Guido Caldiron, Lefebvre, l’estrema destra e i funerali di Priebke

by gabriella

preti_fascistiChi sono e cosa vogliono i preti tradizionalisti della Fraternità Sacerdotale San Pio X pronti a benedire le spoglie del nazista irriducibile Erich Priebke? La loro vicenda, nell’ultimo mezzo secolo si è spesso intrecciata con quella dell’estrema destra. All’indomani di quanto è accaduto ad Albano, la cittadina alle porte di Roma dove si dovevano svolgere i funerali dell’ ex capitano delle SS condannato all’ergastolo per la strage della Fosse Ardeatine, vale la pena ripercorrerne la storia. Anche perché, nei loro confronti il Vaticano ha mostrato negli ultimi anni segnali di grande apertura. Tratto da Micromega.

Per i lefebvriani, le porte della Chiesa di Roma avevano in realtà cominciato a chiudersi con la sospensione a divinis di Marcel Lefebvre pronunciata da Paolo VI nel 1976, ed erano state sbarrate del tutto nel 1988 da parte di Giovanni Paolo II, che aveva scomunicato i 4 vescovi nominati dallo stesso Lefebvre. Ma papa Benedetto XVI ha dapprima, nel 2007, liberalizzato nuovamente l’uso della messa Tridentina, cara ai tradizionalisti, per poi cancellare nel 2009 la scomunica contro i prelati della Fraternità. Il pieno rientro dei tradizionalisti nella Chiesa non si è però ancora completato e non è dato sapere cosa pensi al riguardo Papa Francesco. Ma, da dove ha preso avvio tutta questa vicenda? Dalla figura stessa del fondatore della Fraternità Sacerdotale San Pio X, Marcel Lefebvre.

Marcel Lefebvre, tra colonialismo e estrema destra

Nato in una famiglia ultracattolica di Tourcoing, nel Nord della Francia, altri quattro fratelli hanno scelto il sacerdozio come lui, Marcel Lefebvre aveva ricoperto diversi incarichi di rilievo nella Chiesa, prima di compiere il passo che lo porterà alla rottura con il Vaticano. Missionario in Africa nella Congregazione del Santo Spirito, nel 1948 sarà nominato da Pio XII, delegato apostolico per tutta l’Africa francofona, e nel 1956 diventerà il primo arcivescovo di Dakar, in Senegal. Già prima dell’apertura del Concilio Vaticano II nel 1962, le posizioni conservatrici del sacerdote sono note. Lefebvre è legato alla Cité Catholique, un movimento tradizionalista dal carattere politico quanto religioso, sorto nel 1946 intorno alla figura di Jean Ousset, già segretario di Charles Maurras (1868-1952), fondatore dell’Action française. Si trattava di un gruppo cattolico e monarchico che fin dall’inizio del Novecento ha impresso la propria orma indelebile sull’estrema destra francese, legandola a un rifiuto viscerale dei valori della Rivoluzione del 1789 e dell’Illuminismo.

Nell’epoca, i primi anni Sessanta, che annuncia la piena decolonizzazione dei Paesi del Terzo mondo e il definitivo tramonto del colonialismo di Parigi, gli esponenti della Cité Catholique partecipano alle azioni dei terroristi fascisti dell’OAS contro l’ indipendenza dell’Algeria ed elaborano tesi «contro la sovversione» e «la guerra rivoluzionaria», che troveranno ampia eco anche nei teorici della strategia della tensione in Italia. Ma sarà il Concilio Vaticano II, iniziato sotto il pontificato di Giovanni XXIII e chiuso in quello di Paolo VI, tra il 1962 e il 1965, a far scendere definitivamente in campo monsignor Lefebvre. Chiamata a misurarsi con le sfide della modernità, la Chiesa comincerà ad acquisire con quel Concilio il suo volto attuale. Agli occhi di Monsignor Lefebvre, che al Concilio prese parte fin dal 1962, quell’apertura appariva però come un “tradimento” dei valori e della tradizionale “gerarchia” della Chiesa. All’ex missionario l’ecumenismo, le modifiche alla liturgia e all’insegnamento religioso apparivano come altrettante concessioni «a uno spirito neo-modernista e neo-protestante» capace di condurre alla rovina del sacerdozio, all’annientamento dei sacramenti e alla scomparsa della vita religiosa. Un pericolo cui rispondere, secondo il prelato tradizionalista, con mezzi adeguati.

