Posts tagged ‘critica al principio d’autorità’

marzo 2nd, 2017

Pascal

by gabriella
Blaise Pascal

Blaise Pascal (1623 – 1662)

Desideriamo la verità e non troviamo in noi se non l’incertezza. Cerchiamo la felicità e non troviamo se non miseria e morte.
Siamo incapaci di non aspirare alla verità e alla felicità e siamo incapaci di certezza e felicità. Noi vaghiamo in un vasto mare, sospinti da un estremo all’altro,
sempre incerti e fluttuanti. Ogni termine al quale pensiamo di fissarci e di ormeggiarci vacilla e ci lascia; e se lo seguiamo, ci si sottrae, scorre via e fugge in un’eterna fuga. Nulla si ferma per noi.
E’ questo lo stato che ci è naturale e che, tuttavia, è più lontano dalle nostre inclinazioni. Noi bruciamo
dal desiderio di trovare un assetto stabile e un’ultima base sicura per edificarci una torre
che si innalzi all’infinito; ma ogni nostro fondamento scricchiola, e la terra si apre fino agli abissi.

Pensieri, 72

Blaise Pascal è, dopo Cartesio, il più originale pensatore francese del Seicento. La vastità dei suoi interessi lo portò a contribuire giovanissimo alla geometria (appena sedicenne scrive il Trattato sulle coniche) alla matematica (costruisce una macchina calcolatrice, la pascaline) e alla fisica, lavorando sulla scia dei problemi sollevati dal cartesianesimo, mentre, sul piano filosofico e religioso, la sua riflessione si intreccia con le vicende storiche del giansenismo – dalle tesi del vescovo Cornelio Giansenio che con Augustinus (postumo, 1641), proponeva, contro la rilassata morale gesuitica, di tornare alla religiosità severa di Agostino, centrata sul peccato originale e sulla limitata capacità di salvezza dell’uomo, senza l’intervento della grazia e con la diffusione delle sue tesi semiprostestanti che si diffondevano dal convento di Port Royal.

Il suo profilo più celebre è quello dedicatogli da Chateaubriand:

« Ci fu un uomo che a 12 anni, con aste e cerchi, creò la matematica; che a 16 compose il più dotto trattato sulle coniche dall’antichità in poi; che a 19 condensò in una macchina una scienza che è dell’intelletto; che a 23 dimostrò i fenomeni del peso dell’aria ed eliminò uno dei grandi errori della fisica antica; che nell’età in cui gli altri cominciano appena a vivere, avendo già percorso tutto l’itinerario delle scienze umane, si accorge della loro vanità e volge la mente alla religione; […] che, infine, […] risolse quasi distrattamente uno dei maggiori problemi della geometria e scrisse dei pensieri che hanno sia del divino che dell’umano. Il nome di questo genio è Blaise Pascal » [Réné de Chateaubriand, Il genio del cristianesimo].

read more »

novembre 12th, 2016

Galileo Galilei

by gabriella

Galileo Galilei (1564 – 1642)

Quando nel 1609 Galilei intraprende le osservazioni astronomiche che descriverà nel Sidereus Nuncius (1610), è già un matematico e professore rinomato, ma sono proprio queste scoperte, che rivelano il suo copernicanesimo, a metterlo in urto con gli aristotelici e con le gerarchie ecclesiastiche. Sei anni dopo la pubblicazione dell’opera gli giunge infatti l’ammonizione del cardinale Bellarmino che lo diffida dal «difendere e tenere» la nuova astronomia (febbraio 1616) mentre, pochi giorni dopo, il De revolutionibus viene messo all’indice.

 

Il Sidereus nuncius e la distruzione della cosmologia aristotelico-tolemaica

Il Sidereus nuncius è il ragguaglio astronomico che Galilei scrisse nel 1609 per comunicare alla comunità dei dotti le straordinarie scoperte realizzate con il canocchiale che si era costruito seguendo indicazioni olandesi. In quest’opera, che è considerata il primo rapporto scientifico della tradizione occidentale, un emozionato Galilei comunica «all’osservazione e alla contemplazione di quanti studiano la natura» – ovvero al pubblico dotto -, nella lingua veicolare del tempo – il latino,

grandi cose […]e per l’eccellenza della materia stessa e per la novità non mai udita nei secoli e, infine, per lo strumento mediante il quale queste cose stesse si sono palesate al nostro senso –

oltre alle istruzioni per costruirlo.

Il cannocchiale aveva fatto vedere a Galilei, «con la certezza della senzata esperienza», innumerevoli stelle

prima non mai vedute e che il numero delle antiche e note superano più di dieci volte,

il corpo della Luna, non ricoperto 

da una superficie liscia e levigata, ma scabra e ineguale e, proprio come la faccia della terra, piena di grandi sporgenze, profonde cavità e anfratti» e, «quel che di gran lunga supera ogni meraviglia […] quattro astri erranti […] che a somiglianza di Venere e Mercurio intorno al sole, hanno le loro rivoluzioni intorno a Giove

e che l’astronomo intitolò alla famiglia dei Medici. Il successo dell’opera fu immediato. Uscito il 13 marzo con una tiratura di 550 copie, dopo meno una settimana era già introvabile. Quando la notizia della pubblicazione giunse a Keplero, il matematico arrossì per lo stupore e incapace di trattenere la gioia, cominciò a ridere senza finire di ascoltare l’amico che gliene parlava [Keplero, Dissertatio cum Nuncio Sidereo, Torino, 1972, pp. XXXII-XXXIV]. Fu tradotta immediatamente in più lingue, l’anno stesso se ne contarono esemplari in Norvegia e Russia, tre anni dopo in India, Corea, Giappone e Cina, dove il nome di Galilei viene reso con Chia-Li-Lueh, non diversamente dall’uso umanista di latinizzare i nomi degli autori.

Smentendo la gerarchia degli spazi, distinti dall’antichità e dal Medioevo in celesti e terrestri, sacri e profani, Galilei non combatteva solo delle teorie erronee e insufficienti, ma rovesciava un atteggiamento mentale ovvio e in accordo con i sensi, sostituendogliene un altro che non lo era affatto [A. Koyré, Studi Galileiani, Torino Einaudi, 1976].

Il Sidereus infliggeva, inoltre, un duro colpo all’antropocentrismo correlato all’idea che la terra fosse al centro del cosmo e metteva un’ipoteca sia sulla medicina e sull’astrologia del suo tempo, sia sul disegno divino di salvezza basato sul sacrificio dell’unigenito figlio di Dio per la redenzione degli uomini, implicazione che, peraltro, Galilei non trarrà ancora dalla sua astronomia.

Ciò che Galilei combatteva è spiegato dallo scienziato stesso nel video seguente – tratto dal Galileo di Liliana Cavani – che inizia con un Galilei che spiega privatamente il suo pensiero per tenere poi, intimorito dall’ammonizione di Bellarmino e dalla condanna di Bruno, una pubblica lezione sulla struttura dell’universo secondo l’ortodossia aristotelico-tolemaica.

read more »


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: