Foucault e la morte dell’uomo

by gabriella

Stranamente, l’uomo – la conoscenza del quale passa per pochi ingenui come la più antica indagine da Socrate in poi – non è probabilmente altro che una certa lacerazione dell’ordine delle cose, una configurazione, comunque tracciata dalla disposizione nuova che egli ha recentemente assunto nel sapere. Sono nate di qui tutte le chimere dei nuovi umanesimi, tutte le facilità di un'”antropologia” intesa come riflessione generale, semipositiva, semifilosofica sull’uomo. Conforta tuttavia e tranquillizza profondamente, pensare che l’uomo non è che un’invenzione recente, una figura che non ha nemmeno due secoli, una semplice piega nel nostro sapere, e che sparirà non appena questo avrà trovato una nuova formaLe parole e le cose, p. 13

Se tali disposizioni dovessero sparire come sono apparse, se, a seguito di qualche evento di cui possiamo tutt’al più presentire la possibilità ma di cui non conosciamo per ora né la forma né la promessa, precipitassero, come al volgersi del XVIII secolo accadde per il suolo del pensiero classico, possiamo senz’altro scommettere che l’uomo sarebbe cancellato, come sull’orlo del mare un volto di sabbia. Le parole e le cose, p. 414.

Michel Foucault, Les mots et les choses (1966), trad. it. Le parole e le cose, Milano, RCS, 1998.

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