Posts tagged ‘Cina’

dicembre 29th, 2015

Du Fu 杜甫, Canto del vento d’autunno e della capanna, Poesia dei carri

by gabriella

du-fuTraggo da Quel che resta del mondo questa lirica del grande poeta cinese Du Fu 杜甫 , vissuto sotto la dinastia Tang. Du Fu nacque infatti nel 712, nei pressi di Luoyang (Henan) dove, quale figlio di un funzionario di rango inferiore, fu educato alla cultura dei classici secondo la visione confuciana del compito dei funzionari mandarini.

Nel mese ottavo una burrasca d’autunno
Tolse al mio tetto tre strati di paglia;
Dappertutto le sparse; sopra il fiume,
Sulle due rive, dentro la palude,
In alto sopra gli alberi.

E dai dintorni vennero ragazzi
A frotte, che vedendomi
Vecchio e debole, mi portaron via
La paglia sotto gli occhi; la rubavano
E tra i loro canneti di bambù
L’ammucchiavano lesti. Ed io cercavo
Di fermarli, ma invano: non bastava
La mia voce.

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dicembre 2nd, 2015

Thomas Piketty, Paris climat 2015

by gabriella

summit-clima-parigiL’economista francese commenta la sfida della Conferenza sul clima osservando il ruolo giocato dalla disuguaglianza, tra paesi e tra cittadini, nella definizione del problema e nella sua possibile soluzione. Importante la lettura del fenomeno e i dati riferiti (illuminanti sulle reali responsabilità dei singoli paesi), Piketty propone, di fatto, un’imposta progressiva sulle emissioni in grado di ripartire equamente i costi di adeguamento delle infrastrutture dei singoli paesi. L’articolo è uscito su Le Monde ed è stato tradotto da Repubblica del 1 dicembre 2015.

Dopo gli attacchi terroristici, ci sono purtroppo seri rischi che i dirigenti francesi e occidentali abbiano la testa altrove e non facciano gli sforzi necessari perché la Conferenza sul clima di Parigi vada a buon fine. Sarebbe un esito drammatico per il pianeta. Innanzitutto perché è arrivato il momento che i paesi ricchi si facciano carico delle loro responsabilità storiche di fronte al riscaldamento climatico e ai danni che già adesso arreca ai paesi poveri. In secondo luogo perché le tensioni future su clima ed energia sono gravide di minacce per la pace mondiale.

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dicembre 3rd, 2013

Giorgio Cremaschi, Prato, schiavitù a chilometri zero

by gabriella

8-marzo-operaieIl tragico ritorno della schiavitù nel continente da cui è iniziata l’accumulazione originaria. Dal blog di Giorgio Cremaschi.

Le persone bruciate vive nelle fabbriche tessili segnano la storia dello sviluppo industriale e delle condizioni di lavoro. La stessa data dell’8 marzo ricorda la strage di operaie avvenuta per il fuoco più di un secolo fa negli Stati Uniti.

Dopo aver percorso il mondo con la sua devastazione costellata di stragi di lavoratori, ora, grazie alla crisi, la globalizzazione torna là da dove era partita, e anche da noi si muore come nel Bangladesh o in Cina. Negli Stati Uniti questi laboratori di migranti che si installano nelle antiche zone industriali li chiamano “sweet-shops”, fabbriche del sudore. Da noi la strage di operai cinesi a Prato è stata presentata cercando la particolarità estrema, quasi come fatto di costume.

Si è messo l’accento sulla particolare chiusura in sé della comunità cinese, fatto assolutamente vero, quasi per derubricare quanto avvenuto. E soprattutto per non affrontare la questione vera, che in Italia la produzione industriale e il lavoro nei servizi stanno affondando nelle condizioni di quello che una volta si chiamava terzo mondo.

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agosto 27th, 2013

Chongqing

by gabriella

Réportage fotografico realizzato da Daniele Dainelli e Francesco Cocco nel giugno 2009 e proiettato alla biennale di Venezia 2011.

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giugno 4th, 2013

Sunzì, L’arte della guerra

by gabriella

sun-tzu

Fa’ uso della collera per confonderli,
dell’umilità per renderli arroganti,
fa’ crollare loro i nervi con l’arguzia,
sii fra loro motivo di discordia.
Attaccali quando sono impreparati,
sferra il colpo quando meno se lo aspettano.
Sii tanto sottile da essere informe,
tanto silenzioso da essere impercettibile.
Solo così potrai essere artefice del destino dei tuoi nemici.

gennaio 17th, 2013

Ugo Mattei, Cina, tra riti e legge

by gabriella

Cina

Che la Cina stia diventando potenza di primissimo piano in corsa per l’accaparramento di risorse globali per un futuro che promette ben poco di buono non è in discussione. Basta girare l’Africa e l’America Latina per cogliere l’impressionante portata della sua presenza, ma soprattutto la rispettosa accoglienza in generale riservatale dalle popolazioni locali. I cinesi, infatti, non presentano il volto arrogante dell’Occidente. Non impongono riforme strutturali o l’introduzione di una retorica dei diritti e della democrazia. La Cina condivide col Sud del mondo una lunga storia di vittimizzazione da parte dell’Occidente e una tale condivisione crea legami profondi. Che l’Occidente abbia imparato a considerare la Cina come un proprio pari, dimostrando il dovuto rispetto per un così importante «condomino globale» è assai più dubbio.

