La lettera del governo all’UE: gli impegni su scuola e università. Italia Oggi, Voti bassi? Il Ministro taglia i fondi. B. Moretto, L’accountability delle scuole: un pesante attacco alla libertà di insegnamento

by gabriella

La lettera del governo italiano all’UE consta di un’introduzione sugli impegni di risanamento finanziario già assunti con le manovre di luglio e agosto e di 2 voci sullo sviluppo: A) I fondamentali dell’economia; B) Creare condizioni strutturali favorevoli alla crescita.

Il governo si impegna a rispettare precise scadenze per varare provvedimenti di sostegno alla crescita (quelli che riguardano scuola e università entro 6 mesi):

Entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori

Entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese.

Entro 6 mesi, l’adozione di misure che favoriscano l’accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l’efficacia.

Entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione”.

Entro il 15 novembre 2011 il governo si è impegnato a varare il piano di una serie di misure, suddiviso in 9 voci: quella che riguarda scuola e università è la prima: “promozione e valorizzazione del capitale umano”:

a) promozione e valorizzazione del capitale umano
b) efficientamento del mercato del lavoro;
c)  apertura dei mercati in chiave concorrenziale;
d)  sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione;
e)  semplificazione normativa e amministrativa;
f)  modernizzazione della pubblica amministrazione;
g)  efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia;
h) accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia;
i)  riforma dell’architettura costituzionale dello Stato.

Ed ecco le misure che riguardano la produzione e la circolazione del sapere in Italia:

a) Promozione e valorizzazione del capitale umano. L’accountability (termine anglosassone che indica la responsabilizzazione delle singole entità produttive verso i propri risultati) delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI) – [ovvero, si legherà il finanziamento pubblico alle scuole ai risultati dei test INVALSI per il rilevamento degli apprendimenti], definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; [vale a dire che le scuole che non raggiungeranno gli standard di apprendimento fissati dai test saranno fatte oggetto di riduzione dei fondi, ispezioni ..] si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); [ ovvero: cattedre a 20 o 24 ore, salario accessorio per i docenti che conseguono gli obiettivi INVALSI, nessun salario accessorio, mobilità e licenziamento per chi non raggiunge gli obiettivi, secondo il Decreto Brunetta, già legge] si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento [è il cosiddetto T.F.A. (già ribattezzato dai precari TuttoFumonienteArrosto), prevede un tirocinio nelle scuole invece delle S.S.I.S.].

Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall’ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l’obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d’onore [ovvero, per l’Università si prevedono meccanismi premiali e sanzionatori analoghi a quelli previsti per le scuole; l’aumento delle rette universitarie e l’utilizzo di una parte del maggior gettito per la formazione di borse di studio, si promuove l’indebitamento “protetto” degli studenti per pagare le tasse universitarie]. Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011.

Voti bassi? Il Ministro taglia i fondi. Il piano di ristrutturazione della Gelmini nella lettera all’UE

Gli annunci di riforma del governo ricompattano i sindacati, verso lo sciopero generale

01/11/2011

di Alessandra Ricciardi

Per ora è lì, nella lettera delle buone intenzioni che il governo italiano ha recapitato ai partner europei. Ma il progetto ha già qualche anno di vita e ora il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, è pronta a tirarlo fuori per passare dalle parole ai fatti.

Ora che la crisi politica della maggioranza non sembra più recuperabile, è possibile tentare quel tutto per tutto che a metà legislatura era sconsigliato. Anche a costo di andare allo scontro frontale con tutti i sindacati, che proprio sulla lettera alla Ue si sono ricompattati e che potrebbero decidere di sciogliere gli indugi e andare a un grande sciopero generale. Si tratta del piano di ristrutturazione del sistema scolastico, quello declinato a pag. 3 della lettera messa a punto dal governo italiano per il consesso europeo della scorsa settimana: «L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove Invalsi), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti». Un’affermazione «fumosa», diranno alcuni sindacati. Ma ai piani alti di viale Trastevere le cose sembrano più chiare: si tratta di ridefinire il sistema di assegnazione delle risorse alle scuole sulla scorta del modello inglese, premiando le scuole che ottengono risultati migliori in termini di rendimento dei ragazzi e penalizzando gli istituti che arrancano, così come avverrebbe in un sistema di mercato che fa della concorrenza il suo strumento di selezione naturale.

