Posts tagged ‘Darwin’

maggio 5th, 2017

Homo sapiens, la filogenesi umana

by gabriella

Homo sapiens

La filogenesi della specie Sapiens, genere Homo

L’uomo è una fune tesa tra il bruto e il superuomo – una fune sopra l’abisso.
Pericoloso l’andare alla parte opposta, pericoloso il restare a mezza via,
pericoloso il guardare indietro, pericoloso il tremare e l’arrestarsi.
Ciò ch’è grande nell’uomo è l’essere un ponte, non una meta:

ciò che si può amare nell’uomo è l’essere una transizione e un tramonto.

Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Gli attuali interessi dei paleoantropologi

Negli ultimi decenni, l’interesse dei paleoantropologi si è rivolto agli ultimi 6 milioni di anni, mettendo in luce l’origine africana degli ominidi (la nostra famiglia zoologica formatasi circa 23 milioni di anni fa, dalla quale si sono separati i primati e le australopitecine)la comparsa di primati bipedi in un habitat semiforestale (le cosiddette australopitecine), il loro adattamento agli ambienti più aperti delle savane in Africa orientale e meridionale, la comparsa del genere Homo e l’inizio dell’aumento in dimensioni e facoltà del nostro cervello, la diffusione extraafricana degli uomini nel Paleolitico inferiore (out of Africa), le traiettorie e le dinamiche filogenetiche che da questo momento si instaurarono in un contesto pluricontinentale, fino alla recente nascita di Homo sapiens come specie (l’unica esistente senza sottospecie, convissuta probabilmente fino a 30.000/25.000 anni fa con l’HomoNeanderthalensis e fino a 12.000 con l’HomoFlorensiensis) alla sua espansione geografica e alla sua (nostra) affermazione [vedi anche Lo sviluppo della vita].

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maggio 2nd, 2017

Darwin

by gabriella

raiculturaDall’autobiografia di Darwin, la genesi dell’evoluzionismo e i suoi principi in tre lezioni di Piergiorgio Odifreddi. [Attenzione: questa pagina incorpora un video di Rai Cultura Scienza che si avvia automaticamente. Per evitare di ascoltare l’audio prima del necessario, scrollare il testo fino a “RaiCultura Scienza” ed escluderlo manualmente].

 

 

Il Beagle e gli anni della ricerca

darwin_beagleIl 27 dicembre 1831, il brigantino Beagle salpa con Darwin [1809-1882] a bordo per completare il rilevamento della Patagonia e della Terra del fuoco cominciato dal capitano King tra il 1826 e il 1830.

L’arrivo alle Galapagos è uno dei momenti fondamentali di questo viaggio. Darwin studia le tartarughe, le iguane e soprattutto i fringuelli, stupendosi della enorme varietà di organismi che popolano l’arcipelago. E’ qui che formula la tesi che l’isolamento geografico può dare origine alla varietà e alle variazioni delle specie:

fringuelliL’unica luce che posso gettare su questa notevole differenza tra gli organismi delle varie isole, in particolare i fringuelli, è che correnti marine fortissime che corrono in direzione occidentale ovest, nord-ovest separino, per quanto riguarda il trasporto attraverso il mare le isole meridionali da quelle settentrionali. Siccome l’arcipelago è esente in modo notevolissimo da tempeste di vento, né gli uccelli, né gli insetti, né i semi leggeri possono essere trasportati da isola a isola e infine la grande profondità dell’oceano tra le isole e la loro origine apparentemente recente, in senso geologico, rendono altamente improbabile che siano mai state unite e allora, ripassando in rivista i fatti qui elencati, si resta stupefatti della forza creatrice dispiegata su queste piccole isole nude e rocciose e ancor più dalla sua azione dissimile, ma analoga negli effetti, su punti tanto vicini l’uno all’altro.

GalapagosE’ il germe della teoria dell’evoluzione che Darwin svilupperà in seguito. Non si trattava però di una teoria nuova, i greci l’avevano già formulata [come nel caso dell’eliocentrismo, non avanzato per primo da Copernico ma da Aristarco], come emerge da questo passo della Fisica di Aristotele:

Che cosa impedisce che i rapporti tra le differenti parti del corpo siano puramente accidentali? Gli incisivi, per esempio, sono taglienti e servono a spezzare il cibo, mentre i molari sono piatti e servono a masticarlo. Essi però non sono stati fatti con questo scopo e la loro forma è il risultato di un caso. Lo spesso vale per tutte le parti del corpo che sembrano essere naturalmente destinate a qualche scopo particolare: quelle costituite in maniera adatta grazie a una loro spontanea particolarità si sono conservate, mentre quelle non costituite in tal modo sono perite e continuano a perire.

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luglio 18th, 2016

Olmo Viola, La biodiversità della Terra? Batteri e … poco altro

by gabriella

batteriUn nuovo albero della vita fa luce su come i veri signori del pianeta siano i batteri, le cui scoperte correlate aprono nuove prospettive d’indagine. Forse gli eucarioti sono solo un ramoscello fra gli archeobatteri e i domini principali della vita vanno ancora una volta ridisegnati. Nuovi inattesi microrganismi sono stati scoperti e attendono di essere studiati a fondo. Tratto da La mela di Newton.

 

“I Think”

Darwin Tree, 1837

Darwin Tree, 1837

esordì Charles Darwin a principio di pagina 36 del suo taccuino B, e subito sotto disegnò quello che stava pensando: uno schema ramificato che voleva rappresentare rapporti di parentela e di discendenza fra specie, ciò che noi oggi chiamiamo “albero della vita”.

archeobatteri

Archeobatteri

A dire il vero più che a un albero assomigliava a un più irregolare corallo, tant’è che già nelle pagine precedenti aveva realizzato sui fogli degli schizzi riconducibili proprio a coralli[1]. In quel disegno riassumeva i concetti su cui stava costruendo la sua teoria: evoluzione, discendenza comune, estinzione. Usò quello scarabocchio privato per rendere visibili le idee fondamentali e connetterle graficamente. In un attimo quell’ipotesi visuale diveniva un modello esplicativo fecondo. Negli anni successivi abbandonò la prospettiva di definirlo corallo e si convinse a usare la più comprensibile e popolare metafora dell’albero, che poteva cooptare da un contesto di significati già diffuso: l’albero genealogico che ogni famiglia possedeva (almeno quelle nobili). Ma pochi avrebbero apprezzato l’idea di Darwin di inserire tra i ritratti degli antenati più antichi quella di un progenitore scimmiesco, di un anfibio e di un rettile. E visti gli ultimi aggiornamenti si può immaginare che lo stesso Darwin si sarebbe sorpreso se avesse potuto osservare uno degli ultimi alberi genealogici elaborati quest’oggi: chi non si sorprenderebbe nel vedere in cima alla propria genealogia un archeobatterio?

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marzo 29th, 2016

Andrea Parravicini, Dewey, Darwin e il Ministero del Disturbo

by gabriella
dewey

John Dewey (1859 – 1952)

Alcuni stralci dell’articolo, uscito oggi sulla Mela di Newton.

Nel primo di una collezione di saggi dal titolo The Influence of Darwin on Philosophy (H. Holt & Co., New York 1910), più di un secolo fa Dewey faceva notare come già il titolo del capolavoro di Darwin, L’origine delle specie (1859), contenendo i termini “origine” e “specie”, esprimesse una rivolta intellettuale contro i presupposti della filosofia della natura e della conoscenza che aveva regnato nel pensiero occidentale per duemila anni. Da sempre la cultura occidentale considera tutto ciò che in natura e nel sapere umano è fisso, non cambia, o ha uno scopo finale, come qualcosa di superiore rispetto a ciò che cambia, diviene senza scopo o ha un’origine. Il cambiamento, il divenire cieco, sono sempre stati considerati dalla cultura occidentale come segni di difetto e di irrealtà. L’origine delle specie, scrive Dewey,

