E’ tempo di migrare. Breve storia di Internet con quadrifarmaco per le intossicazioni da mercato

by gabriella

Sull’intossicazione da mercato nei discorsi su Internet

Ho scritto questo articolo 3 anni fa in occasione della migrazione del blog dalla blogosfera “free” a questo sito, a causa dell’aggressività della pubblicità presente sui contenuti dei blog in subdominio.

La notizia aveva suscitato un interessante dibattito pubblico (“muro” commenti) e privato (mail al mio indirizzo) che mi aveva spinto a stendere una ministoria di Internet ad usum universalis, ma soprattutto di quelli che «i contenuti Internet sono un lavoro e dev’essere pagato».

Il testo si divide in una premessa in cui evidenzio il problema della pubblicità e una parte (su Internet, appunto) che spiega perché non si deve ammettere commercio, pubblicità e copyright.

 

È tempo di migrare

Qualche mese fa notai della pubblicità indesiderata aggiunta da WordPress ad un free-blog che stavo visitando, poco dopo nel mio.

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Considerato l’uso didattico della maggior parte dei contenuti che inserisco – per tacere di ciò che penso dell’open source e della commercializzazione di internet – decisi fin da allora di abbandonare questo blog (scienzeumanegiudizi.wordpress.com) e di trasferire tutto ciò che contiene in uno spazio libero da simili intrusioni, ripromettendomi di dedicarmi all’impresa non appena avessi avuto un po’ di tempo.

Il momento è ora arrivato: ho letto un po’, ho chiesto consiglio e ho deciso infine di acquistare (per € 20 l’anno) il dominio gabriellagiudici.it: l’unica transazione commerciale che attualmente non è possibile aggirare per tenere alla larga il business dagli spazi virtuali in cui viviamo.

All’epoca scrissi il post che sto ora modificando per esternare tutta la mia ostilità verso pratiche commerciali che trasformano blog e internauti in prosumer e raccolsi interessanti commenti per rispondere ai quali distribuii in doppia posologia un“quadrifarmaco per intossicazioni di diversa gravità”🙂.

Lascio tutto qui sotto.

 

Dal 18 luglio 2013 questo blog è trasferito su gabriellagiudici.it

Provo a spiegare perché

prendi la medicina amico internauta

Ringrazio chi mi ha scritto privatamente o commentando questo articolo. Oltre a testimoniare la generosa solidarietà dei blogger, questi messaggi mi hanno infatti chiarito qual è in Italia il punto di vista generale sulla commercializzazione di Internet.

Confesso francamente che, nonostante la blogosfera ospiti un pubblico selezionato e intelligente, trovo gli anticorpi digitali di molti user troppo bassi. Provo a spiegare perché e a confezionare una rapida cura ricostituente di cui potrete fare l’uso che credete (cioè sputarla o dare retta alla fata turchina):

 

Quadrifarmaco 1: per le intossicazioni da mercato di grado lieve o moderato

Tra i tanti consigli o obiezioni alla mia decisione di traslocare, propongo una piccola selezione di osservazioni paradigmatiche:

1. «Niente é gratis a questo mondo figurati un blog».

Al contrario, amico: ciò che c’è di più importante al mondo E’ GRATIS e include Internet.

2. «Lo so è seccante, ma in qualche modo devono pur vivere».

Lo diresti di Riina e Cuffaro? Pensaci, amico, l’etica o è universale o non è ..

3. «In fondo il loro è un lavoro: fanno un servizio e devono essere compensati».

Errore: LORO beneficiano di un servizio: si chiama internet ed è fatto dei meravigliosi protocolli che ancora resistono al controllo di mercati e governi + i nostri contenuti, assolutamente gratuiti e creati solo per comunicare o perché così ci piace, non per pagare la loro assicurazione sanitaria in California (così è fatta casa tua, amico californiano, arrangiati ..).

4. «Se non vuoi la pubblicità, puoi sempre pagare 30, 90 dollari, oppure puoi attivare adblock».

Non è che non voglia pagare, non voglio che si paghi, è diverso. E non voglio che chi visita i miei contenuti – ci sono anche i miei studenti – sia esposto alla (loro) pubblicità. Attivare adblock toglie il fastidio a me, non a voi.

 

 

Quadrifarmaco 2 (qualche elemento di storia della rete): per le intossicazioni acute da mercato

Internet (quando si chiamava ancora Arpanet) è nata prima di essere sviluppata da Baran come rete distribuita resistente ad un eventuale attacco atomico.

E’ nata nelle Università ed è stata consapevolmente sviluppata da ricercatori, cioè da professori (ebbene si) che le hanno trasmesso, incorporandolo nei protocolli informatici, lo spirito cooperativo della “ricerca-per-la-ricerca” [Il professor Lawrence Roberts, il signore qui a fianco, è stato il primo direttore di ARPAnet].

Non c’era niente di utilitaristico nel disegno di questa rete, non aveva fini commerciali, né fini militari, (non è stata pensata come una tecnologia per fare soldi, né come tecnologia militare, ma come tecnologia dell’intelligenza cooperativa= infatti è questo che abilita, per ora). Perseguiva, insomma, l’idea di una conoscenza fine a stessa (quella che guida la scuola o che dovrebbe ancora guidarla) seguendo l’idea di eludere il controllo, inventare una tecnologia “maggiorenne”, autonoma e libera, e superare la vecchia concezione tecnologica “telefonica”, il cui controllo centrale mantiene l’utente in uno stato di minorità permanente [per  approfondire, Richard Barbrook, The Hi-Tech Gift Economy, in inglese].

Nel 1995, Clinton (che passerà alla storia per questo abominio ben più che per le corna messe a sua moglie) ha privatizzato il backbone della rete universitaria, ed è là che sono nate tutte le contraddizioni in cui ora ci dibattiamo: oggi i server,provider, i search engine (google è un problema perché non sappiamo ancora come farne a meno) sono servizi offerti da privati i quali, benché non siano ancora riusciti a imporci la scarsità a pagamento, erodono ad ogni istante lo spirito di quel primitivo ambiente.

Nel caso ci chiedessimo come mai tante persone siano convinte che internet sia figlia della guerra fredda o delle aziende della Sylicon Valley, possiamo trovare risposta in questo articolo americano, scritto peraltro da gente estremamente fiduciosa nella bontà naturale del mercato, ma non tanto da impedirle di chiedere la ripubblicizzazione del Net.

Cosa è bene fare dunque? Prima di tutto essere consapevoli di dove si è e della sua storia. Secondo: contrastare o almeno non assecondare le pratiche di commercializzazione strisciante (ora strisciano, perché le formule aggressive degli anni ’90 sono già andate in malora grazie alla consapevolezza medio-alta degli utenti americani) che la Sylicon Valley vuole imporci. Terzo: pretendere politiche di ripubblicizzazione del più grande bene pubblico mai inventato, cioè esattamente l’opposto di quanto mi sento dire (qui in Italia).

 

Riassumendo (4 pillolette e passa ogni malanno)

1. La realtà non si esaurisce nel mercato (un po’ di laicità, please)

2. Il mercato non è sempre esistito, (né è) eterno, immutabile (o fonte di ogni bene)

3. C’è vita oltre il mercato (e cerchiamo di conservarla, perché ci stanno sterminando)

4. L’antidoto al mercato è la conoscenza: quando sai come stanno le cose non ti fregano così facilmente.

A presto, da qualche parte nel cyberspazio.

internet source code - cyberspace

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7 Comments to “E’ tempo di migrare. Breve storia di Internet con quadrifarmaco per le intossicazioni da mercato”

  1. Capisco che nella scuola attuale non ci sia posto per
    la verità storica, ma per quanto mi riguarda, questo argomento
    è stato oggetto di studio alle scuole superiori degli anni ’80,
    nelle quali ho ottenuto il massimo dei voti di diploma.

    Purtroppo ci sono varie imprecisioni:
    la rete internet esiste perchè esistono i suoi backbone in fibra ottica,
    e i backbone in fibra ottica vennero posati proprio per scopi militari,
    in previsione di un conflitto nucleare:
    per gli esiti del quale tutti i dispositivi basati sulle onde elettromagnetiche
    sarebbero inutilizzabili;
    venne così individuata una forma di comunicazione alternativa
    che non risentisse di tale effetto,
    nella quale le informazioni vengono convertite in impulsi luminosi
    viaggianti appunto sulla fibra ottica.

