Procurad’e moderare, 1795

by gabriella

pastore barbaricinoInno dell’indipendentismo sardo, venne composto all’indomani dei moti rivoluzionari del 1794 da Francesco Ignazio Mannu, nobiluomo di Ozieri e magistrato a Cagliari, con il titolo Su patriottu sardu a sos feudatarios. Il testo originale, articolato in 47 ottave logudoresi, ben 375 versi totali, è un vero canto d’amore per la propria terra e fiera rivendicazione d’identità, ma anche circostanziato decalogo della lotta per la libertà contro la secolare oppressione dei proprietari terrieri che sfruttavano avidamente l’isola con la complicità del regime sabaudo.

La versione italiana sotto riportata testimonia quanto il brano si sia preservato attuale, ad onta dell’età, e universale, nonostante il peculiare contesto storico, sociale, geografico e letterario. Uguale istanza repressa sembra esprimere la danza dal passo cadenzato dei Mamuthones di Mamoiada, figuranti di un arcaico carnevale pagano, la schiena curva sotto il peso dei campanacci, il volto coperto dalla lignea maschera totemica, guidati come gregge d’armenti dagli Issohadores. Eppure dal loro grave portamento traspare riflesso l’ancestrale orgoglio, forse perchè la dignità di un popolo, al contrario dell’infamia dei suoi governanti indigeni o stranieri, non si misura con il metro della storia scritta con il sangue dei vinti, né si logora con il passare del tempo [tratto dal canale youtube di FreeNeverSaid].

Eseguito come cantos a tenore dai Tazenda [in coda la traduzione italiana]

Procurad’e moderare,
Barones, sa tirannia,
Chi si no, pro vide mia,
orrades a pe’ in terra!

Fate in modo di moderare,
Baroni, la tirannia,
Sennò, in fede mia,
Ritornate a piedi in terra!

Declarada e’ già sa gherra
Contras de sa prepotenzia,
E cominza’ sa passienzia
In su pobulu a mancare.

Dichiarata è già la guerra
contro la prepotenza
e comincia la pazienza
nel popolo a mancare.Mirade ch’est azzendende
Contras de ‘ois su fogu;
Mirade chi no e’ giogu
Chi sa cosa andat ‘e veras;

Guardate che si sta accendendo
contro di voi il fuoco;
Guardate che non è un gioco
che la cosa diventa concreta;

Mirade chi sas aeras
Minettana temporale;
Zente consizzada male,
Iscultade sa ‘oghe mia.

Guardate che l’aria
minaccia temporale
che la cosa diventa concreta;
Gente consigliata male,
Ascoltate la mia voce.

No apprettedas s’isprone
A su poveru ronzinu,
Si no in mesu caminu
S’arrempellat appuradu;

Non affondare lo sprone
al povero ronzino,
sennò a metà strada
si ribella imbizzarrito;

Minzi ch’es lanzu e cansadu
E no nde pode’ piusu;
Finalmente a fundu in susu
S’imbastu nd’hat a bettare.

guardate com’è magro e spossato
e non ne può più
alla fine a gambe in su
il cavaliere getterà.

Su pobulu chi in profundu
Letargu fi’ sepultadu,
Finalmente despertadu,
S’abbizza’ ch’est in cadena,

Il popolo che in profondo
letargo era sepolto
finalmente svegliato
si accorge che è in catene

Ch’ista’ suffrende sa pena
De s’indolenzia antiga:
Feudu, legge inimiga
A bona filosofia.

che sta pagando la pena
della sua antica indolenza:
Feudo, legge nemica
della buona filosofia.

O poveros de sas biddas,
Trabagliade, trabagliade
Pro mantenner in zittade p
Tantos caddos de istalla.

Poveri dei villaggi,
lavorate, lavorate
per mantenere in città
tanti cavalli da stalla.

A bois lassan sa palla,
Issos regoglin su ranu:
E pensan sero e manzanu
Solamente a ingrassare.

A voi lasciano la paglia,
loro si prendono il grano:
e pensano sera e mattina
solamente ad ingrassare.

Custa, pobulos, e’ s’ora
D’estirpare sos abusos!
A terra sos malos usos,
A terra su dispotismu!

Questa popoli è l’ora
d’estirpare gli abusi!
Abbasso le cattive usanze,
Abbasso il dispotismo!

Gherra, gherra a s’egoismu,
E gherra a sos oppressores,
Custos tirannos minores
Es prezisu umiliare. bisogna umiliare.

Guerra, guerra all’egoismo,
e guerra agli oppressori,
Questi tiranni minori
bisogna umiliare

Traduzione tratti da: http://www.serrentese.com/baronessatirannia/baronesaballucantau.htm

Traduzione di FreeNeverSaid

1) Cercate di frenare baroni la vostra tirannia
sennò lo giuro sulla vita mia finirete sotto terra
Dichiarata è già la guerra contro la prepotenza
e comincia a mancare nel popolo la pazienza

2) Badate che divampa contro di voi il fuoco
badate questo non è un gioco ma cosa seria
Attenti che il cielo nero minaccia tempesta!
Gente consigliata male ascolta la voce mia!

3) Non date più di sprone al povero ronzino
o nel mezzo del sentiero fermo s’impunterà
perch’è tanto stremato da non poterne più
e finalmente dovrà il basto gettar via

4) Il popolo sepolto da profondo letargo
alfine disperato s’accorge delle catene
Capisce di patir le colpe dell’indolenza antica:
feudo legge nemica d’ogni buona filosofia!

5) Che fossero vigna oliveto o campo
le terre han profuso regalate o barattate
Come gregge di pecore malnate han venduto
uomini e donne insieme alle lor creature

6) Per una paga di poche lire e talvolta per niente
han reso eternamente schiave le genti
e migliaia di persone servono un tiranno
Misero genere umano! Povero popolo sardo!

7) Dieci o dodici famiglie si son spartita l’isola
impossessandosi delle nostre terre
in maniera ingiusta nei bui secoli scorsi
e però oggi noi vogliamo a ciò porre rimedio

8) Nasce il Sardo soggetto a mille comandamenti
tributi ed imposte deve versare al signore
in bestiame e grano in danaro e in natura
paga per il pascolo e paga per seminare

9) Prima ancora dei feudi esistevano i villaggi
ed erano i veri proprietari dei boschi e dei campi
Come mai a voi baroni la cosa altrui fu assegnata?
Colui che allora ve la donò non aveva il diritto di farlo!

10) Né alcuno può pensare che la povera gente
abbia volontariamente rinunciato ai propri diritti
Perciò i titoli vostri puzzano d’indebita appropriazione
e le comunità hanno ben ragione a volerli impugnare

11) Dapprima esigevate tasse meno gravose
ma poi le avete aumentate di giorno in giorno
Man mano che crescevano vi siete dati al lusso
sperperando in spese inutili la sana economia

12) Neppure vi bastò serbare i possedimenti dinastici
con la minaccia della prigione con i castighi e le pene
Con ceppi e catene i poveri ignoranti
obbligaste a pagare balzelli esorbitanti

13) E se almeno v’adoperaste a mantener giustizia
castigando i delitti dei malviventi locali
Così potrebbe la gente del bene di tranquillità fruire
e andare e venire sicura per la strada

14) A questo solo dovrebbe servire ogni tassa e norma
proteggere dai delinquenti chi invece la legge rispetta
Ma di tale difesa ci priva il barone per avarizia
chè sa solo lesinare sulle spese di giustizia

15) Il primo fesso che si presenta viene nominato ufficiale
faccia egli bene o male basta che non pretenda salario
Procuratore o notaio servitore o lacchè
sia bianco sia nero egli è buono a governare

16) Basta che s’adopri di persona a far crescere le entrate
e rendere più contenta la borsa del suo padrone
e che aiuti il fattore a trovare sollecitamente
un messo o altra persona zelante nell’eseguire gli ordini

17) Talvolta del barone fa le veci il suo cappellano
i villaggi tiene in una mano nell’altra la dispensa
Feudatario non credere di poterci costringer schiavi
solo per arricchirti o scorticarci vivi!

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2 Comments to “Procurad’e moderare, 1795”

  1. Molto bello. Se permetti condivido il post su un gruppo FB di melomani.
    Ti segnalo la versione più tradizionale dei Tenores di Neoneli, un po’ più ostica ma sempre interessante.

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