Plotino (cenni)

by gabriella

Plotino, nato a Licopoli, in Egitto nel 205 d. C. si era formato alla scuola platonica di Ammonio di Sacca ad Alessandria d’Egitto.

Il suo pensiero si presenta come una riflessione della filosofia platonica e della nuova religione che, tuttavia respinge sia perché forma inferiore, cioè fede, e non epistéme, sia perché i contenuti di questa fede (cioè la tesi di un Lógos fattosi carne per salvare gli uomini) sono in contrasto con l’epistéme.

La filosofia di Plotino rappresenta l’ultima grande sintesi del pensiero antico, cioè la sistemazione un una riflessione complessiva dei contributi della filosofia greca. Anche per Plotino, il Tutto è un Circolo: l’universo deriva da una unità originaria, a cui ritorna.

Come osserva Severino, proprio nei due momenti più alti della filosofia antica (Parmenide, Platone e Aristotele) il Circolo viene meno: in Parmenide si riduce a un punto, perché il filosofo nega molteplicità e divenire, mentre in Platone e Aristotele, il Circolo si spezza in due perché la divinità e la materia restano separati e indipendenti. Epicureismo e stoicismo avvertono per primi la necessità di superare il dualismo e recuperare l’originaria unità dell’essere, ma questo obiettivo è pienamente realizzato in Plotino.

E’ Plotino a chiarire che se la materia è indipendente da Dio, Dio manca di qualcosa, ovvero in termini aristotelici, in quanto mancante non può essere atto puro, ma essere in potenza, diveniente, non immutabile ed eterno. L’immutabile però, per Plotino non può essere negato, dunque è necessario affermare che Dio, ovvero l’Uno (in quanto fondamento dei molti), produce anche la materia che emana dalla sua essenza.

L’Uno, per Plotino, non ha bisogno del mondo, né può amarlo come sostiene il cristianesimo, perché il bisogno o l’amore per creature imperfette non convengono alla sua natura, dunque l’essere è generato per sovrabbondanza il che significa che il mondo viene ad essere non per volontà di Dio, ma per emanazione. Dall’Uno derivano quindi i molti, attraverso una serie di gradi dell’essere sempre meno perfetti mano a mano che ci si allontana dal principio (Abbagnano, p. 87).

L’emanazione plotiniana si differenzia da tutte le altre concezioni di creazione.

Modello emanazionista (Plotino) il mondo esiste solo come effetto necessario dell’emanazione (o processione) divina. L’Uno è sostanza trascendente.

Modello dualistico (Platone, Aristotele): il mondo non deriva da Dio, ma esiste di per sé e Dio si limita semplicemente a dargli ordine e forma.

Modello panteistico classico (Stoici): Dio è nel mondo e nelle cose (per l’emanatismo Dio esiste al di sopra del mondo e in modo non corporeo) e ne rappresenta la necessità (per Plotino, la necessità nasce con il mondo, l’Uno è incondizionato.

Modello creazionistico:  Dio crea liberamente e consapevolmente il mondo, non si limita a dargli forma. 

Il processo di emanazione del mondo dall’Uno si concretizza in una serie di ipostasi, realtà sostanziali per sé sussistenti: l’Uno, l’intelletto, l’anima che costituiscono il mondo intelligibile.

La prima ipostasi (o realtà) è l’Uno stesso, realtà da cui tutto irradia.

La seconda ipostasi è l’intelletto che sorge da un atto di contemplazione dell’Uno ed implica perciò già il primo sdoppiamento tra soggetto pensante e  oggetto pensato. Cosa pensa l’intelletto? Rifacendosi ad Aristotele, Plotino risponde che “pensa tutti gli infiniti pensieri pensabili, ossia i modelli delle cose” che sono le idee platoniche.

La terza ipostasi è l’anima che, da un lato guarda l’intelletto da cui riceve la luce delle idee, dall’altro guarda a ciò che viene dopo di sé e lo ordina tramite le idee, considerate non solo come modelli, ma anche aristotelicamente, come forme plasmatrici. L’anima dunque, ha una parte superiore rivolta all’Intelletto e una parte inferiore rivolta al corpo (p. 89).

 


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