Posts tagged ‘famiglia’

marzo 1st, 2017

Zygmunt Bauman, Amore liquido

by gabriella

amore-liquidoQuattro lezioni dedicate ad Amore liquido. Liquid Love. On the Frailty of Human Bonds, Cambridge-Oxford, 2003, trad. it., Bari-Roma, Laterza, 2003.

 

 

Che cos’è l’amore liquido

L’eroe di questo libro, dice Bauman nella Prefazione, è «l’uomo senza legami». Così come il celebre personaggio di Musil (l’Ulrich de L’uomo senza qualità) era un soggetto alla ricerca di una identità, senza che nessuna delle qualità acquisite avesse garanzia di durata in un mondo sconcertante e mutevole, il protagonista del saggio di Bauman è l’uomo della modernità liquida, cioè di quella fase dell’età contemporanea che si caratterizza per lo stato mutevole e instabile di ogni sua forma organizzativa (famiglia instabile, ricomposta, multipla, informale; denatalità – lavoro precario, a chiamata, intermittente; ecc.).

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giugno 16th, 2016

L’intolleranza sessuale delle religioni monoteiste

by gabriella

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Traduco l’ottimo l’articolo – uscito su Le Monde nel dicembre 2012 – dedicato dal drammaturgo francese Olivier Py, all’omofobia cattolica. In coda un articolo di Tahar Ben Jalloun sull’omofobia islamica, uscito su Repubblica  il 15 giugno 2016 e da me tratto da Micromega.

 

Olivier Py, L’intollerabile intolleranza sessuale della Chiesa

LE MONDE | 04.12.2012 à 12h05 • Mis à jour le 04.12.2012 à 12h51 Par Olivier Py, metteur en scène, dramaturge et comédien, ancien directeur du Théâtre de l’Odéon

I cattolici che si oppongono al matrimonio omosessuale e all’omosessualità possono citare le due fonti vetero e neotestamentarie che condannano l’amore tra due uomini (Genesi 19, 1-13; Levitio 18, 22 ; Romani 1, 26-27 ; I Corinzi 6, 9).

Notiamo semplicemente che un cristiano cattolico si rifiuta di prendere l’Antico Testamento o il Nuovo alla lettera, egli sa che l’antica legge deve compiersi, secondo le parole del Cristo, non essere seguita per i secoli dei secoli, cioè che un cristiano deve interpretare le scritture in ragione dell’epoca della loro stesura.

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marzo 2nd, 2016

Claude Lévi-Strauss, La famiglia

by gabriella
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Claude Lévi-Strauss (1908 – 2009)

The Family, in H. L. Shapiro, Man, Culture, and Society, [London, Oxford University Press, 1956] trad. it. in F. Remotti, I sistemi di parentela, Torino, Loescher, 1974, pp. 198-99, 201-206.

La famiglia coniugale monogamica è abbastanza frequente. Ogni volta che sembra essere sostituita da tipi diversi di organizzazione, ciò avviene generalmente in società molto specializzate e sofisticate, non già – come una volta ci si attendeva – nelle società più semplici e rozze. Inoltre, i pochi casi di famiglia non coniugale (anche nella sua forma poligamica) dimostrano, al di là di ogni dubbio, che l’elevata frequenza del tipo coniugale di raggruppamento sociale non deriva da una necessità universale. È almeno concepibile che una società durevole e perfettamente stabile possa esistere senza di esso. Di qui un difficile problema: se non esiste alcuna legge naturale che renda la famiglia universale, come possiamo spiegare che essa sia rintracciabile praticamente dappertutto?

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febbraio 4th, 2016

Il dibattito sulla famiglia

by gabriella

Spunti di lettura per una riflessione in classe sulle trasformazioni della famiglia. Una panoramica didattica dei cambiamenti della convivenza in Occidente e delle diversità culturali in relazione alla parentela. A seguire una riflessione di Umberto Galimberti sulla possibilità dell’argomento “famiglia come istituzione naturale” e il dibattito sul tema allestito nell’ottobre scorso, con l’antropologo Marco Aime e il priore del monastero di Bose, Enzo Bianchi, dalla trasmissione di approfondimento religioso Uomini e profeti  in occasione del Sinodo dei vescovi dedicato alla “vocazione e missione della famiglia nel mondo contemporaneo”. Conclude la sintesi di Vincenzo Matera, che spiega perché, alla luce dei saperi antropologici, non esiste una famiglia naturale, né una natura che regoli stabilmente i comportamenti dell’uomo.

Il 4 ottobre 2015, Uomini e profeti ha dedicato la trasmissione al Sinodo dei vescovi, uno dei più importanti organi consultivi della chiesa cattolica, che aveva per tema la “vocazione e missione della famiglia nel mondo contemporaneo”. Dal suo sito, la trasmissione di approfondimento religioso si domanda:

Ma che cos’è una famiglia? Ogni società umana, fin dai tempi più antichi, ha conosciuto forme di aggregazioni familiari, ma con modelli e strutture infinitamente varie, come ci racconta l’antropologo Marco Aime. In una regione della Cina esiste, ad esempio, una forma di matriarcato che ignora il legame matrimoniale, ridimensiona la figura paterna, e vive in perfetta armonia. Ci si chiede allora perché tanto allarme sulla crisi della famiglia mononucleare e perché da parte della chiesa, visto che l’annuncio evangelico non pone affatto la famiglia come una priorità da salvaguardare. Se si ponesse l’amore e il rispetto al centro dei legami interpersonali non potrebbe essere risolta una gran parte dei problemi? Ne parliamo con Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose.

 Suggerimenti di lettura

AAVV, La famiglia tra sfide e prospettive, Postfazione di Enzo Bianchi, Qiqaion 2015
Marco Aime, Una bella differenza, Einaudi 2009
Marco Aime, Le radici nella sabbia, EDT 2013
Ricardo Coler, Il regno delle donne, Nottetempo 2013

Posizioni della Chiesa sulla famiglia

Vincenzo Matera, Perché la famiglia naturale non esiste

Antropologo, docente all’Università Milano Bicocca

Esiste la «famiglia naturale»? Pongo questa domanda perché mi pare che siano ancora moltissimi coloro che non hanno alcun dubbio sulla risposta. Per esempio, le «Sentinelle in piedi», che hanno organizzato veglie in molte città italiane sabato 23 gennaio, a mo’ di contrappunto dei cortei «svegliatitalia», sono persone che non dubitano minimamente del valore «naturale» della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Una famiglia, affermano convinti, è quella fatta da un uomo e una donna. I bambini hanno diritto a una famiglia in cui crescere.

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marzo 7th, 2015

Friedrich Engels, L’origine della famiglia

by gabriella
Friedrich Engels (1820 - 1895)

Friedrich Engels (1820 – 1895)

Nel 1884, Friedrich Engels pubblica L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, un testo che tiene conto delle ricerche di Bachofen sul matriarcato e di Lewis Henry Morgan sulle società antiche. Engels riprende la tesi dell’evoluzione lineare delle società, depurandola dal portato gerarchico a cui è stata intrecciata per l’intero ottocento e interpretando le spinte evolutive con le tesi materialiste secondo le quali le forme di coscienza emergono al raggiungimento della maturità delle forme produttive corrispondenti.

Trasformando tutte le cose in merci, la produzione capitalistica

«dissolse tutti gli antichi rapporti tradizionali e mise al posto del costume ereditario e del diritto storico la compravendita e il “libero” contratto».[ Anche il matrimonio divenne un contratto e, pur rimanendo un matrimonio di classe, «all’interno della classe venne concesso agli interessati un certo grado di libertà di scelta».

La grande industria ha poi aperto alla donna operaia la via della produzione sociale, ma se essa vi si inserisce, non è più in grado di assolvere i doveri familiari, e viceversa, come rilevavano anche i fautori liberali dell’emancipazione. Ciò traccia tuttavia, la strada per l’emancipazione dalla famiglia monogamica dove si esercita il più brutale asservimento della donna all’uomo.

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ottobre 26th, 2013

Fabrizio Gatti, Senza Welfare

by gabriella

invaliditàIn questa inchiesta di Fabrizio Gatti per L’Espresso del 25 ottobre, le storie di donne, uomini, bambini invalidi abbandonati a famiglie che non hanno i mezzi per curarli. In nome del fiscal compact, del pareggio di bilancio e dell’avanzo primario.

«Il mio bimbo si chiama Loris, scusi se ho scritto Lollo nell’email, ma era il nome che lui diceva quando gli veniva chiesto come ti chiami», rivela il suo papà: «Sì, il mio bimbo, fino a quel giorno che vorrei cancellare e cioè il 23 aprile 2012, stava benissimo. Era un bimbo sanissimo di due anni e mezzo. Poi un’emorragia al cervelletto e il mondo cambia, la vita diventa difficile e tutti ti chiudono le porte».

Ma uno Stato può chiudere le porte e sacrificare i suoi cittadini più deboli? L’Italia, anche quella dei pregiudicati che frodano il fisco e pretendono di continuare a sedersi in Parlamento, la risposta se l’è già data. Chiara e tonda: un sì, netto e drammatico. Non siamo ancora all’eutanasia imposta alla Grecia dall’Unione Europea per non far crollare l’euro. Ma non siamo lontani: anzi, con i recenti tagli alla spesa sociale le persone non autosufficienti sono già state sacrificate. In nome del fiscal compact, il patto di bilancio europeo. Con tutte le sue conseguenze.