Così, nel 1970, Lefebvre dà vita alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, in nome del papa che all’inizio del Novecento aveva condannato violentemente il modernismo, corrente favorevole alla democrazia che metteva in discussione alcune certezze della Chiesa e che per questo era stata considerata «un’eresia». Spiegherà in seguito lo stesso Lefebvre:

«Il buon Dio ha voluto la tradizione. Io sono intimamente convinto che la Fraternità rappresenti il mezzo che il buon Dio ha voluto per difendere e mantenere la fede, la verità e quello che può essere ancora salvato nella Chiesa». A cominciare della «tradizione liturgica di San Pio V», vale a dire la Messa Tridentina, o «messa in latino».

La base del nuovo movimento è scelta nel seminario di Ecône, un piccolo villaggio della Valle del Rodano, nel versante svizzero delle Alpi Pennine. Inizialmente, il Seminario viene riconosciuto da Roma, ma in pochi anni la frattura si farà insanabile, fino alla summenzionata sospensione a divinis e alla scomunica del Papa, decisa dopo che Lefebvre aveva consacrato, contrariamente a quanto stabilito dal Vaticano, quattro vescovi: Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta. Prima monsignor Lefebvre e poi i “suoi” vescovi avrebbero anche ordinato centinaia di sacerdoti. Si conta che oggi siano circa 500, per altrettante tra chiese e cappelle, sparse in 63 Paesi del mondo. Sei, invece, i seminari lefebvriani, che sorgono in Svizzera, Francia, Germania, Argentina, Australia e Stati Uniti. Questo mentre i fedeli “ufficiali” ammontavano, nel 2007, all’atto dell’ ultima rilevazione, a circa 600mila. Anche se l’intero circuito lefebvriano è stimato oggi in più di un milione di persone in tutto il mondo.

Quanto al rapporto con la politica, in Francia la polemica di Lefebvre in difesa della “vera cristianità” contro quelli che lui stesso definiva come «i vescovi rossi» e contro la «martirizzazione della Chiesa romana», avrebbe finito per incrociare rapidamente il percorso dell’estrema destra. Del resto, il prelato di Ecône non ha mai fatto mistero delle proprie opinioni terrene.

«Il governo ideale è per me quello che applica i veri princìpi cattolici, come la Spagna di Franco e il Portogallo di Salazar»,

spiegava lo stesso Lefebvre al quotidiano missimo Il Secolo d’Italia. Allo stesso modo, il vescovo tradizionalista avrebbe lodato i regimi fascisti latinoamericani di Videla e Pinochet. Così, non possono stupire gli appelli elettorali dei lefebvriani in favore del Front National di Jean Marie Le Pen, partito al cui interno è stata anche a lungo attiva una componente nazional-cattolica legata ai Comités Chrétienté-Solidarité e al quotidiano di estrema destra Présent. Nel 1976, durante un incontro organizzato a Lille, Lefebvre dichiarava esplicitamente:

«Non si dialoga con i massoni e con i comunisti perché non si parla con il diavolo».

E, intervistato da Présent nel 1985, spiegava che

«nella misura in cui Le Pen difende la legge di Dio, il decalogo che deve condurre i popoli e essere la base di tutte le società, non si può che incoraggiarlo ed essere al suo fianco».

Contro gli immigrati a fianco di Le Pen

Lo stretto rapporto tra la destra xenofoba francese e i tradizionalisti cattolici è poi emerso nella comune visione dell’ immigrazione, considerata tout-court come una sorta di riconquista dei Paesi occidentali da parte dei musulmani. Parlando dell’ immigrazione islamica, già nel 1989 Marcel Lefebvre, celebrando al Bourget di Parigi il suo giubileo sacerdotale davanti a 15mila persone, ammoniva:

«Sono le vostre mogli, le vostre figlie e i vostri figli che saranno rapiti e portati nei quartieri riservati come ne esistono a Casablanca».

Denunciato dalla Licra, la Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo, une delle maggiori associazioni antirazziste francesi, Lefebvre sarà condannato per questa frase a una multa di 8mila franchi.

