Posts tagged ‘ateismo’

febbraio 16th, 2017

Feuerbach

by gabriella
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Ludwig Feuerbach (1804 – 1872)

Il pensiero di Ludwig Feuerbach rappresenta il rovesciamento materialistico dell’idealismo hegeliano.

Dapprima studioso e seguace di Hegel, Feuerbach matura presto critiche al sistema del maestro, approdando a posizioni di «sinistra hegeliana», poi di «sinistra antihegeliana», che risulteranno decisive ai fini del superamento dell’idealismo hegeliano e della costruzione della filosofia della prassi di Marx.

La critica di Feuerbach si appunta soprattutto sull’astrattezza e sull’immaterialismo del sistema hegeliano di cui sottolinea la matrice teologica. I primi incisivi scritti antihegeliani sono i due testi del 1842 e 1843, Tesi provvisorie per la riforma della filosofia e Principi della filosofia dell’avvenire nei quali sferra un attacco radicale

«alla tanto vantata identità speculativa dello spirito e della materia, del finito e dell’infinito del divino e dell’umano» [Principi della filosofia dell’avvenire].

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gennaio 25th, 2017

Giulio Cesare Vanini, Morire allegramente da filosofi

by gabriella
Giulio Cesare Vanini (1548 - 1619)

Giulio Cesare Vanini (1585 – 1619)

La potenza della parola, la forza della confutazione, l’ateismo del filosofo italiano salito al patibolo diciannove anni dopo Bruno. Tratto da Giulio Cesare Vanini, Morire allegramente da filosofi, a cura di Mario Carparelli, Saonara, Il Prato, 2011.

L’ateismo, per me, non è un risultato, e
tanto meno un avvenimento,
come tale non lo conosco:  io lo
intendo per istinto. Sono troppo curioso,
troppo problematico, troppo tracotante,
perché possa piacermi una risposta grossolana.
Dio è una risposta grossolana, una indelicatezza
verso noi pensatori –, in fondo è solo
un grossolano divieto che ci vien
fatto: non dovete pensare!

Nietzsche, Ecce homo

Il 9 febbraio 1619, a Tolosa, Giulio Cesare Vanini è condotto al rogo per essere giustiziato come «ateo e bestemmiatore del nome di Dio». All’aguzzino che deve accompagnarlo al patibolo dice, con fierezza, in italiano:

Andiamo, andiamo allegramente a morire da filosofo.

Come scrisse Schopenhauer, che considerò Vanini suo predecessore,

certamente fu più facile bruciare Vanini che riuscire a confutarlo; per ciò, dopo che gli fu tagliata la lingua, si preferì condannarlo a morte sul rogo [Schopenhauer, Parerga e paralipomena].

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aprile 26th, 2016

Spinoza

by gabriella
Spinoza

Baruch Spinoza (1632 – 1677)

Chi ricerca le vere cause dei miracoli e chi si studia di capire da saggio le cose naturali e non di meravigliarsene come uno stolto,
è ritenuto e proclamato ora eretico ora empio da quelli che il volgo adora come interpreti  della natura e degli dèi.
Essi sanno infatti che, tolta l’ignoranza, viene meno lo stupore,
l’unico mezzo che abbiano per sostener e difendere la loro autorità.

Etica, Parte II

Essere spinoziani è l’inizio essenziale del filosofare.

Georg Wilhelm Hegel

 

Videolezioni: 1. Il fine della conoscenza e il metodo geometrico-matematico; 2. L’unicità della sostanza; 3. La concezione di Dio e del mondo; 4. Il determinismo e l’antifinalismo; 5. L’etica: passioni e appetiti. Le passioni tristi, 6. Il Trattato «forgiato all’Inferno».

Nato ad Amsterdam il 24 novembre 1632 da una famiglia ebrea sefardita originaria del Portogallo, Baruch Spinoza è uno dei massimi razionalisti del XVII secolo.

Come Descartes, Spinoza eredita dalla scolastica concetti e problematiche, in particolare la nozione di sostanza che concepisce come unica, in opposizione alla molteplicità delle sostanze aristoteliche. Il distacco dalla scolastica è tuttavia evidente in entrambi: la fisica aristotelica era infatti modellata sulla biologia e il vivente serviva da paradigma per la comprensione dell’insieme della natura, concepito finalisticamente [tutto tende verso un fine e non c’è dunque nulla di contingente o casuale nel mondo]. Interpreti della rivoluzione scientifica, Cartesio e Spinoza sostituiscono al finalismo aristotelico un modello meccanicistico: di ogni fenomeno si può dar conto attraverso gli urti della materia regolati da leggi. La natura stessa è l’insieme di queste leggi, universali e oggettive, che regolano ogni fenomeno, così che il caos e la contingenza non hanno alcun ruolo nella loro spiegazione.

La natura infatti è sempre la stessa e la sua virtù e potenza di agire è una e medesima dappertutto; cioè le regole e le leggi della natura, secondo le quali tutte le cose divengono, e certe forme si tramutano in altre, sono dovunque e sempre le stesse, e perciò uno e medesimo deve anche essere il modo di intendere la natura di tutte le cose, quali che siano, ossia mediante le universali leggi e regole della natura [Etica, Parte III, P6].

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marzo 19th, 2014

Carlo Augusto Viano, Storia della critica della religione

by gabriella

oca pro nobisNell’introduzione ad Oca pro nobis – opera di «critica, satira e sberleffo» di Carlo Cornaglia, Filippo d’Ambrogi, Walter Peruzzi e Maria Turchetto, appena uscita per Odradek – Carlo Augusto Viano traccia una breve storia della critica della religione, dell’ateismo e dell’anticlericalismo. La tesi di Viano è che la cultura contemporanea ha perso, in relazione ai credo, quegli anticorpi critici ben presenti invece dalla tradizione greca alla modernità.

Mentre condivido lo sconforto che pervade la sua ricognizione del reincantamento contemporaneo, mi convince meno l’idea che la filosofia contemporanea abbia dato un contributo di minore incisività rispetto alle letture di Pomponazzi e Machiavelli. Basti pensare, per citare i soli giganti, a Feuerbach, per il quale la religione è essenzialmente proiezione mentale – un disturbo psichico di gravità variabile – a Marx, che fin da ragazzo si riprometteva di detronizzare tutti gli dèi, celesti e terrestri – si può vedere cosa scrive, ad esempio, nell’Introduzione alla Critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico – a Schopenhauer, che proprio dedicandolo alla memoria di Giordano Bruno e Giulio Cesare Vanini, scrisse O si pensa o si crede, fino ad arrivare a Nietzsche, il cui Zarathustra rappresenta appunto l’invocazione ai contemporanei perché «restino fedeli alla terra» e dissetino qui il proprio desiderio di giustizia.

Nella cultura contemporanea manca una critica significativa della religione in generale e delle singole religioni. Si tratta di un aspetto importante della nostra storia intellettuale, presente nella cultura antica, a opera di letterati e filosofi, perfino dei filosofi che poi pretendevano di formulare una loro religione o proponevano pratiche religiose elaborate autonomamente. Il pluralismo religioso del mondo greco-romano favoriva un confronto tra le religioni, in cui era possibile criticare, anche aspramente, credenze e pratiche di questa o quella religione.

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novembre 17th, 2013

Democrito

by gabriella
Democrito (460 ca-370 a.C.)

Democrito (460 ca-370 a.C.)

Una vita cattiva e insipiente non è un vivere male,
ma un lungo morire (fr. 160)

La fisicizzazione dell’essere e non essere eleatici

Dopo Parmenide, il problema fondamentale su cui riflette la filosofia è quello del rapporto tra unicità e molteplicità. Zenone di Elea aveva dimostrato a quali contraddizioni andasse incontro chi provasse a difendere razionalmente le tesi della molteplicità degli enti e della divisibilità dell’essere. Agli eleati, come si è visto avevano risposto i filosofi pluralisti e in particolare Anassagora che con la teoria dei semi aveva dato una spiegazione efficace del divenire e del mutamento. Anche Democrito di Abdera, contemporaneo di Socrate e Platone, inizia la sua riflessione dalla dimostrazione zenoniana, osservando che la realtà materiale non può essere divisa all’infinito perché ne sarebbe polverizzata e l’essere diverrebbe nulla.

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ottobre 20th, 2013

Piergiorgio Odifreddi, Come stanno le cose

by gabriella

lucrezioMaria Mantello ha intervistato Piergiorgio Odifreddi in occasione dell’uscita di Come stanno le cose, il mio Lucrezio, la mia Venere, per Rizzoli. Di seguito, la recensione di Piero Bianucci per le pagine scientifiche della Stampa.

Il De rerum natura di Lucrezio ha folgorato sulla strada della razionalità filosofica contrapposta alle illusioni e paure religiose Piergiorgio Odifreddi, che lo ha tradotto in prosa accompagnando ogni pagina con un suo articolato commento a fronte, dove sottolinea l’attualità delle grandi intuizioni scientifiche contenute in questo poema, che definisce il

«più elevato canto mai intonato da un uomo alla scienza e alla ragione».

Il Lucrezio in versione Odifreddi forse farà storcere il naso ai puristi, ma è straordinario per la potenza comunicativa delle efficaci soluzioni linguistico-letterarie, che iniziano fin dalla traduzione del titolo. La fisica non finge ipotesi, come qualcun altro dopo Lucrezio dirà, perché descrive le cose. E cosa deriva da causa, quindi conoscere gli eventi della natura significa spiegare in modo empirico-razionale i nessi causali con cui la natura si autogenera e diviene. Quindi, la riflessione sulle cose della natura è chiarire come le cose della natura stanno. Ecco allora che De rerum natura è eccellentemente reso da Odifreddi con Come stanno le cose.

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luglio 11th, 2013

Maria Mantello, L’ateo, il credente, il chierico

by gabriella

Dal Rasoio di Occam.

 

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A più di qualcuno sarà capitato di essersi imbattuto in quella figura di credente che quando dichiari il tuo ateismo ti perseguita con la sua compassionevole azione conversionista. Cerca d’incontrarti, di trattenersi con te. Ogni scusa è buona per parlarti di Dio, del gruppo parrocchiale che frequenta, di quanto la fede sia appagante. E se garbatamente cerchi di fargli capire che proprio la religione non ti interessa e tanto meno di frequentare strutture clericali; che insomma sei un ateo felice che rispetta chi crede, ma vuole lo stesso rispetto, comincia a parlarti (tra un intercalare e l’altro di graziaddio) di miracoli e guarigioni inspiegabili. Tu sei in fondo l’”anomalia” per la sua identità. Sei la sfida per la sua riconferma identitario-religiosa. Deve trovare per forza qualcosa che in te non va: nella tua educazione, nella tua famiglia…  ti chiede del battesimo: tuo, dei figli… Lo fa per il tuo “bene”. È anche convinto di dialogare. Provi a spiegargli che il dialogo è già fallito prima di iniziare, se lui riporta tutto a una Verità eterna e assoluta che tutto sovrasta.  Se la verità è già data nel Dio, tu per lui sei al massimo la “pecora smarrita” da ricondurre all’ovile della Religione che tutto trascende. Ti ascolta stupito; lo affascini pure. Ma l’asimmetria comunicativa è incolmabile. In altri tempi, in nome di Dio, per il suo “bene”, ti avrebbe, forse, mandato al rogo.

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agosto 18th, 2012

Pierre Bayle, Pensieri sulla cometa

by gabriella

I brani seguenti sono tratti dai Pensieri sulla cometa (1682), testo polemico redatto da Pierre Bayle in occasione del passaggio di una cometa nel 1705 dedicata ad Halley, l’astronomo che ne calcolò l’orbita – che era stato sfruttato propagandisticamente dalla Chiesa cattolica e dalla cultura d’apparato per diffondere l’idea di imminenti castighi divini e instillare odio contro chi non si conformasse alla religione e alla visione del mondo dominanti.

Fingendosi «cattolico romano» e impegnato in un dialogo epistolare con un «dottore della Sorbona», Bayle affronta una lunga disamina delle cause psicologiche, politiche, filosofiche e storiche della mentalità che attribuiva all’ira di Dio fatti e prodigi naturali e nel corso dell’opera ne dissolve le premesse, descrivendo l’eticità di un mondo ateo e argomentando conclusivamente che la coscienza morale è più profonda e fondamentale di quella religiosa e confessionale e costituisce anzi, l’unica base della comunicazione e del confronto tra gli uomini.

I Pensieri sulla cometa, insieme al Dizionario storico critico (è accessibile in rete il testo in lingua originale) furono tra i primi strumenti di critica militante che i Lumi opposero alla superstizione, all’oscurantismo e all’uso strumentale della paura e della credulità popolare.

Né la tradizione generale, né l’unanime consenso degli uomini possono sostituirsi alla verità, altrimenti bisognerebbe anche ammettere che le superstizioni sugli auguri e sui prodigi, che i Romani avevano apprese dagli Etruschi, e tutte le sfrontatezze dei pagani sulle divinazioni, fossero altrettante verità incontestabili, visto che tutti ci credevano, come credevano ai presagi delle comete.

Pensieri sulla cometa, (Roma-Bari, Laterza, 1979, 45, p. 91)

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