Basta ascoltare i racconti dei lettori che hanno partecipato a questa inchiesta dell’Espresso. E guardare il nostro Paese dagli occhi di piccoli e adulti che per vivere, studiare, lavorare hanno bisogno di aiuto. Al punto che Lollo, sopravvissuto all’emorragia, adesso non può accedere alla riabilitazione di cui ha bisogno. Mentre a Milano e in altre città ci sono bambini che frequentano la scuola dell’obbligo soltanto per 11 ore la settimana, dopo che il ministero ha ridotto le spese per gli insegnanti di sostegno. E altri ragazzi proprio in questi giorni rischiano di dover rinunciare agli studi perché i Comuni non pagano più il trasporto e i bus di linea sonoi barriere archiettoniche con le ruote. Oppure bisogna osservare l’Italia dalle finestre di donne e uomini invalidi che, prigionieri dei loro appartamenti, sopravvivono a fatica visto che l’Inps a ogni verifica sospende l’assegno anche per diciotto mesi.

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giugno 8th, 2013

Same Sex Families, il benessere dei figli delle coppie gay

by gabriella

coppie gay

I figli di genitori gay «crescono anche meglio di quelli nati in famiglie tradizionali». Presentati i primi risultati del più ampio studio attualmente disponibile sulla condizione minorile nelle famiglie omosessuali, condotto dall’università di Melbourne su 500 minori residenti in Australia. Le same-sex families sono più unite – suggerisce la ricerca – perché devono affrontare gli attacchi che arrivano dalla società, metabolizzarli e dare loro una spiegazione.

Vivono con due mamme o due papà, e sono alla pari con i loro coetanei per autostima, comportamento emozionale e tempo speso in compagnia dei genitori. Ma avrebbero una marcia in più rispetto alla media in tema di benessere complessivo e coesione familiare. I bambini figli di coppie omosessuali crescono altrettanto bene, e sotto alcuni aspetti meglio, rispetto a quelli che vivono nelle famiglie tradizionali. Lo dicono i risultati preliminari di uno studio condotto dall’università di Melbourne su 500 minori residenti in Australia: le same-sex families sono più unite – suggerisce la ricerca – perché devono affrontare gli attacchi che arrivano dalla società, metabolizzarli e dare loro una spiegazione.

The Australian Study of Child Health in Same-Sex Families, si legge sul sito dell’ateneo, è «la più ampia ricerca al mondo» sul tema. E’ iniziata nel 2012, si concluderà nel 2014 e coinvolge 500 minori tra i 2 mesi e i 17 anni e 315 genitori (80% donne, 18% uomini e 2% di altro genere) tra gay, lesbiche, bisex e queer che hanno compilato online o via mail un Child Health Questionnaire riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. Lo scopo è “misurare il benessere fisico, mentale e sociale dei bambini che vivono in questo ambiente”: secondo l’Australian Bureau of Statistics, nel 2011 erano 33mila le coppie omosex che vivevano insieme a 6.120 figli under 25. Tra gli obiettivi c’è anche quello di “studiare il ruolo della discriminazione” sul loro sviluppo. Cinque gli indicatori utilizzati: autostima, emotività, tempo trascorso con i genitori, stato di salute e coesione familiare.

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marzo 20th, 2013

Loredana Lipperini, Maternità e sacro

by gabriella

lippariniPerché nella maternità adoriamo il sacrificio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell’immolazione materna?

Sibilla Aleramo, Una donna, 1906

Di mamma ce n’è più d’una” è l’ultimo libro della trilogia dedicata da Loredana Lipperini alla condizione femminile – dopo Ancora dalla parte delle bambine (2007), e Non è un paese per vecchie (2010) usciti per Feltrinelli.

Quest’opera analizza la fase centrale della vita di una donna, segnata dall’esperienza della maternità (o del suo rifiuto):

La scelta del materno, in Italia, è una scelta che pesa come un macigno. Eppure l’immaginario ci sospinge verso la madre equilibrista e onnipresente.

Mito pericoloso e sovraccaricante, come mostrano i casi di cronaca degli ultimi decenni, che ha inoltre contropartite simboliche e psicologiche non meno inquietanti:

L’investimento eccessivo sui figli sta contribuendo al fiorire di un narcisismo generazionale che li danneggia. Quella che nasce come una sana autostima può rapidamente tramutarsi in una percezione di sé gonfiata, in un egocentrismo in base al quale tutto sembra dovuto. Di pari passo con l’autostima cresce anche l’incidenza di ansia e depressione.

