Jean-Pierre Vernant, L’età dell’oro: uomini e dèi

by gabriella

Tratto da L’univers, les dieux, les hommes. Récits grecs des origines (1999), trad it. L’universo, gli dèi, gli uomini. Il racconto del mito, Torino, Einaudi, 2000, pp. 49-51.

Lucas Cranach il vecchio, L'età dell'oro, 1540 ca

Lucas Cranach il vecchio, L’età dell’oro, 1540 ca

Zeus siede sul trono e da lassù domina l’intero univer­so. Il mondo possiede un proprio ordine. Gli dèi si sono dati battaglia, alcuni di loro hanno trionfato. Tutto quan­to esisteva di malvagio nel cielo etereo è stato cacciato via, o imprigionandolo nel Tartaro, o spedendolo sulla terra, presso i mortali. E agli uomini, che cosa accade ? Che co­sa ne è di loro ?

La storia ha inizio non proprio con l’origine del mon­do, ma piuttosto nel momento in cui Zeus è già re, quan­do il mondo divino ha trovato cioè un suo ordine e una sua stabilità. Gli dèi non vivono unicamente sull’Olimpo, ma dividono con gli uomini degli angoli di mondo. Esiste in particolare un luogo in Grecia, vicino a Corinto, una pia­nura, a Mekone, in cui uomini e dèi vivono insieme, me­scolati gli uni con gli altri. Banchettano in compagnia, sie­dono alla stessa tavola, partecipano a feste comuni: ciò si­gnifica che per uomini e dèi che vivono insieme, ogni giorno è un giorno di festa e di felicità. Si mangia, si be­ve, si sta in allegria, si ascoltano le Muse cantare la gloria di Zeus e le avventure divine. In poche parole: tutto pro­cede nel migliore dei modi.

La pianura di Mecone è terra di ricchezza e abbon­danza, tutto vi nasce spontaneo. Secondo il proverbio, ba­sta possedere un piccolo appezzamento di terra in quella vallata perché arrivi la ricchezza, infatti Mecone non ri­sente dei rischi del cattivo tempo né degli imprevisti di stagione. E l’età dell’oro, quando dèi e uomini non erano ancora separati, età dell’oro che a volte viene chiamata il «tempo di Crono», prima che si scateni la lotta fra Crono e i Titani da una parte, e Zeus e gli Olimpici dall’altra, quando il mondo non è ancora in balia della violenza pura e semplice. E la pace, è un tempo prima del tempo. An­che gli uomini vi hanno il proprio posto, ma come vivo­no? Non soltanto, come si è visto, partecipando agli stes­si banchetti degli dèi, ma anche senza conoscere nessuno dei mali che opprimono oggi la razza dei mortali, degli ef­fimeri, di coloro che vivono alla giornata senza sapere co­sa accadrà domani, e senza neppure provare una vera sen­sazione di continuità con quanto è accaduto ieri, che non smettono mai di cambiare, che nascono, crescono, si fan­no forti, poi si indeboliscono e muoiono.

In quel tempo, invece, gli uomini restavano eterna­mente giovani, le loro braccia e le loro gambe erano forti e belle esattamente come alla nascita, per loro non si po­teva quasi parlare di una vera e propria nascita, era piut­tosto come se spuntassero dalla terra. Forse Gaia, Terra madre, li aveva generati cosi come aveva generato gli dèi. O forse, più semplicemente, senza bisogno di porsi la que­stione della loro origine, essi erano da sempre lì, mescola­ti agli dèi, come gli dèi.

In quell’epoca, dunque, gli uomi­ni non conoscevano né nascita né morte, ma soltanto l’e­terna giovinezza. Non subivano i cambiamenti causati dal tempo che consuma le forze e che fa invecchiare. Dopo centinaia, forse migliaia di anni, sempre uguali a quando erano nel fiore dell’età, questi primi uomini si addormen­tavano, sparivano cosi come erano apparsi. Non c’erano più, eppure non si poteva veramente parlare di morte. Al­lora non c’erano nemmeno lavoro, malattie e sofferenza. Gli uomini non dovevano lavorare la terra: a Mecone, tut­ti i cibi, ogni bene, era a loro completa disposizione. La vita somigliava a quella che alcuni racconti attribuiscono agli Etiopi: ogni mattina trovavano una tavola imbandita sulla quale erano disposti e ben serviti cibo e bevande. Non soltanto i cibi, le carni, erano sempre pronte e le messi cre­scevano senza essere coltivate, ma addirittura tutte le vi­vande si presentavano già cotte. La natura offriva spon­taneamente e naturalmente tutti i beni domestici più raf­finati e curati. Cosi vivevano gli uomini in quei tempi lontani, all’insegna della più completa felicità.

Le donne non sono ancora state create, esiste il femmi­nile, esistono le dee, ma non le donne mortali. Gli esseri umani sono soltanto maschi: così come non conoscono le malattie, la vecchiaia, la morte e il bisogno di lavorare, non conoscono l’unione con le donne. Non appena un uomo, per avere un bambino, ha bisogno di unirsi con una don­na, creatura insieme simile e differente da sé, la nascita e la morte diventano la battaglia dell’umanità. Nascita e mor­te costituiscono due stadi di un’esistenza: perché non ci sia più morte bisogna che non ci sia più nascita.

A Mecone dèi e uomini vivono insieme, riuniti, ma è venuto il momento della separazione. Il distacco ha luogo dopo che gli dèi hanno concluso al loro interno la grande spartizione. La questione degli onori e dei privilegi riser­vati a ciascuno viene dagli dèi inizialmente regolata con la violenza. Fra Titani e Olimpici la spartizione è il risulta­to di una lotta in cui ha finito per prevalere la forza bru­ta e il puro dominio, senza mezzi termini. Una volta con­clusa la prima spartizione, gli Olimpici hanno cacciato i Titani nel Tartaro, hanno chiuso e ben serrato sopra le lo­ro teste le porte della prigione sotterranea e notturna e quindi si sono installati tutti insieme nell’alto del cielo. Si è poi reso necessario regolare i problemi fra loro; Zeus ha avuto l’incarico di ripartire i poteri, e lo ha fatto non me­diante un’imposizione violenta, ma cercando di raggiun­gere un accordo comune fra gli dèi Olimpici. La divisione fra gli dèi è ottenuta al termine sia di un conflitto aperto, sia di un accordo, se non proprio stipulato fra eguali, al­meno fra alleati e parenti, partecipi di una medesima cau­sa, parte di uno stesso conflitto.

uomo nel mito greco

Print Friendly, PDF & Email

Leave a Reply


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: