Posts tagged ‘dispersione scolastica’

dicembre 20th, 2017

Lettura e dispersione scolastica

by gabriella

dropoutUna ricognizione del problema del Dropout o dispersione scolastica e i risultati dell’indagine condotta nel nostro Liceo nell’a.s. 2015/2016 in collaborazione con la cattedra di Pedagogia sperimentale del Dipartimento di Filosofia e Scienze umane dell’UniPg.

Il progetto Schola del Dipartimento di Filosofia a cui la scuola ha partecipato nell’a.s. 2016/17.

La videolezione TED (con testo italiano) di Ken Robinson: How to escape education’s death valley.

In coda i materiali del convegno su Lettura e dispersione scolastica tenutosi il 20 dicembre 2017 presso il Dipartimento di Filosofia e Scienze umane (FISSUF) dell’Università di Perugia.

I cosiddetti dropout sono studenti rinunciatari che, per diverse ragioni, si sono ritirati dagli Istituti scolastici. Il termine drop-out, infatti, significa “caduti fuori”, e si riferisce appunto a quei ragazzi che “abbandonano”. Per “abbandono scolastico” si intende l’abbandono dell’istruzione e della formazione prima del completamento dell’istruzione secondaria superiore o dei suoi equivalenti nella formazione professionale.

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settembre 15th, 2017

L’apprendimento negli ambienti d’apprendimento

by gabriella

ragazza studiosaNegli ambienti d’apprendimento, come la scuola, si impara in molti modi diversi. Aspetti consapevoli ed inconsci entrano in gioco nella motivazione, nell’osservazione, nella ristrutturazione cognitiva, nel rinforzo e in una serie di vincoli e condizionamenti che agiscono attraverso la didattica, la relazione docente-allievo, il clima di classe.

Audiolezioni: 1. L’analisi del livello di aspirazione e del timore dell’insuccesso

 

La motivazione ad apprendere

«Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare un solo giorno in vita tua».

Confucio, Massime, VI secolo a. C.

Il primo fattore ad influenzare la qualità e la velocità dell’apprendimento è la motivazione, vale a dire la spinta emotiva a studiare e l’interesse per l’oggetto dell’apprendimento che fanno nascere il desiderio (eros) di impadronirsene.

Nel pensiero occidentale il primo ad affermare che educazione ed apprendimento hanno a che fare con l’eros è stato Platone (V a.C.) e a lui si richiamano molti autori successivi. Recentemente, gli psichiatri Miguel Benasayag e Carl Schmit hanno parlato della pulsione epistemofilica, termine con cui hanno indicato quel«la volontà di sapere e comprendere per abitare il mondo», capace di sconfiggere la tristezza e il vuoto dell’epoca contemporanea [Benasayag, Schmit, L’epoca delle passioni tristi, 2004].

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giugno 7th, 2012

L’abbandono scolastico in Italia

by gabriella

Due ragazzi su 10 lasciano gli studi prima del diploma [dati 2012]. Sono 114mila all’anno, tra i 14 e i 17 anni. L’Europa: obiettivo 10% entro il 2020. Il governo in campo contro la dispersione.

MILANO – Disoccupazione, difficoltà ambientali, necessità di lavorare per portare qualche soldo in più a casa, cura dei fratelli più piccoli, o delle faccende domestiche. Ma anche problemi pratici come la distanza dalla scuola, la mancanza di adeguati servizi di trasporto. O la noia, la disaffezione per lo studio. A volerle analizzare, le ragioni dell’abbandono scolastico hanno molte facce. Alcune forse persino «assolutorie». Ma il dato che le riassume è uno e inequivocabile: i giovani «dispersi», quelli che hanno un’età compresa tra i 14 e i 24 anni (gli «early school leavers») e non terminano gli studi, in Italia raggiungono una soglia altissima, il 18,8%. Quasi due studenti ogni dieci. Per confrontarci con il resto d’Europa, il 5 per cento più della media. E troppi punti percentuali più dell’obiettivo fissato dalla Strategia Europa 2020, che pone un limite massimo di abbandoni prematuri al 10 per cento,con almeno il 40% dei giovani laureati o diplomati. Un fenomeno che ha effetti negativi sull’occupazione (solo il 46,4 per cento dei giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi ha un lavoro) e sulla mobilità sociale: sugli abbandoni precoci pesa un livello d’istruzione dei genitori più basso, che finisce per perpetuarsi generazione dopo generazione.

