Jerome Bruner, La necessità umana di educazione

by gabriella

In questo brano, tratto da Il significato dell’educazione (1971), Bruner esamina come le caratteristiche della nostra specie ci abbiano predisposto al bisogno di educazione.

homo erectusGli esseri umani, a differenza degli altri primitivi, hanno un’infanzia prolungata e un più lungo rapporto di dipendenza dagli adulti. L’opinione corrente sull’origine di questa condizione può essere sintetizzata in questo modo. A mano a mano che gli ominidi divennero sempre più bipedi con le mani libere necessarie per l’uso degli utensili, ci fu non solo un aumento delle dimensioni del cervello, ma anche la richiesta di una cintura pelvica più robusta per sostenere lo sforzo pressante di camminare eretti.

L’aumento della forza nella cintura pelvica si verificò attraverso una graduale chiusura del canale natale e si determinò così un paradosso ostetrico: un cervello più voluminoso in rapporto a un canale del parto più stretto per il passaggio del neonato. La soluzione sembra essere stata raggiunta attraverso la immaturità cerebrale dell’infante umano che non solo permetteva al neonato di passare attraverso il canale ridotto, ma che assicurava un’infanzia prolungata, durante la quale potessero essere trasmessi i modi e le capacità della cultura.

Ci sono ragionevoli argneonatoomenti da avanzare in favore della tesi che la direzione di evoluzione del sistema nervoso dei primati nell’umile topo ragno attraverso il lemure e le scimmie fino ai primati e all’uomo, si è sviluppata non solo in ragione di una maggiore quantità di corteccia cerebrale e di tessuto per i ricettori sensitivi, ma anche verso la selezione evolutiva di forme immature. Questa tendenza alla neotenia, come è chiamata, è particolarmente rilevante nell’uomo, tanto che il cervello umano assomiglia sotto certi aspetti, più da vicino al cervello fetale del gorilla che al cervello adulto di quel primate.

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3 Comments to “Jerome Bruner, La necessità umana di educazione”

  1. Niente di più preciso e vero.
    Grazie
    RG

  2. Bello. Le cose che dice sono tutte più o meno note, ma è una buona sintesi.
    Attenzione, però, a non confondere evoluzione e teleologia. Certe volte si tende a pensare che l’evoluzione segua un cammino obbligato, dal “peggiore” al “migliore”, e che il ponderoso cervello umano sia necessariamente l’optimum.
    In realtà, evoluzione significa “survival of the fittest”, dove “fittest” non significa necessariamente “more complex” or “more specialized”. Le specie di maggior successo evolutivo sulla terra sono scarafaggi, formiche, insomma esseri dal cervello elementare ma dalle enormi capacità adattative.
    In questo senso, il cervello umano è notevole proprio per la sua plasmabilità e malleabilità, e non tanto per la sua complessità intrinseca. Insomma, la lezione è: “be flexible”…

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