    Fate vobis.

    T.C.

    • Sostenere che la rete Internet è fatta solo dell’infrastruttura sui cui transitano i bit, è come affermare che i jet esistono perché c’è il cielo.

      Internet è il prodotto di una infinità di cose: di un clima intellettuale, di un dibattito, di saperi tecnici e dell’intelligente intuizione di chi ha finanziato la sua espansione in direzione antisovietica (non necessariamente per la guerra nucleare): con Internet gli americani hanno vinto la pace, non la guerra.

      Eh si, le semplificazioni sono dure a morire. Comunque, bei tempi la scuola degli anni ’80, quando si studiava ancora la “verità storica” e si ispirava agli studenti il dubbio e l’amore per la ricerca.

      PS: C’è molto da leggere sull’argomento, si potrebbe cominciare da qui http://www.repubblica.it/tecnologia/2016/04/29/news/vera_storia_arpanet_progetto_civile_militare-138671565/

  2. Si può discorrere sulla pacificità di tutto ciò che viaggia sulla fibra ottica,
    rete Arpanet, protocolli gopher, e tutto quello che si vuole,
    ma è la fibra ottica che è inequivocabilmente stata scelta per motivi militari,
    in ragione della sua “resistenza” agli effetti di un olocausto nucleare:
    non c’è altro da dire, spiegazioni diverse oltre che antiscientifiche
    sarebbero solo ridicoli tentativi revisionistici o, se si preferisce un
    termine più attuale, post-verità.

    tc

    • Penso che la post-verità, se esiste, è proprio uguale alla pre-verità, cioè all’opinione di chi crede di avere ragione, avendo letto “solo libri con figure”, come direbbe Bagnai.

      Quando avrai letto abbastanza da portare argomenti (sarebbe sufficiente l’articolo di un revisionista come Di Corinto) potremo riprendere l’interessante conversazione.

      • Se vuole negare che fu scelta la fibra ottica come nuovo mezzo per il passaggio delle informazioni,
        perchè si prefigurava l’olocausto nucleare (con tutte le comunicazioni basate su dispositivi elettromagnetici,
        come quelle su rame, che sarebbero inservibili), faccia pure.
        Un/una negazionista in più e/o un/una ignorante delle leggi fisiche in più non cambia la fisica stessa.

        tc

  3. 5.170.28.96 In risposta a gabriella.
    Si può discorrere sulla pacificità di tutto ciò che viaggia sulla fibra ottica,
    rete Arpanet, protocolli gopher, e tutto quello che si vuole,
    ma è la fibra ottica che è inequivocabilmente stata scelta per motivi militari,
    in ragione della sua “resistenza” agli effetti di un olocausto nucleare:
    non c’è altro da dire, spiegazioni diverse oltre che antiscientifiche
    sarebbero solo ridicoli tentativi revisionistici o, se si preferisce un
    termine più attuale, post-verità.
    tc

    In risposta a tpuntoc.
    Penso che la post-verità, se esiste, è proprio uguale alla pre-verità, cioè all’opinione di chi crede di sapere, avendo letto “solo libri con figure”, come direbbe Bagnai.

    Quando avrà letto almeno l’articolo di un revisionista come Di Corinto potremo riprendere l’interessante conversazione.

  4. risposta a Gabriella:
    Se vuole negare che fu scelta la fibra ottica come nuovo mezzo per il passaggio delle informazioni,
    perchè si prefigurava l’olocausto nucleare (con tutte le comunicazioni basate su dispositivi elettromagnetici,
    come quelle su rame, che sarebbero inservibili), faccia pure.
    Un/una negazionista in più e/o un/una ignorante delle leggi fisiche in più non cambia la fisica stessa.

    tc

    Non è questo il tema della discussione: il punto è l’origine di Internet. Nell’articolo sostengo che la rete internet non è nata in contesto militare (come lei pretende), né commerciale, ma come strumento di cooperazione nella ricerca scientifica (nel contesto della competizione russo-americana per lo spazio). I due filoni si intrecciano nei primi anni 60, per questo molti confondono i due piani, la Fisica c’entra poco.

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