Posts tagged ‘Esiodo’

novembre 8th, 2016

Cornelius Castoriadis, L’invenzione greca della democrazia diretta

by gabriella

Cornelius Castoriadis spiega la logica e il funzionamento della democrazia greca, là dove il popolo è lo stato, le magistrature sono elette, ma i rappresentanti sono estratti a sorte e sottoposti a rigorosa rotazione. Lo fa ponendola magistralmente a confronto con le post-democrazie moderne, ormai oligarchie liberali.

Aggiungo, dopo il video dell’intervista filmata nel 1989 da Chris Marker per la Sept (la futura Arte France) – incluso nella serie L’héritage de la chouette – una scelta di passi significativi con mia traduzione. L’intero testo in francese è accessibile su mediapart.fr.

Ce n’est que le peuple qui doit vivre sous ses lois qui peut décider quelles sont les meilleures.

 

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marzo 8th, 2016

Paolo Ercolani, La filosofia delle donne: uguaglianza, differenza, indifferenza. Nancy Fraser, Come il femminismo divenne l’ancella del capitalismo

by gabriella

adamo-ed-evaDopo un’efficace panoramica della tradizione pagana e cristiana del pregiudizio di genere, Ercolani si sofferma sul pensiero femminista tra affermazione della differenza e ricerca dell’uguaglianza, con condivisibili osservazioni finali ispirate dal Manifesto per un nuovo femminismo e particolarmente dal contributo di Sara Giovagnoli. Dal Rasoio di Occam.

1. Un antico pregiudizio

Che si tratti di un essere fisiologicamente connaturato al male, capace di accoglierlo e di produrlo (e riprodurlo?) in maniera perfino inimmaginabile da parte dell’uomo, è convinzione radicata e agevolmente riscontrabile nel panorama culturale dell’Occidente.

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febbraio 19th, 2015

L’evoluzione del concetto di virtù da Esiodo a Protagora

by gabriella

L’idea di areté, l’eccellenza umana, identificata da Omero nel valore innato degli aristocratici (Achille, Ulisse), viene messa dallo spartano Tirteo al servizio del bene comune, la difesa della città (il cittadino spartano, Leonida). Dopo le grandi trasformazioni che si annunciano nella Ionia dell’VIII° secolo, l’eccellenza passa dal piano militare a quello civile, legandosi al lavoro nel beota Esiodo, cantore della virtù popolare, e alla giustizia posta dalla legge nell’arconte di Atene, Solone. Con Protagora e i sofisti si assiste alla definitiva democratizzazione e laicizzazione dell’eccellenza, iniziata rispettivamente con Esiodo (democratizzazione) e Solone (laicizzazione): suprema virtù è ora il sapere, non più una qualità di una categoria di individui o un privilegio di casta, ma un modo di essere che tutti possono apprendere.

 

areté dei poeti

Da Esiodo a Solone

L'areté sofista

gennaio 1st, 2014

Esiodo, l’areté popolare

by gabriella

Demetra e Persefone

 Considera tutto ciò e porgi ascolto al diritto, dimentica ogni violenza. Ché tale è il costume che Zeus ha prescritto agli uomini: i pesci e le fiere e gli uccelli alati si divoreranno fra loro, poiché non v’è tra loro diritto. Ma agli uomini diede egli il diritto, sommo tra i beni.

Le opere e i giorni (Erga kài hemérai), vv. 274-278

 

Audiolezioni: 1. La virtù popolare e il rovesciamento dell’areté omerica; 2. Le Opere e i giorni: la virtù del lavoro contro la hybris.

 

La virtù popolare e il rovesciamento dell’areté omerica

Accanto a Omero i Greci collocavano, come loro secondo grande poeta, il beota Esiodo. Con Esiodo, sale in primo piano una sfera sociale ben diversa dal mondo dell’aristocrazia e della sua cultura tramandateci dai poemi omerici. La sua poesia mostra infatti la vita del ceto contadino della madrepatria greca sul finire dell’VIII secolo.

Lo sguardo del poeta si sofferma sulle esistenze umili del volgo ignobile (non nobile) perché dedito ad attività oscure e senza gloria, la cui virtù oppone a quella degli aristoi (i migliori, gli eccellenti) colti nella loro inutilità e prepotenza:

il lavoro non è vergogna – ammonisce Esiodo rivolto al fratello Perse – vergogna è l’inoperosità  [Le opere, vv. 298-319].

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gennaio 1st, 2014

Solone, l’areté civile

by gabriella
Solone (638 - 558 a.C.)

Solone (638 – 558 a.C.)

In Atene divina, alla lor patria,
io molti ricondussi, che stati erano
venduti illegalmente, alcuni a termine
di legge, ed altri ancora che esuli
erano andati per fuggire i debiti,
e per il lungo errar, neppur parlavano
più l’attico idioma; ed altri ancora a sconcia
servitù qui soggetti, che tremavano
al cenno dei padroni, io resi liberi.
Forza unendo e Giustizia, in equa tempera,
col potere delle leggi seppi compiere
le mie promesse, e per i grandi e per gli umili
leggi ho sancite con giustizia equanime.

