Posts tagged ‘compassione’

marzo 29th, 2017

Schopenhauer

by gabriella
Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer (1788 – 1860)

E’ davvero incredibile come insignificante e priva di senso, vista dal di fuori, e come opaca e irriflessiva, sentita dal di dentro, trascorra la vita di quasi tutta l’umanità.

E’ un languido aspirare e soffrire, un sognante traballare attraverso le quattro età della vita fino alla morte, con accompagnamento d’una fila di pensieri triviali.

Gli uomini somigliano a orologi che vengono caricati e camminano, senza sapere il perché; ed ogni volta che un uomo viene generato e partorito, è l’orologio della vita umana di nuovo caricato,per ripetere ancora una volta, fase per fase, battuta per battuta, con variazioni insignificanti, la stessa musica già infinite volte suonata.

Sei lezioni sul Mondo come volontà e rappresentazioneLibro I. Il mondo come rappresentazione (gnoseologia); Libro II, Il mondo come volontà (metafisica); Libro III. Il mondo come rappresentazione (estetica); Libro IV. Il mondo come volontà (etica). In coda i paragrafi 67 e 68 del Libro IV dedicati alla compassione universale.

 

La reazione ad Hegel

Presentandosi come l’ultimo grado di sviluppo della realtà e parola definitiva della filosofia, l’idealismo hegeliano suscitò forti riserve tra i contemporanei, tra i quali Schopenhauer che, con Kierkegaard, incarnò la più schietta reazione ad Hegel, indicato sprezzantemente come filosofo «delle università», un «sicario della verità» al servizio del successo e del potere, un «ciarlatano pesante e stucchevole» contro il quale Schopenhauer rivendica, in un linguaggio agguerrito, la libertà della filosofia.

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maggio 4th, 2016

Nietzsche

by gabriella

La filosofia, così come io l’ho intesa e vissuta fino ad oggi, è vita volontaria tra i ghiacci e le alture – ricerca di tutto ciò che l’esistenza ha di estraneo e problematico, di tutto ciò che finora era proscritto dalla morale.

Nietzsche

Friedrich Nietzsche (1844 – 1900)

Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme – una crisi quale mai si era vista sulla terra, la più profonda collisione della coscienza, una decisione evocata contro tutto ciò che finora è stato creduto, preteso, consacrato.

Io per primo ho scoperto la verità, proprio perché per primo ho scoperto la menzogna come menzogna, l’ho fiutata […] Il mio genio è nelle mie narici. Io vengo a contraddire come mai si è contraddetto, e nondimento sono l’opposto di uno spirito negatore. Io sono un lieto messaggero […] solo a partire da me ci sono nuove speranze.

Nietzsche, Ecce homo

Quando Friedrich Nietzsche (1844-1900) muore, il 25 agosto 1900, ha alle spalle dodici anni di silenzio trascorsi nella follia, dopo la crisi che lo aveva colto a Torino, il 3 gennaio 1889 quando, in lacrime, aveva abbracciato un cavallo frustato dal suo cocchiere, gridando:

Tu, disumano massacratore di questo destriero.

Nato a Röcken (nei pressi di Lipsia) nel 1844, da un pastore protestante che lo lascia prematuramente orfano, educato nel prestigioso collegio di Pforta grazie a una borsa di studio, pubblica la sua prima grande opera, La nascita della tragedia dallo spirito della musica, nel 1871.

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gennaio 3rd, 2016

Victor Hugo, Il rospo

by gabriella

RospoUn gruppo di ragazzi tortura un rospo e lo abbandona in mezzo alla strada perché sia schiacciato da un carro, ma l’asino che conduce il biroccio, pur frustato e sanguinante, lo risparmia.

In questo emozionante racconto, Hugo, che era tra i giovani torturatori, pone a confronto l‘ottusità inconsapevole del giovane uomo (o dell’uomo, tout court) con la materiale consapevolezza dell’animale. Echi schopenhaueriani nella conclusione [traduzione di Barbara X].

Che vai cercando, filosofo? Oh, pensatore, stai elucubrando?
Volete forse trovare la verità fra queste nebbie maledette?

[…]

La bontà che rischiara il volto del mondo,
La bontà, questo sguardo ingenuo del mattino,
La bontà, limpido raggio di sole che scalda l’ignoto,
L’istinto che, nella tenebra e nella sofferenza, ama,
E’ quel legame ineffabile e supremo
Che equipara nell’ombra – ahimè, spesso così lugubre! –
Il grande innocente, l’Asino, a Dio il grande sapiente.