A coronare l’alleanza con l’estrema destra transalpina, arriverà poi, nel febbraio del 1977, l’occupazione da parte dei lefebvriani della chiesa parigina di Saint Nicolas du Chardonnet, trasformata in una roccaforte internazionale del movimento. Qui, a due passi dal Quartiere latino, nel cuore cosmopolita della capitale francese, ha luogo ogni ferragosto una marcia, che rinnova

«la consacrazione della Francia alla Vergine Maria secondo il voto fatto da Luigi XIII»,

Giulio Tam

Giulio Maria Tam

a cui prendono parte gruppi di tradizionalisti cattolici, di nostalgici della monarchia e di estremisti di destra.

Ma l’incontro tra il cattolicesimo tradizionalista e la cultura dell’estrema destra, che molti studiosi sintetizzano nell’espressione «nazional-cattolici» attribuita a gruppi e personaggi di quest’area, dalla Francia si è progressivamente estesa a livello internazionale. A titolo di esempio si può citare il caso della Polonia, dove, come descritto dallo storico Pierre Milza, il tradizionalismo ha un ruolo di rilievo tra le formazioni estremiste: Guidato da Adam Gmurczyk, un giovane storico di Varsavia, il Naradowe Odrodzie Polski (Rinascimento nazionale della Polonia) sviluppa nei suoi scritti (dispone di un mensile: «Szczerbiec») e nei suoi meeting (protetti da un servizio d’ordine paramilitare) una tematica che mischia neofascismo e clericalismo integralista. Molti suoi militanti appartengono d’altronde all’Unione nazionale cristiana di Wieslaw Chrzanowski e si dichiarano partigiani zelanti di Monsignor Lefebvre e della sua Chiesa tradizionalista.

O il caso dell’Italia, dove già negli anni Novanta i militanti di Movimento Politico – gruppo attivo soprattutto a Roma, apertamente neofascista e antisemita, intorno al quale si era organizzato a livello nazionale l’ambiente degli skinheads di estrema destra frequentavano le messe domenicali presso “il distretto” lefebvriano di Albano Laziale. Questo, mentre per il seminario di Ecône è passato Giulio Maria Tam, per vent’anni sacerdote lefebvriano, che ha lasciato la Fraternità nel 2000 ed è stato poi candidato per le elezioni europee del 2004 nelle liste di Alternativa Sociale, un “cartello” elettorale costituito all’epoca dalle maggiori formazioni dell’ estrema destra italiana.

«Mi candido perché contro un islam forte serve un cristianesimo ancora più forte. (…) Noi non chiediamo perdono per i crociati, anzi, li ringraziamo. La grande battaglia in atto è lo scontro spirituale tra due mondi»,

spiegherà in quell’occasione il sacerdote estremista che in seguito ha corso più volte per le liste di Forza Nuova. Nel marzo del 2009, lo stesso Tam sarà anche immortalato a Bergamo mentre si esibisce nel saluto romano, in occasione di una manifestazione dello stesso gruppo neofascista.

Infine, oltre al circuito dell’estremismo nero, in Italia negli ultimi anni è stata soprattutto la Lega Nord a mostrare interesse per gli integralisti cattolici. Così, nel 2007 è lo stesso fondatore della Lega Umberto Bossi ad assistere alla messa celebrata da monsignor Alfonso de Galarreta, a Lanzago di Silea, nel trevigiano – la “parrocchia” che in precedenza aveva benedetto il “Parlamento padano” a Vicenza – e a parlare di affinità tra leghisti e i lefebvriani. E nel 1999, l’eurodeputato leghista Mario Borghezio aveva organizzato nel quartiere torinese di Porta Palazzo una “messa riparatrice” officiata proprio dai tradizionalisti, dopo che gli immigrati musulmani avevano celebrato in quello stesso luogo la fine del Ramadan, il mese più sacro del calendario islamico. Come ha raccontato il Corriere della Sera, l’iniziativa di Borghezio aveva un forte connotato religioso:

«Si sono ritrovati in oltre 500 i “nuovi crociati della battaglia contro l’ invasione islamica” (come si sono autodefiniti) e, tra canti gregoriani, litanie in latino e sacerdoti lefebvriani, hanno evocato “una nuova Lepanto” per frenare le “orde” musulmane degli immigrati arrivati in Italia».