Le conseguenze sono sotto agli occhi di tutti, basta farsi un giro su internet, spiega Lipperini:

A chi non è capitato, di questi tempi, di imbattersi in quel rancore sordo di cui la rete trabocca? Un rancore fatto di ambizioni frustrate che si trasforma in odio, subito, al primo rifiuto?

Un tema affrontato nel libro è la domanda su quante possibilità hanno i padri di contribuire seriamente alla crescita del figlio? Quante possibilità lascia loro una società che ha stigmatizzato la madre quale angelo esclusivo del focolare? Cambiano le famiglie, eppure non cambiano le loro rappresentazioni mediatiche o religiose. Cala il tasso di nuzialità – anche se molti sono disposti a fare follie per esibire una cerimonia matrimoniale extra-lusso – e i figli tendono a prolungare la permanenza sotto al tetto d’origine, ad esempio. A riprova delle mutazioni, Loredana Lipperini segnala un workshop dell’Istat (2011), in cui le metamorfosi del nucleo vengono passate in rassegna punto per punto:

ci si separa di più (più 37% rispetto al 1998 e una crescita dei divorzi in ragione del 62%), aumenta l’età media alla nascita del primo figlio (da 26,9 a 30) e triplica la quota di nascite naturali: dal 6,5% al 20,4% nel 2009.

febbraio 8th, 2013

Antonio Gargano, La filosofia hegeliana del diritto

by gabriella

Hegel

Nella prefazione alla mia Filosofia del diritto, p. XIX si trovano queste proposizioni. Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale. Queste semplici proposizioni son sembrate strane a parecchi, e han trovato opposizioni anche da tali che non vogliono si metta in dubbio che essi posseggano filosofia […]. Per ciò che riguarda il significato filosofico, è da presupporre tanta cultura che si sappia non solo che Dio è reale, ­– che è la cosa più reale e che è la cosa veramente reale, – ma anche, nel rispetto formale, che l’esistenza è, in parte, apparizione, e solo in parte realtà. Nella vita ordinaria si chiama a casaccio realtà ogni capriccio, l’errore, il male e ciò che è su questa linea, come pure ogni qualsiasi difettiva e passeggiera esistenza. Ma già anche per l’ordinario modo di pensare, un’esistenza accidentale non meriterà l’enfatico nome di reale: – l’accidentale è un’esistenza che non ha altro maggior valore di un possibile, che può non essere allo stesso modo che è. Ma, quando io ho parlato di realtà, si sarebbe pur dovuto pensare al senso nel quale adopero quest’espressione […].

Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, § VI

Nelle poche pagine della Prefazione ai Lineamenti di filosofia del diritto si trova un concentrato del pensiero di Hegel. «Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale», «la filosofia è come la nottola di Minerva», «la filosofia è come il cogliere la rosa nella croce», «è lo scandaglio del razionale», «è il proprio tempo appreso con il pensiero»: tutte queste celebri e lapidarie definizioni si trovano nella Prefazione alla Filosofia del diritto. Già questo è indizio del fatto che siamo di fronte a un’opera decisiva del filosofo di Stoccarda.

Hegel è un pensatore molto sistematico, e per questo è opportuno collocare all’interno del sistema la filosofia del diritto, che rientra nella trattazione dello spirito oggettivo.

Riprendiamo il quadro generale, che, in due parole, è il seguente. Hegel è il massimo esponente della filosofia idealistica, che affronta il compito di superare il dualismo kantiano. Kant aveva a sua volta superato le difficoltà del razionalismo e dell’empirismo, ma aveva aperto un nuovo piano di difficoltà, aveva cioè scisso il mondo del fenomeno dal mondo della cosa in sé, sviluppando un pensiero di tipo dualistico. Dalla scissione, dalla spaccatura tra fenomeno e cosa in sé conseguiva tutta un’altra serie di dualismi: tra il soggetto e l’oggetto, tra gli intenti morali del soggetto e la loro possibilità di realizzazione, ecc. Il dualismo iniziale tra io e mondo, tra fenomeno e cosa in sé, la barriera tra il soggetto e l’oggetto si ripercuotono in tutto il pensiero kantiano. Si tratta di un limite del pensiero kantiano, perché, se è vero che è complicato spiegare la realtà e ricondurla a un principio, è ovvio che si duplicano i problemi se invece di un principio se ne pongono due, come fa Kant. L’idealismo costituisce il tentativo di ricucire questa spaccatura, di arrivare a una visione fortemente unitaria, fortemente monistica, e quindi più logica, più rigorosa della realtà. Il percorso dal dualismo kantiano a una filosofia rigorosamente monistica culmina in Hegel, dopo gli sviluppi precedenti di Fichte e Schelling.

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