Victor Hugo, Le crapaud

Cosa ne sappiamo noi? Chi dunque conosce il fondo delle cose?
Il tramonto sfavillava fra le nuvole rosa;
Era la fine d’un giorno di tempesta, e l’occidente
Tramutava l’acquazzone in fiamma nel suo braciere ardente;

Sul ciglio d’un sentiero, vicino a una pozzanghera,
Un rospo guardava il cielo, abbagliato, affascinato;
Serio, egli meditava; l’orrore contemplava lo splendore.
(Oh! Perché la sofferenza e perché la bruttezza?

Ahimè! Il basso Impero è pieno di Augustucoli,
I Cesari di misfatti, i rospi di pustole,
come il prato di fiori e il cielo di sole!).

Le foglie bagnate s’imporporavano sugli alberi;
L’acqua luccicava, in mezzo all’erba, sul sentiero;
La sera si dispiegava come un vessillo;
Gli uccelli abbassavano il canto indebolito durante il giorno;

Tutto s’acquietava d’intorno; e, in pieno oblio di sé,
Il rospo, senza timore, senza vergogna, senza collera,
Dolce, ammirava la grande aureola del sole;
Forse il maledetto si sentiva benedetto.

Non v’è un solo animale che non abbia un riflesso d’infinito;
Non v’è pupilla abietta e vile che non tocchi
La vetta in un lampo, sia essa tenera o selvaggia;
Non v’è mostro, disprezzabile, torbido, impuro,
Che non abbia l’immensità degli astri negli occhi.

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gennaio 15th, 2014

Claudio Magris, Il bufalo di Rosa Luxemburg

by gabriella
Gustave Courbet, L'hallalì del cervo, 1867

Gustave Courbet, L’hallalì del cervo, 1867

La bella recensione di Claudio Magris [Corriere della Sera, 14 novembre 2007] a Rosa Luxemburg, Un po’ di compassione, Milano, Adelphi,  2007.

 

La lettera di Rosa

Nel dicembre del 1917, Rosa Luxemburg scrive a Sonja Liebnecht (Sonicka), mentre si trova nel carcere di Breslavia da tre anni. Nella prima parte della lettera si occupa di questioni politiche e invita la sua interlocutrice e tutto l’entourage spartachista a non prestare ascolto alla stampa borghese in merito a ciò che avviene in Russia e ad avere fiducia. A tratti, il suo linguaggio si fa perentorio, come si conviene a una leader politica che intende orientare e prendersi le sue responsabilità. Nella seconda parte la lettera si fa più personale e intima: prima il ricordo di Karl Liebnecht, imprigionato anche lui, poi quello dell’ultimo Natale trascorso tutti insieme intorno a un grande abete, mentre quello che ha in carcere è così piccolo e modesto. L’accenno all’albero la porta al ricordo nostalgico delle escursioni nello Stiglitzer Park a Berlino e in mezzo ai suoi fiori e piante: ligustri, mirti e altri vegetali e arbusti che Luxemburg descrive in pochi tratti, tanto poetici quanto competenti. Dopo altri ricordi e un breve excursus di carattere letterario, la lettera vira improvvisamente e assume un tono solenne e drammatico:

Aimè Soniucka; qui ho provato un dolore molto intenso.

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settembre 21st, 2013

Sossio Giametta, Schopenhauer in cinque piccole lezioni

by gabriella

giamettaIl Rasoio di Occam propone in anteprima uno stralcio del volume di prossima pubblicazione L’oro prezioso dell’essere di Sossio Giametta – collaboratore della prestigiosa edizione Colli-Montinari di Nietzsche – dedicato alla rilettura di Schopenhauer. L’ipotesi di partenza di Giametta è classica: Schopenhauer rappresenta la reazione ad Hegel, un Hegel ottimisticamente panlogista, apologeta dello spirito assoluto incarnato nello stato prussiano.

Contro lo spirito, la natura; contro la divinizzazione del mondo, la diabolicizzazione del mondo; dopo il noumeno e fenomeno, la volontà e rappresentazione, dopo il razionalismo, l’irrazionalismo: queste le svolte impresse alla storia della filosofia occidentale da Schopenhauer, filosofo, moralista e artista, come approdo finale del processo negativo innescato dal decline and fall del cristianesimo, su cui rimbalzerà l’affermazione tragica di Nietzsche, la sua fondazione della religione laica.

