Posts tagged ‘Big Man’

marzo 31st, 2015

Pierre Clastres, La questione del potere nelle società primitive

by gabriella
Pierre Clastres e la giovane Guayaki Raipurangi

Pierre Clastres e la giovane Guayaki Raipurangi

Da dove viene il potere politico, il comando dell’uomo sull’uomo? Queste le domande al centro della ricerca antropologica di Pierre Clastres [1934-1977]. Il breve, illuminante, saggio La question du pouvoir dans le société primitives (1976), è disponibile in traduzione italiana ne L’anarchia selvaggia. Le società senza stato, senza fede, senza legge, senza re, Milano, Elèuthera, 2013, pp. 25-31.

Clastres osserva che l’etnologia occidentale ha sofferto di un etnocentrismo che le ha impedito di prendere sul serio le forme politiche delle società tradizionali, nelle quali l’assenza di stato è stata interpretata come segno di immaturità e incompletezza. Analoga sorte è stata riservata alle forme economiche, considerate espressione di un’economia di sussistenza, sinonimo di arretratezza e sottosviluppo.

La cultura occidentale pensa infatti il potere in termini di relazioni gerarchiche e autoritative di comando e obbedienza, dimensione assente in società non coercitive e prive di stato come quelle tradizionali. Ne segue che le cosiddette società primitive sarebbero incapaci di esprimere relazioni di potere, di darsi organizzazione politica: sarebbero cioè allo stato presociale o di natura. Clastres nota invece che il potere politico è diretta emanazione del fatto sociale, quindi universale, ma si realizza nella doppia modalità coercitiva e non coercitiva, così che la prima non esprime l’essenza del potere politico, ma semplicemente un suo caso particolare [Copernic et le sauvages, (1969) poi in La société contre l’Etat, 1974].

Nelle società «senza stato, il cui corpo non possiede organi separati di potere», cioè in cui «il potere non è separato dalla società», i capi, i Big Man, non hanno alcun potere sulla tribu: come osservarono i conquistatori europei del XVI secolo, si trattava di selvaggi «senza fede, senza legge, senza re».

[l’uomo moderno] ha barattato una parte della sua possibilità di felicità per un po’ di sicurezza.

Sigmund Freud, Il disagio della civiltà

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dicembre 30th, 2013

Pierre Clastres, Economia primitiva, economia dell’abbondanza

by gabriella

Pierre ClastresUscito negli Stati Uniti nel 1972, Stone Age Economics, il classico della ricerca antropologica sulle forme economiche delle società native di Marshall Sahlins, fu tradotto in francese nello stesso anno e pubblicato da Gallimard con il titolo Âge de la pierre âge d’abondance. 

Nella prefazione, affidata a Pierre Clastres, l’antropologo francese fece risaltare la creazione d’abbondanza in società che ignorano povertà e diseguaglianza e lasciano la maggior parte del tempo libero ai propri membri [qualcosa in cui la civiltà occidentale non crede fin da Esiodo]. E’ in questo contesto che Clastres analizza il legame tra potere e debito, fornendo una memorabile lettura del Big Man, il capo senza potere dei selvaggi.

«Gli dèi si trattengono infatti, dopo averli nascosti, i beni necessari alla nostra esistenza, ché altrimenti con facilità potresti lavorare in un giorno, così da possedere per un anno, stando ozioso; ben tosto potresti porre al fumo del focolare il timone della nave, e sparirebbe il lavoro dei buoi e dei muli pazienti alla fatica» [Esiodo, Le opere e i giorni – integrazione mia].

Una fascinazione di vecchia data per le società primitive assicura al lettore francese un’abbondante e regolare disponibilità di opere et­nografiche, purtroppo ben lontane dall’essere tutte di pari inte­resse. Di tanto in tanto, un libro si staglia sul grigio orizzonte di tale produzione: l’avvenimento è troppo raro per astenersi dal segna­larlo. Iconoclasta e rigoroso, ironico ed erudito, molti si rallegre­ranno nel veder pubblicato il lavoro di Marshall Sahlins, L’econo­mia dell’età della pietra [Bompiani, Milano, 1980].

Sahlins, antropologo americano di grande reputazione, è un profondo conoscitore delle società melanesiane, ma il suo progetto scientifico non si riduce all’etnografia di una determinata area cul­turale. Non solo travalica abbondantemente i confini di un punti­glioso studio monografico, come attesta la varietà planetaria dei suoi riferimenti, ma intraprende l’esplorazione sistematica di una dimensione del sociale da lungo tempo osservata dagli etnologi, affrontando in modo radicalmente nuovo l’ambito economico e ponendo in modo malizioso la domanda fondamentale: come si configura l’economia nelle società primitive.

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