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gennaio 15th, 2012

Salvio Intravaia, La dispersione e l’insuccesso scolastico oggi

by gabriella

Nelle statistiche vanno sotto le voci di dispersione e insuccesso: ma il fenomeno sta diventando un vero allarme per la scuola italiana. I numeri negli anni crescono, e il ministero pensa a organizzare azioni di recupero [aggiornamento del del 15 novembre: “pensa di organizzare azioni di recupero tagliando i fondi per il miglioramento dell’offerta formativa” (ddl. stabilità), cioè quei fondi utilizzati dalle scuole per organizzare corsi di recupero e attività di rimotivazione allo studio.

13/01/2012
la Repubblica

La lotta alla dispersione scolastica sarà una delle 10 priorità del governo Monti per la scuola. Lo ha assicurato il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, illustrando le linee guida del suo dicastero in commissione Cultura alla Camera. Il “recupero delle aree scolastiche più compromesse” attraverso “interventi specifici di rafforzamento delle conoscenze e competenze irrinunciabili, ai fini della riduzione dell’insuccesso formativo, della dispersione e dell’abbandono scolastico”, è considerato uno degli obiettivi strategici per rafforzare il sistema di istruzione nazionale.

Per evitare fughe premature dalle scuole di ogni ordine e grado, che consegnano al mondo del lavoro giovani con scarse capacità di imporsi per i bassi livelli di istruzione  –  al massimo il diploma di terza media e non più in formazione, come avviene per i Neet  -, si può pensare “all’apertura delle scuole per tutto l’arco della giornata e al supporto di personale esperto, attuati in sinergia con il ministero della Coesione territoriale per l’immediato recupero della capacità di spesa delle regioni meridionali più carenti”.

Ma cosa si intende per dispersione e insuccesso? E quali sono i numeri che le descrivono? Ogni anno sono oltre 400 mila gli studenti della scuola secondaria che vanno incontro ad una bocciatura, abbandonano i banchi di scuola facendo perdere le proprie tracce o non vengono neppure scrutinati per le troppe assenze. L’ultima rilevazione sulla dispersione effettuata dal ministero, allora della Pubblica istruzione, risale all’anno scolastico 2004/2005. Da allora, il silenzio più assoluto. E oggi? La dispersione scolastica complessiva  –  somma di bocciati e abbandoni  –  si è addirittura incrementata. Sei anni fa, alla media si contava il 2,7 per cento di bocciati e l’11,4 per cento al superiore. Il tasso di abbandono era pari allo 0,2 per cento alla media e all’1,5 al superiore. In totale, tra abbandoni “non formalizzati” e bocciature si contavano 2,9 “dispersi” su cento alunni alla media e 12,9 “dispersi”, sempre su cento, al superiore.

Nel 2011, la situazione si è aggravata: alla media la sola quota di bocciati sale al 4,6 per cento e al 12,7 per cento al superiore. Ma occorre sommare la quota di non scrutinati, e quindi bocciati, per le troppe assenze che nel 2004/2005 venivano contabilizzati fra i bocciati: 0,7 per cento alla media e 1,3 per cento al superiore. Se si aggiungono gli abbandoni “senza lasciare traccia”  –  0,2 per cento alla scuola media e 0,9 al superiore  –  la dispersione sale al 5,5 per cento alla media e al 14,9 al superiore: e sono 434mila studenti. L’allarme del ministro è più che appropriato.


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