L’attivismo pedagogico e le scuole nuove

by gabriella

 

1. Le scuole nuove

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento cominciano ad affermarsi le cosiddette scuole nuove, realtà educative che rispondono al bisogno di rivedere l’organizzazione, i contenuti e i metodi di una scuola che non appare più rispondente ai bisogni di un mondo in rapida trasformazione.

La loro nascita avviene, non casualmente, in Inghilterra, il paese all’avanguardia nello sviluppo economico e sociale ed attento, più che altrove, al raccordo tra scuola e società, in continuità con l’approccio di John Locke, che aveva rivoluzionato i programmi scolastici in funzione di una cultura «utile» alla formazione delle classi dirigenti.

 

Cecil Reddie

Cecil Reddie (1858 – 1932)

1.1 Abbotsholme: liberty is the obedience to the law

La New School creata da Cecil Reddie nel 1889 ad Abbotsholme (nel Derbyshire) era modellata su misura delle esigenze della borghesia: era una scuola privata, attenta all’educazione linguistica e scientifica e, in particolare, alla formazione «mondana» attraverso il lavoro manuale, la vita all’aria aperta, i viaggi e la conoscenza del mondo.

Abbotsholme formava quindi individui appartenenti alla upper class che provvedeva di una ricca cultura umanistica, oltre che di un’ampia formazione scientifica e linguistica, basata su una didattica anti-nozionistica, vicina agli interessi degli allievi e all’esperienza.

Il suo motto era «liberty is obedience to the law». La disciplina della scuola era infatti rigida e finalizzata alla formazione del carattere, ma orientata lockeanamente al raggiungimento di un’adesione consapevole alla norma.

La scuola sperimentale di Reddie finisce per assumere, in breve, il ruolo di modello dell’innovazione.

 

1.2 Bedales: «head, hand, heart» contro l’autoritarismo delle public school

John Haden Badley (1865 – 1967)

Nella stessa Inghilterra vi si ispira Haden Badley, già allievo di Reddie, che introduce nella sua scuola di Bedales, fondata nel Sussex nel 1883, la coeducazione dei sessi e le prime forme di autogoverno dei giovani.

La scuola di Badley era perciò un’alternativa a misura d’uomo al rigido autoritarismo delle public schools [scuole private aperte a tutti senza restrizioni basate sul credo, sull’occupazione o sulla residenza] tardo-vittoriane: il motto della scuola era «head, hand, heart».

 

1.3 Baden Powell e gli scout

Baden Powelll con gli scout

Baden Powelll con gli scouts

Va collocato in questo contesto di ricerca e innovazione anche l’esperimento dell’ex ufficiale dell’esercito Baden-Powell di un modello educativo extrascolastico informale, il movimento degli scouts (esploratori), basato sull’esplorazione e il contatto con la natura, il learning by doing e il problem solving, la vita di gruppo all’aria aperta, l’acquisizione di un codice etico e la responsabilizzazione verso gli altri, la gerarchia comunitaria, l’identificazione con la divisa.

Qui, quo e qua "giovani marmotte"

Qui, quo e qua “giovani marmotte”

Nato nel 1907 sull’isola di Bronsea, e rivolto inzialmente solo a giovani di sesso maschile, lo scoutismo ha avuto un grande successo non esente da critiche, come mostra la caustica osservazione di un parlamentare inglese che definì gli scouts

«dei bambini vestiti da cretini guidati da un cretino vestito da bambino».

Baden-Powell ha codificato il modello scout in Esplorazione per ragazzi (1908).

 

2. Le scuole nuove nel resto d’Europa

2.1 Le Case di educazione in campagna in Germania

Tornando alle scuole nuove, in Germania, il modello di Reddie viene ripreso da Hermann Lietz, già educatore ad Abbotsholme, il quale, però, accoglie nelle sue Case di educazione in campagna le forme organizzative ideate dal maestro, ma non gli ideali educativi, adeguandosi in ciò alle richieste dell’aristocrazia terriera dell’età guglielmina, conservatrice ed autoritaria.

 

2.2 L’École Des Roches in Francia

ecole-des-roches

L’École des Roches

In Francia, il modello inglese ha un convinto sostenitore in Edmond Demolins, che vi si ispira nella creazione dell’École Des Roches (1898).

