La crisi economica spiegata ai bambini

by gabriella

A costo di qualche semplificazione questo video americano, doppiato in italiano, aggira le letture interpretative correnti, puntando il dito su (alcuni de)i meccanismi fondamentali della crisi. Naturalmente, ciò che manca a questa creazione divulgativa è una riflessione convincente (vale a dire sociologica) sul perché il buon senso e la buona amministrazione stentano ad affermarsi. Hic Rodhus, hic salta!

Qui un altra lettura americana:

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5 Comments to “La crisi economica spiegata ai bambini”

  1. Si chiama “L’economia della truffa” come ha scritto brillantemente John Kenneth Galbraith.

    “Crisi economica, scandali finanziari, multinazionali al collasso. Come siamo entrati nell’era dei grandi crack? Secondo Galbraith la radice di questi mali sarebbe da cercare nello strapotere ormai senza limiti delle grandi corporation e dei top manager che, andando ben al di là del terreno a loro proprio, sono in grado di forzare tanto le scelte quotidiane dei cittadini quanto le grandi decisioni politiche. Progressivamente si è affermato un sistema che distorce a suo piacimento la verità, che ha trasformato la speculazione in forma d’ingegno e l’economia del libero mercato nell’antidoto alle disgrazie del mondo. Con ironia e indignazione, Galbraith ci mostra come siano rovinosamente crollati i fondamenti dell’analisi economica che davamo per scontati, dalla sovranità del consumatore alla distinzione tra pubblico e privato, all’idea che il taglio delle tasse rilanci l’economia. E come passo dopo passo si sia affermata una perversa “economia della truffa”: oggi legalizzata e soprattutto socialmente accettata.”

    Delle multinazionali ne parla anche Lyotard.

    Già nel 1979…

    • Già, il problema è perché l’economia di mercato non sembra poter fare a meno delle proprie perversioni. Questa letteratura dipinge la corruzione e il lobbismo della finanza come deviazioni da un corso magari non glorioso, ma benefico. Ne siamo ancora convinti?

      • …non dovevi suggerirmi Lyotard…

        Alla tua domanda risponderei con un racconto del sapere narrativo tratto dalle leggende della Val d’Ossola (nord del Piemonte).

        Ma forse non sono sul blog giusto, visto che ti porterei a fare un’escursione in montangna, in area Walser…

        E poi devo finire Lyotard. Per il momento quelle leggende sarebbero classificate dalla scienza come “prodotti di un’altra mentalità: selvaggia, primitiva, sottosviluppata, arretrata, alienata, fondata sull’opinione, sui costumi, sull’autorità, sui pregiudizi, sull’ignoranza, sulle ideologie. I racconti sono favole, miti, leggende, buoni per le donne e i bambini”.

        Citazione dal testo “La condizione postmoderna”, cap. 7 “La pragmatica del sapere scientifico”.

        Quel sapere di cui quelle multinazionali si sono appropriate per generare profitti.

        Non per migliorare la condizione umana.

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