La Critica della ragion pura

by gabriella

Otto domande sulla gnoseologia kantiana.

1. Spiega perché Kant parla di «rivoluzione copernicana» a proposito della sua filosofia

Kant parla della sua filosofia come di una rivoluzione copernicana, nella quale viene abbandonata l’idea che gli oggetti siano dati fuori di noi e poi siano da noi conosciuti ed affermata la tesi che essi invece si regolano sul nostro modo di conoscere, cioè sulle forme a priori della sensibilità e dell’intelletto, per poter essere oggetto d’esperienza e di conoscenza per noi .

2. Spiega per quale ragione, secondo Kant, la conoscenza umana è limitata ai fenomeni

La conoscenza umana ha per Kant natura sintetica, è cioè il risultato di un’attività in cui l’esperienza degli oggetti è resa possibile dalle forme a priori della sensibilità (intuizione) e la loro pensabilità dai concetti puri dell’intelletto e dall’Io penso. Ciò che si costituisce come oggetto della nostra esperienza e conoscenza non sono quindi gli oggetti in sé (noumeni), ma gli oggetti come ci appaiono (ciò che è per noi, per i nostri strumenti di conoscenza), cioè fenomeni.

 

3. Spiega che cosa significa che le forme a priori dell’intuizione (spazio e tempo), sono le condizioni di possibilità dell’esperienza

Significa che senza la capacità di collocare spontaneamente gli oggetti davanti a noi e tra le altre cose (spazio) e di riferirli alla nostra esperienza prima e dopo altri oggetti (tempo), non potremmo avere alcuna esperienza (sensibile) del mondo. Spazio e tempo non sono infatti, per Kant, realtà oggettive, esistenti fuori di noi (come in Newton), ma forme pure della soggettività umana, modi a priori di percepire gli oggetti che non sono ricavati dall’esperienza ma ne sono la condizione, cioè la rendono possibile.

4. Spiega perché la dialettica della ragione è una logica della parvenza, portando ad esempio la teologia razionale

La dialettica della ragione, cioè il modo in cui l’intelletto costruisce i propri oggetti quando si allontana dall’esperienza, è una logica della parvenza perché in questa attività la mente scambia le proprie leggi (le leggi del pensare come il principio di identità, di non contraddizione ecc.) per leggi della realtà. La Dialettica trascendentale, la sezione della Critica della ragion pura in cui Kant esamina l’uso non empirico dell’intelletto, si occupa allora della critica di questa illusione. Nella critica alla teologia razionale, Kant mostra come l’esigenza razionale di indicare un soggetto infinito come provvisto di tutte le perfezioni, conduce ad una dimostrazione illusoria dell’esistenza di Dio che scambia l’esistenza per un attributo della sostanza.

5. Spiega che cos’è il criticismo e come Kant ne interpreta l’esigenza

Il criticismo è una prospettiva gnoseologica nata con l’Epistola al lettore del Saggio sull’intelletto umano, nella quale Locke si prefigge programmaticamente di definire il perimetro di ciò che è conoscibile dalla ragione umana, così da fondare una conoscenza certa entro questi limiti. Kant fa di questa prospettiva lo strumento fondamentale della propria critica alla metafisica dogmatica, sbaragliata la quale, insieme ai suoi concetti illusori, diviene possibile porre l’uomo davanti ai limiti della ragione, ma anche davanti alla sua grandezza, perché essa è al tempo stesso giudice e imputata del Tribunale della conoscenza e stabilisce autonomamente ciò che è raggiungibile razionalmente e ciò che non può essere dimostrato e non può quindi dettare regole.

6. Spiega quale ruolo Kant attribuisce alla filosofia di Hume nel proprio «risveglio dal sonno dogmatico»

Kant accoglie le obiezioni di Hume alla conoscenza empirica. Il filosofo scozzese aveva infatti mostrato che non c’è nella natura alcuna regola intrinseca che possa garantire la conoscenza degli effetti a partire da una causa e che essa è dunque «psicologica», cioè soggettiva, aggiunta per l’abitudine di vedere sempre in successione temporale due fenomeni. Hume  ne deduceva che noi trasformiamo il post hoc (questo viene dopo quello) in propter hoc (questo viene a causa di quello) il che è illegittimo in una prospettiva, come quella empirista, nella quale la fonte della conoscenza è la sola esperienza. Kant raccoglie l’indicazione humeana e trasforma ciò che per lo scozzese era un limite psicologico della natura umana (tesa baconianamente ad aggiungere regolarità e leggi dove non ci sono), in condizione a priori della conoscenza (il concetto di causa è uno dei concetti puri dell’intelletto), vigente quindi per tutti (universalmente) e in ogni caso (necessariamente) e dando quindi luogo a conoscenza oggettiva e universale del mondo fenomenico.

7. Spiega quali caratteristiche deve avere il giudizio scientifico per Kant e per quali ragioni

Per Kant, il giudizio scientifico deve essere sintetico a priori. Sintetico, cioè legato all’esperienza, perché deve aggiungere conoscenza a un giudizio sullo stato del mondo, ma anche a priori, perché per essere scientifico deve avere quelle caratteristiche di oggettività e necessità che mancano all’esperienza. Il sintetico a priori è infatti il giudizio della matematica e della fisica, osserva Kant. 5+7=12 è infatti sintetico perché il concetto di 12 non è già contenuto né nel 5 né nel 7 ed è a priori perché la somma di 5 e 7 non ha bisogno di essere verificata empiricamente ma precede l’esperienza.

8. Illustra la critica all’idea di anima immortale svolta da Kant nella Dialettica trascendentale

Il fondamentale paralogismo della psicologia razionale è l’identificazione del soggetto razionale con una sostanza, cioè l’anima, da cui ricava con altre deduzioni la sua semplicità ed incorruttibilità, dunque l’immortalità.

Kant sintetizza l’argomentare dei dogmatici nel paralogismo: «Tutto ciò che è solo soggetto è sostanza, l’Io penso è solo soggetto, dunque l’Io penso è sostanza» che scambia l’attività riflessiva dell’autocoscienza, cioè la funzione trascendentale dell’Io penso, con una cosa. La soggettività è invece, come mostra Kant (che si avvicina qui alla psyché dei greci) qualcosa che accompagna ogni percezione o vissuto, non una cosa. L’illusione che sia sostanza viene dal fatto che nel falso sillogismo citato, il termine sostanza è inteso nella prima premessa come soggetto grammaticale (il soggetto non può essere mai predicato, ma sempre soggetto di una predicazione), mentre nella seconda è inteso in senso trascendentale, come attività di sintesi del molteplice dell’esperienza (Io penso).


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