Posts tagged ‘copyright’

marzo 1st, 2014

Giovanni Sartor, Il diritto digitale come prova generale di un diritto post-liberale

by gabriella

internetNel 2002, in occasione di un congresso giuridico – XXIII Congresso nazionale della Società Italiana di filosofia giuridica e politica, Macerata 2-5/10/2002 – Giovanni Sartor propose una lettura del nuovo tipo di diritto che la digitalizzazione sta sovrapponendo ai sistemi normativi tradizionali. La tesi esposta da Sartor ne Il diritto della rete globale, evidenzia come la prevenzione e l’esecuzione automatica della norma, propri della governance digitale affermatasi dall’inizio del millennio con gli accordi internazionali sul copyright, sopprimano il fondamento kantiano del diritto moderno, vale a dire i principi di autonomia e libertà del cittadino. Il giurista ci guida, in questo modo, ad osservare in che modo accada, sottolineando l’inadeguatezza dell’idea comune che la sorveglianza sia fondamentalmente innocua e che debba temerla solo chi delinque.

Ci si potrebbe chiedere se non dovremmo accogliere con entusiasmo questa tendenza, e accettare il fatto che il diritto venga sostituito da forme più evolute di controllo sociale. Il governo dell’attività umana mediante computer potrebbe rendere vera l’antica utopia del superamento del diritto. Anziché usare la normatività per coordinate il comportamento degli individui (che richiede la cooperazione attiva della mente dell’individuo stesso, ed esige che egli adotti la norma quale criterio del proprio comportamento, o almeno che egli tema la sanzione), la società potrebbe governare il comportamento umano (nel cyberspazio) introducendo processi computazionali che abilitino solo le azioni desiderate. Come abbiamo osservato circa i nuovi modi di proteggere la proprietà intellettuale, quando si fosse in grado di rendere impossibili le azioni indesiderate rimarrebbe la necessità di vietare e punire esclusivamente il comportamento di chi tenti di ricreare la possibilità di tenere tali azioni (il tentativo dell’hacker di rimuovere le protezioni software). Tenendo conto della pervasività del cyberspazio e di come esso si vada compenetrando allo spazio fisico, diventerebbe in questo modo possibile governare in modo articolato e complesso i comportamenti del singolo, liberando la sua mente dell’onere di farsi carico del problema della normatività.

Giovanni Sartor, Il diritto della rete globale, 2002

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luglio 20th, 2013

Gunther Teubner, Diritto d’accesso, copyright e nuova governance digitale

by gabriella

Le critiche che Teubner ha mosso al copyright e alla governance digitale [Storrs Lectures Yale Law School] istaurata in oltre quindici anni di accordi internazionali e legislazione d’emergenza. Uno stralcio della mia tesi di dottorato (2010).

Una decina d’anni fa, nel pieno dell’offensiva americana antipirateria, il costituzionalista e teorico dei sistemi Gunther Teubner tenne un corso alla Yale Law School sulla governance digitale del copyright.

TeubnerIt is not just technical legal questions […] – chiarì subito il giurista – rather, we are faced with the more fundamental question of a universal political right of access to digital communication […] In the background lurks the theoretical question whether it follows from the evolutionary dynamics of functional differentiation that the various binary codes of the world systems are subordinate to the one difference of inclusion/exclusion. Will inclusion/exclusion become the meta-code of the 21st century, mediating all other codes, but at the same time undermining functional differentiation itself and dominating other social-political problems through the exclusion of entire population groups?[1]

Nel discorso di Teubner la digitalizzazione delle risorse, intrecciando gran parte dei processi di produzione culturale ed economica ai flussi informativi della rete globale, trasforma l’accesso all’informazione in un codice binario di  esclusione/inclusione in grado di far collassare l’intera gamma delle differenziazioni sociali.

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gennaio 14th, 2013

In ricordo di Aaron Swartz RIP #Aaron_Swartz

by gabriella

Mauro Vecchio, L’addio di internetAaron

La conoscenza non è un crimine.

Anonimous

Eminenti netizen e accademici ricordano un giovane brillante. La famiglia attacca il MIT e le autorità federali per il trattamento riservato al figlio. La perdita di un hacker e un attivista di primo piano.

Gli utenti della sua Reddit e varie personalità di spicco nell’universo digitale, dal padre del web Tim Berners-Lee al portavoce pirata Peter Sunde, e ancora Cory Doctorow, Brewster Kahle (fondatore di Archive.org), Doc Searls (tra l’altro uno degli autori del Cluetrain Manifesto). Un senso profondo di rispetto verso l’opera di un costruttore, al di là delle più semplicistiche definizioni adottate in questi giorni dalla stampa internazionale. Dopo il suo drammatico suicidio, Aaron Swartz non può essere ricordato soltanto come un hacker nel mirino dei federali.

