Polonia, Special Economic (leggi Exploitation) Zones

by gabriella

Wałbrzych

Gli sviluppi europei della globalizzazione – dumping sociale, sfruttamento intensivo del lavoro, cancellazione di qualunque diritto, riduzione in schiavitù – nello stralcio dell’intervista rilasciata da due attivisti del sindacato Inicjatywa Pracownicza in occasione della proiezione a Bologna del documentario «Special Exploitation Zones» e di un video dedicato alle condizioni di vita e di lavoro delle donne di Wałbrzych. La Polonia è l’unico stato membro dell’Unione Europea ad aver istituito delle Special Economic Zones (SEZ), zone di sfruttamento estremo dei lavoratori che permettono alle imprese multinazionali di estrarre enormi profitti connettendo i territori ai flussi transnazionali grazie a regimi fiscali particolari e lucrando sulle condizioni inumane di lavoro e di vita di operai spesso migranti.

Nell’estate del 2012 la fabbrica Chung Hong Electronics, situata in una di queste zone, è diventata l’arena di una rivendicazione collettiva e di uno sciopero – lo “sciopero delle madri”. La fabbrica è un subappalto di LG Electronic, che produce schede TV. Gli operai hanno rifiutato di far funzionare le macchine per quasi due settimane. Uno sciopero così prolungato non si verificava in Polonia dal 1989.

Quali erano le condizioni di lavoro alla Chung Hong?

I: I lavoratori della Chung Hong ricevono salari molto bassi, di solito il minimo, in Polonia sono 300 € netti, 400 € lordi. Più della metà di questo salario devi spenderlo per la casa, perciò per la vita ti rimangono attorno ai 150 €, anche meno, come se fosse nulla. Dall’altra parte sei costretto a fare gli straordinari, attorno alle 150 ore all’anno, ma chiaramente alcuni fanno molto di più e se la produzione procede ad alto ritmo i lavoratori devono lavorare 16 ore al giorno, 2 turni, se rifiutano possono anche essere licenziati. Si può vedere la precarizzazione della condizione lavorativa nel senso che le persone sono lasciate a casa dal lavoro e poi possono tornare ma solo a costo della flessibilizzazione delle loro condizioni, contratti a tempo determinato. Questa situazione l’abbiamo osservata alla FIAT. Quest’anno FIAT ha licenziato 1450 lavoratori e un mese fa circa 150 di loro hanno avuto la possibilità di essere reintegrati, ma come precari, con salari più bassi e contratti a tempo determinato.

In Chung Hong circa metà dei lavoratori sono impiegati attraverso agenzie interinali, quando la produzione è alta, si passa da 200 a circa 400 lavoratori, sempre attraverso le agenzie. Se la produzione è bassa ci sono solo 200 lavoratori e la maggior parte di loro con contratti temporanei di 2 o 3 anni. Una cosa molto importante è che impegna 2 o 3 ore per arrivare allo stabilimento, pochi di loro vivono a Wroclaw, ma la maggior parte vive in delle città lontane dove la disoccupazione raggiunge il 30%, o anche di più, e impegnano tanto per arrivare al lavoro per chi si tratta di distanze di almeno 100 km. Perciò se devono fare gli straordinari impegnano due ore per arrivarci e due ore per tornarci, e perciò hanno solo alcune ore per riposarsi, mangiare, passare del tempo con i figli, è una situazione orrenda.

G: Questo è uno stabilimento a catena di montaggio, chi ci lavora ha una pausa di venti minuti per turni di 8 ore, se vogliono andare in bagno devono chiedere al supervisore, devono avere il permesso, alcuni per il lavoro che fanno devono essere collegati al pavimento con dei cavi che ovviamente limitano la loro mobilità. In fabbrica ci sono anche quelli che misurano i tempi di lavoro, spiando i lavoratori, è un metodo fordista di organizzazione del lavoro.

I: Un’altra cosa, che è successa con la LG. Chung Hong è un fornitore di LG, ed è situata in una zona creata per LG. A LG un lavoratore è morto in un incidente sul lavoro perché gli mancava l’addestramento alla sicurezza, non gli era stato spiegato come usare i macchinari su cui doveva operare, ed è morto per questo. Ci sono state delle ispezioni, e siamo venuti a sapere che ai lavoratori vengono fatti dei finti addestramenti su come usare questi macchinari, e capita spesso di subire ustioni a causa dell’elettricità o incidenti in cui muoiono lavoratori.

G: In molti casi ci sono questi finti addestramenti. Gran parte del lavoro in catena di montaggio è abbastanza facile, dopo un paio di giorni diventano regolari, ma non vengono retribuiti per questi addestramenti.

L’intervista completa è accessibile sul sito di Connessioni precarie.

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No Comments to “Polonia, Special Economic (leggi Exploitation) Zones”

  1. Purtroppo, non credo sia necessario arrivare fino in Polonia per riscontrare determinate condizioni lavorative, soprattutto in contesti (per loro intrinseca natura) “fordisti” come il lavoro di fabbrica… La differenza sostanziale tra l’Italia e la Polonia (e la Serbia e tanti altri ameni posticini ‘deregolarizzati’) risiede nel fatto che simili situazioni costituiscono da noi una realtà “ufficiosa” (più diffusa di quanto non si creda) e non istituzionalizzata e codificata in modo ‘ufficiale’ come nel caso polacco. In fondo è solo una questione di tempo…. dalle “gabbie salariali” ai “distretti speciali”, passando per il modello Marchionne, il passo è assai breve… E in fondo il governo del servizietto, a guida Letta, non si propone di combattere la disoccupazione? A modo suo!

    • Purtroppo hai ragione su tutta la linea, se poi aggiungiamo la giornata lavorativa degli irregolari africani nei campi, i loro tre euro al giorno di paga e l’accampamento senza acqua corrente a cui tornano la sera, il quadro è completo.

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