Posts tagged ‘alterità’

maggio 29th, 2017

L’identità e i processi di soggettivazione

by gabriella

1. La questione dell’identità

operaiGli esseri umani percepiscono e organizzano concettualmente il mondo che circonda attraverso gli strumenti forniti loro dalla cultura. Con il termine “mondo”, non si deve intendere però soltanto la na­tura, ma la totalità delle relazioni umane, visto che da sempre gli uomini sono proiettati alla comprensione tanto della dimensione del quanto di quella dell’Altro.

e Altro sono due espressioni che vengono usate in riferimento sia a soggetti indivi­duali che a soggetti collettivi e riguardano il modo in cui individui e gruppi hanno pensato, in ma­niera più generale, la propria relazione con l’identità e l’alterità. Cioè come ci si pone il problema di “chi siamo noi” e chi “sono loro”. Quindi, come definire cos’è una donna o un uomo, come stabilire la differenza tra un bambino e un adulto, tra una persona e un animale, tra una pianta o una roccia: questioni che si presentano in tutte le culture. La voce Identità di Wikipedia.

Liverpool

Liverpool, You’ll never walk alone

La definizione del Sé e dell’Altro, in termini sia indivi­duali sia collettivi, si costruisce in relazione a molti aspetti, individuali, interpersonali e collettivi, quali l’esperienza corporea e l’idea di “persona”, le questioni del sesso, del genere e delle emo­zioni, quindi l’appartenenza a gruppi più vasti come possono essere le classi sociali, le etnie e le caste.

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febbraio 9th, 2015

Marco Lorenzi, Senzienza, antispecismo e aborto

by gabriella

embrioniTraggo da Asinus novus l’intervento di Marco Lorenzi nel dibattito bioetico sull’acquisizione dei diritti soggettivi da parte dei viventi.

Amavo tutti gli animali a sangue caldo, che hanno un’anima come la nostra e con i quali – così pensavo – ci comprendiamo d’istinto, perché essi sono così vicini a noi e partecipano della nostra ignoranza. Siamo accomuinati ad essi da gioia e dolore, amore e odio, fame e sete, paura e fiducia – da tutti gli aspetti essenziali dell’esistenza, ad eccezione della parola, di un’acuta coscienza, della scienza.

Carl Gustav Jung, Ricordi, sogni, riflessioni 

Il dibattito etico sui diritti degli animali e sull’aborto condividono una strana sorte, quella di essere da sempre funestati dallo stesso problema e di aver bisogno dello stesso approccio razionale per giungere ad una soluzione condivisa. Il problema che accomuna i dibattiti è la palese inadeguatezza delle argomentazioni addotte dalle parti che si contrappongono nel dibattito pubblico, incapaci di andare al di là di slogan strillati tanto più forte quanto meno sono ragionati.

Gli antiabortisti sostengono che l’aborto equivale ad un omicidio dato che la persona umana è “sacra” fin dal concepimento. Dal mero incontro tra uno spermatozoo e un ovocita umano si avrebbe la creazione di una “persona” che in quanto umana è “sacra” e dunque da difendere a qualunque costo. In una prospettiva antiabortista cristiana l’immoralità dell’aborto è dunque assoluta, implicita nella stessa idea che si possa sopprimere una vita umana a qualunque stadio, per qualunque motivo. Seguono le solite accuse di omicidio per le donne che abortiscono e per i medici che praticano interruzioni di gravidanza oltre che di eugenetica nazista in caso di aborto di feti portatori di patologie congenite.

Nel dibatto pubblico i fautori della liceità dell’aborto spesso rispondono a queste accuse con argomentazioni francamente deboli, non decisive e che comunque non affrontano alla questione etica di fondo sollevata dagli abortisti. Argomentare infatti che l’aborto legale è il minore dei mali perché si minimizzano i rischi per la salute delle donne o che queste ultime hanno il diritto di gestire liberamente il loro corpo e dunque anche la gravidanza e la sua interruzione, è pienamente legittimo solo dopo aver argomentato persuasivamente che lo status morale dell’embrione e del feto è fondamentalmente diverso da quello del neonato o dell’adulto.

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giugno 1st, 2013

Monica Centanni, Xenos

by gabriella

Chi posso in generale riconoscere come mio nemico? Evidentemente soltanto colui che mi può mettere in questione […] E chi può mettermi realmente in questione? Solo io stesso. O mio fratello. Ecco. L’Altro è mio fratello. L’Altro si rivela fratello mio, e  il fratello mio nemico. […] Ci si classifica attraverso il proprio nemico. […] Il nemico è la figura del nostro proprio problema.

Carl Schmitt, Il nomos della terra


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