Il diritto offre un’eccellente finestra per osservare la dialettica CinaOccidente, indagando quell’assurdo atteggiamento di superiorità globale che abbiamo sviluppato auto-promuovendoci campioni della «legalità» e infliggendo la nostra retorica a tutte le periferie. L’ingresso sella Cina al Wto, avvenuta nel 2002, è stata preparata da parte cinese attraverso un incredibile numero di riforme del proprio sistema giuridico, non soltanto riforme legislative di tipo formale (abrogate centinaia di leggi contrarie allo spirito del libero commercio internazionale, sostituite con liberalizzazioni in diversi settori dell’economia; introdotte leggi che definiscono strutture proprietarie private, inclusa la proprietà intellettuale) ma anche riforme strutturali, come quelle relative alla formazione dei giudici e all’insegnamento accademico del diritto.

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dicembre 7th, 2012

Ferruccio Gambino, Devi Sacchetto, Storia del lavoro in Cina

by gabriella

Pun-Ngai-Cina-la-società-armoniosa-300x225L’introduzione di Ferruccio Gambino e Devi Sacchetto a Pun Ngai, Cina, la società armoniosa. Sfruttamento e resistenza degli operai migranti (Milano, Jaca Book, 2012). Qui, l’indice del volume.

Questo libro è un esercizio di avvicinamento a una condizione umana che in occidente è più rimossa che sconosciuta. In particolare, la discussione delle tendenze in atto nella Cina attuale sembra una foglia composta, della quale si fatica a leggere la nervatura che l’alimenta, ossia il sistema cinese della residenza. Dai primi anni 1950 tale sistema (hukou) ha separato la popolazione rurale da quella urbana in termini economici e politici dividendola orizzontalmente in due classi di cittadinanza, di cui quella inferiore era in larga misura, anche se non completamente, bloccata nelle campagne. Con la svolta del 1978, l’esodo di giovani dalle campagne verso le città ha assunto proporzioni bibliche, ma lo statuto di quanti hanno lasciato e lasciano i villaggi è rimasto perlopiù quello del “lavoro migrante rurale”. È questo flusso verso le periferie industriali che ha innervato la trasformazione cinese degli scorsi trent’anni. Tuttavia in occidente esso è stato sovente considerato come uno – e talvolta ovvio e secondario – tra i tanti ed eterogenei fattori del megatrend. È così capitato durante il trentennio scorso di dover ascoltare il ritornello della classe operaia come una specie in via di globale estinzione, mentre era snobbata la maggiore migrazione non coatta della storia umana e il principale fenomeno sociale di questi tempi, ossia lo spostamento dalle campagne alle città di circa 200 milioni di cinesi che si avviavano al lavoro salariato.

Su un miliardo e 300 milioni di abitanti, i 200 milioni di lavoratori migranti rappresentano un gruppo politicamente minoritario e tuttavia essi detengono una posizione economicamente strategica. Dalle file di questi migranti proviene la gran parte dei 16-17 milioni di occupati/e da capitale straniero, che costituiscono la punta di diamante dei profitti che le imprese d’oltremare estraggono non solo in Cina ma nel mondo. Gli scritti qui raccolti intendono esporre la situazione di gran parte di questi migranti che sono trattati come cittadini di seconda classe, pur vivendo e lavorando di fatto accanto a coloro che godono della residenza legale nelle città e dei servizi pubblici che ne derivano. Troppo spesso il lavoro dei discriminati è liquido ma le spine da cui zampilla restano invisibili. È su questo lavoro vivo che l’economia mondiale continua a battere il suo ritmo profondo.

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ottobre 1st, 2012

Il pensiero cinese antico

by gabriella

china province-mapContemporaneamente alla fioritura della filosofia greca (Socrate, Platone) e indiana (Siddhartha Gautama, il Buddha), il VI° e V° secolo vede attivi in Cina Confucio (Kung Fuzí), fondatore del Ru Jia, la scuola dei letterati, Mòzî (Mo Tzu), caposcuola del moismo (Mo Chia), e Zhuāngzǐ (Chuang Tzu), il principale prosecutore della scuola daoista nata con Laozí (Lao Tzu).

