Posts tagged ‘esclusione’

maggio 26th, 2015

Crisi del welfare e governo penale della miseria. Esercitazione per la seconda prova

by gabriella

carcereLeggere i brani sottostanti, tratti da articoli e saggi di Alessandro de Giorgi, Loïc Wacquant, Robert Castel e Alessandro dal Lago e stendere lo schema di un tema di scienze umane che illustri:

1. La filosofia che ha sostenuto le politiche di sicurezza statunitensi della «tolleranza zero».

2. Le ragioni dell’aumento della popolazione carceraria e della composizione sociale del carcere a trent’anni di distanza dal discorso di Reagan.

3. Le ragioni della svolta punitiva e dell’equivalenza simbolica tra razza e criminalità.

4. Il rapporto tra il «moral panic» e la «democrazia punitiva».

5. Le ragioni della legittimazione sociale della svolta punitiva.

Servirsi del dizionario e di wikipedia per approfondire i concetti di “fordismo”, “neoliberismo”, “laissez-faire”, modello penale “three strike and you’re out”, politiche “bipartisan”.

Copiare poi le scalette nello spazio dedicato ai commenti.

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aprile 17th, 2014

Bruno Montanari, Come si configura oggi il potere

by gabriella

potere-reteIn questo articolo, uscito sul Rasoio di Occam, il filosofo del diritto [Univ. di Catania e cattolica di Milano] illustra le trasformazioni contemporanee del lessico politico-giuridico nel quale la sequenza territorio – ordine – sistema è stata sostituita da quella di globalità – complessità – equilibrio. All’immagine piramidale del potere si è sostituita quella della rete, trama orizzontale e senza confini, determinata dalla forza dei suoi nodi [I lettori meno inclini ad addentrarsi nell’analisi filosofica, possono saltare la trattazione del punto 3].

1. Il comune cittadino, italiano e non solo, è quotidianamente sommerso da una cascata di notizie, che, per intensità di conseguenze, talora solo potenziali, appare somigliare ad un vero e proprio bombardamento. E del bombardamento, questo affluire incessante di notizie – eventi produce i suoi effetti più scontati: macerie.

macerie

macerie

Tra le macerie c’è chi continua a vivere e chi muore; nella esperienza che investe l’attuale ambiente sociale ciò che appare esser morto è l’idea stessa di società, di opinione pubblica, di diritto, di ordinamento giuridico, di legittimità istituzionale. Appaiono essere morte, cioè, quelle figure concettuali attraverso le quali il pensiero politico della “modernità” aveva stabilizzato la relazione tra gli uomini e il potere, imprimendo all’interpretazione di quest’ultimo una direzione sempre più “funzionale”, sostituendo via via gli aspetti “padronali”. Contemporaneamente, a supporto di una tale direzione, era emerso forte il consolidarsi di una idea di società come “opinione pubblica”, con la quale chi detiene il potere deve fare i conti[1].

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marzo 6th, 2014

Zygmunt Bauman, David Lyon, Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida

by gabriella

sesto potereTraggo da Micromega le recensioni di Carlo Formenti e Stefano Rodotà [e un estratto del libro] al saggio di Zygmunt Bauman e David Lyon, Sesto potere. La sorveglianza nella modernità liquida,  Roma-Bari, Laterza, 2014.

 

Carlo Formenti, Sorvegliati e felici

Carlo

Carlo Formenti

Le preoccupazioni per l’uso intensivo dei media digitali come strumenti di sorveglianza pervasiva sono aumentate esponenzialmente dopo le rivelazioni della “gola profonda” Edward Snowden sulle pratiche di spionaggio messe in atto dai suoi ex datori di lavoro, la maggiore agenzia di sicurezza Usa, la NSA, ai danni dei cittadini americani e di tutti gli altri Paesi, nonché di capi di stato (anche alleati) e imprese pubbliche e private.

A mano a mano che Snowden rendeva noti nuovi documenti che denunciavano tali pratiche – intercettazioni di conversazioni telefoniche, email e quant’altro – i media sfoderavano gli immancabili riferimenti al romanzo 1984 di Orwell, o al Panopticon di Bentham, utilizzato da Michel Foucault come emblema di una modernità assurta a regno della sorveglianza e del controllo. Ora un libro a quattro mani di David Lyon e Zygmunt Bauman (si tratta di una conversazione a distanza, realizzata attraverso lo scambio di email) dal titolo Sesto Potere. La sorveglianza nella modernità liquida (Ed. Laterza) suggerisce una prospettiva diversa.