Le rilevazioni dovrebbero essere condotte attraverso l’Invalsi, un istituto che in verità oggi, a causa di una forte carenza di personale e di risorse, è già in difficoltà con i quiz per gli esami di stato. La lettera che declina le cose fatte e quelle da fare annuncia anche provvedimenti per valorizzare il ruolo dei docenti, «elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo»; si introdurrà poi «un nuovo sistema di selezione e reclutamento». E sul fronte della carriera dei docenti, la Gelmini ha pubblicamente annunciato che è sua intenzione rimettere in carreggiata il disegno di legge di Valentina Aprea, presidente della commissione istruzione della camera. Fermo da anni per la contrarietà di gran parte del mondo sindacale, che finora si è mosso in ordine sparso. Ma le cose sono cambiate anche su questo versante. Dopo vari scioperi della Flc-Cgil, il 28 ottobre scorso ha scioperato la Uil del pubblico impiego e della scuola contro i tagli delle ultime manovre; il 12 novembre scenderà in piazza la Gilda degli insegnanti. Critiche e annunci di mobilitazioni anche dallo Snals-Confsal contro il dl di stabilità. E poi la Cisl scuola che annuncia: «É stato raschiato il barile, non si può più tagliare nulla». Gli interventi annunciati nella lettera, a partire da pensioni e licenziamenti, potrebbero fare il resto. Per decidere se sarà sciopero generale si attendono le mosse dei prossimi giorni dei segretari di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

tratto da: http://lavagna.wordpress.com/2011/11/02/voti-bassi-il-ministro-taglia-i-fondi-il-piano-di-ristrutturazione-della-gelmini-nella-lettera-alla-ue/

Bruno Moretto, L’accountability delle scuole: un pesante attacco alla libertà di insegnamento