A questa prima fase segue il cosiddetto periodo delle “cento scuole”, un’epoca di impressionante vivacità intellettuale che vede nascere, oltre alla scuola dello yin-yang il cui testo fondamentale, l’I-Ching o Libro dei mutamenti, è da datare però al secondo o addirittura al terzo millennio a. C. -, la speculazione di Mencio (Mengzí), caposcuola dell’indirizzo spiritualista del Ru Jia, di Xunzí  (Hsun Tzu), autore de L’arte della guerra ed espressione dell’opposta corrente materialista della scuola confuciana, e di Han Feizí, iniziatore del pensiero autoritario dei legisti (Fa Jia).

 

Confucio e il Ru Jia

Tutte le cose sono complete dentro di noi. Non c’è maggiore delizia che comprendere questo mediante l’educazione di se stessi.

Mencio (Mengzí) , VII, 1

Il maestro Kung (Khung Fu Tzu, latinizzato in Confucio), come fu sempre chiamato Khung Chhiu, era nato nel -552 (VI° a. C.) nel piccolo stato di Lu nell’odierno Shandong.

Più che un pensatore originale, Confucio fu, in primo luogo, un maestro di morale, interessato a sviluppare un codice etico capace di migliorare la vita associata degli uomini. Il tema centrale del suo insegnamento è stato infatti quello del completo sviluppo della personalità e dell’armonizzazione dei rapporti umani finalizzato al conseguimento del bene comune.

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ottobre 1st, 2012

Lin Hai 林海. Lo Chia-Luen, Il punto di vista confuciano sull’integrazione oriente-occidente

by gabriella

In questi giorni ho ripreso in mano un vecchio libro di storia della filosofia orientale. Rileggendolo, ho sostato con sorpresa sulle parole con cui il prof. Lo Chia-Luen aveva concluso il capitolo dedicato al pensiero cinese, parole spiazzanti per chi è abituato a pensare in termini di identità e omologazione. Con finale confuciano.

Le componenti e le manifestazioni del pensiero che abbiamo ricordato costituiscono la materia di cui è sostanziata la civiltà cinese. Esse hanno meriti e demeriti, comportano vantaggi e svantaggi, produssero fortune e sventure, risultati ambiti e conseguenze spiacevoli.

Ma quel che più importa è che noi ci troviamo in una nuova èra di contatti, impulsi e integrazioni culturali. L’oriente non è più a oriente e l’occidente a occidente, poiché la diminuzione delle distanze e le sempre più ingegnose invenzioni per trasmettere il pensiero e diffondere le idee costringono continuamente i due titanici gemelli ad incontrarsi ad ogni momento. La nascita di una nuova civiltà, forse di una civiltà mondiale, è già annunciata. Nulla dell’antico può conservare la sua antica forma o sostanza, perché è antico, e nulla del nuovo può sorgere e permanere scacciando completamente il passato, in quanto tale passato permane e continua a vivere in coloro che lo hanno ereditato. Il che fa parte del grande schema dell’evoluzione, che significa semplicemente mutamento e non implica mai progresso. Il progresso presuppone uno scopo, un ideale posto davanti o dietro di noi. Nel gigantesco processo di formazione di una nuova cultura, è essenziale che gli intellettuali di tutto il mondo conservino un’ampia visione della vita e alti ideali. Solo così potranno essere accomunati alla nobile missione di accelerare l’evoluzione culturale verso la perfezione del genere umano.

Lo Chia-Luen, Caratteristiche generali del pensiero cinese, in Storia della filosofia orientale, a cura di Sarvepalli Radhakrishnan, Milano, Feltrinelli, 1962, pp. 702-703.

ottobre 1st, 2012

Joseph Needham, Il Fa Chia, la scuola dei legisti

by gabriella
Joseph Needham

Joseph Needham

needhNel capitolo di Scienza e civiltà in Cina dedicato ai legisti [contenuto nel secondo volume dell’opera], Needham analizza in profondità l’indirizzo di pensiero autoritario che contribuì all’unificazione imperiale della Cina: il Fa Chia, la scuola dei legisti. Significative le loro dispute sul conflitto tra legge positiva (fa) e legge di natura e non meno celebri le convinzioni della scuola sulla funzione del diritto penale e della crudeltà delle sanzioni nella conservazione dello stato.

L’amore legista per i numerico e il quantitativo a scapito del “qualitativo” e la capacità di rovesciamento delle tesi antagoniste di cui diedero prova i suoi esponenti ne fanno una lettura di straordinario interesse per chi si interessi dei topoi e del funzionamento del pensiero autoritario di ogni epoca.

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