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gennaio 1st, 2014

Emilio Quadrelli, L’esclusione ovunque. Loïc Wacquant, Sull’incarcerazione degli immigrati nell’Unione Europea

by gabriella

In questo bellissimo scritto apparso su Outlet [n. 2, 2002, pp. 33-38], Emilio Quadrelli riflette sul cambiamento del regime di governamentalità delle società contemporanee che si esprime nel passaggio dal far vivere e lasciar morire al lasciar morire e far vivere. Il mondo della prigione, dei CIE, dell’esclusione, sono ancora, come ha insegnato Michel Foucault, gli indicatori più preziosi della condizione e dei mutamenti dell’intero corpo sociale.  

I borghesi hanno ottime ragioni per attribuire al lavoro una soprannaturale forza creativa, poiché proprio dalla natura condizionata del lavoro risulta che l’uomo, possessore soltanto della propria forza – lavoro, deve essere, in tutte le condizioni sociali e culturali, schiavo di altri uomini che si sono resi proprietari delle materiali condizioni di lavoro.

K. Marx, Critica al programma di Gotha

Intorno al carcere, alla sua storia e funzione, sono state scritte intere biblioteche […]. Il carcere non è, come certa letteratura di genere (prendiamo su tutti i romanzi di Edward Bunker) ama mostrare, un mondo a sé con regole e retoriche diverse e distanti dai mondi sociali esterni bensì la sintesi, portata sino alle estreme conseguenze, del mondo che lo circonda. Il carcere è esattamente lo specchio, neppure troppo deformato, del mondo cosiddetto normale. Questo, chiaramente, non significa che tra dentro e fuori non esistano differenze ma, più realisticamente, che le regole e i modelli della prigione sono i medesimi della società circostante. Parlare del carcere, quindi, significa parlare dei modelli sociali nei quali siamo immessi. Ciò è vero sia per quanto riguarda la società ufficiale e legittima, ossia quella che utilizza e gestisce il carcere, sia per quanto riguarda la parte deputata a subirlo e ad abitarlo. Il carcere, non diversamente da qualunque altro ambito sociale, non può che essere l’effetto di una condizione storicamente determinata.

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ottobre 20th, 2013

Dalla sorveglianza moderna alla New Surveillance. Il ruolo delle tecnologie informatiche nei nuovi metodi di controllo sociale

by gabriella

sorveglianzaTratto dal Centro di documentazione su carcere, devianza, marginalità dell’Università degli Studi di Firenze.

1.1. Origini storiche dei processi di sorveglianza

 Il re prende nota di tutte le loro intenzioni,
Con mezzi che nemmeno possono immaginare

William Shakespeare, Enrico V

 

L’espressione società della sorveglianza” è stata spesso ascritta a David Lyon, sociologo canadese che ha studiato, in molte sue opere, gli effetti dei nuovi mezzi di controllo sociale, e delle loro interazioni con le più recenti tecnologie informatiche. In realtà, il primo a parlare di “società della sorveglianza”, è stato Gary T. Marx, in un articolo comparso nel 1985 sulla rivista The Futurist (1). Il sociologo statunitense analizza il forte cambiamento avvenuto nel passaggio dall’era moderna all’era postmoderna, in cui le nuove tecnologie assumono un ruolo principale nel nuovo assetto sociale, ed afferma senza timore che

grazie alla tecnologia informatica sta crollando una delle ultime barriere che ci separano dal controllo totale.

Gary T. Marx definisce questo fenomeno New Surveillance: lo scopo della sua analisi è proprio quello di marcare le differenze tra la sorveglianza sviluppatasi con la nascita degli stati moderni nel XIX secolo, quando la raccolta dati serviva allo stato per amministrare la nazione, e la sorveglianza contemporanea, quella in cui non solo lo stato, ma anche le aziende commerciali, le assicurazioni, agenzie ed organizzazioni dei più svariati settori raccolgono ed elaborano informazioni personali su chiunque, con lo scopo di controllarne e manipolarne le interazioni sociali, le preferenze, le opinioni.

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maggio 29th, 2012

Collettivo Universitario Autonomo, Prestito d’onore, ovvero il debito e la condizione studentesca

by gabriella
‘You load sixteen tons, what do you get?
Another day older and deeper in debt
Saint Peter don’t you call me ’cause I can’t go
I owe my soul to the company store’

(Sixteen Tons, Merle Travis)

Questa vecchia canzone country, ripresa da Johnny Cash in una cover del 1987, ci parla di una vita dominata dal peso di un debito spietato, impossibile da ripagare anche col duro lavoro, tanto spietato da disegnare l’immagine di un purgatorio in terra, davanti al quale addirittura San Pietro è costretto a rimandare la chiamata in paradiso del nostro minatore. Probabilmente, all’epoca in cui fu scritta, il debito (privato, pubblico, familiare, studentesco, etc.) non era presente come lo è oggi nei dibattiti politici, nello spazio mediatico e nelle preoccupazioni quotidiane di molte persone. Questa canzone ci parla, tuttavia, di un particolare aspetto della questione, ovvero della radice comune dei concetti di debito e colpa, un rapporto che si è stratificato storicamente.

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