Charles Darwin

Charles Darwin (1809 – 1882)

«nel trattare le forme, che erano state considerate come tipi fissi e perfetti, come entità che hanno un’origine, cambiano e scompaiono, […] ha introdotto un modo di pensare che alla fine era destinato a trasformare la logica della conoscenza, e dunque il modo di trattare la morale, la politica e la religione» (pp. 1-2).

Per duemila anni, nota Dewey, cogliere le essenze, le forme immobili insite nella natura (come le cosiddette “specie”), i “fini” permanenti all’interno del perenne divenire delle cose del mondo, è stato lo scopo della conoscenza scientifica. Questa filosofia ha dominato in tutti i campi del sapere umano relativo alla natura, fino a che la scienza moderna, con Galilei e Cartesio, non ha eliminato i principi fissi e le cosiddette cause finali di aristotelica memoria dall’astronomia, dalla fisica, dalla chimica.

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settembre 15th, 2015

15 settembre 1835, il Beagle raggiunge le Galapagos

by gabriella
Isola Bartolomé, Galapagos

Isola Bartolomé, Galapagos

Tratto da Senzasoste.it.

Il 15 settembre 1835, il brigantino Hms Beagle raggiunse le isole Galápagos. Era partito da Plymouth il 27 dicembre 1831 con il compito di effettuare rilevazioni idrografiche in Sudamerica. Tra gli 80 uomini a bordo c’era il giovane naturalista Charles Darwin, che il capitano Robert Fitzroy aveva voluto con sé come antidoto per la depressione, visto che il suo predecessore si era suicidato nello Stretto di Magellano.

L’arcipelago delle Galápagos (in spagnolo le tartarughe giganti) è situato sull’Equatore, ed è formato da 13 isole maggiori e altre più piccole, di origine vulcanica. Gli spagnoli le scoprirono per caso il 10 marzo del 1535, si rifornirono di cibo e acqua e proseguirono per il Perù. Le trovarono disabitate, in quanto non hanno mai avuto una popolazione indigena. In seguito vi si stabilirono pirati, balenieri e detenuti.

Le Galápagos sono interessate da tre correnti oceaniche che hanno portato numerosissime specie marine a ritrovarsi qui, e la lontananza dal continente ha permesso la formazione di un ecosistema unico, con una ricchissima biodiversità. Per un naturalista erano un paradiso: ogni isola aveva specie sue proprie di tartarughe e uccelli e Darwin, esaminando i fossili raccolti, osservò che le differenze si erano prodotte nel tempo a partire da un’unica specie originaria.

Il Beagle ripartì dalle Galápagos il 20 ottobre e fece ritorno in patria un anno dopo.

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maggio 17th, 2015

Dewey

by gabriella
dewey

John Dewey (1859 – 1952)

John Dewey (1859-1952) è il massimo esponente del pragmatismo americano e il pensatore che più d’ogni altro esprime le ragioni profonde, educative e sociopolitiche, dell’attivismo pedagogico del primo Novecento.

«Il futuro è legato al diffondersi dell’atteggiamento scientifico. È questa l’unica garanzia contro uno sviamento su vasta scala per opera della propaganda. Ancor più importante, è l’unico modo per assicurare la possibilità di una pubblica opinione abbastanza intelligente per affrontare i presenti problemi sociali».

Nato a Burlington, nel piccolo Stato del Vermont, Dewey risente in particolare delle influenze del pragmatismo di William James, una filosofia che ha come proprio oggetto di riflessione l’esperienza intesa come processo di interazione tra l’individuo e l’ambiente. Dietro di essa si può intravedere l’evoluzionismo di Darwin che, come è noto, ha posto l’interazione individuo-ambiente alla base dei processi di adattamento coi quali l’umanità si è evoluta nel tempo.