Certamente impossibile ignorare quella beffarda incursione tra i meandri cibernetici dell’archivio JSTOR, da cui erano fuoriusciti ben quattro milioni di documenti – tra paper e journal – gelosamente conservati nelle infrastrutture informatice del prestigioso MIT. In un comunicato ufficiale pubblicato sul sito celebrativo Remember Aaron Swartz, la famiglia dell’ex-studente di Stanford ha duramente attaccato sia il MIT che le autorità statunitensi.

“La morte di Aaron non è una semplice tragedia personale“, ha denunciato la famiglia Swartz in attesa dei funerali di domani a Highland Park, Illinois. L’insaziabile curiosità del giovane costruttore sarebbe stata spezzata dagli atteggiamenti intimidatori e persecutori del sistema giudiziario a stelle e strisce. Le posizioni intransigenti assunte dal procuratore federale Carmen M. Ortiz e dallo stesso ateneo di Boston avrebbero “contribuito alla sua morte”.

In totale, Swartz rischiava una condanna fino a 35 anni di prigione e una sanzione pecuniaria di un milione di dollari. Nelle vesti dell’hacker, Swartz era entrato senza autorizzazione all’interno del network tramite uno switch, riuscendo a connettersi all’archivio digitale JSTOR mediante la rete del MIT. Azioni dispiegate per distribuire online una parte significativa dell’archivio di JSTOR a mezzo P2P, rimettendo in pubblico dominio documenti che in teoria avrebbero dovuto già esserlo ma che invece risiedevano inspiegabilmente in un giardino recintato il cui accesso era riservato al pubblico pagante.

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aprile 29th, 2012

Perché Internet resti uno stupid network

by gabriella

Un nuovo provvedimento legale riapre il problema del filtraggio dei contenuti su Internet (filtering), nella fattispecie su YouTube. Il precedente italiano era stato il caso del ragazzino down torinese picchiato dai compagni di scuola il cui video, pubblicato su YouTube, aveva fatto (giustamente) indignare l’opinione pubblica, MA (inopportunamente) decidere il Tribunale di Milano per la condanna del social network. Il magistrato italiano stabilì allora il pericoloso precedente dell’obbligo di filtraggio dei contenuti prima della pubblicazione, rifiutando di accettare la (giusta) difesa di Google che aveva rimosso il video alla prima segnalazione di inopportunità.

Oggi, un caso analogo, legato alla violazione del copyright su YouTube, si è concluso con un’altra condanna. Qual è il rischio? Quello di credere di difendere libertà particolari (copyright, lotta alla pedofilia, privacy) mentre si attenta a libertà fondamentali (diritto d’espressione, libertà della rete). Internet è infatti una “rete stupida” (stupid network), una rete cioè che ignora ciò che sta circolando sui suoi circuiti [il primo a parlare di rete stupida è stato David Isenberg].

Lawrence Lessig [“The Architecture of the Innovation” e  “A Threat to Innovation on the Web”] ha spiegato che è proprio per questo che è libera e promuove intelligenza e creatività (nonché ricchezza) e che non si può insegnare a Internet a riconoscere i propri contenuti, senza farla diventare un infernale panottico digitale, nel quale NESSUN CONTENUTO, dalla mail, all’acquisto, alla petizione, potrà più dirsi PRIVATO.

La notizia, tratta da Repubblica.it (28.04.2012):

Germania.”Youtube deve filtrare i contenuti”. La corte a difesa dei diritti d’autore

Il tribunale di Amburgo ha preso le difese della casa discografica Gema, che ha portato in tribunale il sito di proprietà di Google a causa di 12 videoclip musicali pubblicati online i cui diritti non sono mai stati pagati. La sentenza potrebbe diventare un riferimento per cause simili in altri paesi.

UN TRIBUNALE tedesco si è pronunciato contro YouTube in un caso relativo alla violazione dei diritti di musicisti e compositori. Il sito video di Google dovrà infatti installare filtri con cui impedire agli utenti di caricare online video musicali i cui diritti sono detenuti dall’etichetta discografica Gema.

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febbraio 12th, 2012

Acta, chiudere Internet

by gabriella

Per adesso si tratta di una sigla sconosciuta al di fuori degli addetti ai lavori, ma ci sono serie possibilità che trovi una grossa notorietà. Eppure è già stata fatta una giornata di protesta mondiale contro l’Acta. A Monaco di Baviera, nonostante un freddo polare, nella stessa giornata mondiale di protesta sono scese in piazza 20.000 persone. Ma che cosa è l’Acta?

Si tratta di un accordo, frutto anche di una serie di accordi internazionali degli anni precedenti, tra diversi paesi, con gli Usa come capofila, per regolare le politiche mondiali contro la copia e la contraffazione. E’ noto soprattutto per lo schema giuridico che impone contro Internet anche se non c’è affatto da dimenticare che cerca di difendere le multinazionali farmaceutiche e i loro costosi brevetti. L’Acta, vanto dell’amministrazione Obama, è stato firmato dal Presidente USA il primo ottobre 2011. Per diventare veramente globale, ed efficace, aveva bisogno dell’adesione dell’Unione Europea. E puntualmente a gennaio di quest’anno l’Unione Europea l’ha firmato. Nel mese di giugno il parlamento europeo sarà chiamato a ratificare l’accordo.

Ma perché l’accordo è così pericoloso per le libertà e persino per l’uso stesso di Internet?
Basta solo leggere cosa recita l’articolo 27 della sezione 5 dell’accordo: i paragrafi 1), 2) e 6) sono un’aperta legittimazione ad utilizzare, da parte delle corporation, mezzi giudiziari straordinari per proteggere i loro prodotti dallo streaming e dal download. In nome della negazione di un diritto naturale, passarsi materiali di cui si è in possesso, una corporation potrà fare di tutto: spiare, buttare giù siti, violare ogni norma elementare di privacy. Lo stato di eccezione si trasferisce così dal piano militare ed economico (il “non ci sono alternative” nella distruzione di Grecia e Italia) a quello della difesa del copyright. In nome di questo tipo di stato di eccezione ogni regola è permessa. Se l’Acta entrasse a regime, Internet sarebbe il sinistro regalo dell’amministrazione Obama, quella eletta con la campagna elettorale su youtube e facebook, ai cybernauti ai quali renderà facebook e youtube inutilizzabili, visto che ogni uso (citazione di giornali, film etc) sarà considerato come violazione di copyright.

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febbraio 3rd, 2012

Violinisti di strada: la poesia conquista la guardia del metro .. con osservazioni del giorno dopo su infosfera e copyright

by gabriella

Il primo ad essere conquistato dal fascino della musica è un ciclista malvestito a cui bastano poche note per empatizzare con il violinista di strada. In realtà, aveva il portafogli in mano prima ancora che il musicista inziasse: solidale a prescindere. Passano tre insensibili, ma interessati, teenagers, una signora che sembra andare di fretta si ferma a ricompensare il violinista, mentre si forma già un piccolo pubblico davanti alla stazione del metro al quale la timida spettatrice si unisce. Arriva un’altra signora che indugia affettuosamente sulla custodia aperta, lascia una moneta e sistema i denaro sotto le copie dei cd; ora è il turno dell’uomo di guardia davanti alla stazione che si avvicina alla custodia e deposita dolcemente la sua banconota. Una signora fuori forma getta uno sguardo distratto e tira dritto, un ragazzo si ferma e annuisce compiaciuto. Il violinista conclude, qualcuno si congratula.

La settimana scorsa, a Washington.

e questo, invece, è ciò che accade ogni giorno nel métro parisien, per esempio, a Châtelet (tremenda nostalgia …).

Osservazioni del giorno dopo su infosfera e copyright

Il video Street Electric Violinist è uno dei tanti esempi di viralità dei social network: dalla cittadina vicino Washington nella quale il ventenne Bryson vive, le sue performance musicali hanno fatto il giro del mondo via Twitter per essere riprese dalla stampa generalista (per l’infosfera italofona, repubblica.it) delle diverse nazionalità.

Questo genere di fenomeni – ben studiati ad esempio da Mike Wesch: si veda qui e qui – sollecita osservazioni su molti piani diversi. Su quello culturale, ad esempio, è evidente che la versione classica di una musica pop (Halo, di Beyoncé), così come le versioni pop di musica barocca proposte da Andres (e da molti altri violinisti non elettrici, come Nigel Kennedy, per citare uno dei miei preferiti) realizzano un’efficace azione di promozione e volgarizzazione (o democratizzazione) di elementi di musica colta, inaccessibili senza opportuna traduzione (anche nel noto significato di “tradimento” implicato dal termine) a larghe fasce di pubblico giovanile. Non sfugge, da questo punto di vista, il potenziale educativo su cui la scuola potrebbe inserirsi, rendendo meno volatile l’interesse e l’entusiasmo per una musica di norma esclusa dalla dieta culturale degli studenti.

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