In effetti, Schopenhauer reagì alla propria ricezione di Hegel, inaugurando la perpetua riduzione della sua  filosofia all’ultima figura del sistema che affligge ancora oggi la manualistica filosofica. Giametta ha comunque il merito di ricordarci come la letteratura scientifica più aggiornata abbia finalmente capito il ruolo di Schopenhauer nell’anticipazione di concetti chiave della contemporaneità, a partire dalla centralità del corpo e della logica materiale del vivente.

1. Natura vs spirito

Il filosofo impara dalla vita e non dai libri. Ma per capire bene un filosofo bisogna vedere a quale filosofo reagisce. L’ha detto Bergson, e non ha detto una cosa peregrina: ogni filosofo pensa in reazione a un altro pensatore. Ai filosofi si applica la legge che uno dei primi filosofi greci, Anassimandro, applica a tutti gli enti: essi sono connessi alla fine, “secondo l’ordine del tempo”, per una legge di giustizia. Cioè perché, con l’unilateralità che ciascuno rappresenta e non può non rappresentare, infrangono l’unità, la compattezza, l’integrità, l’universalità della vita. È come il reato che, con la sua sporgente unilateralità, sfonda l’ordine giuridico. Il filosofo successivo è la correzione e l’incremento, per contrasto e integrazione, del filosofo precedente, in corrispondenza della successione delle epoche, che i filosofi sempre rappresentano e che sono, come ha detto Platone, le facce cangianti dell’eternità.

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novembre 15th, 2012

Garrath Williams, Nietzsche’s Response to Kant’s Morality

by gabriella

Alcune riviste online stanno celebrando la giornata mondiale della filosofia aprendo i loro archivi e rendendo disponibile per la giornata di oggi, una selezione di articoli e saggi che coprono tutti gli ambiti della ricerca filosofica.  Quella che segue è una lettura guidata alla dissoluzione dell’etica kantiana che, secondo il prof. Williams della University of Central Lancashire, Nietzsche avrebbe operato a partire dagli assunti stessi del criticismo.

Williams dimostra senza fatica l’interesse di Nietzsche per l’etica kantiana – della quale il filosofo di Röcken illumina, secondo lo studioso, gli aspetti meno seducenti e convincenti a partire dalle stesse premesse di libertà, autonomia e ragione – e ricostruisce il terreno comune delle due etiche indicato nella compassione (si ricordi l’episodio scatenante della crisi di Nietzsche a Torino) e nella comune soddisfazione per la vittoria dell’illuminismo sull’assolutismo – con l’obiettivo di ricondurre Nietzsche a Kant, usando le ragioni del primo (autonomia vs legge morale) per traghettare l’etica moderna (autonomia come fondamento della morale) nel campo minato della postmodernità. Lo studioso riconosce la carente elaborazione psicologica dell’apriori kantiano che manca la comprensione della natura estrinseca della legge morale, ma afferma che se lo spazio tra autonomia e legge è minimo in Kant, al contrario, è eccessivo in Nietzsche, nel quale va definitivamente smarrita la possibilità di sottomettere a ragione l’azione umana. Il riconoscimento nietzscheano dell’inumanità dell’uomo potrebbe così non rappresentare la pietra tombale del progetto trascendentale, ma portarlo oltre l’impensato kantiano. Purtroppo, Williams non dice (o non colgo) come potrebbe.

For what is freedom? That one has the will to self-responsibility [ …] How is freedom measured . . . ? By the resistance which has to be overcome, by the effort it costs to stay aloft.

F. Nietzsche, Il crepuscolo degli idoli

[….] there are even cases in which morality has been able to turn the critical will against itself, so that, like the scorpion,
it drives its sting into its own body.

In this essay I would like to discuss some continuities and differences between two thinkers, Kant and Nietzsche, whom I take to be among the very greatest of modern moral philosophers. My basic line of argument will be as follows: despite his apparent neglect and occasional dismissals, Nietzsche’s thought reveals a fine appreciation of Kant’s philosophy, and can itself be read as one of the most profound responses to Kant’s ethics that the tradition has so far accorded us. While the differences that I shall mention are easily seen and often taken “as read,” I think the continuities have been too little appreciated, and that very often Kant and Nietzsche are treading the same ground. What I leave open, however, is how far Nietzsche himself should be thought more than an agent provocateur in these matters: he can show us, I think, that certain, fairly systematic aspects of Kant’s morality are unattractive or unconvincing—and this even on rather Kantian premises.

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