l’ostacolo, indicando un modello da raggiungere: la costruzione di uno Stato democratico di diritto che superava le possibilità etiche delle culture autoctone delle classi dirigenti e delle masse. Questa è la forza ma nello stesso tempo il peccato originale della Costituzione del 1948 e del suo ethos resistenziale: il peccato di non essere in alcune sue parti vitali e strategiche – a differenza delle Costituzioni statunitense e inglese – quella che gli inglesi chiamano la «legge della terra», cioè l’espressione formale della sostanza culturale di un popolo.

La lezione della storia dimostra come le minoranze progressiste in Italia abbiano sempre avuto vita difficile. Condannate nel corso dei secoli al rogo, al carcere, all’abiura, all’esilio e, nel migliore dei casi, al silenzio e all’irrilevanza sociale, hanno svolto un ruolo spesso determinante per l’evoluzione del paese, ma solo grazie a temporanee crisi  di potere delle maggioranze e a contingenti circostanze favorevoli. Così è stato anche per la Resistenza, che ci ha lasciato una preziosissima eredità, la Costituzione, oggi più che mai sotto assedio. Tratto da MicroMega 3/2015 – “Ora e sempre Resistenza” – Almanacco di storia.

 

La storia ‘lunga’ che costruisce l’identità

L’identità di un popolo non si forma nella sua storia breve ma nel corso della sua storia lunga, allo stesso modo in cui l’identità di un individuo non si struttura negli ultimi anni della sua vita, ma si sedimenta nel corso della sua infanzia e della sua adolescenza, affondando segrete radici nella sua biografia transgenerazionale.

La Resistenza e la Costituzione fanno parte, a mio parere, della storia breve del paese, di una parentesi apertasi nel XX secolo a causa di fattori eccezionali, cessati i quali la storia lunga e con essa la «normalità italiana» hanno ripreso lentamente il sopravvento.

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