Posts tagged ‘ambiente’

marzo 23rd, 2017

La natura umana 2. Linguaggio, indeterminatezza, neotenia

by gabriella

La seconda parte della lezione sulla natura umana, dedicata a una panoramica storica delle concezioni antropologiche note come «tradizione della modestia» che, da Pico a Gehlen definisce l’uomo per sottrazione, più che per il possesso di specifiche qualità. Qui la prima parte.

Perciò accolse l’uomo come opera di natura indefinita e postolo nel cuore del mondo, così gli parlò: non ti ho dato, Adamo, né un posto determinato, né un aspetto proprio, né alcuna prerogativa tua, perché tutto secondo il tuo desiderio e il tuo consiglio ottenga e conservi. La natura limitata degli altri è contenuta entro leggi da me prescritte. Tu te la determinerai senza essere costretto da nessuna barriera, secondo il tuo arbitrio, alla cui potestà ti consegnai […]. Non ti ho fatto né celeste, né terreno, né mortale, né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto.

Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate

L’animale linguistico

Secondo Chomsky, la natura umana «dal Cro-Magnon in avanti» sarebbe caratterizzata da tratti stabili, il principale dei quali è la facoltà di linguaggio.

Oltre alle obiezioni di Foucault, dalle scienze sociali si obietta a Chomsky che una facoltà articolata in una grammatica, in strutture profonde e regole universali non è più una facoltà, ma una superlingua universale.

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dicembre 22nd, 2016

Progetto ECO. La rilevazione degli atteggiamenti sull’ecosostenibilità

by gabriella

terra

Nel mese di dicembre, la 3F svolgerà un’attività di ricerca sulla rilevazione degli atteggiamenti intorno al tema della sostenibilità ambientale. Il programma di lavoro sarà articolato in tre giornate nelle quali si esamineranno insieme: il problema ecologico e il tema della sostenibilità ambientale dei comportamenti e quello metodologico della rilevazione degli atteggiamenti sul tema.

Questa fase del progetto ECO si concluderà con la realizzazione di un’indagine da realizzare nel mese di gennaio con gruppi di ragazzi olandesi e tedeschi, quando la nostra scuola e il “Giordano Bruno” ospiteranno i primi due incontri bilaterali del progetto (Erasmus +). Di seguito il calendario dei lavori:

Giovedì 1 dicembre

  • Il problema ecologico
  • I comportamenti ecosostenibili

 

Giovedì 15 dicembre

  • La correlazione tra atteggiamenti e comportamenti (Psicologia sociale)
  • La rilevazione degli atteggiamenti (elementi di Metodologia della ricerca)
  • Le scale Likert
  • Come si costruisce un questionario (Google Forms) per la rilevazione degli atteggiamenti sul problema della sostenibilità

 

Giovedì 22 dicembre

  • Visualizzazione in anteprima della videolezione metodologica in inglese creata dagli insegnanti per il lavoro di gruppo di gennaio [poiché i gruppi sono diversi i due video hanno la stessa introduzione sul problema ambientale]


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novembre 30th, 2016

L’Oceano Pacifico è morto

by gabriella

Ivan Macfadyen

Il drammatico racconto di un vecchio marinaio delle condizioni in cui versa la più grande distesa d’acqua marina della terra.

L’oceano Pacifico è morto, è svuotato di ogni vita. Ci sono solo rifiuti e barche per la pesca industriale intente a saccheggiare accuratamente quel poco che è ancora rimasto.

Sta facendo il giro del mondo, sui media di lingua inglese, il racconto struggente, tragico e a suo modo poetico di un marinaio, Ivan Macfadyen (foto), che ha ripetuto la traversata del Pacifico effettuata dieci anni fa. Allora fra l’Australia e il Giappone bastava buttare la lenza per procurare pranzo e cena succulenti. Stavolta in tutto due sole prede. Dal Giappone alla California, poi, l’oceano è diventato un deserto assoluto formato da acqua e rottami.

Nessun animale. Non un solo richiamo di uccelli marini. Solo il rumore del vento, delle onde e dei grossi detriti che sbattono contro la chiglia. Il racconto di Ivan Macfadyen, vecchio marinaio col cuore spezzato dopo 28 giorni di desolata navigazione nel Pacifico, è stato raccolto dall’australiano The Newcastle Herald ed è stato variamente ripreso da decine e decine di testate, tutte in inglese.

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novembre 25th, 2016

Jean Giono, L’uomo che piantava alberi

by gabriella
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Jean Giono (1895 – 1970)

Questo poetico racconto di Jean Giono, insiste sul legame che unisce le cose di cui gli alberi e la cura del bene comune del vecchio Elzeard sono, rispettivamente, metafora e profonda comprensione. Sapienza e saggezza, conoscenza e dono, suggerisce l’autore, sono aspetti dello stesso modo di essere e di guardare alla vita. Con le parole di Nicolas Gomez Dávila:

«La vera sapienza, come il vero amore, sono uno stato, una maniera di essere, un atteggiamento, una situazione dell’anima, non sono né idee, né principi, né sistema» [Notas].