La scuola è destinata ai figli dell’alta borghesia, per i quali prevede – come nella scuola inglese – un’attenzione particolare all’apprendimento delle lingue (con l’impiego di docenti di madrelingua e corsi trimestrali all’estero), e modalità di insegnamento strettamente legate all’esperienza diretta degli alunni per lo studio di tutte le discipline, dalla matematica alle scienze, alla storia, alla geografia.

Rilevante l’introduzione del corso generale nel primo triennio della scuola secondaria con funzioni di orientamento al corso superiore, articolato in quattro indirizzi, letterario, scientifico, agrario e industriale, a testimonianza della volontà di raccordare strettamente scuola e società.

 

2.3 La Rinnovata in Italia

G.Pizzigoni

Giuseppina Pizzigoni (1870 – 1947)

In Italia, infine, l’esperienza della New School inglese e delle novità pedagogiche europee è presente nella Rinnovata (1911), scuola aperta da Giuseppina Pizzigoni nel quartiere popolare della Ghisolfa di Milano.

In un paese in ritardo nello sviluppo industriale, il modello della Pizzigoni ha una vocazione popolare, e per di più si afferma all’interno della scuola pubblica, con tratti distintivi rispetto al movimento europeo.

Rilevante nella Rinnovata la dilatazione dello spazio scolastico che si prolunga nell’ambiente esterno, nel quale gli alunni vanno incontro, attraverso l’esperienza diretta, al mondo degli uomini e delle cose; e la dilatazione del tempo scolastico in funzione di una formazione capace di abbracciare la totalità dello sviluppo infantile.

Questa rete di innovazione scolastica sorta tra Ottocento e Novecento ha, come si è visto, una comune origine inglese, anche se il modello viene di volta in volta interpretato in ragione delle condizioni storiche (economiche, sociali, culturali) dei diversi paesi.

 

3. Il canone delle scuole nuove e l’attivismo pedagogico europeo

Adolphe Ferriere (1870 – 1960)

3.1 Ferrière e l’Ufficio Internazionale delle scuole nuove

Adolphe Ferrière (1879-1961), collaboratore per un breve periodo di Lietz e creatore egli stesso, nel 1902, della prima Casa di educazione in campagna della Svizzera, a Glarisegg, fu la figura di riferimento di questo movimento di rinnovamento scolastico che prese il nome di attivismo pedagogico europeo.

Profondo conoscitore delle tante esperienze didattiche nuove che fioriscono in Europa e in America all’inizio del Novecento, divulgatore e propagatore infaticabile delle loro iniziative «attive», nel 1899 fonda l’Ufficio internazionale delle scuole nuove al fine

di stabilire rapporti di reciproco aiuto fra le varie “scuole nuove”, di raccogliere i documenti della loro vita, di mettere in valore le esperienze fatte da questi laboratori della pedagogia dell’avvenire.

Si tratta di un importante centro di ricerca e documentazione sui nuovi principi didattici, posto al servizio delle sperimentazioni in corso.

In occasione del Primo Congresso internazionale dell’educazione nuova, tenutosi a Calais nel 1921, raccoglie i «principi che stanno a fondamento della scuola attiva», riassumendoli nell’espressione dell’energia vitale del fanciullo, nel rispetto dell’individualità singolare, nella spontanea espressione degli interessi e dell’esperienza diretta, nell’attenzione alle fasi di sviluppo, nell’atteggiamento cooperativo, nella coeducazione, nell’educazione dell’uomo e del cittadino.

Jean-Jacques Rousseau

Jean-Jacques Rousseau

Adolphe Ferrrière vede le scuole nuove come autentici laboratori di pedagogia pratica, situati in campagna e strutturati come collegi in cui la vita comunitaria e la partecipazione attiva dei suoi membri sono elementi di centrale importanza, come la vita all’aria aperta e il lavoro manuale.

In ciò risulta evidente il richiamo a Rousseau, rimasto vitale nelle esperienze pedagogiche più radicali dell’ottocento.