Negli ultimi anni, i lefebvriani hanno poi attirato a più riprese l’attenzione di media e opinione pubblica per le posizioni che hanno assunto nei confronti dell’ebraismo e della memoria della Shoah. Posizioni simili a quelle sostenute da Priebke nel suo testamento politico. Un caso emblematico da questo punto di vista è stato quello di Monsignor Richard Williamson.

Preti negazionisti

Inglese, ex pastore anglicano convertito al cattolicesimo e rettore del seminario lefevriano di La Reja, in Argentina, Williamson aveva dichiarato in un’ intervista alla tv svedese, nel novembre del 2008:

«Io credo che le prove storiche, l’evidenza storica, siano in misura preponderante contro l’idea che sei milioni di ebrei siano stati deliberatamente uccisi nelle camere a gas come effetto di un ordine deliberato di Adolf Hitler (…) Io credo che non ci fossero camere a gas. E lo credo da quando ho iniziato a studiare le prove storiche, dunque non in modo emotivo. I revisionisti (negazionisti), cioè coloro che sono contro ciò che è largamente riconosciuto come vero sull’Olocausto, ebbene, i più seri tra questi revisionisti arrivano alla conclusione che tra i 200mila e i 300mila ebrei siano morti nei campi di concentramento, ma nessuno di questi in una camera a gas».

E già nel 1989, in un intervento pronunciato nel Quebec, si era spinto ad affermare:

«Neppure un ebreo è stato ucciso nelle camere a gas. Sono tutte menzogne, menzogne, menzogne. Gli ebrei hanno creato l’Olocausto in modo che ci inginocchiassimo di fronte a loro e approvassimo lo Stato di Israele. Gli ebrei hanno fabbricato l’Olocausto, i protestanti prendono ordini dal diavolo, e il Vaticano ha venduto la propria anima al liberalismo».

Le affermazioni di Williamson susciteranno un tale scandalo internazionale – prima il Vaticano prenderà posizione contro le sue idee negazioniste, quindi il presidente dell’ Argentina Cristina Kirchner lo dichiarerà «persona non grata» e disporrà che venga espulso dal Paese – che anche gli stessi lefebvriani prenderanno le distanze da lui. A un comunicato di condanna diramato già all’inizio del 2009 –

«Domandiamo perdono al Sommo Pontefice e a tutti gli uomini di buona volontà, per le conseguenze drammatiche di tale atto. (…) Le affermazioni di Mons. Williamson non riflettono in nessun caso la posizione della nostra Fraternità»

– farà seguito, nell’ ottobre del 2012, l’espulsione dalla stessa Fraternità San Pio X per

«essersi rifiutato di manifestare il rispetto e l’obbedienza dovuti ai suoi legittimi superiori»

che gli avevano imposto il silenzio.

Dopo essere stato cacciato dall’Argentina, di Williamson i giornali di tutto il mondo si sono però occupati nuovamente quando ha annunciato che per «documentarsi meglio» sull’Olocausto si sarebbe trasferito a Londra per studiare con uno «specialista» della seconda guerra mondiale: peccato che si trattasse di David Irving, uno degli esponenti più noti del circuito negazionista.

Anche nel nostro Paese, all’ indomani delle esternazioni di Williamson, un altro esponente del cattolicesimo tradizionalista, padre Floriano Abrahamowicz, che ha annunciato che sabato celebrerà una messa in onore di Erich Pribeke a Treviso, avrebbe fatto parlare di sé. In un’ intervista alla Tribuna di Treviso il prete lefebvriano sostiene che

“l’unica cosa certa” circa le camere a gas “è che sono state usate per disinfettare”.

Alla guida della comunità lefebvriana del Nordest, Don Abrahamowicz, dichiara:

«Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. […] Non metto in dubbio i numeri. Le vittime potevano essere anche più di 6 milioni. Anche nel mondo ebraico le cifre hanno un valore simbolico. Papa Ratzinger dice che anche una sola persona uccisa ingiustamente è troppo, è come dire che uno è uguale a 6 milioni. Andare a parlare di cifre non cambia niente rispetto all’essenza del genocidio, che è sempre un’ esagerazione».

Del resto, per il Centro Simon Wiesenthal, tra le maggiori organizzazioni antirazziste internazionali,

«l’antisemitismo è profondamente radicato nel cuore della teologia della Fraternità Sacerdotale San Pio X».

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