Cos’è la scienza

by gabriella

neuronsPer scienza intendiamo sia tutti i metodi logici, si­stematici che conducono alla conoscenza, sia il corpo effettivo di conoscenze prodotte da questi metodi.

Comunemente le scienze vengono distinte in due branche principali: le scienze naturali, che studiano i fenomeni fisici e biologici, e le scienze sociali, che studiano i vari aspetti del comportamento umano. Esi­stono importanti differenze tra le due branche, ma entrambe hanno lo stesso impegno in fatto di meto­do scientifico.

Tutte le scienze, naturali o sociali, partono dall’as­sunto che nell’universo esiste un qualche ordine sot­tostante. Gli avvenimenti, sia che riguardino le mo­lecole sia gli esseri umani, non sono casuali. Seguo­no un modello che è abbastanza regolare da permet­tere che su di essi si facciano delle generalizzazioni. Essi sono di importanza cruciale per la scienza perché ordinano avvenimenti apparentemente privi di significato in modelli che possiamo comprende­re. Diventa allora possibile analizzare i rapporti di causa ed effetto e spiegare così perché una cosa ac­cade e predire che, nelle stesse condizioni, accadrà ancora in futuro.

Per le sue generalizzazioni, spiegazioni e predi­zioni, la scienza si avvale dei l‘analisi sistematica di dati verificabili, di dati, cioè, che possono essere con­trollati da altri e che daranno sempre gli stessi risul­tati.

All’opposto le spiegazioni non scientifiche det­tate dal “senso comune” si basano su delle creden­ze. Gli antichi Romani, per esempio, credevano che il Sole attraversasse ogni giorno il cielo su di un car­ro guidato da un dio, anche se nessuno in realtà aveva mai visto qualcosa del genere. Naturalmente da allora gli scienziati hanno osservato che l’apparente movimento del Sole è causato dalla rotazione quotidiana della Terra; un’osservazione che qualsiasi scienziato competente può verificare usando gli stessi metodi. in poche parole, l’approccio scientifico ci dà un’interpretazione della realtà più affidabile degli as­sunti del senso comune.

Ciò non toglie che il senso comune non possa offrirci spiegazioni e predizioni esatte, anzi, ciò è possibile e spesso accade. Tuttavia il problema è che, senza usare i metodi della scienza, è impossibile dire se il senso comune è corretto.

Per secoli il senso comune ha detto alla gente che la Terra era il centro dell’universo e che era piatta. Usando metodi scien­titifici, Copernico trovò che la Terra è soltanto un pianeta tra gli altri, e le esplorazioni di Colombo e di altri geografi provarono che è rotonda. Compiendo le loro ricerche, questi e altri uomini rischiavano la loro reputazione e talvolta anche la vita, perché le loro scoperte contraddicevano importanti credenze sociali di quel tempo.

Ma la loro sfida alle idee alle quali le società in cui vissero tenevano tanto, ci dice qualcosa di più a proposito della scienza: non esistono aree sacre e inviolabili che la scienza non possa esplorare. Ogni problema cui si possa dare una risposta col metodo scientifico costituisce, in via di principio, un oggetto appropriato per la ricerca scientifica, anche se l’indagine e i risultati colpiscono pa­tenti interessi o scalzano valori profondamente sen­titi.

Eppure la scienza non è arrogante: non ricono­sce verità ultime, definitive. In ogni dato momento, il corpo delle conoscenze scientifiche non rappresenta che l’interpretazione più logica dei dati esistenti. È sempre possibile che nuovi fatti vengano alla luce o che i dati disponibili vengano reinterpretati in modo nuovo mettendo in ombra le precedenti acquisizioni. E’ per questa ragione che gli scienziati, e specialmente i sociologi, si comportano spesso come «i distruttori dei miti» (Elias, 1978). E talora i miti che distruggono sono proprio i loro.

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