Il movimento delle scuole nuove si lega dunque ad una critica del sistema scolastico tradizionale e all’idea di un’educazione centrata sull’alunno non nuove, ma legate ora ad una consapevole volontà di rinnovamento, nel quadro di una pedagogia scientifica e di un’organizzazione del sapere legata alla soluzione dei nuovi problemi sociali quali l’educazione tecnico-scientifica, la scolarizzazione di massa, la nuova rilevanza dell’educazione.
L’attivismo pedagogico si orienta quindi al superamento della didattica herbartiana incentrata sui contenuti, sul maestro, sulla disciplina, e sceglie un metodo atto a valorizzare l’esperienza diretta degli alunni, la loro iniziativa, i loro interessi e la loro creatività.
In questo contesto non mancano esperienze diverse e reciprocamente in conflitto.
Nella prima metà del Novecento si distinguono perciò una pedagogia non-direttiva e una marxista, la pedagogia umanistica e quella pragmatista, la pedagogia idealistica e quella sperimentale, la pedagogia spiritualistica e quella problematicista che si caratterizzano per visioni alternative dell’uomo e dell’educazione, al di là della mera innovazione didattica.

 

3.2 Pierre Bovet e la «scuola attiva» 

Nel 1912 nasce a Ginevra l’Istituto Superiore delle Scienze dell’Educazione J.-J. Rousseau, al cui direttore Pièrre Bovet si deve l’espressione “scuola attiva”, destinato a sintetizzare il principio di una nuova educazione puerocentrica, opposta all’educazione tradizionale disattenta alla natura e ai bisogni dell’allievo.

Le scuole nuove nascono in risposta a problemi sociali specifici, come l’educazione della classe dirigente, e si caratterizzano, oltre che per una critica serrata all’educazione tradizionale, per la ristrutturazione degli spazi scolastici, per la richiesta di preparazione pedagogica e relazionale della figura dell’insegnante, per il primato del “fare” e la sintesi della cultura umanistica e tecnica.

 

4.L’educazione nuova in Italia

4.1 Pietro Pasquali e il frobelismo italiano

Pietro Pasquali con le sorelle Agazzi

L’influenza dell’attivismo opera in Italia in modo diverso dagli altri paesi europei, a causa della recente unificazione nazionale, di un’economia prevalentemente agricola e di una cultura parzialmente isolata dalle grandi correnti europee e fortemente segnata dalla tradizione cattolica.

In Italia non si assiste alla formazione di scuole private per la formazione delle élite, ma a iniziative, anche a carattere pubblico, orientate all’educazione popolare.

Inoltre, mentre in Europa le scuole nuove si concentrano soprattutto sugli studi secondari, in Italia si rivolgono all’istruzione primaria e a quella infantile.

Un anticipatore delle scuole nuove in Italia è Pietro Pasquali (1847-1921) che, in veste di direttore didattico a Brescia, dà avvio a una riforma degli asili infantili ispirata al modello dei kindergarten di Fröbel.

Per Pasquali infatti, gli asili devono avere aule adatte e giardini, devono essere eliminate le forme di scolarità precoce introdotte precedentemente da Ferrante Aporti [per strappare i figli del popolo, chiamati già a sei o sette anni al lavoro, all’analfabetismo] e promosse attività che siano ponte tra gioco e lavoro: valorizzazione del gioco e del valore formativo dell’attività.

 

 

4.2 Mompiano e le sorelle Agazzi

Rosa e Carolina Agazzi

Pasquali anticipa e favorisce il lavoro delle due grandi educatrici Rosa e Carolina Agazzi, animatrici di una scuola attiva a misura di bambino.

La scuola agazziana di Mompiano (1896) è stata rousseauianamente puerocentrica, antitetica alla soluzione aportiana della precocità educativa, affettivamente avvolgente come quella pestalozziana, di stimolo alla creatività e operosità infantile (attività agricole, domestiche, artigianali, espressive, artistiche) come quella frobeliana, sotto la guida pedagogicamente accorta della maestra giardiniera.

L’altra grande esperienza italiana di scuola attiva è quella di Maria Montessori.

 

Italian educator Maria Montessori is surrounded by children as she visits a Montessori school in London, England, sometime in the late 1940s. (AP Photo)

Maria Montessori circondata dai bambini durante la visita ad una scuola montessoriana londinese alla fine degli anni ’40.

 

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