Margaret Mead, La prima educazione e la formazione del carattere presso gli Arapesh

by gabriella

Tratto da sex and temperamentMargaret Mead, Sesso e temperamento, 1935.

Come viene modellato il bambino arapesh in quella persona accomodante, gentile, ricettiva che è l’Arapesh adulto? Quali sono i fattori determi­nanti della prima educazione infantile, cui si deve se il ragazzo crescerà tranquillo e soddisfatto, non aggressivo e non incline a prendere l’iniziativa, incapace di sentire lo stimolo della concorrenza e invece pronto a capire e a corrispondere, ricco di calore umano, docile e fiducioso? È vero che io in qualsiasi società semplice e omogenea i bam­bini riveleranno da adulti gli stessi tratti generali di carattere di cui i genitori avranno dato loro il modello. Però non si tratta di imitazione. C’è un rapporto più sottile e preciso fra il modo in cui il bambino viene nutrito, messo a dormire, discipli­nato, educato all’autocontrollo, vezzeggiato, puni­to e incoraggiato, e la formazione del suo caratte­re di adulto.

In qualsiasi società, presso qualsiasi popolo, il modo come uomini e donne trattano i loro bambini è una delle cose più significative nella formazione della personalità dell’adulto, ed è anche uno dei punti sui quali si manifestano più acutamente i contrasti tra i sessi. Possiamo com­prendere gli Arapesh, e il temperamento caldo e materno tanto degli uomini quanto delle donne, soltanto se ci rendiamo conto della loro esperien­za infantile e di quella che a loro volta fanno vivere ai figli.

Nei primi mesi il bambino non è mai lontano dalle braccia di qualcuno. Andando in giro, la ma­dre lo porta o sul dorso, in un sacco di rete specia­le sostenuto dalla fronte, o sospeso sotto uno dei due seni in una specie di bilancia di scorza d’albe­ro intrecciata. Il secondo è il costume delle popolazioni della costa, il primo delle popolazioni delle pianure; le donne della montagna usano l’uno o l’altro, generalmente a seconda delle condizioni di salute del bambino. […] Allattato ogni volta che piange, tenuto sempre vicino a qualche donna che possa, all’occorrenza, dargli il suo seno, messo a dormire di solito a contatto con il corpo materno, portato col sacco di rete sul dorso o tenuto ran­nicchiato fra le braccia oppure in grembo, se la madre siede a cucinare o a fare lavori di intreccio, il bambino gode costantemente di una sensazione di calore e di sicurezza. […]

arapeshQuando il bambino comincia a camminare, il ritmo continuo e quieto della sua vita si modifica un po’. Ora comincia ad essere un po’ troppo pe­sante per essere sempre portato con sé dalla ma­dre nel lungo tragitto fino all’orto; inoltre si pen­sa che possa stare un’ora o due senza succhiare. Perciò la madre lo lascia nel villaggio con il padre o con qualche altro parente, e va sola all’orto o a far legna, per trovare il più delle volte, al ritorno, il bambino che piange o fa il broncio. Sentendosi in colpa e desiderando fare ammenda, si prende il bambino in grembo e gli dà il latte per un’ora. Questo ritmo, che inizia con l’alternarsi di un’ora  di assenza e un’ora di succhiata, rallenta via via con l’alternarsi di periodi sempre più lunghi, cosic­ché, quando il bambino è sui tre anni, sta spesso un giorno intero senza la madre. A questo giorno di astinenza, nel quale il bambino mangia altro cibo, ne segue uno in cui la madre lo tiene conti­nuamente in grembo, facendolo succhiare quan­to vuole, lasciandolo razzolare in giro, succhiare di nuovo, giocare con i suoi seni, in una parola aiutandolo a riacquistare un po’ per volta il senso della sicurezza. È questa un’esperienza che rende felice non solo il bambino, ma anche la madre. Dal momento in cui il bambino è abbastanza grande per saper giocare con i seni materni, la madre prende parte attiva alla poppata, tenendo a due mani un seno e facendogli vibrare dolcemente il capezzolo fra le labbra del bambino, soffiandogli nel cavo dell’orecchio, facendogli il solletico dietro le orecchie, dandogli degli schiaffettini sui genitali, stuzzicandogli la pianta dei piedi. Il bambino, a sua sua volta, tamburella con le dita il corpo materno e il proprio, gioca con un seno mentre succhia dall’altro, stuzzica i seni con le sue manine, scherza con i propri genitali e ride e tuba e fa della poppata un lungo gioco.

Così il fatto dell’alimentazione finisce per essere un’occasione di intensa affettività e lo stimolo che sviluppa e tiene viva una particolare sensibilità di tutte le parti del corpo alle carezze. Non si tratta, come nella nostra società, di presen­tare un bel giorno a un bambino una bottiglia dura e fredda e fargli capire con fermezza che da quella deve bere il suo latte e poi andare subito a letto, perché le braccia della madre, stanche di reggere la bottiglia, possano finalmente riposare. Il fatto dell’alimentazione è, invece, tanto per la madre quanto per il bambino, un lungo gioco delizioso, carico di sentimento, nel quale si forma la calda e naturale affettività di tutta una vita.

Esercitazione

1. Qual è, secondo l’autrice, l’elemento più significativo nella formazione della personalità?

2. Quale educazione viene data ai bambini arapesh nei primi mesi di vita?

3. Come cambia il rapporto con la madre quando il bambino comincia a camminare? Quale fatto quotidiano è occasione di intensa affettività fra madre e figlio?


 


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