La lettera inviata dal Presidente del Consiglio all’U.E. lo scorso 26 ottobre contiene una serie di misure attinenti alla scuola.
La voce del paragrafo a. Promozione e valorizzazione del capitale umano così recita:
“L’accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l’anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell’arco d’un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento”.
Nella lettera del 4 novembre della UE al governo si chiede al riguardo:
13) Quali saranno le caratteristiche del piano di ristrutturazione delle scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti nei tests Invalsi ?
14) Come intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti. Quali tipo di incentivi si prevedono ?
Nella riposta alla UE del 14 novembre si specifica meglio tale intenzione, facendo riferimento alla Legge 10/11 e al Dlvo 150/09.
In pratica da una parte si prevede l’erogazione di fondi aggiuntivi alle scuole “migliori” e dall’altra si prevede la soppressione tramite fusione con altri Istituti di quelle con “risultati insoddidìsfacenti”.
La legge 10 del 26/2/11 all’art. 2 introduce il “sistema nazionale di valutazione” poggiato su tre gambe: Indire, Invalsi e Corpo ispettivo: “un corpo ispettivo, autonomo e indipendente con il compito di valutare le scuole e i Dirigenti scolastici secondo quanto previsto dal Dlvo 150/2009″.
Inoltre, la direttiva Invalsi n. 88 del 3/10/11 cita: “Per l’Amministrazione scolastica il progressivo consolidamento delle rilevazioni sistematiche e periodiche sugli apprendimenti degli studenti costituirà insostituibile occasione per acquisire e disporre delle serie storiche dei dati sui livelli di apprendimento, che permetteranno di rilevarne l’andamento complessivo nel tempo. Tali informazioni rappresentano la necessaria base conoscitiva per orientare le politiche scolastiche e per definire le azioni di governo del sistema scolastico, con particolare riferimento allo sviluppo dell’autonomia e alla valutazione delle scuole, alla formazione del personale e al miglioramento della didattica.
Cosa si intende con “accountability” delle scuole ?
Leggendo un saggio al riguardo di A.Martini Fondazione Agnelli 2008 si legge: “Accountability” è una parola inglese che non ha un esatto equivalente in italiano. La si può tradurre con “rendicontazione” o con “responsabilità rispetto agli esiti”. Nell’accezione più generale, essa indica l’obbligo di render conto a chi vi è interessato (stakeholders) dei risultati della propria azione in un certo ambito.
L’idea di scuola sottesa a questa terminologia è quella aziendalista introdotta nel 1988 dal governo conservatore di Margaret Tatcher che varò l’Education Reform Act, con cui, per la prima volta nel Regno Unito, è stato introdotto un curricolo nazionale che tutte le scuole pubbliche sono tenute ad applicare e il sistema di valutazione (assessment) gestito da un organismo indipendente del Dipartimento per l’Educazione e l’Impiego (DfEE, equivalente del nostro Ministero per l’Istruzione), l’Ufficio per gli Standard nell’Educazione (OFSTED).
In tale sistema risultati scadenti nei test nazionali hanno conseguenze pesanti per la scuola; in un primo momento, essa viene sottoposta a misure speciali, che consistono essenzialmente nell’obbligo di produrre un piano di miglioramento per superare le carenze individuate. Qualora, nell’arco di un certo periodo, non si abbiano progressi nei risultati, la scuola viene dichiarata inadeguata (failing) e, a seconda che sia o no possibile redistribuire gli alunni in altri istituti, chiusa o rifondata, previo il licenziamento di tutto il personale. (vedi sempre A. Martini).
La “ristrutturazione” delle scuole prevista dal Governo allarma perché assume in toto la visione tactcheriana.
Tale approccio è coerente con il nostro sistema scolastico ?
Occorre chiedersi se tale posizione è conciliabile con il nostro sistema scolastico, che ha una funzione istituzionale essenziale nella nostra Costituzione.
Essa si fonda sulla libertà di insegnamento, il cui “esercizio è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni”. Art. 1 c. 2 Dlvo 297/94.
La nostra scuola è un’Istituzione che ha il compito di dare attuazione all’art. 3 della nostra Costituzione e al “compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
La scuola è tenuta a rendicontare ai suoi studenti e genitori, ma direi a tutti i cittadini (corsivo mio NDR), come svolge la sua funzione.
Ma ciò deve avere un fine sociale, deve dimostrare quanto ha adempiuto al suo compito che è molto più elevato dell’insegnare a scrivere e far di conto.
Questi test Invalsi, che sarebbero la base degli interventi di ristrutturazione, si occupano infatti solo di matematica e lingua italiana, scopiazzando anche in questo l’impostazione della scuola anglosassone, una scuola dove le differenze nei risultati fra gli studenti è più alta che nella nostra e soprattutto dove i risultati migliori, al contrario che da noi, vengono ottenuti dagli studenti della scuola privata.
Come afferma A. Paletta docente di economia aziendale in un suo saggio del 2007, “un sistema di accountability, focalizzato sulla valutazione degli apprendimenti disciplinari, non è in grado di catturare né la ricchezza delle competenze costitutive del capitale umano dello studente (competenze cognitive, tecniche e trasversali) né la varietà degli approcci didattici, organizzativi e gestionali attraverso i quali le scuole possono raggiungere elevati standard di apprendimento per i loro studenti.
I Limiti strutturali del processo di “accountability
Secondo la letteratura al riguardo i principali punti di discussione intorno ai limiti dei meccanismi di accountability secondo la principale letteratura sono riconducibili ai seguenti aspetti (vedi sempre A. Paletta):
il raggiungimento di un elevato livello nei test, rappresenta anche un elevato livello di apprendimenti?
La qualità della scuola è responsabile per il livello nei test raggiunto dai propri studenti?
Il miglioramento del livello raggiunto nei test dipende da un effettivo processo di apprendimento oppure è uno degli effetti perversi dei test stessi?
Come dire, si tratta di un effettivo sviluppo delle conoscenze e delle competenze oppure di un maggiore apprendimento da parte di docenti e studenti su come si fanno i test?
Nei sistemi di accountability la performance della scuola è intesa essenzialmente come conoscenze degli studenti nelle discipline di base (matematica, scienze, lettere). Per contro, numerosi autori hanno messo in evidenza la problematicità dei moderni sistemi di accountability quando confrontati con la molteplicità dei risultati ai quali dovrebbero tendere le istituzioni scolastiche.
La questione del valore aggiunto. All’obiezione di fondo che un qualunque approccio di questo tipo danneggerebbe le scuole collocate in contesti sociali disagiati l’Invalsi risponde che la valutazione delle scuole si deve basare (nel futuro) su un’analisi del valore aggiunto prodotto.
Numerose sono le obiezioni sulla validità di analisi di questo tipo, più o meno sofisticate.
In sintesi il problema è che le variabili in gioco che influenzano i risultati degli studenti di una scuola sono moltissime: il contesto economico sociale, il livello culturale della famiglia di origine, la diversa composizione degli studenti nel tempo, l’influenza del gruppo classe sui risultati, ecc…
Ciò fa concludere che il livello a cui si opererà in Italia sarà semplicemente quello di confrontare i risultati delle scuole che statisticamente hanno studenti di composizione sociale simile. Ciò è estremamente discutibile perché non tiene conto di tutte le altre variabili in gioco.
Conclusioni
L’operazione in corso a mio avviso mette in discussione dalle fondamenta le finalità del nostro sistema di istruzione e costituisce un attacco senza precedenti alla libertà di insegnamento e all’autonomia scolastica. E’ evidente infatti che l’introduzione di tali procedure provocherà uno spostamento della didattica verso l’addestramento al superamento dei tests con due pesanti conseguenze:

Si perderebbe la ricchezza di un insegnamento che tende a sviluppare nello studente le capacità di analisi, di sintesi, di risoluzione di problemi complessi;

I programmi scolastici verrebbero decisi dall’impostazione e dal contenuto di detti tests al di fuori di ogni controllo politico e sociale. Se l’Invalsi è alle dirette dipendenze del Ministro di turno il governo avrà la possibilità di decidere gli indirizzi culturali della scuola. Né è pensabile risolvere la questione con organismi indipendenti, ma i cui componenti sarebbero di nomina politica, ai quali verrebbe affidato un potere enorme e incontrollato.
Non è un caso che nei sistemi scolastici anglosassoni che utilizzano tali strumenti non esiste libertà di insegnamento e gli insegnanti vengono assunti e licenziati in funzione delle scelte culturali delle singole Istituzioni. Allo scopo basta leggere le belle pagine di Ehi Prof. Di Frank McCourt del 2007 o ricordare i licenziamenti di insegnanti che nelle scuole di alcuni stati degli Stati Uniti si opponevano all’insegnamento del creazionismo.

Bologna 20/11/2011

http://www.comune.bologna.it/iperbole/coscost/valutazione/valutazione_scuole_BMoretto.pdf

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One Comment to “La lettera del governo all’UE: gli impegni su scuola e università. Italia Oggi, Voti bassi? Il Ministro taglia i fondi. B. Moretto, L’accountability delle scuole: un pesante attacco alla libertà di insegnamento”

  1. Si preannuncia il rovesciamento formale del principio costituzionale per cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico alla promozione umana: le scuole che si troveranno ad operare in contesti difficili, che accoglieranno ragazzi disabili, con disturbi d’apprendimento e d’attenzione o recentemente immigrati, SI CONDANNERANNO A NON RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI D’APPRENDIMENTO FISSATI DAGLI INVALSI.

    In questo modo, il meccanismo premiale/sanzionatorio legato a questi test premierà studenti e docenti che hanno GIA’ DI PIU’ (studenti di buon livello socio-economico; docenti che operano in condizioni favorevoli), TOGLIENDO A CHI HA MENO (studenti appartenenti a fasce sociali marginali o svantaggiate; docenti che lavorano in condizioni durissime).

    Queste scuole riceveranno meno fondi e saranno soggette a “ristrutturazione” (verranno smembrate, verranno chiuse?), i docenti che vi insegnano saranno collocati nella 3° fascia del Decreto Brunetta (nessun salario accessorio, dopo due anni mobilità e licenziamento)?

    Per ultimo, nuovi sistemi di reclutamento degli insegnanti: aumentando il numero degli studenti per classe, le prospettive dei docenti che lavorano da anni a tempo determinato SU CATTEDRE DISPONIBILI (non certo create come ammortizzatore sociale, come ama suggerire il Ministro) sono già state fortemente compresse. Ora si aumenta anche l’orario di cattedra, ovviamente, SENZA AUMENTO SALARIALE che (ricordiamocelo) SARA’ LEGATO AI RISULTATI DEI TEST, NON ALLE ORE DI LAVORO A SCUOLA IN PIU’.

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