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marzo 8th, 2014

Telmo Pievani, Vito Mancuso, Del caos e dell’ordine nella natura

by gabriella
Telmo Pievani

Telmo Pievani

Vito Mancuso

Vito Mancuso

Il dibattito in filosofia della scienza tra la posizione finalista di Mancuso – per il quale l’evoluzione è frutto di un disegno intelligente, che produce ordine in un percorso dal più semplice al più complesso – e quella antifinalista, materialistica e atea dell’approccio evoluzionista di Pievani. E’ stato il filosofo della scienza a lanciare «il sasso nello stagno» con un provocatorio articolo uscito sul numero 1/2014 di Micromega [pp. 3-29] al quale il teologo ha opposto una lunga replica pubblicata sul suo sito, elegantemente ripresa da Micromega.

Precisazione: nella parte dell’articolo non riportata, Pievani si riferisce a livello 1 per “evidenze scientifiche comprovate”; livello 2 per “interpretazioni generali, scientificamente fondate ma ancora dibattute“; livello 3: “ricezione divulgativa della notizia scientifica”; livello 4: “quarto livello della ricezione: festival della fantasia dilettantesca, parole in libertà”; livello 5: “sogno ad occhi aperti, del fantasy filosofico, cioè dei travisamenti intenzionali e truffaldini di chi specula sulle notizie scientifiche per assecondare un proprio convincimento ideologico”.

 

Telmo Pievani, Con buona pace dei teologi (eretici e non)

 principio passione[…] [p. 17] Rispetto alle più edificanti opere precedenti (2007; 2009), in II principio passione (2013) Mancuso si mostra più disponibile ad accettare la realtà di fatto inoppugnabile della contingenza evolutiva. Mutazioni deleterie e imprevedibili, catastrofi su larga scala, derive, accidenti ecologici, perturbazioni non lineari: tutto ciò rappresenta il lato tragico e assurdo della natura. Ma non per questo è privo di senso: deve pur sempre esserci un senso, e una risposta per tutto! Essendo l’universo una creazione continua, libera e inconclusa, mediata dalla natura – spiega Mancuso – le forze del bene (quelle che aggregano, mettono in relazione, aumentano la complessità e l’armonia della natura) si scontrano con quelle antinomiche del male, del disordine e della disgregazione (il lato oscuro della forza). E una gran fatica questa lotta manichea, ma la meta è così luminosa che ne vale la pena. Pur in modo tortuoso e non lineare, pur fra mille sofferenze ancora, la giustizia alla fine trionferà. Ora, è chiaro che in questo modo esisterà sempre una teoria filosofica e teologica per giustificare qualsiasi evidenza scientifica e il suo contrario. L’importante è dare a intendere al lettore che i buoni vinceranno, che i mostri saranno sconfitti e la Morte Nera esploderà, che alla fine Luke Skywolker riporterà l’equilibrio nella forza, che il padre Anakin si pentirà in extremis di essere passato al lato oscuro e la sua anima sarà salva. É un lenitivo formidabile.

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luglio 18th, 2013

Piergiorgio Odifreddi, Il 2012 e la fine del mondo

by gabriella

Piergiorgio_OdifreddiIn questo post del suo blog, Odifreddi ironizza sulla credenza nella profezia dei Maia, cogliendo l’occasione per spiegare cosa distingue una previsione scientifica da una superstizione. In coda un’esercitazione per essere certi di aver capito l’argomentazione del matematico.

Let me take you down, ’cause I’m going to strawberry fields.
Nothing is real and nothing to get hung about.
Strawberry fields forever.
Living is easy with eyes closed, misunderstanding all you see.