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Di seguito il testo del racconto nella versione italiana, suddiviso in cinque letture, con percorso facilitato per immagini, che sto usando in un laboratorio di italiano L2. Qui l’originale francese: L’homme qui plantait des arbres.

 

Prima lettura (2.300 battute)

Una quaranti
na circa di anni fa
, stavo facendo una lunga camminata, tra cime assolutamente sconosciute ai turisti, in quella antica regione delle Alpi che penetra in Provenza.

Questa regione è delimitata a sudest e a sud dal corso medio della Durance, tra Sisteron e Mirabeau; a nord dal corso superiore della Drôme, dalla sorgente sino a Die; a ovest dalle pianure del Comtat Venaissin e i contrafforti del Monte Ventoux. Essa comprende tutta la parte settentrionale del dipartimento delle Basse Alpi, il sud della Drôme e una piccola enclave della Valchiusa.

lavanda selvatica

l’unica vegetazione che vi cresceva era la lavanda selvatica

colline-brulle

quel deserto, di lande nude e monotone, tra i 1200 e i 1300 mt di altitudine

Si trattava, quando intrapresi la mia lunga passeggiata in quel deserto, di lande nude e monotone, tra i milledue e i milletrecento metri di altitudine. L’unica vegetazione che vi cresceva era la lavanda selvatica.

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agosto 29th, 2016

Earth Overshoot 2015

by gabriella

Earth Overshoot 2015Quest’anno, il giorno in cui l’umanità ha consumato le risorse naturali disponibili per l’intero anno è stato fissato al 13 agosto. Da questo momento in poi verranno consumati più foreste e animali di quanti ne offra il ciclo riproduttivo.

Giornali e televisioni hanno coperto la notizia spiegandola con metafore economiche, ma il problema è proprio come pensare il superamento dell’economia – insostenibile dal punto di vista sociale non meno che ecologico – e il passaggio a un nuovo modello di sviluppo. Quanto siamo lontani dall’obiettivo può essere anch’esso misurato a partire dalle dichiarazioni del portavoce italiano dell’Overshoot Day nel seguente articolo di Repubblica e il servizio di RaiNews24.

In campo ambientale altro che tagliare il debito, il rosso cresce anno dopo anno. Oggi abbiamo esaurito il capitale di cui potevamo disporre senza doverci far prestare risorse – con ben poche probabilità di restituirle – da chi verrà dopo di noi. L’Overshoot Day, il giorno in cui l’umanità ha consumato il budget di natura disponibile per l’intero anno, quest’anno scatta il 13 agosto. Lo ha calcolato il Global Footprint Network, uno dei più importanti centri studi sulla sostenibilità.

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ottobre 7th, 2012

Artificiel

by gabriella

Cortometraggio realizzato nel contesto della seconda edizione del Festival International du Court Metrage Philosophique scolaire di St-Pol-sur-Ternois, ideato dal prof. Clovis Fauquembergue.

Il programma del festival 2013.

agosto 13th, 2012

Ilva, non di sola morte

by gabriella

Il ricatto e l’oppressione quotidiana dentro e fuori la fabbrica, nell’intervista realizzata da David Cobbe, Devi Sacchetto e Luca Cobbe, a un operaio dell’Ilva di Taranto. In coda l’articolo del Fatto quodiano sulle intercettazioni e il coinvolgimento della Regione Puglia nella costruzione del silenzio sul disastro.

Cataldo Ranieri ci dà appuntamento in un piazzale, alle otto di sera, in uno dei tanti baracchini in cui si mangiano le pucce tarantine. La nostra intervista dovrebbe svolgersi prima della riunione del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, ma ben presto si tramuta in una sorta di chiacchierata collettiva con circa trenta persone che, a nostro avviso, mostrano bene le diverse sfaccettature di questo movimento ancora in fasce. L’incontro avviene il 9 agosto, cioè il giorno prima che il giudice per le indagini preliminari di Taranto, Patrizia Todisco, notificasse all’Ilva che il risanamento va fatto a fuoco spento. Colpisce come l’onnipotente governo tecnico sia messo in crisi dalla decisione tecnica di una funzionaria burocratica. Improvvisamente la decisione politica torna a essere occasionale e in deroga alle regole. E’ persino divertente che il provvedimento di ieri esautori Bruno Ferrante, scelto affinché la sua faccia tecnico-burocratica nascondesse quella del padrone interessato solo al profitto. Ma più che sulle sventure tecniche dei vari livelli di governo tecnico della crisi, o sul ruolo della magistratura che, immaginiamo, abbia ancora molto altro da indagare, ci interessava cominciare a ragionare sulla condizione operaia in Italia, a partire da quanti sembrano esprimere nuove forme di soggettività dentro e fuori le fabbriche.

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agosto 10th, 2012

Cherán K’eri: dalla difesa dei beni comuni all’autogoverno comunitario

by gabriella

Situata nello Stato di Michoacán, nel nord-ovest del Messico, la comunità indigena di Cherán K’eri è protagonista da oltre un anno di una formidabile lotta in difesa del territorio e di un interessante esperimento di autogoverno. Durante la Convención Nacional di Atenco del 14-15 luglio scorsi, abbiamo incontrato David Romero e Samuel Ramos, delegati di Cherán all’evento, i quali ci hanno parlato dei nodi del conflitto e del processo di trasformazione che stanno vivendo. La data che segna lo spartiacque nella storia della comunità è il 15 aprile del 2011, giorno in cui gli abitanti di Cherán, attraverso un vero e proprio levantamiento (sollevamento) popolare, decidono di riprendere in mano il territorio e di ribellarsi allo strapotere della mafia locale (la cosidetta Familia Michoacana, un cartello del narcotraffico operativo nel centro del Messico), che stava letteralmente devastando il monte Pacaracua con una deforestazione senza precedenti.

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marzo 24th, 2012

Salvatore Settis, La TAV in Val di Susa e le New Town de L’Aquila

by gabriella

Che cos’hanno in comune la Tav in Val di Susa e le new towns berlusconiane che assediano L’Aquila dopo il terremoto? Che cosa unisce l’autostrada tirrenica e il “piano casa” che devasta le città? Finanziatori e appaltatori, banche e imprese sono spesso gli stessi, anche se amano cambiare etichetta creando raggruppamenti di imprese, controllate, partecipate, banche d’affari e d’investimento. E sempre gli stessi, non cessa di ricordarcelo Roberto Saviano, sono i canali per il riciclaggio del denaro sporco delle mafie. Ma queste lobbies, che senza tregua promuovono i propri affari, non mieterebbero tante vittorie senza la connivenza della politica e il silenzio dell’opinione pubblica. Espulso dall’orizzonte del discorso è invece il terzo incomodo: il pubblico interesse, i valori della legalità.

Se questo è il gorgo che ci sta ingoiando, è perché l’Italia da decenni è vittima e ostaggio di un pensiero unico, spacciato per ineluttabile. Un unico modello di sviluppo, una stessa retorica della crescita senza fine governano le “grandi opere”, la nuova urbanizzazione e la speculazione edilizia che spalma di cemento l’intero Paese. Ma su questa idea di crescita grava un gigantesco malinteso. Dovremmo perseguire solo lo sviluppo che coincida col bene comune, generando stabili benefici ai cittadini. E’ invalsa invece la pessima abitudine di chiamare “sviluppo” ogni opera, pubblica o privata, che produca profitti delle imprese, anche a costo di devastare il territorio. Si scambia in tal modo il mezzo per il fine, e in nome della “crescita” si sdogana qualsiasi progetto, anche i peggiori, senza nemmeno degnarsi di mostrarne la pubblica utilità.

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luglio 18th, 2011

Liberazione animale

by gabriella

Una megattera intrappolata in una rete è stata soccorsa da un gruppo di ricercatori che l’hanno vista dalla loro barca e sono scesi in mare a liberarla vincendo il timore di essere travolti dall’animale sfinito. Nel video girato dai protagonisti del salvataggio si può osservare la straordinaria espressività della balena che per un’ora intrattiene i salvatori (come si sente dire nel video) con “una danza di pura gioia, se non di esplicito ringraziamento”.  Infine, accenna ad un saluto con la coda e se ne va. In coda, da Asinus novus, una poesia in romanesco sulla liberazione animale.

 

A tutti quelli che non siamo riusciti a salvare

‘Na mattina
Un pettirosso ancora mezzo addormentato
Sentì n’amico suo che stornellava,
cantava e strillava a perdifiato
“Quarcosa de strano avrà magnato…
‘Na bacca, n’erba strana
Oppure un fungo avvelenato…”
Pensò l’ucelletto stupefatto
Ner vedè er tordo che volava come un matto.

“Che t’è successo amico mio?
Te senti male?
Si c’hai bisogno, una che conosco io
Te porta in frett’e furia all’ospedale.”
“Ma quale male!?” disse er tordo
“Quale malee!?Anzi!
D’esse stato così bene in vita mia numme ricordo.
E’ inutile pure
Che te racconto quer che m’è accaduto,
Tanto numme credi
E passo pè cornuto”

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