Solone, L’opera compiuta

 

La legge scritta come «limite e misura» all’arbitrio dei potenti

Il legislatore e poeta ateniese Solone (VI secolo a.C.), fu considerato già dai suoi contemporanei un esempio di saggezza e di buon governo. Platone lo incluse tra i sette sapienti della Grecia, mentre la storia lo ricorda, più specificamente, per aver dato ad Atene la legge scritta con la quale il saggio arconte stabilì «il limite» all’arbitrio degli aristocratici e «la misura» entro la quale il loro potere si sarebbe di lì in poi esercitato.

Ne L’opera compiuta, Solone non canta le gesta degli eroi, né la virtù del lavoratore, ma la virtù della legge che instaura la giustizia e l’armonia tra gli uomini.

[…] col potere delle leggi seppi compiere
le mie promesse, e per i grandi e per gli umili
leggi ho sancite con giustizia equanime.

Consapevole della grandezza della propria opera, Solone esalta l’intervento legislativo con il quale oppone la giustizia di una costituzione scritta alla prepotenza dei nobili, e l’equilibrio tra le classi al disordine e alla guerra civile. Senza l’intervento riequilibratore della legge, infatti, il popolo si sarebbe sollevato contro la prepotenza, spogliando gli aristocratici del potere per deporlo solo dopo aver restituito ai ricchi le loro violenze (sbattendolo dalla crema):

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giugno 26th, 2013

Pandora, La figura della donna nel mito greco

by gabriella

PandoraEsiodo, Le opere e i giorni

 

L’adornò del cinto
E delle vesti, le donar le Grazie
E Pito veneranda aurei monili,
E de’ più vaghi fior di primavera
L’Ore chiamate, le intrecciar corone.
Ma l’uccisor d’Argo, Mercurio, a lei,
Ché tal di Giove era il voler, l’ingegno
Scaltri d’astuzie e blande parolette
E fallaci costumi …

[…]

Aveva Prometeo a lui
Fatto divieto d’accettar mai dono
Venutogli da Giove, ché funesto
Esser questo potea; ma, del fratello
Obliando Epimeteo i saggi avvisi.
Accettollo, e del male
, allor che il dono
Era già suo, di subito s’accorse.

[…]

Di propria mano scoperchiato il vaso,
 Che i mali in sé chiudea, questi si sparsero
Tra i mortali, e sol dentro vi rimase

All’estremo dell’orlo la Speranza,
Perché la donna, subito, il coperchio
Riposto, il volo a lei contese. T
ale
Era il cenno di Giove.

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aprile 28th, 2013

Gilles Deleuze, I concetti di genealogia e di senso

by gabriella

Gilles Deleuze ritratto da Michel Tournier negli anni '50

Traggo da uno dei testi fondativi della Nietzsche renaissance e prima grande opera di Gilles Deleuze – Nietzsche et la philosophie (1962), trad. it. Nietzsche e la filosofia, Torino, Einaudi, 2002 – i due paragrafi iniziali dedicati ai concetti di genealogia e di senso [l’evidenziazione in grassetto è mia, quella in corsivo di Deleuze].

1.1 Il concetto di genealogia

Nel suo significato più ampio, il progetto di Nietzsche consiste nell’introduzione dei concetti di senso e di valore in filosofia. Non v’è dubbio che gran parte della filosofia contemporanea è vissuta e vive tutt’ora di Nietzsche; forse però non nel modo in cui egli avrebbe desiderato.

Nietzsche nonNietzsche nel 1875 all'epoca delle Considerazioni Inattuali ha mai tenuto nascosto il fatto che la filosofia del senso e dei valori dovesse essere una critica. Così Kant non ha condotto la vera critica perché non ha saputo porne il problema in termini di valori; e ciò costituisce uno dei spunti principali da cui muove l’opera nietzscheana.

Ora, nella filosofia contemporanea la teoria dei valori ha dato vita ad un nuovo conformismo e a nuove forme di sottomissione. La stessa fenomenologia ha contribuito, mediante il suo apparato, a far sì che quell’ispirazione nietzscheana in essa spesso presente, si assoggettasse al moderno conformismo. Nel caso di Nietzsche dobbiamo prendere le mosse dal fatto che la filosofia dei valori, com’è da lui istituita e intesa, è la vera realizzazione della critica, il solo modo di realizzare al critica totale, ossia di fare filosofia a “colpi di martello”. La nozione di valore implica infatti un sovvertimento critico. Da una parte i valori sembrano o si fanno passare per principi: una valutazione presuppone determinati valori sulla cui base stimare i fenomeni. D’altra parte, però, se si va più a fondo, sono i valori a presupporre valutazioni, “punti di vista di apprezzamento” da cui proviene il loro stesso valore. Il problema critico sta nel valore dei valori, nella valutazione dalla quale deriva il loro valore; è il problema della loro creazione.

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