Yogi Berra, il grande giocatore di baseball, che divenne famoso anche per i suoi aforismi surreali, disse una volta che fare previsioni è sempre difficile, soprattutto sul futuro. Rispetto al baseball, il gioco della palla dei Maya era sicuramente uno sport meno sofisticato e più grossolano: lo dimostra il supposto colpo di testa sulla fine del mondo, che qualcuno dei suoi giocatori avrebbe fatto.

Sicuramente, infatti, non può essere stato uno scienziato maya a prevedere che il Big Crunch dovrebbe avvenire il 20 dicembre 2012. Anzitutto, perché i Maya non usavano i nostri sistemi numerico e astronomico, mentre una data come il 20.12.2012 puzza troppo apertamente di fumo numerologico occidentale.

Ma, soprattutto, perché gli ottimi astronomi maya, che sapevano benissimo prevedere per davvero una varietà di fenomeni celesti, non avrebbero certo abboccato a gossip parascientifici da strapazzo. Questi gossip sono stati doverosamente riportati dai media. E non nello Yucatan indio, loro supposto luogo d’origine, ma nell’Europa bianca, che invece dovrebbe essere rossa di vergogna! La faccenda, infatti, rivela la confusione mentale che alberga nelle teste di coloro che vivono in un mondo dominato dalla tecnologia e dalla scienza, ma rimangono in balìa dell’ignoranza più tribale. In fondo, sfoggiare una televisione, un computer o un telefono cellulare per sentirvi o leggervi quel genere di notizie, non è molto diverso dall’appendersi orgogliosi una sveglia al collo, come i “selvaggi” di una volta.

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marzo 10th, 2012

Diogene di Sinope

by gabriella

Credo ch’io potrei vivere tra gli animali,
che sono così placidi e pieni di decoro.
Io li ho osservati tante volte e a lungo;
Non s’affannano, non gemono sulle loro condizioni,
Non stanno svegli al buio, per piangere sopra i loro peccati,
Non m’indignano discutendo i loro doveri verso Dio,
Nessuno è insoddisfatto, nessuno ha la mania infausta di possedere cose,
Nessuno si inginocchia innanzi all’altro, né ai suoi simili vissuti migliaia d’anni fa,
Nessuno è rispettabile tra loro, od infelice,
sulla terra intiera.

Walt Whitman

La storia narra che Alessandro Magno, affascinato dalla possibilità di incontrare il filosofo, celebre per il suo autocontrollo e la sua assoluta indipendenza dalle cose e dal potere, gli chiese quale suo desiderio avrebbe potuto esaudire: Diogene gli chiese di spostarsi perchè gli faceva ombra. Alessandro rimase colpito dall’assoluta indifferenza e dalla mancanza di reverenza di un uomo che lo trattava da pari e ne colse, non senza fastidio, la superiorità: «Se non fossi Alessandro – disse – vorrei essere Diogene». Con questo comportamento verso l’autorità, che il filosofo condivide con molti altri, a partire da Socrate e Platone, Diogene si comporta da parresiastes, dice cioè la verità a costo della vita.

Molti aneddoti su Diogene riportano i suoi comportamenti paragonabili a quelli di un cane, e i suoi elogi alle virtù del cane. Non è noto se Diogene sia stato insultato con l’epiteto “cinico (da kynikos, l’aggettivo derivante da kyon, cane) ed abbia scelto di considerarlo un elogio, o se sia stato lui stesso a sceglierlo per sé.

Diogene riteneva, infatti, che gli esseri umani vivessero in modo artificiale e ipocrita e che dovessero studiare gli atteggiamenti del cane. Oltre a praticare in pubblico le fisiologiche funzioni corporee senza sentirsi a disagio, un cane mangerà di tutto e non si preoccuperà di dove dorme. I cani vivono nel presente senza ansietà, e non si occupano di filosofia astratta. Inoltre, sanno istintivamente chi è amico e chi è nemico. Al contrario degli uomini che o ingannano o sono ingannati, i cani riconoscono la verità.

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